Dazi, definita intesa Usa-Ue: 15% su auto e farmaci. Nessuna esenzione sul vino

Oltre 10 viaggi transatlantici, 120-130 ore di colloqui, per “l’accordo migliore che potevamo sperare”. Il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, annuncia in conferenza stampa la pubblicazione della dichiarazione congiunta Ue-Usa sugli accordi commerciali reciproci, a meno di un mese dall’intesa raggiunta in Scozia il 27 luglio tra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Un documento che definisce un quadro “equo, equilibrato e reciprocamente vantaggioso”. L’obiettivo è chiaro: consolidare le relazioni “e contribuire – dice Sefcovic – alla reindustrializzazione su entrambe le sponde dell’Atlantico. Vogliamo liberare appieno il potenziale della nostra forza economica combinata”. Von der Leyen ricorda che “di fronte a una situazione difficile, abbiamo mantenuto gli impegni assunti nei confronti dei nostri Stati membri e dell’industria e abbiamo ripristinato la chiarezza e la coerenza nel commercio transatlantico”.

Per Bruxelles, insomma, il risultato è positivo perché il limite tariffario globale del 15% per l’Unione europea è “l’accordo commerciale più favorevole che gli Stati Uniti abbiano mai concesso a un partner”, dice il Commissario, anche perché “l’alternativa, una guerra commerciale con dazi altissimi e un’escalation politica, non giova a nessuno. Danneggia l’occupazione, la crescita e le imprese sia nell’Ue che negli Stati Uniti. E non si tratta di una teoria, poiché sarebbero a rischio quasi 5 milioni di posti di lavoro in Europa, molti dei quali nelle Pmi. Questo accordo evita questa strada”. Soddisfatta anche la controparte. Per il segretario Usa al Commercio, Howard Lutnick, l’accordo ha permesso all’agenda commerciale statunitense di ottenere “una vittoria importante per i lavoratori americani, le industrie statunitensi e la nostra sicurezza nazionale. “Dazi” dovrebbe essere una delle parole preferite dell’America”, aggiunge.

Per il governo italiano anche se “non si tratta ancora di un punto di arrivo ideale o finale”, l’intesa ha permesso di raggiungere “alcuni punti fermi importanti a partire dall’aver evitato una guerra commerciale e dall’aver posto le basi per relazioni commerciali mutualmente vantaggiose”.

E un’ampia gamma di settori, tra cui industrie strategiche come l’automobile, i prodotti farmaceutici, i semiconduttori e il legname, beneficeranno di questo limite massimo. Ma per Business Europe, l’associazione imprenditoriale europea, questo non dovrebbe essere il risultato finale, perché l’impatto sulla competitività delle imprese Ue “sarà comunque negativo” e per questo bisogna “raddoppiare gli sforzi” riducendo “gli oneri normativi e il costo dell’energia e portando avanti il ​​suo programma di diversificazione commerciale”. Per quanto riguarda le auto – ora soggette a un dazio del 27,5% – la nuova imposta dovrebbe entrare in vigore retroattivamente dal 1° agosto perché, spiega Sefcovic.

Nessuna esenzione, invece, per il vino, i distillati e la birra su cui “stiamo lavorando da quando abbiamo avviato i negoziati”, con gli Usa, cioè da febbraio. Purtroppo, ammette Sefcovic, “non siamo riusciti” a inserirli nell’accordo, “ma le porte non sono chiuse, perché entrambe le parti hanno concordato di valutare altri settori in futuro, e questi sono una nostra priorità”. Per l’Unione Italiana Vini, si tratta sostanzialmente di una sconfitta perché il danno stimato per le imprese è di circa 317 milioni di euro cumulati nei prossimi 12 mesi, mentre per i partner commerciali d’oltreoceano il mancato guadagno salirà fino a quasi 1,7 miliardi di dollari.

Numerosi gli impegni presi dall’Ue. L’accordo prevede anche una forte cooperazione energetica, nell’ambito della quale l’Ue acquisterà gas naturale liquefatto, petrolio e prodotti energetici nucleari dagli Stati Uniti, con un volume di acquisti previsto di 750 miliardi di dollari entro il 2028. Bruxelles, inoltre, acquisterà chip di intelligenza artificiale statunitensi per un valore di almeno 40 miliardi di dollari per i suoi centri di calcolo. Ma non solo. Le aziende europee investiranno ulteriori 600 miliardi di dollari in settori strategici negli Stati Uniti entro il 2028.

Elena Fois

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