NISCEMI FRANA FRANE CROLLO CROLLI
Quanto successo tra il 18 e il 25 gennaio 2026 in Sardegna, Calabria e Sicilia non fu semplice maltempo ma un evento che la stessa scienza ha definito “raro ed estremo”. A precisarlo è stato il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, oggi in Commissione Ambiente della Camera. Ciciliano ha ripercorso i fatti drammatici di quei giorni, con l’inferno scoppiato il 18 gennaio e il culmine arrivato il 20 e 21. E’ lì che si sono visti venti di tempesta che hanno superato i 110-120 km/h, spazzando via Sicilia orientale, Calabria ionica e Sardegna sud-orientale.
Ciciliano è chiaro: “Questi venti violenti hanno causato mareggiate distruttive con tempi di ritorno di diversi decenni”. Le onde sulla costa hanno raggiunto i 10 metri, il mare è entrato ovunque e la forza dell’acqua ha trascinato via le spiagge stravolgendo definitivamente la geografia. Per capire la violenza del fenomeno, segnala il capo della Protezione Civile, bisogna guardare al largo tra Porto Palo e Malta dove una boa dell’Ispra ha registrato picchi elevatissimi: “Il 20 gennaio alle ore 14:30 – spiega Ciciliano – sono state rilevate diverse onde superiori ai 15 metri, con un picco massimo di 16,66 metri”.
Poi c’è la pioggia, in quantità infinita. Nelle zone colpite è caduta in pochi giorni quella che di solito cade in quasi 250 giorni. “Si tratta di quantitativi di pioggia che normalmente cadono in 7-8 mesi, con tempi di ritorno stimati tra i 200 e i 500 anni”.
C’è poi il caso di Niscemi, emblematico, dove non è piovuto nemmeno così tanto ma il terreno ha ceduto lo stesso. I satelliti, in questo caso, hanno mostrato un dato inquietante: l’umidità a un metro di profondità è infatti schizzata dal 66% del 18 gennaio al 90% del 22 gennaio. “Questa saturazione – spiega il capo della Protezione Civile – ha portato il 25 gennaio al distacco principale della frana, evento per il quale sono stato successivamente nominato Commissario Straordinario”. L’allerta era giusta, le zone erano in rosso o arancione ma i danni restano gravissimi per case, porti e isole minori.
Adesso però bisogna voltare pagina e fare in fretta per i ristori. Il decreto legge 25 del 27 febbraio 2026 mette in campo 140 milioni. “Entro 30 giorni dal 27 febbraio – sottolinea Ciciliano – le tre regioni devono segnalare a chi vi sta parlando quelli che poi sono i destinatari delle misure di sostegno”. Il capo della Protezione Civile ha già sollecitato le Regioni per fare presto. La situazione per il turismo resta però è complicata. “Non tutte le attività a vocazione turistica che basano la loro economia sulla stagione estiva – avverte Ciciliano – saranno operative per giugno”. Per il resto c’è un fondo da 108 milioni per pesca e agricoltura. Infine niente “new town” o delocalizzazioni strane. La gestione resta in mano agli enti locali. “Dei 1.540 sfollati iniziali molti sono già tornati a casa”. Per alcuni, però, il rientro resta un miraggio a causa della posizione pericolosa delle case.
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