(FILES) This file photo taken on January 10, 2024 shows electric cars for export waiting to be loaded on the "BYD Explorer NO.1", a domestically manufactured vessel intended to export Chinese automobiles, at Yantai port, in eastern China's Shandong province. China overtook Japan as the world's biggest vehicle exporter last year, data from the Japan Automobile Manufacturers Association (JAMA) showed on January 31, 2024. (Photo by AFP) / China OUT
La premessa è che i due gruppi sono i maggiori produttori automobilistici in Europa: “Siamo in forte concorrenza tra noi. Allo stesso tempo, condividiamo la responsabilità di fare dell’Europa una potenza industriale”. Di fatto, ricordano, “In Europa si sta aprendo una nuova fase di competizione geopolitica. Il commercio, la tecnologia e la capacità industriale vengono utilizzati più che mai per rafforzare gli interessi di poteri nazionali. L’Europa deve decidere rapidamente come rispondere a queste sfide”, scrivono ricordando che “l’industria automobilistica europea ne è parte integrante, generando l’8% del PIL europeo ogni anno e dando lavoro a 13 milioni di persone”. Tuttavia, si legge nel documento pubblicato anche su Les Echos e Handelsblatt, “la nostra attività deve affrontare la concorrenza di importatori che operano in condizioni normative e sociali meno rigorose rispetto all’Ue”. Per questa e altre ragioni “esiste un conflitto di obiettivi tra la pressione sui costi a breve termine, la dipendenza da Paesi terzi e la resilienza strategica a lungo termine”. Un esempio? Le celle delle batterie: “Stiamo investendo miliardi nella loro produzione. Allo stesso tempo, però, i nostri clienti si aspettano che forniamo veicoli elettrici il più possibile accessibili. Ma più basso è il prezzo di un’auto, maggiore è la pressione per importare le batterie più economiche possibili”.
E concludono: “In un mondo in cui altri difendono con orgoglio le proprie industrie, l’Europa deve decidere con urgenza se vuole diventare un mercato per gli altri o rimanere un produttore e una potenza industriale anche in futuro. Se attuata correttamente, una strategia “Made in Europe” può diventare una vera storia di successo europea”
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