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Partite IVA inattive, Agenzia delle Entrate aggiorna regole per chiusura d’ufficio

L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato la procedura per la chiusura d’ufficio delle partite IVA inattive.
Con il provvedimento n. 277710/2026, vengono modificati i criteri per individuare le posizioni da cessare e le modalità con cui i contribuenti vengono informati dell’avvio del procedimento.
“Per individuare le posizioni potenzialmente inattive, l’Agenzia utilizzerà riscontri automatizzati sulle informazioni presenti nell’Anagrafe tributaria. Tra i dati considerati – evidenzia Maria Vittoria Tonelli, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – rientrano anche quelli delle fatture elettroniche, dei corrispettivi telematici e dei versamenti effettuati tramite riscossione spontanea”.
I controlli automatici non comportano, da soli, la chiusura della partita IVA: è prevista una comunicazione preventiva che permette al contribuente di verificare la propria situazione e fornire eventuali chiarimenti.
In assenza di un domicilio digitale, la comunicazione viene inviata tramite raccomandata con avviso di ricevimento al domicilio fiscale e sarà consultabile nella sezione “L’Agenzia scrive” del Cassetto fiscale.
“La chiusura d’ufficio della partita IVA scatta dal sessantesimo giorno successivo alla ricezione della comunicazione preventiva. Entro tale termine – prosegue Tonelli – il contribuente può rivolgersi a un ufficio dell’Agenzia delle Entrate per presentare chiarimenti e documenti ed evitare la cessazione”.
È possibile chiedere la riattivazione anche dopo la chiusura, con una richiesta motivata: se accolta, la partita IVA viene ripristinata dalla data originaria di apertura, senza interruzioni.

Elena Fois

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