TARANTO-ARCELORMITTAL EX ILVA, GLI IMPIANTI ACCIAIERIA ACCIAIERIE IMPIANTO SIDERURGICO SIDERURGIA ARCELOR MITTAL
Le trattative sull’ex Ilva, tra Flacks e Jindal Steel, appaiono come una “ghigliottina”, mirata “solo a tagliare il numero dei lavoratori”. Una “gara a chi ne lascia a terra di più”. La denuncia arriva da Francesco Rizzo e Sasha Colautti, dell’esecutivo nazionale Usb, a poche ore dalla presentazione della proposta vincolante da parte del gruppo indiano ai commissari di Ilva e Adi in amministrazione straordinaria, per acquisire l’intero asset produttivo, dopo l’offerta presentata da Flacks Group. Ma per il sindacato le notizie trapelate da entrambi i fronti non fanno che “alimentare i dubbi”.
Sembra infatti che dalle valutazioni siano esclusi i lavoratori: “Non ci stanchiamo di ripetere che nel perimetro delle misure straordinarie che devono essere programmate, devono rientrare i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia, gli ex Ilva in Amministrazione Straordinaria e la forza lavoro impiegata nelle ditte dell’appalto. Nessuno escluso”, insiste l’Usb. L’Unione Sindacale di Base chiede incentivi all’esodo su base volontaria per chi volesse uscire dal circuito dell’acciaieria e spendersi in un altro contesto lavorativo, accompagnamento alla pensione, riconoscimento dell’amianto e della siderurgia tra i lavori usuranti. “Continuiamo a ribadire che l’unica via d’uscita è la nazionalizzazione dell’azienda, e la presa in carico da parte dello Stato tanto dell’emergenza ambientale, quanto di quella occupazionale”, spiegano Rizzo e Colautti.
I commissari tornano oggi ad analizzare le due proposte per l’acquisizione dell’azienda. Al momento, l’Ex Ilva conta 9.702 lavoratori, di cui 7.920 a Taranto. Jindal sembra puntare a tenere tra i 4mila e i 4.500 operai, dichiarando altrettanti esuberi. In attesa dei nuovi forni elettrici, il gruppo indiano propone il mantenimento a Taranto di due altoforni su tre fino al 2030, per poi lasciarne solo uno elettrico da 2 milioni di tonnellate di acciaio. Altre 4 milioni di tonnellate di bramme di acciaio arriveranno dall’Oman, dove Jindal avrà gli altri due forni elettrici. Così, il gruppo indiano arriverebbe a produrre un totale 6 milioni di tonnellate di acciaio, soglia autorizzata dall’Aia. Quanto al fondo americano, che intenderebbe produrre tutte le 6 milioni di tonnellate di acciaio a Taranto, i commissari chiedono garanzie sul piano da 4,5 miliardi e l’impegno ad assorbire 8.500 dei novemila addetti. Garanzie che però tardano ad arrivare, così come i chiarimenti sul piano industriale. Ieri il fondo ha confermato l’impegno per l’acquisizione dell’ex Ilva e chiesto un confronto diretto con i commissari. In una nota, Flacks Group sottolinea che “in un dossier complesso come questo è fondamentale preservare un dialogo strutturato e coerente con le pratiche di mercato, soprattutto nelle fasi più avanzate della procedura” e “conferma il proprio impegno a finalizzare una proposta solida e sostenibile, basata su una struttura finanziaria equilibrata e su una visione industriale credibile nel lungo periodo”. In questo contesto, osserva il fondo, particolare attenzione viene riservata alla “reale capacità di sostenere nel tempo gli ingenti investimenti richiesti, sia sul piano industriale sia su quello ambientale”. Per questo motivo, “la qualità complessiva e la solidità finanziaria delle proposte rappresentano elementi chiave nella valutazione del dossier”.
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