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Nato, Leone XIV denuncia corsa al riarmo: “Come potete pensare che guerra porti pace?”

La denuncia di Leone XIV contro la corsa del mondo al riarmo è sempre più esplicita, le parole sempre più dirette.

All’indomani della decisione dei Paesi Nato di aumentare fino al 5% del Pil le spese per la difesa, il Papa risponde ai leader. A Donald Trump che definisce le bombe “magnifiche”, a Friedrich Merz che parla di “lavoro sporco” fatto da Israele per tutto l’Occidente, a Giorgia Meloni che in aula al Senato rispolvera il detto degli antichi romani ‘Si vis pacem, para bellum’ (se vuoi la pace, prepara la guerra) per spiegare la necessità di un approccio improntato alla deterrenza.

“Come si può credere, dopo secoli di storia, che le azioni belliche portino la pace e non si ritorcano contro chi le ha condotte?”, tuona il Pontefice ricevendo in Vaticano la plenaria della Roaco (Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali). Robert Prevost parla dei desideri di pace dei popoli “traditi” con “le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta”.

La gente però, avverte il Papa, è “sempre meno ignara” della quantità di soldi che vanno nelle tasche dei mercanti di morte e con le quali, ricorda, “si potrebbero costruire ospedali e scuole e invece si distruggono quelli già costruiti”. “È veramente triste assistere oggi in tanti contesti all’imporsi della legge del più forte, in base alla quale si legittimano i propri interessi”, sottolinea e rincara la dose: “È desolante vedere che la forza del diritto internazionale e del diritto umanitario non sembra più obbligare, sostituita dal presunto diritto di obbligare gli altri con la forza. Questo è indegno dell’uomo, è vergognoso per l’umanità e per i responsabili delle nazioni”.

Il cuore del Papa “sanguina” pensando all’Ucraina, alla situazione “tragica e disumana” di Gaza, e al Medio Oriente, devastato dal dilagare della guerra. Chiama l’umanità a valutare le cause di questi conflitti, a “verificare quelle vere e a cercare di superarle, e a rigettare quelle spurie, frutto di simulazioni emotive e di retorica, smascherandole con decisione”. Perché, insiste: “La gente non può morire a causa di fake news”.

mariaelena.ribezzo

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