Crolla sentiment economico: guerra Golfo pesa già sulla Ue

Il sentiment economico europeo torna a deteriorarsi a marzo, risentendo in modo evidente delle tensioni geopolitiche e del nuovo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente. Secondo l’ultima indagine della Commissione Ue, l’indicatore Esi (Economic Sentiment Indicator) è sceso a 96,7 nell’Unione europea e a 96,6 nell’area euro, allontanandosi ulteriormente dalla media di lungo periodo pari a 100 e confermando il peggioramento già avviato a febbraio. A pesare è soprattutto il crollo della fiducia di consumatori e commercio al dettaglio, mentre industria e servizi mostrano una maggiore tenuta, pur con segnali di indebolimento nelle aspettative. La fiducia nell’industria resta sostanzialmente stabile, grazie a un miglioramento nella valutazione degli ordini.

Tuttavia, le prospettive di produzione risultano in calo. Nei servizi, il peggioramento delle attese sulla domanda segnala un possibile rallentamento nei prossimi mesi. Il dato più preoccupante riguarda tuttavia le famiglie. La fiducia dei consumatori nell’Ue è scesa bruscamente ai minimi degli ultimi due anni e mezzo, riflettendo un forte peggioramento delle aspettative sulla situazione economica generale e sulle condizioni finanziarie future. Le famiglie riducono gli acquisti, soprattutto di beni durevoli, e preferiscono accumulare risparmi. Il conflitto in Medio Oriente e il conseguente aumento dei prezzi energetici stanno incidendo rapidamente sul potere d’acquisto delle famiglie, già sotto pressione negli ultimi anni.

I rincari dei carburanti, solo in parte attenuati dagli interventi pubblici, alimentano il timore di una nuova fiammata inflazionistica. Lato imprese, le aspettative sui prezzi di vendita sono aumentate in tutti i settori, con un’accelerazione particolarmente marcata nell’industria, dove l’indicatore ha raggiunto i livelli più elevati dal 2023. L’aumento dei costi energetici e le nuove tensioni sulle catene di approvvigionamento stanno infatti spingendo le aziende a rivedere al rialzo i listini. Anche i consumatori percepiscono i rincari, con aspettative sui prezzi in forte rialzo nei prossimi dodici mesi.

Il peggioramento del quadro si riflette anche nel mercato del lavoro. L’indicatore delle aspettative occupazionali Eei ( Employment Expectations Indicator) è sceso a 97,3 punti nell’Ue e a 96,4 punti nell’eurozona, penalizzato soprattutto dalla revisione al ribasso dei piani di assunzione nel commercio e nei servizi. Contestualmente, aumentano i timori delle famiglie sulla disoccupazione futura. Il contesto di crescente preoccupazione è confermato dal deciso aumento (+3 punti) dell’indicatore di incertezza economica (Economic Uncertainty Indicator, Eui), che segnala un peggioramento diffuso delle aspettative sia tra le imprese sia tra i consumatori. Mentre a livello europeo il quadro mostra segnali di indebolimento diffuso, in Italia il peggioramento appare ancora più marcato, soprattutto tra i consumatori. Secondo l’ultima rilevazione Istat, a marzo l’indice di fiducia è sceso a 92,6 punti, ai minimi da ottobre 2023, con un calo di cinque punti su base mensile. Il peggioramento riguarda tutte le componenti, con un forte deterioramento delle aspettative economiche e un incremento delle previsioni di disoccupazione. Per le imprese l’indice si è mostrato sostanzialmente stabile.

La guerra ha dunque finora colpito soprattutto il sentiment, senza ancora tradursi in un calo significativo dell’attività produttiva. Tuttavia, il peggioramento delle aspettative e l’aumento dei costi suggeriscono che gli effetti sull’economia reale potrebbero emergere nei prossimi mesi, soprattutto in assenza di una rapida stabilizzazione del quadro geopolitico. In questo scenario, la Banca Centrale Europea si trova nuovamente di fronte a un delicato equilibrio: frenare l’inflazione senza soffocare la già fragile fiducia di consumatori e imprese, mentre l’incertezza geopolitica continua a pesare sull’economia. Con la fase acuta della crisi nel Golfo, le opinioni degli analisti restano divergenti. Bloomberg prevede fino a tre rialzi dei tassi da 25 punti base, con il primo già a fine aprile, mentre altre stime indicano un massimo di due ritocchi.

Vittorio Oreggia

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