Scorte jet fuel ai minimi da 6 anni. Ma Ue assicura: “Nessuna carenza”

Il mercato sta sottovalutando le conseguenze di un lockdown energetico”. Ne è certo il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), Fatih Birol, che in un’intervista al quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung rilancia il monito sulla “più grave crisi petrolifera della storia”. “Allo scoppio ufficiale della guerra nel Medio Oriente diverse petroliere e metaniere erano già in rotta verso le loro destinazioni”, ma ora si sta creando un vuoto: “A marzo non sono state caricate nuove petroliere”.

Le conseguenze non riguardano solo il prezzo – che resta alto sui benchmark internazionali – ma soprattutto la disponibilità fisica. Il rischio è una riduzione dell’attività delle raffinerie a livello globale, con effetti diretti su jet fuel e gasolio. Già l’Aie aveva indicato che, ai livelli attuali, le scorte di cherosene sarebbero sufficienti per circa sei settimane. In alcuni Paesi, avverte, questo può tradursi in disagi nel trasporto aereo fino alla cancellazione di voli, mentre il comparto industriale resta esposto alla carenza di gasolio.

Un allarme condiviso anche dal settore dell’aviazione. “La valutazione dell’Aie sulle possibili carenze di carburante per aerei è preoccupante. Abbiamo stimato che entro la fine di maggio si potrebbero iniziare a vedere cancellazioni in Europa per mancanza di jet fuel. In alcune parti dell’Asia questo sta già accadendo”, ha dichiarato Willie Walsh, direttore generale della Iata, richiamando la necessità di rafforzare le rotte alternative di approvvigionamento e invitando le autorità “a predisporre piani chiari e coordinati, nel caso in cui diventi necessario introdurre forme di razionamento, compresa la gestione degli slot aeroportuali”.

Gli analisti di Kpler sottolineano un quadro disomogeneo. L’offerta di diesel rimane “relativamente solida, sostenuta da una buona flessibilità nelle importazioni e da livelli di scorte ancora stabili”. Il jet fuel invece affronta una fase più marcata di irrigidimento. Le scorte dovrebbero scendere da oltre 50 giorni a meno di 30 entro luglio e la dipendenza dai flussi mediorientali “limita fortemente la possibilità di sostituzione delle forniture”. Questo squilibrio rende il jet fuel molto più vincolato rispetto al diesel, sostenendo prezzi e margini più elevati. Con un’offerta in calo e minore copertura tramite hedging, le compagnie aeree più esposte rischiano maggiori costi e difficoltà operative nel picco estivo.

Tale dinamica sarebbe già emersa in Europa. Secondo i dati di Insights Global citati da Argus, nella settimana conclusa il 15 aprile le riserve di jet fuel nell’hub Amsterdam-Rotterdam-Anversa (Ara) sono scese ai minimi degli ultimi sei anni. Le scorte sono calate del 7,6% in una settimana, a circa 600.000 tonnellate, il livello più basso da aprile 2020. Il calo segue una tendenza iniziata a fine gennaio, aggravata dall’interruzione dei flussi dal Golfo Persico dopo le tensioni tra Stati Uniti e Iran e dal successivo dirottamento delle forniture verso il Regno Unito in vista della domanda estiva. Le scorte di nafta sono scese del 13,9%, ai minimi da un anno, mentre la benzina è aumentata del 2,5% grazie a una domanda interna più debole e a minori esportazioni verso alcune regioni africane. Gli operatori segnalano anche un calo dell’interesse per la miscelazione, segnale di un mercato europeo della benzina più saturo del previsto.

A fronte di questi segnali di tensione, dalle istituzioni europee arriva però un invito alla cautela. “Stiamo monitorando attentamente gli sviluppi nei mercati energetici, compreso quello del carburante per aerei. E voglio essere molto chiaro: negli ultimi due giorni sono circolate alcune notizie secondo cui l’Europa potrebbe essere vicina all’esaurimento delle scorte di carburante per aerei. Ciò non riflette accuratamente la situazione”, ha dichiarato il commissario europeo per i Trasporti e il Turismo sostenibile Apostolos Tzitzikostas al termine della riunione informale dei ministri del Turismo a Nicosia.

Il carburante per aerei, ha ricordato, “fa parte di un mercato globale, rifornito in modo continuo e sostenuto da produzione, importazioni e scorte”, sottolineando anche la presenza di una significativa capacità di raffinazione all’interno dell’Europa. “Siamo consapevoli che i mercati del carburante per aerei sono più tesi e vengono monitorati attentamente”, ha aggiunto, evidenziando come l’Europa disponga di scorte di emergenza in linea con la normativa Ue, attivabili se necessario in coordinamento con il mercato. “In questa fase, tuttavia, il mercato sta gestendo questa tensione e non vi sono prove di effettive carenze”, ha concluso Tzitzikostas. “Non vi è inoltre alcuna indicazione di carenze sistematiche di carburante che potrebbero portare a cancellazioni diffuse di voli in tutta Europa”.

incendi

Incendi, 2025 anno peggiore in Europa: in fiamme oltre 1 milione di ettari

Lo scorso anno l’Unione europea ha vissuto la stagione di incendi boschivi più devastante mai registrata, con oltre un milione di ettari di terreno bruciato – un’area grande all’incirca quanto Cipro. E’ quanto emerge dai nuovi dati del Sistema europeo di informazione sugli Incendi boschivi (EFFIS), gestito dal Centro comune di ricerca della Commissione europea.

Il monitoraggio satellitare ha rivelato che 7.783 roghi hanno devastato 25 paesi dell’Ue, bruciando 1.079.538 ettari di terreno. La stagione è iniziata insolitamente presto, con oltre 100.000 ettari già distrutti alla fine di marzo. La situazione è peggiorata drasticamente durante l’estate, in particolare nel Mediterraneo, dove una prolungata ondata di caldo in agosto ha provocato 22 incendi di grandi dimensioni solo in Portogallo e Spagna, bruciando 460.585 ettari, cioè quasi la metà della superficie totale bruciata nell’Ue. Al di fuori dell’Unione, i roghi hanno devastato 2,2 milioni di ettari in Europa, Medio Oriente e Nord Africa, con l’Ucraina che ha subito l’impatto più grave, rappresentando il 30% della superficie totale bruciata e il 39% di tutti gli Incendi monitorati dall’EFFIS.

L’Italia ha registrato importanti perdite lo scorso anno, con una superficie totale bruciata pari a 96.539 ettari, quasi il doppio della media. Distribuiti su 1.910 incendi, l’85% dei danni si è verificato nella stagione estiva, quando è scoppiato anche un rogo di oltre 5500 ettari nella provincia di Trapani. Altri 23 incendi hanno superato i 500 ettari, un numero significativamente superiore ai 6 registrati nel 2024. Un quarto della superficie totale bruciata (27.220 ettari) si è verificato in siti Natura 2000.

Gli incendi del 2025, spiega Bruxelles, hanno messo in evidenza “nuovi modelli preoccupanti”: stagioni più precoci e più lunghe, con focolai che si sono accesi già a marzo; ondate di calore più frequenti e intense, che hanno alimentato un comportamento estremo del fuoco; roghi boschivi che si sono estesi a latitudini più elevate, interessando regioni precedentemente considerate a basso rischio. Questa stagione da record non è un caso isolato, ma un richiamo “a una risposta europea più forte e coordinata”.

Lo scorso 25 marzo 2026, la Commissione europea ha adottato una nuova strategia per affrontare la crescente minaccia degli incendi boschivi che copre l’intero ciclo del rischio di catastrofi – prevenzione, preparazione, risposta e recupero – e definisce azioni concrete sia a livello Ue che nazionale. La strategia promuove paesaggi resilienti agli incendi attraverso la gestione sostenibile del territorio e il ripristino della natura, rafforza l’allerta precoce e il monitoraggio tramite EFFIS e Copernicus e potenzia la capacità antincendio attraverso una flotta aerea antincendio dell’Ue, il preposizionamento dei vigili del fuoco e un nuovo centro antincendio europeo a Cipro.

Affronta inoltre la preparazione della popolazione, la ripresa post-incendio e l’integrazione del rischio di incendi boschivi nei quadri di finanziamento dell’Ue.

Crolla sentiment economico: guerra Golfo pesa già sulla Ue

Il sentiment economico europeo torna a deteriorarsi a marzo, risentendo in modo evidente delle tensioni geopolitiche e del nuovo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente. Secondo l’ultima indagine della Commissione Ue, l’indicatore Esi (Economic Sentiment Indicator) è sceso a 96,7 nell’Unione europea e a 96,6 nell’area euro, allontanandosi ulteriormente dalla media di lungo periodo pari a 100 e confermando il peggioramento già avviato a febbraio. A pesare è soprattutto il crollo della fiducia di consumatori e commercio al dettaglio, mentre industria e servizi mostrano una maggiore tenuta, pur con segnali di indebolimento nelle aspettative. La fiducia nell’industria resta sostanzialmente stabile, grazie a un miglioramento nella valutazione degli ordini.

Tuttavia, le prospettive di produzione risultano in calo. Nei servizi, il peggioramento delle attese sulla domanda segnala un possibile rallentamento nei prossimi mesi. Il dato più preoccupante riguarda tuttavia le famiglie. La fiducia dei consumatori nell’Ue è scesa bruscamente ai minimi degli ultimi due anni e mezzo, riflettendo un forte peggioramento delle aspettative sulla situazione economica generale e sulle condizioni finanziarie future. Le famiglie riducono gli acquisti, soprattutto di beni durevoli, e preferiscono accumulare risparmi. Il conflitto in Medio Oriente e il conseguente aumento dei prezzi energetici stanno incidendo rapidamente sul potere d’acquisto delle famiglie, già sotto pressione negli ultimi anni.

I rincari dei carburanti, solo in parte attenuati dagli interventi pubblici, alimentano il timore di una nuova fiammata inflazionistica. Lato imprese, le aspettative sui prezzi di vendita sono aumentate in tutti i settori, con un’accelerazione particolarmente marcata nell’industria, dove l’indicatore ha raggiunto i livelli più elevati dal 2023. L’aumento dei costi energetici e le nuove tensioni sulle catene di approvvigionamento stanno infatti spingendo le aziende a rivedere al rialzo i listini. Anche i consumatori percepiscono i rincari, con aspettative sui prezzi in forte rialzo nei prossimi dodici mesi.

Il peggioramento del quadro si riflette anche nel mercato del lavoro. L’indicatore delle aspettative occupazionali Eei ( Employment Expectations Indicator) è sceso a 97,3 punti nell’Ue e a 96,4 punti nell’eurozona, penalizzato soprattutto dalla revisione al ribasso dei piani di assunzione nel commercio e nei servizi. Contestualmente, aumentano i timori delle famiglie sulla disoccupazione futura. Il contesto di crescente preoccupazione è confermato dal deciso aumento (+3 punti) dell’indicatore di incertezza economica (Economic Uncertainty Indicator, Eui), che segnala un peggioramento diffuso delle aspettative sia tra le imprese sia tra i consumatori. Mentre a livello europeo il quadro mostra segnali di indebolimento diffuso, in Italia il peggioramento appare ancora più marcato, soprattutto tra i consumatori. Secondo l’ultima rilevazione Istat, a marzo l’indice di fiducia è sceso a 92,6 punti, ai minimi da ottobre 2023, con un calo di cinque punti su base mensile. Il peggioramento riguarda tutte le componenti, con un forte deterioramento delle aspettative economiche e un incremento delle previsioni di disoccupazione. Per le imprese l’indice si è mostrato sostanzialmente stabile.

La guerra ha dunque finora colpito soprattutto il sentiment, senza ancora tradursi in un calo significativo dell’attività produttiva. Tuttavia, il peggioramento delle aspettative e l’aumento dei costi suggeriscono che gli effetti sull’economia reale potrebbero emergere nei prossimi mesi, soprattutto in assenza di una rapida stabilizzazione del quadro geopolitico. In questo scenario, la Banca Centrale Europea si trova nuovamente di fronte a un delicato equilibrio: frenare l’inflazione senza soffocare la già fragile fiducia di consumatori e imprese, mentre l’incertezza geopolitica continua a pesare sull’economia. Con la fase acuta della crisi nel Golfo, le opinioni degli analisti restano divergenti. Bloomberg prevede fino a tre rialzi dei tassi da 25 punti base, con il primo già a fine aprile, mentre altre stime indicano un massimo di due ritocchi.

stoccaggio gas

Iran, mercato Gnl sotto pressione: Europa parte già in svantaggio per le scorte

Si profila un’estate calda per i mercati energetici europei, soprattutto per le possibili fiammate dei prezzi del gas. Se il conflitto nel Golfo dovesse protrarsi oltre aprile, i Paesi del Vecchio continente si troveranno a fronteggiare una concorrenza spietata con l’Asia (e la Turchia) per i carichi di Gnl, aumentando la dipendenza da Stati Uniti e Africa occidentale. Gli attacchi all’hub di Ras Laffan hanno cominciato a farsi sentire sui mercati globali fin nei primi giorni di marzo 2026. Il 2 marzo, all’inizio della guerra tra Iran e Israele, il Qatar ha annunciato la sospensione della produzione di Gnl e ha dichiarato lo stato di forza maggiore a causa dei danni subiti.

Le autorità di Doha hanno stimato che ci potrebbero volere fino a 5 anni per ripristinare i volumi normali pre-conflitto. In totale nell’area interessata dal conflitto tra Usa-Israele e Iran fino a 19 milioni di tonnellate di Gnl potrebbero essere fuori servizio entro la fine di maggio, con rischi al ribasso se le valutazioni dei danni dovessero peggiorare. Kpler stima una riduzione di circa 15 milioni di tonnellate dal Qatar, almeno 3 milioni dagli Emirati Arabi e la quota residuale dall’Oman.

Le conseguenze sul fronte della produzione sono significative. “Ras Laffan è cruciale per l’equilibrio del mercato globale – spiega l’analista di Kpler, Charles Costerousse -. Se la struttura resta chiusa a lungo, chiunque importa gas dovrà rivedere le proprie strategie”. Il complesso industriale, con una capacità annua di circa 77 milioni di tonnellate, ha visto ridurre la produzione di almeno 11-13 milioni di tonnellate. Anche se la guerra finisse domani, la ripresa non sarà immediata. Ogni unità produttiva (treno) richiede settimane per essere riavviata da ferma. E con danni più estesi serviranno mesi.

La domanda globale rende la competizione per il Gnl più intensa che mai, con i contratti spot che hanno registrato un’impennata. Ulteriore pressione potrebbe essere esercitata dalla Turchia che importa dall’Iran circa 8 miliardi di metri cubi all’anno via gasdotto. Possibili interruzioni ai flussi spingerebbero le autorità energetiche a cercare alternative sul Gnl, aumentando la concorrenza.

Non è infatti solo una questione di calo di volumi: il problema è che tutti si contendono il Gnl che resta. Con scorte stagionali in Europa inferiori alla media, molti importatori si sono trovati a competere con buyer asiatici disposti a pagare di più pur di assicurarsi i carichi.

Consumatori forti come Cina, Giappone e Corea del Sud partono da una posizione di vantaggio avendo – a fine marzo – stoccaggi leggermente migliori della media a cui attingere (rispettivamente al 51%, al 45% e al 56%). Di conseguenza, ricorda Kpler, il periodo di picco per il rifornimento delle scorte si sposta da aprile-maggio a giugno-luglio. In Europa, invece, depositi più vuoti e la necessità di rifornirsi in vista dell’estate rendono la competizione sui mercati spot ancora più intensa.

Nell’Europa nord-occidentale le scorte sono particolarmente scarse. E nonostante dati di fine marzo migliori del previsto, il fabbisogno di rifornimento estivo rimane considerevole. La piattaforma Gie-Agsi segnala una media di riempimento appena sotto il 29% al 22 marzo, -10 punti percentuali rispetto al 2025. Per rimpinguare i siti serviranno 67 miliardi di metri cubi di gas, equivalenti a circa 700 carichi di Gnl, con un incremento del 35% su base annuale.

Considerando lo scenario più negativo, ovvero il prolungamento della guerra nel Golfo, l’Europa si affaccerà dunque alla stagione di iniezione aumentando notevolmente la richiesta di Gnl da Stati Uniti e Africa, di fatto sostituendo una dipendenza regionale (quella con la Russia) con un’altra.

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‘Un’Europa, un mercato’: i leader Ue accelerano sulla competitività

(Photo credit: Palazzo Chigi)

Serve fare di più, aumentare gli investimenti, semplificare, ridurre la burocrazia e i costi dell’energia, per un’Europa più competitiva e capace di affrontare la concorrenza “sleale”, i dazi imposti dagli Usa e il nuovo ordine globale. Al castello di Alden Biesen, in Belgio, i leader dei 27 Paesi dell’Unione europea si sono seduti attorno a un tavolo, guidati da Mario Draghi ed Enrico Letta, pronti a definire un’agenda comune di interventi o, almeno, a provarci.

Il quadro di partenza non è dei migliori. Proprio l’ex premier Draghi, che a settembre 2024 aveva presentato il suo Rapporto sulla competitività, ai leader ha ricordato “il deterioramento del panorama economico” dopo la presentazione della sua relazione e “l’urgenza di affrontare tutte le questioni sollevate in quella sede”. Sul piatto i dossier più caldi: la necessità di ridurre le barriere nel Mercato Unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare i risparmi europei, il costo dell’energia, la possibilità di una preferenza europea mirata in alcuni settori. E, ancora, “la possibilità di cooperazioni rafforzate per procedere più rapidamente in alcuni di questi argomenti, se necessario, come previsto dai trattati”. Una nuova ‘strigliata’ che sottolinea “l’urgenza” di agire.

Al vertice l’Italia è arrivata a braccetto con Berlino. Il motore italo-tedesco c’è, ha detto la premier Giorgia Meloni al termine del prevertice del mattino, ma non è “contro qualcuno”. Ecco allora che il presidente francese, Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz si sono presentati insieme davanti alla stampa, come a voler fugare ogni dubbio sulla tenuta dei rapporti tra le due maggiori economie dell’Ue. “Siamo quasi sempre d’accordo“, ha ricordato Merz.

E al termine della giornata sono la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, a riassumere decisioni, progetti e volontà. “Vorrei essere chiaro: nel 2026 l’Europa manterrà le promesse. Lo abbiamo fatto l’anno scorso in materia di difesa. Lo faremo quest’anno in materia di competitività”, ha detto Costa.

L’ambizione è ‘One Europe, one market’ “e vogliamo raggiungerlo entro la fine del 2027”, ha ricordato von der Leyen, che al prossimo Consiglio europeo di marzo presenterà una tabella di marcia che mostrerà “in modo molto dettagliato: cosa faremo, le tempistiche, gli obiettivi e un chiaro limite di tempo anche per la realizzazione. L’ambizione è che questo documento sia approvato e concordato non solo dalla Commissione, ma anche dai due colegislatori, ovvero il Consiglio europeo e il Parlamento”.

La prossima tappa è proprio il Consiglio di marzo, al quale i 27 dovranno arrivare con una scelta ben precisa, cioè la definizione dei settori di ‘preferenza’. sulla base di “una solida analisi economica”, ha detto von der Leyen. L’obiettivo è quello di avere dei “campioni europei” e di rafforzare la produzione e le imprese del Vecchio Continente. Ed ecco perché, entro aprile, saranno presentate “le linee guida sulle fusioni” che saranno seguite “dalla consultazione con gli Stati membri”.

La roadmap delineata dai vertici Ue prevede anche di portare a termine entro giugno “la fase 1 dell’Unione del Risparmio e degli Investimenti, che comprende l’integrazione del mercato, la vigilanza e la cartolarizzazione, entro giugno”. Se entro tale data non ci saranno progressi sufficienti, “valuteremo l’introduzione di una cooperazione rafforzata”, ha spiegato von der Leyen. “Il punto fondamentale è che dobbiamo passare da 27 a 1. L’unica risposta efficace a ciò che Trump sta facendo contro l’Europa è passare a un mercato unico”, ha commentato Enrico Letta al termine del vertice.

Prima del prossimo vertice dei leader, la Commissione intende inoltre presentare l’Industrial Accellerator Act’, il progetto di legge europea per permettere la creazione di imprese in tempi più rapidi, con regole uguali ovunque e riconosciute in ogni Stato membro dell’Ue. Sempre prima del 19 marzo “presenteremo il 28esimo regime”, il quadro normativo per poter fare impresa in modo digitale, ha detto la presidente von der Leyen.

Appello dell’Acea ai leader Ue: “Invertire declino per garantire un futuro all’automotive”

“Invertire il declino della produzione di veicoli in Europa”, “rafforzare la resilienza e gestire le dipendenze critiche” e “perseguire un percorso di decarbonizzazione pragmatico”. Sono le richieste presentate da Ola Källenius, presidente dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) e ceo di Mercedes-Benz, in una lettera ai leader Ue. I produttori europei, si legge nel testo, “possono avere successo realizzando prodotti che i clienti scelgono perché sono superiori. Ma l’eccellenza del prodotto da sola non sarà sufficiente. Il nostro successo dipenderà da una regolamentazione pragmatica, da mercati aperti, da nuove infrastrutture e dalla domanda di mercato, nonché da una solida strategia industriale a sostegno della produzione in Europa”.

Il Vecchio Continente, “è messo alla prova da forze che stanno ridefinendo il commercio, la sicurezza, l’energia e la tecnologia. Il nostro settore automobilistico è quello più duramente colpito. In questo momento, l’Acea e ogni singolo membro della nostra associazione sono pronti a collaborare con i responsabili politici e i partner lungo tutta la catena del valore per investire, innovare e garantire il futuro industriale dell’Europa per i prossimi 140 anni”.

Per l’Acea, la strada del settore è resa difficoltosa da una serie di elementi, dalla concorrenza globale che “si è intensificata” alle catene di approvvigionamento che sono “diventate più fragili”. Ma non solo: “il protezionismo è in aumento, mentre il libero scambio viene messo in discussione. La nuova situazione geopolitica richiede una strategia diversa”. L’innovazione, la resilienza della catena del valore e, soprattutto, la crescita economica “devono essere le priorità assolute”.

Tre le proposte ribadite dall’associazione. La prima è quella di allargare il mercato dell’Ue, nonostante “la sensibilità politica” di alcuni Stati di fronte ad accordi come quello con i Paesi del Mercosur. “Chiediamo ai membri del Parlamento europeo di dare il loro consenso al Mercosur a beneficio dei settori industriali europei e dell’economia in generale”, è l’appello dell’Acea.

Il secondo obiettivo è relativo a una “decarbonizzazione pragmatica”, che ponga sullo stesso piano sviluppo dell’economia e ambizioni climatiche. L’associazione europea dei costruttori torna a chiedere all’Europa “un emendamento mirato che conceda flessibilità ai produttori di autocarri per generare più crediti di emissione e facilitare il rispetto degli obiettivi del 2030”. In terzo luogo, “dobbiamo invertire il calo della produzione di veicoli in Europa, che è essenziale per l’intero ecosistema automobilistico, nonché per l’occupazione, gli investimenti e il mantenimento di competenze critiche nel nostro continente”. Ed è qui che possono giocare un ruolo importante “incentivi intelligenti per accelerare il rinnovo del parco auto, mirati ai veicoli più vecchi e con le emissioni più elevate”, cioè il modo “più rapido per stimolare la domanda, aumentare l’utilizzo degli impianti e ridurre le emissioni”.

Ue, 50 aziende e associazioni a Connact Annual Meeting. Fitto: “Status quo non è un’opzione”

Durante la seconda edizione dell’Annual Meeting di Connact, la piattaforma di eventi che favorisce il confronto tra soggetti privati e istituzioni attraverso momenti di networking, il sistema Paese italiano ha incontrato a Bruxelles i decisori europei per discutere i grandi temi del futuro, dai fondi per la Pac agli investimenti in difesa, dai diritti umani alla competitività tecnologica.

Quasi 50 tra aziende, associazioni e organizzazioni del terzo settore, che insieme rappresentano il 44% del Pil italiano, si sono confrontate con esponenti delle istituzioni europee, nazionali e regionali su 13 tavoli – agroalimentare, economia circolare, difesa, democrazia e diritti, energia, finanza, food, industria e mercati, media, logistica, tecnologia, farmaceutico, ricerca e innovazione – che riassumono le priorità dell’agenda europea.

Si è concentrato sull’importanza di momenti di incontro e scambio fra sistema produttivo e politica l’intervento di Antonella Sberna, vice presidente del Parlamento Europeo: “Oltre mille persone dentro una sala significa che l’alleanza tra istituzioni, imprese e cittadini esiste. Ora siamo nel pieno della legislatura, stiamo lavorando sui bilanci ma soprattutto su come vogliamo cambiare questa Europa. Tutti i parlamentari presenti possono avere visioni diverse, sfaccettature diverse, ma questo ci unisce. L’Europa in questo momento sta affrontando la sfida più difficile, collegare la concretezza con la realtà e la visione per dare un domani al nostro sistema economico”.

Da Pina Picierno, vice presidente del Parlamento Europeo, è arrivato invece un bilancio sul primo anno e mezzo di legislatura: “Abbiamo affrontato davvero cambiamenti epocali e se la scorsa legislatura è stata segnata dalla crisi pandemica e dalla reazione efficace che l’UE è riuscita a offrire ai cittadini, la legislatura in corso è segnata da conflitti che stanno minando tutte le nostre certezze consolidate. I rapporti atlantici sono in crisi come mai prima d’ora, abbiamo il riaffacciarsi di pratiche protezionistiche. Quello che abbiamo di fronte non è un quadro di prosperità e di crescita. Noi dobbiamo essere consapevoli di quello che va fatto per reagire. Non abbiamo di fronte una crisi as usual, perché non usuali dovranno essere le scelte e le decisioni. Non abbiamo bisogno di dichiarazioni di intenti. Per ciascuno degli aspetti di cui si è discusso è necessario già da domani fare qualcosa”.

Le grandi sfide che attendono l’Ue sono state al centro del videomessaggio di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea: “Viviamo in un mondo in continua e profonda trasformazione, soprattutto sempre più rapida. Solo un anno fa, in queste stesse settimane, il quadro globale appariva diverso. Alcune dinamiche che oggi incidono profondamente sugli equilibri economici e geopolitici non si erano ancora manifestate con la stessa intensità. Il Presidente degli Stati Uniti si era appena insediato, si iniziava a parlare di dazi. L’Unione Europea si è trovata ad operare in un contesto profondamente cambiato e in costante mutamento. Conflitti armati alle nostre porte, tensioni commerciali crescenti, una competizione globale sempre più intensa. Uno scenario che ci ha imposto di rivedere priorità, strumenti e modalità di intervento. L’Europa ha dovuto rafforzare il proprio impegno sulla sicurezza e sulla difesa, ma soprattutto sulla competitività del proprio sistema economico e produttivo. Ed è stato chiaro fin dall’inizio di questa commissione, che lo status quo non fosse un’opzione. Era necessario adattarsi al nuovo contesto, rispondere a priorità emergenti e soprattutto cambiare metodo. Per questo i nostri sforzi si sono concentrati su due parole chiave, semplificazione e flessibilità. Semplificazione per rendere il mercato interno più competitivo, flessibilità per utilizzare le risorse in modo più efficiente ed efficace”.

Sulle strategie per rendere sempre più competitivo il nostro Paese, invece, Vincenzo Celeste, Rappresentante permanente dell’Italia presso l’UE, ha detto: “L’80% delle attività qui a Bruxelles, se non di più, riguardano l’interesse di tutti noi, al di là delle posizioni politiche. È fondamentale l’ascolto del nostro sistema imprenditoriale per noi che poi partecipiamo alla redazione degli atti legislativi. Si è parlato di sfide, la prima più grande è sicuramente quella della competitività: siamo in una fase di grandi sfide per l’UE e sicuramente in un mondo in cui il sistema delle regole viene messo in discussione è fondamentale un ripensamento dell’approccio dell’UE. Il 12 febbraio ci sarà un incontro tra i capi di Stato a Liegi, dove si discuterà della competitività. L’italia ci arriva con le idee chiare, forte di una valutazione finanziaria sempre più solida e stabilità politica che ha creato le condizioni di nuova centralità e peso specifico all’interno dell’UE. Abbiamo bisogno di più semplificazione normativa che significa eliminare regole inutili ma significa anche un approccio diverso al modo di scrivere quelle nuove. Dobbiamo arrivare a una semplicità by design. Abbiamo bisogno di innovazione e di una rivitalizzazione delle industrie tradizionali energivore maggiormente toccate dalla crisi. Il settore dell’automotive è una cartina tornasole fondamentale. Dobbiamo ridurre le dipendenze strategiche”.

L’Ambasciatrice d’Italia in Belgio, Federica Favi, ha ricordato l’impegno e la disponibilità dell’ambasciata nel favorire momenti di condivisione: “Il sistema paese funziona a Bruxelles e può contribuire al grande progetto europeo: ci si parla, ci si confronta a tutti i livelli con idee diverse”.

E ha concluso Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia. “In un momento di sfide senza precedenti dal dopoguerra è necessario rafforzare la nostra Unione, come chiedono l’89% dei cittadini europei. La via per farlo è investire di più sulla nostra autonomia strategica per difendere le nostre democrazie e la nostra libertà. Il dialogo tra decisori europei e imprese promosso da Connact e dal Parlamento europeo in Italia è la chiave per costruire un’Unione competitiva, innovativa, con una forte base industriale e che sappia attirare investimenti. Il successo dell’iniziativa, testimoniato dalla grande partecipazione di rappresentanti di imprese, parlamentari europei e alti funzionari, testimonia quanto questo dialogo sia utile e prezioso”.

L’incontro ha rappresentato un’occasione per consolidare la presenza italiana a Bruxelles e per rafforzare il dialogo con le istituzioni, stimolando una collaborazione attiva e proattiva, fondamentale per affrontare le sfide future e cogliere le opportunità emergenti.

Connact Annual Meeting è organizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia. Con il patrocinio di: AGID, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ANCI, ENEA, Consiglio Nazionale delle Ricerche, APRE, Camera di Commercio Belgo – Italiana, Regione Autonoma Valle D’Aosta, Regione Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano, Regione Calabria, Regione Emilia Romagna, Regione Lazio, Regione Liguria, Regione Lombardia, Regione Molise, Regione Piemonte, Regione Toscana, Regione Umbria.

L’evento è promosso da A2A, Assonime, Autostrade per l’Italia, Barilla, Bracco, Centromarca, Gruppo Chiesi, CIA Agricoltori Italiani, CONAI, Confartigianato, Confcooperative, Confetra, Consiglio Nazionale del Notariato, Edison, ELT Group, Enel, Eni, Fastweb+Vodafone, Federalimentare, Federcasse, FederlegnoArredo, Federvini, Gruppo Ferrero, FiberCop, Fincantieri, Generali, Gruppo FS, Intesa Sanpaolo, INWIT, IP Gruppo api, ITA Airways, Leonardo, Menarini Group, MFE – Media for Europe, Open Fiber, Pirelli & C., Snam, Terna, TIM, WindTre. Partner Scientifici: APRE, Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBBA, ISPA, STEMS), ENEA, IAI Istituto Affari Internazionali, Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, Politecnico di Milano. Tra i relatori anche AGCOM, ASVIS, Intersos, AVSI, Save the children Italia, UNHCR.

Agence Europe, ANSA, Eunews, Gea Agency, HuffPost, L’Infografica, Radio Radicale, TGcom24, Vatican News sono media partner dell’iniziativa.

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Torna a Bruxelles Connact Annual Meeting: confronto tra 50 imprese e associazioni

Quasi 50 fra grandi aziende italiane e associazioni, centri di ricerca e realtà del terzo settore che insieme rappresentano il 44% del Pil italiano, saranno a Bruxelles oggi 4 febbraio per la seconda edizione dell’Annual Meeting di Connact, la piattaforma di eventi che favorisce il confronto tra soggetti privati e istituzioni attraverso momenti di incontro e networking. Con oltre 1000 miliardi di ricavi, una rappresentanza di 1,7 milioni imprese, cioè il 33,1% di tutte le aziende italiane, e 5,8 milioni di dipendenti, che rappresentano il 30% del totale di quelli italiani, le aziende, le associazioni e le organizzazioni protagoniste dell’evento incontreranno parlamentari, esponenti delle istituzioni europee, nazionali e regionali per confrontarsi sulle priorità che il Sistema Italia porrà al centro dell’agenda europea.

La nuova edizione dell’Annual Meeting dal titolo ‘Il Sistema Italia e le priorità dell’Unione europea’ – dalle ore 17 presso The Square, Mont des Arts/Kunstberg B-1000 Bruxelles – nasce proprio dalla necessità di incentivare l’incontro e il confronto tra sistema produttivo e decisori. L’incontro rappresenterà un’occasione per consolidare la presenza italiana a Bruxelles e per rafforzare il dialogo con le istituzioni europee. L’evento ha l’obiettivo di stimolare una collaborazione attiva e proattiva, fondamentale per affrontare le sfide future e cogliere le opportunità emergenti. Prevista la partecipazione anche di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Federica Favi, Ambasciatore d’Italia in Belgio e Vincenzo Celeste, Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, insieme a Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia.

Saranno 13 i tavoli tematici sui quali aziende, associazioni e organizzazioni si confronteranno con gli esponenti istituzionali. Con “Agri” si metterà al centro la riforma della PAC e le conseguenze per il mondo agricolo, europeo e italiano, mentre “Circular economy” sarà dedicato alle politiche e agli investimenti per accelerare l’economia circolare europea. Il tema della cooperazione industriale e del ruolo dell’industria italiana nel rafforzamento della difesa europea sarà invece discusso in “Defence & Security”, mentre “Democracy & Right” verterà sull’azione dell’Unione Europea tra crisi, migrazioni e tensioni internazionali.

“Finance & Insurance” sarà l’occasione per un focus su riforme e strumenti per convogliare il risparmio verso investimenti produttivi in Europa. La nuova agenda Ue sull’agroalimentare, tra sicurezza, tracciabilità e competitività sarà affrontata in “Food”. “Industry & Market” risponderà alla domanda: “quali sono e come agiscono gli strumenti Ue per l’innovazione e la resilienza produttiva?”.

“Media” sarà il tavolo nel quale saranno discussi il Media Freedom Act e l’AI Act e Digital Market Act per tutelare stampa, pluralismo e sviluppo del settore culturale. Si parlerà anche di trasporti sostenibili, decarbonizzazione, ammodernamento e sinergie tra politiche industriali per superare la crisi del settore automotive in “Mobility & Logistics”, mentre “Net & Tech” sarà dedicato al grande tema della sovranità tecnologica, della sicurezza e dell’autonomia strategica attraverso l’implementazione di infrastrutture e servizi TLC. Il ruolo chiave del farmaceutico e il supporto dell’ UE tra innovazione e autonomia sarà il centro del tavolo “Pharma and Medical Devices”. Infine “Research & Innovation” sarà dedicato alla politica europea su R&I tra sviluppo e sostegno ai ricercatori, imprese e innovatori.

Connact Annual Meeting è un evento organizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia. Con il patrocinio: AGID, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ANCI, ENEA, Consiglio Nazionale delle Ricerche, APRE, Camera di Commercio Belgo – Italiana, Regione Autonoma Valle D’Aosta, Regione Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano, Regione Calabria, Regione Emilia Romagna, Regione Lazio, Regione Liguria, Regione Lombardia, Regione Molise, Regione Piemonte, Regione Toscana, Regione Umbria.

L’evento è promosso da A2A, Assonime, Autostrade per l’Italia, Barilla, Bracco, Centromarca, Gruppo Chiesi, CIA Agricoltori Italiani, CONAI, Confartigianato, Confcooperative, Confetra, Consiglio Nazionale del Notariato, Edison, ELT Group, Enel, Eni, Fastweb+Vodafone, Federalimentare, Federcasse, FLA FederlegnoArredo, Federvini, Gruppo Ferrero, FiberCop, Fincantieri, Generali, Gruppo FS, Intesa San Paolo, INWIT, IP Gruppo api, ITA Airways, Leonardo, Menarini Group, MFE – Media for Europe, Open Fiber, Pirelli & C., Snam, Terna, TIM, WindTre. Partner Scientifici: APRE, Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBBA, ISPA, STEMS), ENEA, IAI Istituto Affari Internazionali, Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, Politecnico di Milano. Tra i relatori anche AGCOM, ASVIS, Intersos, AVSI, Save the children Italia, UNHCR.

Agence Europe, ANSA, Eunews, Gea Agency, Huffington post, L’Infografica, Radio Radicale, TGcom24, Vatican News sono media partner dell’iniziativa.

Tavolo auto, Urso: Servono subito cambiamenti. Stellantis conferma piani, allarme sindacati

Il 2026 si apre nel segno dell’urgenza per l’industria dell’auto italiana. Il tavolo nazionale convocato al Mimit dal ministro Adolfo Urso si è concluso con un chiaro messaggio rivolto a Bruxelles: “Servono cambiamenti radicali, non maquillage”.

Il governo ha presentato la nuova programmazione del Fondo Automotive fino al 2030, che mette sul piatto circa 1,6 miliardi di euro, destinando il 75% delle risorse al sostegno dell’offerta e della ricerca. L’obiettivo è superare il meccanismo delle “supermulte” europee e promuovere una piena neutralità tecnologica che includa biocombustibili e incentivi al retrofit.

Durante il confronto Stellantis – che il prossimo 21 maggio presenterà in Michigan il proprio piano strategico durante l’Investor Day 2026, – ha cercato di rassicurare gli stakeholder confermando l’impegno per l’Italia con 7 miliardi di euro di acquisti dalla filiera nazionale. Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe, ha prospettato un’inversione di tendenza produttiva proprio a partire dal 2026. Melfi è il polo della ripartenza, qui nelle prossime settimane riprenderà il secondo turno per la Jeep Compass. Nel 2026 debutteranno i nuovi modelli DS e Lancia Gamma (elettrici e ibridi), con un ulteriore modello previsto entro il 2028. Mirafiori invece ha chiuso il 2025 con un +28% di produzione, trainato dalla nuova Fiat 500 ibrida, confermandosi asset strategico. Ad Atessa torna parzialmente il terzo turno, garantendo 200 veicoli in più al giorno e lo sviluppo di una nuova generazione di veicoli commerciali leggeri (LCV). A Termoli, confermata la produzione di cambi e-DCT e investimenti sui motori GSE adattati alla normativa Euro 7 per garantirne l’operatività oltre il 2030. A Cassino arriverà la nuova Maserati Grecale, mentre a Modena è tornata la produzione di GranCabrio e GranTurismo per rilanciare il tridente nel segmento lusso. Confermati a Pomigliano i tre modelli già annunciati nel piano del 2024.

I prossimi mesi, ricorda Cappellano, “saranno cruciali per modificare e migliorare Il nuovo pacchetto di misure per il settore dell’automotive presentato dalla Commissione a dicembre. Servono condizioni di competitività e regole che assicurino un futuro per il settore e scongiurino una crisi del settore che rischia di essere irreversibile”. L’auspicio, dice, è che “tutti i partecipanti al tavolo possano offrire un contributo con le proprie forze”, perché “questa sfida non riguarda solo Stellantis ma l’intero comparto automotive, al cui sviluppo abbiamo la responsabilità ed il dovere di contribuire”.

Nonostante le rassicurazioni aziendali, il clima tra i rappresentanti dei lavoratori resta teso. Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) ha lanciato l’allarme sui volumi: “Siamo passati da 750mila a 300mila veicoli. L’azione del governo non ha funzionato e la situazione è di pura emergenza”. Uliano chiede che l’Europa deroghi al debito per gli investimenti industriali, similmente a quanto fatto per il settore militare. Ancora più critico Michele De Palma (Fiom-Cgil), che parla di un processo di “autodistruzione” del sistema: “Siamo sotto le 300mila vetture contro il milione promesso. Serve un intervento della Presidenza del Consiglio perché il dossier coinvolge anche Lavoro e Mef”. Secondo la Fiom, sono 10.000 i posti di lavoro a rischio nella sola componentistica. Anche Rocco Palombella (Uilm) boccia il 2025 come “anno orribile” e definisce i fondi governativi (1,6 miliardi in 5 anni) come “quasi nulli” se diluiti nel tempo, invocando un piano industriale vero prima che venga presentato a Detroit.

In chiusura le associazioni di categoria. Motus-E ha chiesto di superare le ideologie, puntando su una fiscalità agevolata per le flotte aziendali così da alimentare il mercato dell’usato elettrico. Sul fronte dei carburanti alternativi, Assogasliquidi-Federchimica ha accolto con favore i 21 milioni per il retrofit a gas, ribadendo l’importanza di Gpl e Gnl per una transizione che sia anche socialmente ed economicamente sostenibile per le famiglie.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meetingorganizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

Ue, Bei: Nel 2025 quadruplicati a 4 miliardi i fondi per la difesa

Record di 11,6 miliardi di euro dedicati alle reti europee; un terzo degli investimenti totali per la transizione energetica; risorse quadruplicate per la difesa. Sono i dati della relazione sui risultati annuali del gruppo Banca europea per gli investimenti (Bei) per il 2025 da cui emerge che è stato rispettato l’obiettivo di mantenere il 60% di finanziamenti in sostenibilità e che alla difesa sono andati quattro miliardi di euro: pari al 5% delle attività annuali del Gruppo Bei nell’Ue e a quattro volte le risorse messe in campo nel 2024. Questo è da ricondurre anche al fatto che, a metà dell’anno scorso, la Banca europea per gli investimenti aveva deciso di espandere il proprio raggio d’azione nel comparto grazie ad un aumento complessivo di spesa fino a 100 miliardi di euro. Al di là di ciò “abbiamo fatto meglio del previsto, avendo già raggiunto lo scorso anno l’obiettivo che ci eravamo prefissati per il 2026”, ha sottolineato la presidente della Bei, Nadia Calviño. Che si è detta “fiduciosa di poterlo confermare anche alla fine di quest’anno” dal momento che “non c’è dubbio che l’Unione europea debba accrescere la propria capacità di difesa”.

Dai dati della relazione emerge che quasi il 60% dei finanziamenti totali del Gruppo Bei nel 2025 è stato destinato a progetti verdi, dalle grandi reti e interconnessioni energetiche alla realizzazione di sistemi di stoccaggio e di energie rinnovabili, alle tecnologie pulite per la decarbonizzazione dell’industria pesante, nonché agli investimenti per l’adattamento, come le infrastrutture idriche, rafforzando la resilienza delle economie e delle società ai cambiamenti climatici e al loro impatto. Un importo “record” di 11,6 miliardi di euro è stato destinato a progetti di reti e stoccaggio, a sostegno della sicurezza dell’approvvigionamento elettrico. E si stima che il finanziamento firmato lo scorso anno contribuirà alla costruzione o all’ammodernamento di 56 mila km di linee elettriche, dall’interconnessione storica del Golfo di Biscaglia tra la Penisola Iberica e la Francia, passando per un cavo sottomarino che collega due regioni dell’Italia centrale, fino alle reti locali e alle infrastrutture elettriche municipali in Germania. I finanziamenti del Gruppo Bei hanno sostenuto un quinto di tutta la nuova capacità solare installata, un progetto eolico onshore su tre, e la stragrande maggioranza di tutti i progetti eolici offshore nel 2025.

Nel campo della salute, dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie, l’anno scorso si è avuto il lancio di TechEU, “il più grande programma di finanziamento per l’innovazione di sempre”, con cui il Gruppo Bei prevede di mobilitare almeno 250 miliardi di euro di investimenti entro il 2027, puntando a trattenere in Europa le idee, le aziende e le tecnologie. I calcoli prevedono che i finanziamenti erogati solo lo scorso anno mobiliteranno oltre 100 miliardi di euro di investimenti, dalle reti 6G basate sull’intelligenza artificiale alla produzione di semiconduttori. Mentre, in qualità di finanziatore fondamentale dell’innovazione, il Fondo europeo per gli investimenti (Fei), la filiale della Bei dedicata al finanziamento del rischio, ha erogato quasi 16 miliardi di euro in garanzie e finanziamenti azionari per piccole imprese e startup in tutta l’Ue.

Infine, il Piano per un’edilizia abitativa accessibile e sostenibile del Gruppo Bei, lanciato nel 2025 insieme alla Commissione europea, ha portato i finanziamenti per l’innovazione, le ristrutturazioni e le nuove costruzioni a oltre 5 miliardi di euro, con un aumento di quasi il 50% su base annua, con un ulteriore incremento previsto per il 2026. Mentre i finanziamenti per l’agricoltura e la bioeconomia hanno raggiunto la cifra record di quasi 8 miliardi di euro e quelli per l’Ucraina hanno toccato “un nuovo record e ora superano i 4 miliardi di euro dall’inizio dell’invasione russa, con un nuovo progetto firmato o inaugurato ogni due settimane, da scuole, ospedali e strutture comunitarie al teleriscaldamento e alla fornitura di energia elettrica”.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meetingorganizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

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