Iran, Trump ripristina blocco Hormuz: Prenderemo controllo. Si impenna prezzo gas e petrolio

Si intensifica lo scontro tra Stati Uniti e Iran, con una nuova ondata di attacchi reciproci che accresce la tensione nel Golfo e mette a rischio la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Nella notte le forze americane “hanno preso di mira i sistemi di difesa aerea iraniani, i radar costieri, le capacità missilistiche e dei droni, nonché piccole imbarcazioni”, come ha riferito il Comando statunitense per il Medio Oriente su X.  Una serie di esplosioni sono state segnalate a Jask, Qeshm, Bandar Abbas e Sirik: il bilancio sarebbe di un morto, secondo fonti locali. “Questi raid vanificano gli sforzi diplomatici”, dice Teheran che rivendica raid sulle basi Usa in Giordania, Bahrein e Kuwait.

Nell’escalation in cui è precipitato nuovamente il Medio Oriente gli occhi del mondo sono puntati sullo Stretto di Hormuz dove prima della guerra, transitava un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e di gas liquefatto. Teheran sostiene che sia chiuso “fino a nuovo ordine”, mentre DonaldTrump e il Comando combattente unificato delle forze armate degli Stati Uniti (Centcom) dicono l’opposto, ossia che “rotte di transito libero” sono accessibili e che Teheran “non controlla lo Stretto”. Anzi, rilancia il presidente americano, sono gli Stati Uniti che “stanno prendendo il controllo dello Stretto”. “Probabilmente saranno gli Stati Uniti a gestire lo Stretto. Se saremo noi a gestirlo, verremo rimborsati. Diventeremo i custodi dello Stretto e verremo pagati per sorvegliarlo”, spiega in un’intervista a Fox News. E in un post su Truth annuncia che lo Stretto è aperto e “rimarrà” aperto “con o senza l’Iran” e che gli Stati Uniti ripristineranno il blocco dei porti iraniani. Il presidente fa sapere anche che gli Stati Uniti inizieranno ad applicare tariffe alle navi che transitano attraverso lo stretto, sostenendo che verrà imposta una tariffa del 20% “per tutti i costi necessari” a garantire la sicurezza delle imbarcazioni.

La querelle ha fatto nuovamente impennare il prezzo dei prodotti dell’energia, con il gas che chiude in forte rialzo (+5%) a 51 euro/MWh e il petrolio in aumento con il Wti che guadagna il 4,51% a 74,63 dollari al barile e il Brent poco sotto i 78 dollari.

Secondo i dati del sito di monitoraggio marittimo Kpler, solo 14 navi – metà delle quali mercantili – hanno attraversato lo stretto domenica, il che suggerisce che la via navigabile non sia completamente chiusa come annunciato dall’Iran. Almeno tre navi mercantili hanno attraversato lo stretto lunedì, sempre secondo Kpler. Tuttavia, il traffico è significativamente ostacolato dai rischi per la sicurezza, dopo che l’Iran ha attaccato un’altra nave sabato e si è scambiato attacchi con gli Stati Uniti in prossimità dello stretto.

Sabato sera la Repubblica islamica ha annunciato di aver chiuso il corridoio marittimo dopo aver esploso un colpo di avvertimento che ha centrato un’imbarcazione in navigazione, battente bandiera cipriota. E ieri ha fermato con la forza una seconda nave, la portacontainer GFS Galaxy, al largo delle coste dell’Oman. Tutte azioni che hanno provocato il terzo e, ieri a partire dalle 23 ora italiana, il quarto round di attacchi degli Stati Uniti in una settimana: secondo i media statali iraniani, i bombardamenti Usa hanno colpito vaste aree dell’Iran occidentale e meridionale, tra cui l’isola di Qeshm e Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, nonché la provincia del Khuzestan, al confine con l’Iraq. Per la prima volta nell’operazione sono stati impiegati congiuntamente aerei da combattimento, navi da guerra, droni d’attacco aerei monouso e droni marini. Il Centcom ha ribadito che le forze americane resteranno schierate per garantire la libertà di navigazione commerciale, definendo “ingiustificate” le azioni e le minacce attribuite a Teheran.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le forze armate della Repubblica islamica hanno dichiarato di aver lanciato attacchi con droni e missili contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania, in risposta ai raid americani nel sud dell’Iran. Secondo una dichiarazione diffusa dall’esercito iraniano, in Kuwait sarebbero stati colpiti sistemi di difesa Patriot, depositi di munizioni e una postazione radar, mentre in Bahrein gli attacchi avrebbero interessato sistemi di comunicazione e radar statunitensi.

Parallelamente, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivendicato il lancio di missili balistici contro la base aerea statunitense Prince Hassan, in Giordania. L’IRGC sostiene che l’azione sia stata una risposta ai tentativi degli Stati Uniti di far transitare imbarcazioni attraverso quella che definisce una “rotta marittima illegale” nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz, accusando Washington di aver successivamente colpito installazioni militari e infrastrutture di telecomunicazione lungo la costa meridionale iraniana Teheran ha inoltre avvertito che eventuali ulteriori attacchi statunitensi provocheranno una risposta ancora più dura, attribuendo agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità dell’instabilità nella regione.

Meloni: “Non intendo alimentare confronto con Trump. Politica estera non è Temptation Island”

Giorgia Meloni chiede pubblicamente una tregua a Donald Trump. Non ha intenzione, giura, di alimentare “il confronto”. La premier si dice “sinceramente colpita” dal comportamento del presidente americano, ma non intende rompere l’asse Roma-Washington.

Per questo i suoi non mancheranno alle celebrazioni per il 4 luglio a Villa Taverna. La prima ministra difende la scelta fatta a caldo dal vice Antonio Tajani di annullare la missione a Miami per il business forum Italia-Usa, ma il governo non mancherà di rispetto, spiega intervistata a ‘Il giorno della Verità’, all’ambasciatore Tilman Joseph Fertitta “che è una personalità che lavora molto per mantenere saldi i rapporti tra Italia e Stati Uniti”: “Non cambio idea su quanto sia importante mantenere solido il rapporto tra Stati Uniti ed Europa”, ribadisce.

Nessun contraccolpo economico, secondo la presidente del Consiglio, seguirà agli screzi con Trump: “Mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti vadano ben nelle ultime settimane e anche negli ultimi mesi tanto a livello istituzionale quanto a livello economico”, rileva, ricordando che l’export italiano è cresciuto nonostante i dazi americani, “a dimostrazione che i nostri prodotti sono molto ben recepiti dai consumatori americani”.

Insomma, l’intenzione è quella di riportare i termini della politica estera alla “profondità” in cui devono stare: “Delle volte noi veramente parliamo di politica estera come se fosse Temptation Island”, ironizza Meloni, commentando i tantissimi meme che hanno invaso i social negli ultimi giorni e che raffigurano i due leader seduti al falò di confronto della trasmissione televisiva. “La politica estera è una cosa più complessa di questo”, scandisce.

Sul negoziato tra Usa e Iran si dice “abbastanza ottimista”, nonostante sia “complesso”: “Penso che il nostro non debba essere un ottimismo statico, dobbiamo dare mano sul piano diplomatico e dando la disponibilità per una missione”.

La linea di Roma su Teheran non cambia: “Non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere, i termini dell’accordo su questo devono essere chiari. Nessun paese della regione – ha aggiunto – può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo”.

Ma la questione che sta più a cuore a Meloni è quella della libertà di navigazione: “Abbiamo visto come la chiusura di Hormuz abbia impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino navigazione, non solo per lo snodo che Hormuz rappresenta ma anche per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta”. Se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani, avverte, “ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma. È la ragione per cui abbiamo dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte”.

In casa, la prima ministra si impegna ad arrivare all’approvazione definitiva della legge delega sul nucleare civile prima della pausa estiva. Il Governo, intanto, sta già lavorando ai decreti attuativi: “Non voglio perdere neanche un giorno”, afferma Meloni, rimarcando che al termine della legislatura manca poco più di un anno: “Vorrei arrivare alla fine avendo offerto all’Italia concretamente una cosa che io considero estremamente importante. Perché il nucleare ci consente di essere indipendenti in un tempo nel quale abbiamo capito quanto sia pericoloso dipendere dagli altri, quanto sia pericoloso e perché consente alle nostre aziende di competere ad armi pari”.

Crolla pace Trump-Meloni. Il tycoon: “Ha implorato foto con me”. Annullato business forum a Miami

La fragile pace di Evian tra Donald Trump e Giorgia Meloni crolla e le sponde dell’atlantico tornano ad allontanarsi.

Al G7, racconta il presidente degli Stati Uniti all’Aria che Tira su La7, la premier gli avrebbe “implorato di fare una foto insieme”: “l’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena”, riferisce. Questa volta la presidente del Consiglio non attende e replica a Trump con un video diffuso su Instagram e registrato a Bruxelles, durante i lavori del Consiglio europeo, perché “certe cose meritano una reazione immediata”. Le dichiarazioni del tycoon “sono totalmente inventate”, garantisce Meloni dicendosi “francamente allibita”. Quello che la premier non si spiega è il motivo per cui Trump abbia questo tipo di atteggiamento “con i propri alleati” e non con “i nemici dell’Occidente”, con cui invece “si dimostra molto più accondiscendente”. Poi mette in chiaro: “Una cosa se la deve ricordare, io e l’Italia non imploriamo mai”.

L’impatto che questa nuova frattura avrà nelle relazioni tra Stati Uniti e Italia si capirà nei prossimi giorni. Nelle prime ore dello scontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato di aver annullato il suo viaggio a Miami per il business forum Italia-Usa: “Le gravi e offensive parole di Trump offendono tutta l’Italia”, motiva il vicepremier su X. E, alla luce dell’annullamento della visita, la Farnesina comunica in serata la cancellazione dell’intero Forum, spiegando che il ministero degli Esteri aggiornerà le imprese e le associazioni di categoria su “future iniziative di partenariato economico bilaterale con gli Stati Uniti”.

Meloni lascia Bruxelles senza nuove dichiarazioni, ma incassando la solidarietà degli altri leader europei, alcuni dei quali chiedono un selfie con lei, in segno di vicinanza. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, le esprime piena solidarietà in pubblico e in privato per un attacco che “non è né politico né personale, non so nemmeno come qualificarlo”, spiega ai cronisti a margine del Consiglio.

In casa, è immediata la solidarietà del mondo della politica e delle istituzioni. A partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che le telefona. La prima ministra riceve le chiamate anche dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, che giudica le parole di Trump un “evidente tentativo di vendicarsi della premier italiana per il suo non essersi piegata ai suoi voleri”.

Il governo leva gli scudi per difendere la capa dell’esecutivo. La solidarietà è trasversale da tutti i partiti, ma l’opposizione deplora una subalternità che oggi la prima ministra sconta. Per il Pd si esprimono gli ex ministri Andrea Orlando e Lorenzo Guerini, l’eurodeputata Alessandra Moretti, la senatrice Tatjana Rojc. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte giudica le parole di Trump inaccettabili, ma rileva allo stesso tempo un atteggiamento “sbagliato” della premier: “Ha rincorso Trump e lo ha assecondato in tutto, si è addirittura detta disponibile a indebitare il Paese per acquistare armi americane e gas, gli ha detto che i dazi sono un buon compromesso, lo ha proposto come Nobel per la pace”, ha ricordato. Meloni è stata “subalterna a Trump, facendo perdere la dignità all’Italia”, attacca Angelo Bonelli di Avs. Il presidente Usa è un “mentitore seriale nonché un bullo da operetta”, scrive sui social il leader di Azione, Carlo Calenda. Le frasi di Trump “sono orripilanti, come sempre”, concorda il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che però aggiunge: “Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata”.

Donald Trump Usa

Annullati negoziati in Svizzera tra Usa e Iran. Trump: “Nessun limite al mio potere”

I negoziati previsti per venerdì in Svizzera tra Iran e Stati Uniti, volti a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto in Medioriente,  sono stati rinviati a tempo indeterminato. Lo ha annunciato il governo svizzero, poche ore dopo la cancellazione della partenza del vicepresidente statunitense JD Vance per il Paese alpino. “I colloqui previsti tra Stati Uniti, Iran, Qatar e Pakistan sono stati rinviati. La Svizzera resta disponibile a facilitare tali discussioni. I relativi lavori preparatori proseguono “, ha annunciato il ministero degli Esteri in un messaggio inviato all’AFP, senza fornire una nuova data. Il memorandum d’intesa è stato firmato elettronicamente e a distanza mercoledì dal presidente iraniano Massoud Pezeshkian e da quello Usa, Donald Trump. La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha dichiarato giovedì in un messaggio scritto di averlo approvato, pur con alcune riserve. Per il repubblicano, il memorandum d’intesa “probabilmente equivale a una resa incondizionata” dell’Iran. Intervistato da Axios,  ha ammesso di aver negoziato l’accordo con l’Iran per evitare che la guerra si trasformasse in una depressione economica globale. Tuttavia, Trump ha negato di essere stato umiliato da questa esperienza. Alla domanda su cosa avesse imparato dalla guerra riguardo ai limiti del suo potere, ha risposto: “Non ci sono limiti”.

L’annullamento del viaggio di JD Vance in Svizzera aveva già sollevato dubbi sulla possibilità che questi colloqui si svolgessero. I negoziati, rinnovabili per 60 giorni, dovrebbero concentrarsi sul programma nucleare iraniano. L’inizio era previsto per venerdì con una cerimonia in un hotel di lusso sul Bürgenstock, che domina il lago di Lucerna. Tuttavia, JD Vance, che avrebbe dovuto rappresentare il suo paese, ha rinviato la sua partecipazione, così come il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, la cui mediazione era cruciale.

“I piani per i prossimi colloqui tecnici non sono ancora stati definiti e la delegazione americana si è preparata a partire alla prima occasione utile. Ma la logistica di questi negoziati non è mai stata semplice né prevedibile. Per il momento, il vicepresidente non partirà stasera“, ha annunciato la Casa Bianca nella notte tra giovedì e venerdì. Secondo Axios il rinvio del viaggio sarebbe legato alle richieste iraniane riguardanti il ​​Libano. L’intesa, infatti, prevede la cessazione immediata delle ostilità anche in quel Paese, ma le violazioni del cessate il fuoco sono continue. L’Idf ha annunciato che quattro soldati israeliani sono stati uccisi da Hezbollah, scatenando l’ira del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. “Per ogni lacrima versata da una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare!”, ha scritto su X.

Donald Trump Usa

Verso firma accordo Usa-Iran domenica a Ginevra. Trump: “Falsa la bozza diffusa da Teheran”. Pakistan: “Pace mai così vicina”

Accordo sì, accordo no. La partita fra Usa e Iran è ancora aperta, anche se sembra avvicinarsi la firma del Memorandum di intesa. Che potrebbe essere addirittura già domenica a Ginevra. Una fonte ha riferito a Reuters che il testo è ancora in fase di definizione e che l’Iran rimane fermo sulla sua posizione, secondo cui l’accordo debba porre fine anche ai combattimenti in Libano, dove Israele si scontra con la milizia Hezbollah, sostenuta dall’Iran. L’obiettivo è definire la formulazione entro sabato, in modo che l’accordo possa essere firmato dal vicepresidente statunitense JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammed Baqer Qalibaf il giorno seguente. E’ il premier del Pakistan Shehbaz Sharifa confermare come la pace “non è mai stata così vicina come lo è ora“: “Nonostante gli intensi sforzi di mediazione in corso da parte del Pakistan, siamo pienamente consapevoli dell’incessante campagna di disinformazione condotta da coloro che vogliono sabotare l’accordo di pace. Al di là di tutto questo clamore, possiamo confermare che è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell’accordo di pace e che il Pakistan sta ora lavorando a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi“, scrive su X.

Nella bozza dell’accordo diffusa dall’agenzia iraniana Mehr si leggono 14 punti. I primi quattro prevedono la cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso; l’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell’Iran e a rispettare la sovranità della Repubblica islamica dell’Iran; la revoca completa del blocco navale entro 30 giorni; l’impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti l’Iran. Il testo prevede anche la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni con accordi con l’Iran, la sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati e pieno accesso dell’Iran alle sue risorse finanziarie. E ancora la necessità che gli Stati Uniti e i loro alleati presentino piani di ricostruzione per l’Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari , e poi da 8 a 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo finale basato sulle questioni nucleari e sulla revoca completa delle sanzioni primarie e secondarie statunitensi, ribadendo l’impegno dell’Iran, sancito dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), a non produrre armi nucleari.

Una bozza che però Trump smentisce subito: “Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media che diffondono fake news non hanno NULLA a che vedere con quelle concordate per iscritto. Quello che hanno detto, compresa la loro debole e patetica dichiarazione sul raggiungimento di un accordo, non ha alcun rapporto con la verità”, scrive su Truth, attaccando: “Sono persone con cui è davvero disonorevole avere a che fare. Con loro non esiste alcuna trattativa in buona fede. INCREDIBILE! Inoltre, il loro attacco con droni di ieri sera contro le navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz, che è stato totalmente respinto, è ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE. Faranno meglio a darsi una regolata, e in FRETTA!“. A invitare alla calma è il ministro degli Esteri iraniano Seyed Araghchi, che su X afferma: “Il protocollo d’intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione. In attesa della sua finalizzazione, i media dovrebbero astenersi dal formulare ipotesi sul suo contenuto. In linea con il nostro approccio responsabile e trasparente, tutti i dettagli saranno resi noti al pubblico a tempo debito“. Post subito ripubblicato da Trump, ad avvalorare questa tesi.

 

 

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Gli Usa attaccano ancora l’Iran: “E’ autodifesa”. Trump: “Uranio sarà distrutto in loco”

Di fronte a un accordo non ancora siglato ufficialmente, ma la cui tenuta è già a rischio, gli Stati Uniti hanno nuovamente colpito l’Iran. L’esercito ha condotto quelli che ha definito “attacchi di autodifesa” contro siti di lancio missilistico e imbarcazioni iraniane intorno allo Stretto di Hormuz. Le forze statunitensi e iraniane si sono già scambiate colpi di arma da fuoco durante il cessate il fuoco ma ora non è chiaro come questi attacchi influenzeranno la tregua.

Gli attacchi sono avvenuti poche ore dopo l’incontro tra i negoziatori iraniani e i mediatori del Qatar a Doha, nell’ambito di colloqui coordinati con gli Stati Uniti. Gli Usa e l’Iran stanno lavorando a un “memorandum d’intesa”, ma le controversie sulla formulazione relativa al programma nucleare iraniano e alle sanzioni hanno bloccato l’accordo. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che i colloqui con l’Iran per raggiungere un accordo sono bloccati da controversie sulla formulazione dell’intesa. “Ci vorranno un paio di giorni per calmare le acque… ci sono disaccordi su una parola, una frase”, ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio ai giornalisti sul suo aereo durante un viaggio in India, secondo quanto riferisce la Cnn. “Dovremo lavorarci su”, ma un accordo è ancora “possibile”.

Trump ha dichiarato che il suo obiettivo principale è impedire all’Iran di sviluppare un’arma nucleare con il suo uranio arricchito. Ora pare aver offerto una concessione a Teheran, annunciando in un post sui social media che l’uranio arricchito custodito in Iran potrebbe essere “distrutto” all’interno del paese, in un processo supervisionato da un’agenzia nucleare internazionale.

La riapertura dello stretto di Hormuz è diventata una questione urgente per l’ amministrazione Trump, che si trova a pochi mesi dalle elezioni di medio termine e deve affrontare la rabbia degli elettori per l’aumento dei costi. Per Rubio un accordo è ancora possibile e lo Stretto di Hormuz si aprirà “in un modo o nell’altro”.

Corte Usa bocca i dazi al 10% di Trump. Lui sente von der Leyen: “Ue rispetti intesa o da 4 luglio tariffe salgono”

Una nuova scure si è abbattuta sulla politica tariffaria statunitense. La Corte federale commerciale si è pronunciata contro i dazi globali del 10% imposti dal presidente Donald Trump, stabilendo che tariffe generalizzate non sono giustificate in base a una legge commerciale degli anni ’70. Il tribunale in sostanza si è pronunciata a favore delle piccole imprese che avevano contestato i dazi doganali, entrati in vigore il 24 febbraio. La sentenza è stata emessa con due voti a favore e uno contrario, con un giudice che ha affermato che era prematuro concedere la vittoria alle piccole imprese ricorrenti. Le aziende avevano sostenuto che le nuove tariffe rappresentavano un tentativo di aggirare una sentenza storica della Corte Suprema degli Stati Uniti che aveva annullato le tariffe imposte dal presidente repubblicano nel 2025 ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act. 

La partita dei dazi, insomma, è destinata a restare aperta ancora a lungo. Nella serata di giovedì Trump e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno avuto una conversazione telefonica, definita da entrambi “ottima e positiva”. Nel corso della telefonata i due leader hanno discusso di molti argomenti, tra cui, dice Trump, “la nostra totale convergenza sul fatto che l’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare”. “I recenti avvenimenti hanno dimostrato che i rischi per la stabilità regionale e la sicurezza globale sono troppo elevati”, gli fa eco von der Leyen.

Poi, naturalmente, il capitolo tariffe. “Ho pazientemente atteso che l’Ue adempisse alla propria parte dello storico accordo che abbiamo concordato con Turnberry, in Scozia – attacca il repubblicano – il più grande accordo commerciale di sempre! accettato di concederle tempo fino al 250° anniversario del nostro Paese”, cioè il 4 luglio “in caso contrario, purtroppo, i dazi salterebbero immediatamente a livelli molto più elevati”. Più sintetica la presidente della Commissione europea, che in una nota, ribadisce che “rimaniamo pienamente impegnati, da entrambe le parti, alla sua attuazione. Si stanno compiendo buoni progressi verso la riduzione delle tariffe entro l’inizio di luglio”.

Consiglio, Commissione e Parlamento Ue non hanno trovato l’accordo per un’intesa tra Unione europea e Stati Uniti sui dazi, con Donald Trump che ha già minacciato di alzare le tariffe su auto e camion Made in Europe al 25%. Il trilogo ha deciso di tornare al tavolo il 19 maggio per un secondo round di colloqui con l’Europa che si dice comunque “ottimista” “Ci aspettiamo che il prossimo trilogo, che si terrà ancora questo mese, porti auspicabilmente a un accordo definitivo”, spiega un portavoce ricordando che il recente accordo sulle materie prime critiche “è un esempio concreto di ciò che l’Ue e gli Usa possono ottenere sulle sfide globali condivise quando lavorano fianco a fianco, e continueremo sicuramente con questo spirito”. I contatti tra le parti, quindi, “sono in corso”.

petrolio

Il blocco dello stretto di Hormuz fa volare il Brent oltre i 111 dollari e il gas a +9%

I prezzi del petrolio proseguono la loro corsa, sostenuti da tensioni geopolitiche crescenti e da timori sempre più concreti sull’offerta globale. A pesare sui mercati è soprattutto lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, che alimenta i timori di un conflitto prolungato e di interruzioni durature nei flussi energetici dal Medio Oriente.

I futures a scadenza luglio sul Brent hanno superato i 111 dollari/barile (+6%) mentre gli ultimi contratti su giugno sono saliti fino a 118,3 dollari, in aumento del 6,4% e ai massimi da fine marzo, registrando l’ottava seduta consecutiva in rialzo. Anche il Wti ha guadagnato terreno, con i futures su giugno balzati del +6,6% a 106,55 dollari, il livello più alto da metà aprile. Dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, il Wti ha registrato una performance superiore al 49%, segnalando una forte pressione rialzista legata ai rischi sulle forniture.

Segnali di tensione sul lato dell’offerta emergono anche negli Stati Uniti: i dati della Energy Information Administration mostrano che le scorte di greggio sono diminuite di oltre 6,2 milioni di barili nell’ultima settimana, ben al di sopra delle attese degli analisti, che prevedevano un calo di poco superiore ai 200.000 barili. A sostenere ulteriormente i prezzi sono le indiscrezioni secondo cui Washington starebbe valutando un’estensione del blocco dei porti iraniani, una mossa che potrebbe compromettere a lungo il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa il 20% dei flussi petroliferi globali. Il presidente Donald Trump ha aumentato la pressione su Teheran, invitando il Paese a “darsi una svegliata” e a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra, mentre l’amministrazione statunitense valuta misure per limitare ulteriormente le esportazioni di greggio iraniano.

Secondo stime riportate da Reuters, le interruzioni legate al conflitto hanno già comportato perdite di forniture per oltre 50 miliardi di dollari. I tentativi di riaprire un canale negoziale appaiono al momento in stallo, rafforzando l’idea che la crisi possa protrarsi nei prossimi mesi. In questo contesto, gli operatori stanno anche valutando le implicazioni dell’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec, una decisione che gli analisti considerano significativa sul piano politico ma con effetti limitati nel breve periodo. Gli analisti di Ing parlano di “duro colpo” per il cartello, sottolineando come la mossa possa ridurne l’influenza sul mercato globale e risultare favorevole ai Paesi importatori. “Tuttavia, nel breve termine, il principale fattore trainante dei prezzi del petrolio rimane l’evoluzione della situazione nel Golfo Persico e i tempi di ripresa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz”, osservano gli analisti.

Nel frattempo, anche le compagnie petrolifere si preparano a uno scenario di interruzioni prolungate. Secondo fonti citate da Reuters, la Abu Dhabi National Oil Company ha avvertito alcuni clienti della possibilità di caricare greggio al di fuori del Golfo il prossimo mese, proprio a causa della persistente chiusura dello Stretto di Hormuz.

Le tensioni si riflettono anche sul gas europeo: dopo due sedute di calo, i futures di maggio al Ttf di Amsterdam hanno ritoccato i massimi di 4 settimane, balzando a 47,5 euro/MWh (+8,9%) alla campanella delle 18. Manco a dirlo, il clima di incertezza continua a pesare sui mercati azionari del Vecchio continente, con gli investitori sempre più cauti di fronte al rischio di un prolungamento del conflitto e alle possibili ricadute sull’economia globale. A Milano il Ftse Mib segna -0,51%, il Cac 40 di Parigi cede lo 0,4%, il Dax tedesco registra -0,27% e a Londra il Ftse 100 si ferma sul -1,16%. Il rialzo del petrolio si accompagna a un movimento opposto dei metalli preziosi: oro e argento hanno registrato un netto calo, penalizzati dalle aspettative di tassi di interesse più elevati più a lungo e da un rafforzamento del dollaro.


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Andrea Francato
– 4 minutes ago

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Dagli Usa via libera all’acquisto di petrolio russo già in transito. Ue: “A rischio sicurezza”

Via libera da parte degli Stati Uniti a un allentamento – seppur temporaneo – alle sanzioni sul petrolio russo. L’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro Usa ha concesso alla Mosca l’autorizzazione alla consegna e alla vendita di petrolio greggio e prodotti petroliferi caricati sulle navi già in transito a partire dal 12 marzo 2026 e fino al prossimo 11 aprile.

Il presidente degli Stati Uniti, scrive il segretario Scott Bessent su X, “sta adottando misure decisive per promuovere la stabilità nei mercati energetici globali e si sta impegnando per mantenere bassi i prezzi, affrontando al contempo la minaccia e l’instabilità rappresentate dal regime terroristico iraniano”. Quindi, per aumentare la portata globale dell’offerta esistente, “sta concedendo un’autorizzazione temporanea per consentire ai paesi di acquistare Petrolio russo attualmente bloccato in mare. Questa misura, circoscritta e di breve durata, si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione”.

Gongola il Cremlino, che secondo la Commissione europea, ha guadagnato 150 milioni di dollari al giorno in entrate aggiuntive dalle vendite di petrolio dall’inizio del conflitto in Mediorienteil che rende probabilmente la Russia il più grande beneficiario di questo conflitto”, spiega un portavoce. Secondo Mosca, la decisione degli Usa “rappresenta un tentativo di stabilizzare i mercati energetici”. “I nostri interessi coincidono”, assicura il ​​portavoce presidenziale Dmitry Peskov, secondo il quale “senza volumi significativi di petrolio russo, la stabilizzazione del mercato è impossibile”.

Sul fronte europeo la situazione è tesa. Da Parigi, dove ha incontrato il capo dello Stato, Emmanuel Macron, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky si dice certo che la decisione di Donald Trump “rafforzerà la posizione della Russia”. Un singolo allentamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti “potrebbe fruttare alla Russia circa 10 miliardi di dollari in fondi di guerra. Questo certamente non contribuisce alla pace”, lamenta. Il capo dell’Eliseo ribadisce la decisione del G7 di non “rivedere” la propria politica di sanzioni contro Mosca.

I vertici europei restano fermi sulle proprie posizioni. Per il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, “è motivo di grande preoccupazione, in quanto ha un impatto sulla sicurezza europea. L’aumento della pressione economica sulla Russia è decisivo affinché accetti un negoziato serio per una pace giusta e duratura. L’allentamento delle sanzioni, al contrario, aumenta le risorse russe da destinare alla guerra di aggressione contro l’Ucraina”. L’esecutivo comunitario rimarca quanto già ribadito dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e cioè che le sanzioni “devono restare in vigore anche nell’attuale situazione di volatilità dei mercati petroliferi”.

Israele lancia attacco di terra in Libano. Trump: “Siamo pieni di munizioni”

Si aggrava la situazione in Medioriente e il numero di vittime è salito a 787. L’esercito israeliano ha lanciato un’offensiva di terra in Libano, colpendo “il quartier generale e i depositi di armi dell’organizzazione terroristica Hezbollah a Beirut”.  “Netanyahu e io – fa sapere il ministro della Difesa israeliano Israel Katz – abbiamo approvato l’avanzata dell’esercito e la conquista di ulteriori aree di controllo in Libano per impedire il fuoco sugli insediamenti al confine con Israele”. Secondo quanto riferiscono i media locali, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) ha chiesto al suo personale non essenziale di evacuare le sue posizioni nel Libano meridionale. “Questa non è una guerra senza fine. È anzi qualcosa che inaugurerà un’era di pace che non abbiamo mai nemmeno sognato”, ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu intervistato da Fox News. “Questa – ha aggiunto – sarà un’azione rapida e decisiva. E creeremo prima le condizioni affinché il popolo iraniano prenda il controllo del proprio destino, per formare un proprio governo democraticamente eletto, che renderà l’Iran completamente diverso”.

TRUMP: SIAMO PIENI DI MUNIZIONI. “Le scorte di munizioni degli Stati Uniti, di livello medio e medio-alto, non sono mai state così elevate o migliori. Come mi è stato detto oggi, abbiamo una scorta praticamente illimitata di queste armi”, scrive su Truth il presidente degli Usa, Donald Trump. “Le guerre – aggiunge – possono essere combattute “per sempre”, e con grande successo, usando solo queste scorte (che sono migliori delle migliori armi di altri paesi!). Al massimo livello, abbiamo una buona scorta, ma non siamo dove vorremmo essere. Molte altre armi di alto livello sono immagazzinate per noi nei paesi periferici”. Ieri, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, il repubblicano aveva annunciato che “la grande onda” deve ancora arrivare, ma intanto “li stiamo massacrando”, lasciando intendere di avere le capacità di proseguire anche altre le 4-5 settimane inizialmente previste.

COLPITA AMBASCIATA USA A RIAD.  L’ambasciata statunitense a Riad, in Arabia Saudita, ha annunciato che annullerà tutti gli appuntamenti consolari di martedì “a causa di un attacco alla struttura”, che è stata colpita da presunti droni iraniani nelle prime ore della mattinata. Il ministero della Difesa saudita aveva precedentemente confermato l’attacco, affermando che aveva causato “incendi limitati e lievi danni materiali”. Una fonte vicina alla vicenda ha dichiarato alla CNN che inizialmente non ci sono state segnalazioni di feriti.

EVACUATI RESIDENTI VICINI A BASE RAF A CIPRO. Quasi tutti i residenti sono stati evacuati questa notte dal villaggio di Akrotiri, a Cipro, nei pressi della base della RAF britannica, presa di mira dai droni da combattimento. “Tutti se ne sono andati, tranne una ventina di persone che si sono rifiutate di andarsene”, ha dichiarato al Guardian il vicesindaco della zona, Giorgos Konstantinos. “Si è trattato di un’evacuazione di massa, date le circostanze e la paura”. Nella serata di ieri le forze di polizia sono state rafforzate attorno alla base militare, dopo che sono stati intercettati alcuni droni.

DANNI A SITO NUCLEARE DI NATANZ. Sulla base delle ultime immagini satellitari disponibili, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) conferma danni agli edifici di ingresso dell’impianto sotterraneo di arricchimento del combustibile di Natanz (FEP) in Iran. “Non sono previste conseguenze radiologiche e non sono stati rilevati ulteriori impatti presso l’impianto stesso, gravemente danneggiato durante il conflitto di giugno”, scrive l’agenzia su X.

IN ARRIVO STUDENTI ITALIANI BLOCCATI A DUBAI. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che sono in partenza da Abu Dhabi i circa 200 studenti che partecipavano a un corso a Dubai: verranno trasferiti in aereo a Linate. Sul volo viaggiano anche alcuni cittadini italiani in particolari condizioni di salute. Altri bus sono disponibili per il trasferimento dagli Emirati verso l’Oman, e altri voli charter messi a disposizione dalla compagnia Oman Air vengono organizzati in queste ore per i passeggeri diretti in Italia. A Mascate, intanto, dalle 4,30 del mattino è già operativo il primo gruppo di funzionari di rinforzo alle sedi diplomatiche. Tajani, in accordo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha chiesto alla Farnesina di creare un’unità di supporto di diplomatici, carabinieri, finanzieri. “Stiamo lavorando senza sosta per assistere i nostri connazionali rimasti bloccati in Medio Oriente. Per rispondere all’emergenza in corso, stiamo facilitando, insieme alle Ambasciate italiane nella regione e in collaborazione con le Autorità locali, alcuni voli di rientro dei connazionali dalla regione del Medio Oriente”, spiega Tajani.