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L’Italia del 2026 appare come un Paese diviso in due metà, sospeso in una sorta di “tempo dell’attesa” col rischio che si trasformi in paralisi. A dirlo è il 38esimo Rapporto Italia dell’Eurispes presentato oggi col titolo emblematico “Un Paese dimezzato. Rigenerare lo spirito di comunità e il senso dello Stato”. Il documento fotografa una nazione che davanti a sé ha una costellazione di crisi non più gestibili con la logica del rattoppo: serve una visione sistemica di lungo respiro.
Il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, ha tracciato un bilancio lucido e severo della parabola nazionale. “Per anni abbiamo segnalato le fratture che nel nostro Paese si andavano allargando”, ha ricordato citando la crisi della rappresentanza, l’erosione della democrazia, il ritiro dell’individuo dalla sfera pubblica, la desertificazione demografica, l’arretramento della scuola e della sanità, e il divario strutturale tra Nord e Sud. Da qui la metafora calviniana del Visconte dimezzato, cuore pulsante dell’analisi: “Guardando il Paese nelle sue dinamiche profonde si ha la sensazione che la realtà abbia corso più veloce di ogni previsione. E come Medardo di Terralba, ferito in guerra da una cannonata che lo divide in due metà, lo osserviamo diviso in due parti, ognuna delle quali tira dalla sua, senza trovare accordo e interezza”. Il quadro economico conferma questa sofferenza, rivelando una forbice sociale che si allarga drammaticamente. Il 2026 è descritto come un anno di “vulnerabilità ordinaria” per le famiglie italiane, dove l’inflazione e il peso dei costi fissi erodono costantemente il potere d’acquisto. Circa l’82% dei cittadini ha percepito un aumento dei prezzi nel corso dell’ultimo anno. Le famiglie destinate a fronteggiare l’aumento dei costi sono costrette a rinunce che investono ambiti essenziali come la salute e il benessere, segnando una trasformazione strutturale nei consumi. Il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021. Nel 2023, il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%, mentre il peso dell’inflazione è stato percepito con violenza specifica sui beni essenziali: il costo di utenze, cibo e medicine è aumentato a ritmi superiori al tasso d’inflazione medio, colpendo i bilanci domestici in modo asimmetrico. La disuguaglianza è estrema: il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale, mentre la metà più povera ne detiene appena il 7,4%.
La “vulnerabilità ordinaria” è ormai un tratto distintivo: solo una famiglia su quattro riesce a mettere da parte risparmi, mentre per la vasta maggioranza il bilancio domestico è una sfida quotidiana contro l’inflazione e il peso di costi fissi (utenze, affitti, spese sanitarie) che erodono il potere d’acquisto. In questo contesto di profonda incertezza il Rapporto delinea tre scenari evolutivi, posizionando l’Italia “in mezzo al guado”. C’è il primo scenario, dell’inerzia: il mantenimento del presente, dove l’inefficienza strutturale e il calo demografico portano a una lenta erosione della base produttiva e del welfare. Il secondo scenario, della frammentazione: l’acuirsi delle fratture territoriali e sociali, con la crescita di localismi che impediscono una visione unitaria, rendendo il Paese meno competitivo e più esposto a shock globali. E il terzo scenario, della rigenerazione: la via d’uscita obbligata, basata su un cambio di paradigma che capitalizzi le risorse del PNRR e l’innovazione tecnologica, coniugando transizione energetica, qualità della vita e un nuovo contratto sociale per ricucire il tessuto civile.
La sostenibilità, in questo scenario, deve smettere di essere un vessillo astratto per diventare pratica concreta. Nonostante gli sforzi verso l’energia pulita, si legge nel Rapporto, la transizione verde rischia di restare un “bene di lusso” se non viene integrata con politiche che tutelino le fasce più deboli dall’impennata dei costi. Il cammino verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 appare accidentato. Sebbene siano stati registrati segnali di progresso in ambiti come l’energia pulita, la parità di genere e l’azione climatica, per la maggior parte degli altri 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) l’Italia risulta ancora in ritardo, in particolare su povertà, salute, istruzione, disuguaglianze e lavoro.
Gli investimenti sono asimmetrici: il PNRR concentra quasi il 60% degli investimenti su tre obiettivi (energia, innovazione/infrastrutture e città sostenibili), lasciando risorse trascurabili per aree critiche come le disuguaglianze. Il tema energetico rimane centrale nella vulnerabilità economica delle famiglie, con gli italiani che mostrano aspettative crescenti verso l’uso di tecnologie domestiche (smart home) orientate specificamente al risparmio energetico (71%). Allo stesso tempo, il declino demografico – con i nati vivi ai minimi storici – segnala che l’Italia sta perdendo la sua risorsa più preziosa: il futuro. Rigenerare lo spirito di comunità, dunque, “non è più un’opzione ma un’esigenza vitale”.
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