Paradosso Cingolani: fatto fuori da Leonardo per colpa di Michelangelo (Dome)

Conferme scontate (Descalzi a Eni e Cattaneo a Enel), siluramenti annunciati (Cingolani da Leonardo), attese per cosa succederà a Terna, l’unico posto ancora scoperto dopo la migrazione di Giuseppina Di Foggia alla presidenza del Cane a sei zampe ma con un indiziato speciale, Pasqualino Monti, fino a ieri al comando di Enav. In un contesto fibrillato dalla situazione geopolitica incandescente e dalle ripercussioni pesantissime post referendum, Palazzo Chigi ha deciso di cambiare pochissimo lo scacchiere delle partecipate. Ma è inutile non sottolineare come il ribaltone di Leonardo faccia parecchio rumore.

Roberto Cingolani, che è stato ministro dell’Ambiente e che vanta un pedigrée internazionale di altissimo livello, dopo tre anni e mezzo di onorata occupazione del ruolo di amministratore delegato ‘paga’ dazio e viene sostituito da Lorenzo Mariani che è da una trentina di anni in azienda – attualmente è alla guida di Mbda, consorzio che si occupa di missili – e ha seguito la nascita e lo sviluppo dei progetti più importanti. Il paradosso – sì, si può chiamare paradosso – è che Mariani era il candidato suggerito da Guido Crosetto, il ministro della Difesa, all’alba di tre anni fa e sul nome di Mariani ci furono tensioni con Chigi. Ora, secondo rumors, pare sia stato proprio Crosetto il più strenuo difensore di Cingolani, ancorché inutilmente, anche perché cambiare la guida di Leonardo in un momento come questo, dove da Difesa è prioritaria, si tratta per lo meno un azzardo. Contenuto però dal fatto, come si diceva, che Mariani conosce tutto e tutti all’interno di Leonardo e quindi l’impatto sarà (dovrebbe essere) abbastanza soft.

La domanda è una sola: perché ‘fare fuori’ Cingolani che nell’ultimo esercizio ha portato l’utile a 1,3 miliardi (+15%) e a una netta crescita dei ricavi (+11%)? La risposta, al di là di alcune scaramucce su nomine interne, sta in un nome: Michelangelo. Per la precisione il Michelangelo Dome, lo scudo spaziale per proteggersi dai missili e dai droni capace con l’intelligenza artificiale di collegare diverse piattaforme, molto simile all’Iron Dome israeliano. Il progetto sarebbe stato portato avanti in eccessiva autonomia da Cingolani, al punto da infastidire la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Di qui la decisione di virare su Mariani, anzi prima di estromettere Cingolani e poi di virare su Mariani.

Il tempo stabilirà se è stata una mossa indovinata o una buccia di banana per un colosso che vanta 50mila dipendenti e 180 sedi in tutto il mondo. Di sicuro Cingolani era e resta una risorsa importante per l’Italia, uno dei pochi che può vantare credibilità fuori le mura e conoscenze di spessore. Ma, a quanto pare, poco empatico con chi sta nella stanza dei bottoni.

Ue, Bei: Nel 2025 quadruplicati a 4 miliardi i fondi per la difesa

Record di 11,6 miliardi di euro dedicati alle reti europee; un terzo degli investimenti totali per la transizione energetica; risorse quadruplicate per la difesa. Sono i dati della relazione sui risultati annuali del gruppo Banca europea per gli investimenti (Bei) per il 2025 da cui emerge che è stato rispettato l’obiettivo di mantenere il 60% di finanziamenti in sostenibilità e che alla difesa sono andati quattro miliardi di euro: pari al 5% delle attività annuali del Gruppo Bei nell’Ue e a quattro volte le risorse messe in campo nel 2024. Questo è da ricondurre anche al fatto che, a metà dell’anno scorso, la Banca europea per gli investimenti aveva deciso di espandere il proprio raggio d’azione nel comparto grazie ad un aumento complessivo di spesa fino a 100 miliardi di euro. Al di là di ciò “abbiamo fatto meglio del previsto, avendo già raggiunto lo scorso anno l’obiettivo che ci eravamo prefissati per il 2026”, ha sottolineato la presidente della Bei, Nadia Calviño. Che si è detta “fiduciosa di poterlo confermare anche alla fine di quest’anno” dal momento che “non c’è dubbio che l’Unione europea debba accrescere la propria capacità di difesa”.

Dai dati della relazione emerge che quasi il 60% dei finanziamenti totali del Gruppo Bei nel 2025 è stato destinato a progetti verdi, dalle grandi reti e interconnessioni energetiche alla realizzazione di sistemi di stoccaggio e di energie rinnovabili, alle tecnologie pulite per la decarbonizzazione dell’industria pesante, nonché agli investimenti per l’adattamento, come le infrastrutture idriche, rafforzando la resilienza delle economie e delle società ai cambiamenti climatici e al loro impatto. Un importo “record” di 11,6 miliardi di euro è stato destinato a progetti di reti e stoccaggio, a sostegno della sicurezza dell’approvvigionamento elettrico. E si stima che il finanziamento firmato lo scorso anno contribuirà alla costruzione o all’ammodernamento di 56 mila km di linee elettriche, dall’interconnessione storica del Golfo di Biscaglia tra la Penisola Iberica e la Francia, passando per un cavo sottomarino che collega due regioni dell’Italia centrale, fino alle reti locali e alle infrastrutture elettriche municipali in Germania. I finanziamenti del Gruppo Bei hanno sostenuto un quinto di tutta la nuova capacità solare installata, un progetto eolico onshore su tre, e la stragrande maggioranza di tutti i progetti eolici offshore nel 2025.

Nel campo della salute, dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie, l’anno scorso si è avuto il lancio di TechEU, “il più grande programma di finanziamento per l’innovazione di sempre”, con cui il Gruppo Bei prevede di mobilitare almeno 250 miliardi di euro di investimenti entro il 2027, puntando a trattenere in Europa le idee, le aziende e le tecnologie. I calcoli prevedono che i finanziamenti erogati solo lo scorso anno mobiliteranno oltre 100 miliardi di euro di investimenti, dalle reti 6G basate sull’intelligenza artificiale alla produzione di semiconduttori. Mentre, in qualità di finanziatore fondamentale dell’innovazione, il Fondo europeo per gli investimenti (Fei), la filiale della Bei dedicata al finanziamento del rischio, ha erogato quasi 16 miliardi di euro in garanzie e finanziamenti azionari per piccole imprese e startup in tutta l’Ue.

Infine, il Piano per un’edilizia abitativa accessibile e sostenibile del Gruppo Bei, lanciato nel 2025 insieme alla Commissione europea, ha portato i finanziamenti per l’innovazione, le ristrutturazioni e le nuove costruzioni a oltre 5 miliardi di euro, con un aumento di quasi il 50% su base annua, con un ulteriore incremento previsto per il 2026. Mentre i finanziamenti per l’agricoltura e la bioeconomia hanno raggiunto la cifra record di quasi 8 miliardi di euro e quelli per l’Ucraina hanno toccato “un nuovo record e ora superano i 4 miliardi di euro dall’inizio dell’invasione russa, con un nuovo progetto firmato o inaugurato ogni due settimane, da scuole, ospedali e strutture comunitarie al teleriscaldamento e alla fornitura di energia elettrica”.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meetingorganizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

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La Difesa cambia, entro 6 mesi riforma in cdm: si punta su Riserva e cybersicurezza

Il quadro geopolitico continua a evolvere con una velocità sorprendente e anche la Difesa italiana cambia pelle.

Entro sei mesi, secondo quanto filtra da fonti istituzionali, sul tavolo del consiglio dei ministri arriverà il disegno di legge di revisione delle forze armate. Non si potrebbe aspettare oltre, date le rapide trasformazioni degli equilibri mondiali. Si dovrà quindi intervenire sulle capacità operative, sulla semplificazione dei processi amministrativi e sulla riorganizzazione di strutture e personale. Allo studio, c’è la creazione di una Riserva, così come lo sviluppo delle capacità di cybersicurezza. Oggi si è riunito per la prima volta il Comitato Strategico incaricato di avviare i lavori preliminari per la definizione del Ddl, che dovrà elaborare una proposta quanto più strutturata e coerente possibile, capace di rispondere alle esigenze operative, organizzative e strategiche del Paese, “in linea con gli impegni internazionali assunti dall’Italia“, ricorda il ministero.

È arrivato il momento di adeguare le forze armate al nuovo contesto geopolitico. Serve una riforma complessiva e profonda, che riguardi l’Istituzione nel suo insieme: non una riforma del ministro, ma una riforma delle forze armate“, tiene a precisare il ministro Guido Crosetto in apertura dei lavori. Il percorso avviato ha natura tecnica e operativa, “non politica“, specifica il dicastero di via XX Settembre e si fonda sul contributo di chi opera quotidianamente nel settore della difesa e sicurezza, in ambito nazionale e internazionale.

La Difesa, osserva Crosetto, rappresenta “il garante delle nostre libertà” in uno scenario internazionale segnato da crisi e conflitti, ribadendo la necessità di fondare la revisione sull’esperienza concreta di chi opera sul campo. Le forze armate saranno infatti pienamente coinvolte in tutte le fasi di analisi ed elaborazione. “Quando la riforma sarà discussa in Parlamento, non sarà il ministro a spiegarla: manderò le forze armate, uomini e donne che conoscono i limiti attuali e le necessità reali“, sottolinea. Il disegno di legge punterà a ottimizzare l’impiego delle risorse pubbliche e a rafforzare la sicurezza nazionale, rendendo la Difesa uno strumento “più resiliente, rispondente alle nuove sfide e reattivo“. I lavori procederanno con “tempi rapidi”, viene ribadito, e in un quadro di “piena collaborazione tra tutte le Istituzioni, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale“.

Meloni: Per allontanare guerra serve difesa credibile. Dl armi Kiev slitta ancora

In un tempo in cui le parole guerra e pace tornano quotidianamente nel dibattito politico, capire che “la pace è un bene prezioso quando la si possiede ed è da ricercare con tutte le forze quando la si perde” si può solo se si conosce la guerra e si è “preparati a fronteggiarla“. A tre giorni dal Natale, Giorgia Meloni visita il Comando operativo di vertice interforze per ringraziare gli uomini in divisa impegnati su diversi fronti e che trascorreranno le feste lontani dalle proprie famiglie.

La premier torna sul concetto di deterrenza come strumento indispensabile per la pace: “Non ho mai accettato l’idea di chi contrappone il pacifismo alle forze armate“, insiste, citando ancora, come già ha fatto più volte il ‘si vis pacem para bellum’, ‘chi vuole la pace prepari la guerra’ di Publio Vegezio Renato. “Il punto – spiega – è che il suo non è, come molti pensano, un messaggio bellicista, tutt’altro, è un messaggio pragmatico. Il senso è che solo una forza militare credibile allontana la guerra, perché la pace non arriva spontaneamente, la pace è soprattutto un equilibrio di potenze. La debolezza invita l’aggressore, la forza allontana l’aggressore“. Secondo la prima ministra, la forza degli eserciti sta nella loro credibilità e la diplomazia deve poggiare su “basi solide” che, dice collegata con le missioni internazionali, “voi costruite con il vostro sacrificio, la vostra competenza, la vostra professionalità, con il vostro coraggio. Se riusciremo a riportare pace, l’obiettivo più grande di questo tempo, sarà grazie a voi”.

Intanto, guardando a Est, il decreto armi per Kiev slitta ancora. Dev’essere approvato entro la fine del mese, ma non finisce sul tavolo del consiglio dei ministri neanche oggi. Resta la data del 29 dicembre, ultimo cdm previsto dell’anno: “Fare il decreto per il 2026 l’1 dicembre o il 29 non cambia nulla, perché un decreto legge entra immediatamente in vigore e ci basta che lo sia l’1 gennaio“, chiarisce sui social il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Farlo più tardi possibile – spiega – è solo un modo per avere più tempo per la conversione“.

In maggioranza la posizione non è compatta. La Lega di Matteo Salvini frena nuovi invii di armi: “Lavoriamo perché il decreto si incentri sulla difesa e non sull’attacco alla Russia”, ha sottolineato ieri il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Dalle colonne del Resto del Carlino però il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, torna a ripetere che si farà e che riguarderà sia la difesa che le armi: “Io mi auguro che non serva più inviare nessun armamento se si arriva alla pace. Ma, se sarà necessario, ci saranno anche gli invii di materiali militari. E mi pare che la Lega non si sia tirata indietro nei voti“, scandisce. Di “normali velature di opinioni diverse” parla Giovanni Donzelli, deputato FdI alla guida dell’organizzazione del partito, sicuro che la sintesi della leadership arrivi sempre “rapida ed efficace“. Nessuna preoccupazione, giura: “né per la maggioranza né per la tenuta della credibilità dell’Italia. Ne avrei se non ci fossimo noi al governo”. 

Difesa, Crosetto: “In manovra nessuna riconversione aziende”. Ma è polemica

Non ci sarà nessuna riconversione di fabbriche e industrie per la produzione di armi. Guido Crosetto smentisce la notizia comparsa sui quotidiani questa mattina, dopo l’ok della commissione Bilancio del Senato all’emendamento sulla produzione e il commercio di armi riformulato dal Governo sull’ampliamento di basi e programmi strategici della Difesa.

Nel testo, si legge che “al fine di tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato e di rafforzare le capacità industriali della difesa riferite alla produzione e al commercio di armi, di materiale bellico e sistemi d’arma, con uno o più decreti del ministro della Difesa di concerto con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono individuate, anche con funzioni ricognitive e comunque nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente, le attività, le aree e le relative opere, nonché i progetti infrastrutturali, finalizzati alla realizzazione, ampiamento, conversione, gestione e sviluppo delle capacità industriali della difesa, qualificati come di interesse strategico per la difesa nazionale”.

“Per amore della verità, della quale mi pare ormai non interessi nulla a nessuno – chiarisce il ministro -, ritengo doveroso informare che l’emendamento in questione non mira né a ‘trasformare le fabbriche italiane in luoghi di produzione di armi’ né, tantomeno, a ‘trasformare l’economia italiana in un’economia di guerra’”. L’emendamento, di iniziativa parlamentare, si inserisce in quello che il titolare della Difesa definisce come un “quadro di coerenza” con gli indirizzi europei delineati dalla Commissione nell’ambito del pacchetto omnibus e contribuisce, in particolare, a una ricognizione delle aree in cui già insistono complessi industriali del settore Difesa, per consentire, su tali insediamenti, interventi di “semplificazione amministrativa e di riduzione degli oneri burocratici, senza alcuna intenzione né possibilità di estendere ad altre questa corsia burocratica accelerata”, spiega Crosetto.

Per il ministro, l’intervento normativo ha un obiettivo “circoscritto e definito”: rafforzare le capacità industriali e infrastrutturali del comparto , senza introdurre alcuna modifica strutturale o sistemica all’assetto economico generale del Paese. Si tratterebbe dunque di misure per “rendere più efficienti processi già esistenti, accelerando lo sviluppo di capacità industriali e infrastrutturali strategiche, senza estensioni indiscriminate né riconversioni del tessuto produttivo nazionale”. “È un governo di pasticcioni, diviso e incapace”, punta il dito il parlamentare di Avs Angelo Bonelli, parlando di una manovra che “gioca con la vita degli italiani e trasforma l’Italia in un’economia di guerra”.

Questa mattina, per gli auguri ai contingenti militari italiani impegnati nei teatri di operazioni internazionali, dal Covi Crosetto è tornato sull’urgenza di investire per farsi trovare pronti davanti alla “guerra ibrida”, che non soltanto sullo scacchiere ucraino, ma anche in Africa, nel Medio Oriente, nei Balcani: “Dobbiamo attrezzare la nostra difesa per vivere in questo scenario”, ha detto, ricordando che ormai ai militari viene chiesto di “cambiare ogni mese, ogni settimana, la mentalità, perché ogni mese, ogni settimana cambia il quadro del ferimento, cambia la nostra possibilità di interagire, di difendere la capacità offensiva dei nemici”. La fase di instabilità, al livello mondiale, è “senza precedenti” secondo il ministro, che ha elencato 59 conflitti attivi, 78 stati coinvolti in guerre al di fuori dei propri confini, 17 Paesi che hanno subito nel 2024 più di mille morti. “Il mondo non ha mai visto questa situazione da dopo la seconda guerra mondiale”, ha scandito, insistendo sulla necessità di avere uno strumento militare capace di “operare efficacemente” in un dominio che cambia ogni giorno: “La nostra sfida non è difendersi, ma prevenire le crisi”, ha detto.

Quanto all’impegno per l’Ucraina, per il deputato Pd Filippo Sensi le posizioni di Crosetto equivalgono a un “bollettino di Cadorna”: “Non si leggeva dall’epoca una simile ammissione di sconfitta. Sono sgomento. L’Ucraina lasciata dall’Italia con la mazzafionda. Provo una vergogna profonda”, ha denunciato Sensi. “Ti invito ad aspettare il decreto”, la risposta del ministro, che ha precisato: “Nessuna sconfitta, nessuna sconfessione, nessun abbandono. Non devi vergognarti di nulla se non ti sei vergognato in questi quasi quattro anni, perché noi continueremo ad aiutare chi non fa altro che cercare di sopravvivere”.

Mattarella avverte: “La Russia vuole ridefinire con la forza i confini dell’Europa”

Nulla avviene per ‘caso’ e nessun problema si risolve con la forza. Il discorso che Sergio Mattarella tiene alla 18esima Conferenza degli ambasciatori d’Italia è carico di significato. Le evoluzioni delle tensioni, dall’Ucraina al Medio Oriente, al Sahel, Corno d’Africa, Asia orientale, ma anche America Latina e Caraibi, richiedono uno sforzo massimo alla diplomazia, ovvero professionisti che nei momenti più delicati della storia cercano “spazi di dialogo”.

Il presidente della Repubblica si concentra particolarmente su quello che da quasi quattro anni, ormai, accade sul confine a est dell’Europa, dove la Russia prosegue l’aggressione all’Ucraina “con vittime e immani distruzioni, e con l’aberrante intendimento, malgrado gli sforzi negoziali in atto, di infrangere il principio del rifiuto di ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa”. Una situazione inaccettabile e inammissibile sin dai tempi della Conferenza di Helsinki, cinquant’anni fa.

L’ordine mondiale così come lo abbiamo conosciuto fino ai giorni nostri è sotto attacco e mostra “crepe sempre più estese e profonde”, di questo ne è ben consapevole il capo dello Stato, che indica due vie d’uscita in una “situazione internazionale imprevedibile e, per qualche aspetto, sorprendente” che “provoca disorientamento” nelle comunità. “Nel contesto attuale è possibile essere protagonisti puntando su due ambiti, quello multilaterale e quello degli organismi sovranazionali, come l’Unione europea, che possono consentire di raggiungere la massa critica necessaria per evitare di ricadere in ambizioni velleitarie”, sottolinea Mattarella. Per questo motivo ritiene “a dir poco singolare che, mentre si affacciano, in ambito internazionale, esperienze dirette a unire Stati e a coordinarne le aspirazioni e le attività, si assista a una disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti della Unione europea” addirittura “alterando la verità e presentandola anziché come una delle esperienze storiche di successo per la democrazia e per i diritti, sviluppatasi anche con la condivisione e con l’apprezzamento dell’intero Occidente, come una organizzazione oppressiva, se non addirittura nemica della libertà”.

L’Ue, così come il multilateralismo, invece, sono potenziali argini ai tentativi in atto di affermazione da parte di “inediti ma opachi centri di potere, di fatto sottratti alla capacità normativa e giurisdizionale degli Stati sovrani e degli organismi sovranazionali”. Anche usando la disinformazione in quella che ormai viene definita come la ‘guerra ibrida’, combattuta soffiando sul fuoco di crisi globali come cambiamento climatico, disuguaglianze economiche, crisi energetiche e povertà diffusa, per disorientare i popoli e abbatterne le difese istituzionali diplomatiche.

In questo scenario ci sono poi transizioni e grandi trasformazioni, anche tecnologiche, da gestire. Dunque, “oggi, forse ancor più che nel recente passato, è indispensabile disporre di una diplomazia, competente e ben formata”, avverte Mattarella. Perché “paradossalmente, l’evoluzione tecnologica degli armamenti e l’uso dell’intelligenza artificiale espongono a rischi accresciuti”. Il presidente della Repubblica si sofferma sul tema, con un passaggio forte ma molto ben calibrato: “Penso sia molto sottile il crinale tra l’illusione del dominio infallibile delle intelligenze artificiali e la prevalenza definitiva della stupidità naturale, che purtroppo, come noto nell’aforisma, attribuito ad Albert Einstein, può tendere all’infinito”.

Altro punto cruciale del suo discorso agli ambasciatori riguarda le tensioni economiche e commerciali, “con la diffusione di politiche e strumenti che puntano a rafforzare artificiosamente il proprio Paese a scapito degli altri”. Ovvero: “Sovraccapacità produttiva, dumping, dazi, dominio delle catene di approvvigionamento e coercizione economica, solo per citare alcune tra le distorsioni più significative, nuocciono a un mondo pacifico e interdipendente”. Mentre la strada del progresso, mette in guardia, “è soltanto quella del rafforzamento della collaborazione. L’alternativa porta ad avvolgersi nella spirale dell’instabilità”.

Mattarella cita il Mediterraneo e la centralità del nostro Paese in questo crocevia mondiale: “La nostra economia è legata ai flussi globali; la nostra società è aperta al mondo; la nostra evoluzione politica ha tratto beneficio dalla costruzione europea, dalle istituzioni multilaterali, dalla cooperazione”. Ma “è evidente che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni”. Per questo “non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori”. Dunque, più diplomazia, anzi, “poli-diplomazia” per affrontare l’epoca delle “poli-crisi”: questo è il messaggio del capo dello Stato.

Trump avverte l’Europa: “Rischia la cancellazione della sua civiltà”

“Se le tendenze attuali continueranno” il Vecchio Continente “sarà irriconoscibile tra 20 anni o meno” perché c’è il rischio di una “scomparsa della civiltà” in Europa. Lo scrive il presidente Usa, Donald Trump, nella prefazione della ‘Strategia di difesa nazionale’, un documento di 33 pagine in cui, tra le altre cose, invita a “ripristinare la supremazia americana” in America Latina e annuncia un “riassetto” della presenza militare americana nel mondo, “per rispondere alle minacce urgenti sul nostro continente e un allontanamento dai teatri la cui importanza relativa per la sicurezza nazionale americana è diminuita negli ultimi anni o decenni”.

La strategia presentata da Trump è chiaramente e dichiaratamente nazionalista. “In tutto ciò che facciamo, mettiamo l’America al primo posto”, riassume il presidente Usa, che promette di “proteggere il Paese dalle invasioni”, punta a porre fine all’“epoca in cui gli Stati Uniti sostenevano l’intero ordine mondiale, come Atlante” e rivendica di voltare pagina rispetto ai decenni del dopoguerra.

Il testo conferma le linee guida della politica estera americana dal ritorno di Trump alla Casa Bianca a gennaio. I presidenti americani diffondono generalmente una presentazione strategica di questo tipo ad ogni mandato. L’ultima, pubblicata da Joe Biden nel 2022, aveva posto l’accento sull’acquisizione di un vantaggio competitivo sulla Cina, limitando al contempo una Russia considerata “pericolosa”.

Il nuovo documento, disponibile sul sito della Casa Bianca, anticipa forti cambiamenti all’interno dell’Alleanza Atlantica. “È più che plausibile che, entro pochi decenni al massimo, i membri della Nato diventeranno in maggioranza non europei”, afferma il testo. “È legittimo chiedersi se percepiranno il loro posto nel mondo, o la loro alleanza con gli Stati Uniti, allo stesso modo di coloro che hanno firmato la carta” dell’organizzazione.

Washington denuncia in modo confuso le decisioni europee che “minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che trasformano il continente e creano tensioni, la censura della libertà di espressione e la repressione dell’opposizione politica, il calo dei tassi di natalità e la perdita delle identità nazionali (…)”. Trump esprime anche l’auspicio che “l’Europa rimanga europea, ritrovi la fiducia in se stessa sul piano civile e abbandoni la sua ossessione infruttuosa per l’asfissia normativa”.

Parole, quelle del repubblicano, che hanno immediatamente scatenato le reazioni europee. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ricorda che la Germania non ha bisogno di “consigli dall’esterno”. “Argomenti come la libertà di espressione o l’organizzazione delle nostre società libere” non possono essere discussi da Washington, puntualizza Berlino.

Il documento, che riassume in pochi paragrafi anche la strategia sull’Africa e il Medio Oriente, mira a riorientare la politica diplomatica e militare americana alla luce degli sviluppi geopolitici globali, ma soprattutto dei nuovi interessi di Washington. Sottolineando gli sforzi per aumentare l’approvvigionamento energetico americano, il testo ritiene che “il motivo storico per cui l’America si concentra sul Medio Oriente diminuirà”. Trump chiede di “ristabilire la supremazia americana” in America Latina e annuncia un ‘riassetto’ della presenza militare americana nel mondo, “per rispondere alle minacce urgenti sul nostro continente”. Raccomanda inoltre “un allontanamento dai teatri la cui importanza relativa per la sicurezza nazionale americana è diminuita negli ultimi anni o decenni”.

Per quanto riguarda la Cina, la strategia ribadisce gli appelli per una regione Asia-Pacifico “libera e aperta”, ma pone maggiormente l’accento sulla concorrenza economica. Il Giappone e la Corea del Sud sono chiamati a fare di più per sostenere Taiwan di fronte a Pechino. “Dobbiamo incoraggiare questi paesi ad aumentare le loro spese per la difesa, ponendo l’accento sulle capacità necessarie per dissuadere gli avversari” dall’attaccare l’isola, afferma il documento. Inoltre, “l’era delle migrazioni di massa deve finire. La sicurezza delle frontiere è l’elemento principale della sicurezza nazionale“, afferma il documento, in linea con la sua stretta contro l’immigrazione.

“Dobbiamo proteggere il nostro Paese dalle invasioni, non solo dalle migrazioni incontrollate, ma anche dalle minacce transfrontaliere come il terrorismo, la droga, lo spionaggio e la tratta di esseri umani”, continua. Ultime decisioni in ordine di tempo della politica anti-immigrazione di Donald Trump, i servizi americani per la cittadinanza e l’immigrazione (Uscis) hanno annunciato la sospensione delle richieste di “carta verde” di residenza permanente o di naturalizzazione provenienti da cittadini di 19 paesi. Hanno anche ridotto la durata dei permessi di lavoro di numerose categorie di immigrati.

Mattarella: “Drammatiche conseguenze da inazione su difesa comune europea”

La mancata realizzazione della difesa comune europea “manifesta oggi tutte le drammatiche conseguenze della inazione nel processo di integrazione”. Incontrando al Quirinale i partecipanti al 21esimo Foro di dialogo Italia-Spagna, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lancia l’allarme, in un momento storico complesso, in cui l’Europa vive al suo interno una guerra devastante e si fa più urgente la necessità di ripensare a un sistema difensivo davvero condiviso.

La difesa comune, ha ricordato il capo dello Stato, è “ipotizzata da oltre 70 anni, a partire dal Trattato di Parigi del 1952 sino alle conclusioni del Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999, che prevedeva, entro il 2003, che gli Stati membri fossero in grado di schierare forze militari fino al 50-60mila uomini capaci di svolgere all’insieme dei compiti di Petersberg”. Ecco allora, dice Mattarella, che “nel mutato quadro geopolitico l’Unione sconta oggi un ritardo che impone urgenza e visione anche per ridurre le attuali carenze strategiche”. Ritardo che, in primo luogo, “riguarda il completamento del mercato comune”. Eppure, “oggi è indispensabile rafforzare la capacità europea di crescere e generare opportunità, garantendo accesso equo ai benefici economici”, ricorda il presidente della Repubblica.

A margine del Consiglio Affari esteri dell’Unione europea, Bruxelles, anche il ministro Guido Crosetto, torna a parlare dell’importanza della difesa comune, dopo un incontro con l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas, e con il commissario europeo alla Difesa e allo Spazio, Andrius Kubilius. “Va rafforzato il ruolo degli Stati membri Ue nei processi decisionali” dice Crosetto, spiegando che “il nostro obiettivo è che le iniziative europee di difesa comune rispecchino sempre le decisioni condivise”, scrive su X.

Il tema riguarda anche la competitività. Per Crosetto è centrale anche il tema della trasparenza e della collaborazione “per rendere più efficace e credibile la cooperazione europea nel settore della difesa, senza creare inutili duplicazioni e promuovendo competitività industriale, coordinamento e fiducia reciproca tra gli Stati membri”.

La strada è tracciata: “tutti noi – ricorda – abbiamo deciso di lavorare insieme per una politica di difesa europea capace di garantire sicurezza, interoperabilità e risposte rapide alle sfide globali”.

Difesa, Crosetto: “Proposta su ritorno leva in Parlamento”. Opposizioni sulle barricate

L’Italia non è pronta ad affrontare le crescenti minacce mondiali, tantomeno da sola e con il numero attuale di uomini nelle forze armate. Ne è convinto Guido Crosetto, che vola a Parigi per incontrare la ministra delle Forze Armate, Catherine Vautrin.

Al centro c’è il tema dell’Ucraina e del piano di pace che l’Europa sta cercando di migliorare per renderlo “il più giusto possibile” e discuterlo poi con la Russia, perché, ricorda il ministro della Difesa, “chi si è sempre opposto a un piano di pace o a una tregua è stata la Russia”. E poi, insiste, la sicurezza dell’Ucraina è “parte della sicurezza europea e l’Europa esiste se le grandi nazioni europee cooperano tra di loro per costruirla, soprattutto quando si parla di difesa e deterrenza”.

Guardando oltre però, per il governo l’Italia e deve avere più uomini e mezzi da mettere in campo. Come hanno già fatto Germania e Francia, “anche noi dovremmo fare una riflessione” sul ripristino della leva militare, scandisce. Una riflessione che, spiega, “in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare, ci sono motivi di sicurezza che rendono importante farlo”. L’idea è quella di portare il discorso in Parlamento con un disegno di legge. “Le regole in questo settore devono essere il più condivise possibili”, osserva Crosetto, che pensa a una ‘traccia’ che il Ministero della Difesa porterà in Consiglio dei Ministri e poi in Parlamento perché venga “discussa, aumentata, integrata e costruisca uno strumento di difesa per il futuro che ha bisogno non soltanto di più uomini, ma anche di regole diverse”.

Negli anni scorsi, riflette il ministro, sono stati costruiti modelli in Italia, in Germania, in Francia, che riducevano il numero dei militari, ma, insiste, “in questa nuova situazione tutte le nazioni europee mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate. Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva”. Il ministro parla per l’Italia di uno schema su base volontaria.

Che però, fa notare Angelo Bonelli, esiste già. Il leader di Avs accusa il governo di stare trasformando l’Italia in una “vera e propria economia di guerra”, prima con la scelta di destinare il 5% del Pil alla spesa militare e “sottrarre, nei prossimi anni, centinaia di miliardi di euro alle vere priorità del Paese”. Ora, denuncia Bonelli, la proposta di reintrodurre la leva – abolita nel 2005 – rappresenta un “salto all’indietro” che va nella stessa direzione: “quella di trasformare i nostri giovani in soldati invece che in medici, insegnanti, ingegneri, educatori”. In Italia, ricorda, esiste già un esercito operativo e l’arruolamento avviene su base volontaria. Allora, domanda, “cosa significa voler riesumare la leva? Perché imporre la divisa a una generazione che chiede futuro, lavoro dignitoso, diritti e non militarizzazione?“. L’Italia secondo il Global Firepower Index, è la decima potenza militare mondiale e dispone di una delle maggiori capacità militari. “Noi diciamo con forza che questa strada non è percorribile – tuona il deputato ecologista –, non in nostro nome e non con il nostro voto”.

“Qui si continua a parlare solo di piani di guerra, leva, riarmo, enormi aumenti delle spese militari. Ma non è bastato il fallimento di questi 3 anni e mezzo?“, scrive Giuseppe Conte su Facebook. Il presidente del M5S parla di anni in cui l’Italia con l’Europa ha “scommesso sulla vittoria militare dell’Ucraina a suon di riarmo e invii militari, anziché puntare sui negoziati sin da subito. Avremmo evitato tanti morti, ottenuto condizioni più favorevoli per l’Ucraina ed evitato danni economici enormi per l’economia europea e italiana. Piuttosto che aprire un canale diplomatico siete ormai solo concentrati a preparare la guerra. Fermatevi”, implora.

“Reintrodurre la leva è complicato”, sottolinea il presidente della Commissione Difesa della Camera, in quota Lega, Nino Minardo. Ma ammette: “C’è un tema degli organici delle Forze armate, oggi sotto-dimensionati rispetto alle necessità operative, anche ordinarie”. Per il nostro Paese, “il modello della Riserva volontaria appare oggi il più vicino alle reali esigenze italiane, ed è su questo che la Commissione Difesa si è concentrata”, scandisce, ritenendo utile parallelamente valutare anche la reintroduzione dei carabinieri ausiliari.

Ucraina, Mattarella: “Serve esercito europeo”. Continua scontro diplomatico Roma-Mosca

Di fronte al pericolo sempre più concreto dell’allargamento della guerra in Ucraina, Sergio Mattarella chiede di accelerare sulla creazione di un esercito europeo. “Oggi nuovi conflitti si sono affacciati in Europa e nel Mediterraneo, interpellando la cornice di sicurezza costruita nel dopoguerra e le istituzioni poste a suo presidio”, osserva il capo dello Stato in occasione della Giornata delle Forze armate. “Il pericolo di allargamento del sanguinoso conflitto scatenato dalla aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa – precisa – impone grande attenzione e un impegnativo sforzo di adattamento dello strumento militare, per la creazione di una comune forza di difesa europea che, in stretta cooperazione con l’Alleanza Atlantica, sia strumento di sicurezza per l’Italia e l’Europa“.

Tra l’Italia e la Russia, in queste ore, la tensione diplomatica sale. Tutto è partito dalle parole di Maria Sakharova, portavoce del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, che ha collegato il crollo della torre medievale dei Conti, nei Fori Imperiali di Roma, all’impegno di Roma nei confronti di Kiev. Una dichiarazione che ha portato al richiamo dell’ambasciatore russo in Italia.

Mosca però “snobba” la Farnesina e invia a colloquio non l’ambasciatore, Alexey Paramonov, ma il consigliere della Federazione Mikhail Rossiyskiy. Non solo: il diplomatico parla di una “campagna antirussa aggressiva ed esecrabile” da parte dei media italiani, che avrebbero utilizzato le dichiarazione di Zarakhova come un “pretesto” per colpire la Russia. Sui social, l’ambasciata aggiunge che “indipendentemente dalla questione dei finanziamenti dell’Italia all’Ucraina, il diplomatico ha espresso le proprie condoglianze per la morte dell’operaio rumeno Octay Stroici, a seguito del crollo della Torre dei Conti”.

Al diplomatico la Farnesina ha rivolto un richiamo formale, contestando le “volgari parole” della portavoce del ministero degli Esteri russo. Il ministero italiano ribadisce la condanna delle “preoccupanti dichiarazioni della portavoce russa, diffuse mentre era in corso in Italia una tragedia che ha coinvolto vite umane”. Parole “ancor più inaccettabili – è stato sottolineato al vice capo missione russo – dopo i sentimenti di vicinanza espressi dall’Italia anche quando in Russia si sono verificati eventi luttuosi”. Secondo il ministero degli Esteri, l’ambasciata russa a Roma avrebbe nel colloquio “smentito” Zakharova, “rendendosi conto della volgarità commessa”. Ma, precisa, “tutte le dichiarazioni aggressive che provengono dalla Russia non fanno che rafforzare l’idea del popolo italiano di difendere chi è sotto attacco in una aggressione illegale e ingiustificata, in violazione del diritto internazionale“.

I tempi sono “complessi”, ricorda Guido Crosetto nel messaggio per la Giornata delle Forze armate, e la pace “non è più scontata”. Le guerre del XXI secolo, osserva, non si combattono solo sul terreno: “Si combattono nello spazio, nel cyberspazio, nella dimensione cognitiva, attraverso una guerra ibrida e invisibile che si gioca sui dati, sull’informazione, sulle percezioni”. Il ministro della Difesa conferma che arriverà presto il 12esimo pacchetto di aiuti per Kiev e non dà peso alle parole provocatorie della portavoce di Lavrov: “Non leggo mai cosa dice questa signora…”, confessa a La Repubblica, derubricando le sue dichiarazioni a “una microscopica parte, né rilevante né sofisticata come lo sono altre, della capacità di disinformazione russa”.