La riforma della giustizia tributaria avviata con la legge n. 130/2022 ha rappresentato un passaggio rilevante nel processo di modernizzazione del contenzioso fiscale italiano.
Eppure, secondo un’analisi del nuovo assetto, il percorso di riforma non può dirsi concluso.
Il punto critico resta la collocazione istituzionale della giustizia tributaria, ancora inserita nell’ambito organizzativo del MEF, lo stesso dicastero che rappresenta l’Amministrazione finanziaria nei giudizi.
“Pur non mettendo in discussione l’indipendenza dei giudici – evidenzia Maria Vittoria Tonelli, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – la permanenza delle Corti nell’ambito del MEF potrebbe incidere sulla percezione di imparzialità del sistema. Anche le istituzioni europee hanno evidenziato la necessità di rafforzarne l’autonomia organizzativa”.
Tra le ipotesi avanzate figura il trasferimento della gestione amministrativa al Ministero della Giustizia, accompagnato da un rafforzamento dei poteri dell’organo di autogoverno della magistratura tributaria.
La riforma del 2022 viene così letta come un primo passo significativo, ma non ancora definitivo.
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