Iren, nel 2025 utile +12%. Dal Fabbro: “Rafforzata piattaforma industriale”

L’utile di Iren cresce del 12% nel 2025 e raggiunge quota 301 milioni di euro. Il consiglio di amministrazione approva i risultati dello scorso anno, caratterizzati da investimenti che superano gli 1,4 miliardi, dei quali il 73% sono dedicati alla sostenibilità, in linea con la Tassonomia Ue. I dati sono tutti in positivo, perché l’Ebitda, il margine operativo lordo, tocca gli 1,3 miliardi, in aumento del 6% rispetto al 2024, così come i ricavi consolidati sono di 6,5 miliardi (+8,8 percento) e l’Ebit di 530 milioni di euro (+2%). Sulla base di questi risultati, dunque, il Cda delibera un dividendo di 13,86 centesimi di euro per azione, in aumento dell’8 percento sull’anno precedente, con stacco della cedola il prossimo 22 giugno, record date il 23 giugno e pagamento il 24 giugno.

I risultati conseguiti nel corso del 2025 confermano le previsioni comunicate al mercato”, commenta il presidente del Gruppo, Luca Dal Fabbro. “L’integrazione di Egea sta già esprimendo risultati molto positivi (+60 milioni di euro nel 2025), contribuendo alla crescita del Gruppo e al rafforzamento della nostra piattaforma industriale”. Per questo, continua Dal Fabbro, “la scelta di anticipare questo consolidamento, sostenuta finanziariamente dall’emissione del bond ibrido da 500 milioni di euro, ha permesso inoltre di ottenere già nel 2025 parte delle sinergie individuate”.

Per quanto riguarda l’indebitamento finanziario netto, poi, la cifra si attesta sui 4,2 miliardi nel 2025 (+3%), ma “il flusso di cassa operativo, nonostante l’incremento dei crediti fiscali da Superbonus 110% per 43 milioni di euro e l’incremento del capitale circolante netto per +148 milioni di euro, ha interamente coperto gli investimenti tecnici del periodo consentendo una riduzione del rapporto debito netto/Ebitda che si attesta pari a 3,1x”, sottolinea Iren.

Sul piano tecnico, al 31 dicembre scorso l’energia elettrica prodotta è stata pari a 8.679,5 GWh (+0,1% in un anno), ma calano di 9,2 punti percentuali le rinnovabili, che arrivano a 1.618 GWh. Una flessione, spiega l’azienda, dovuta soprattutto ai risultati negativi dell’idroelettrico, sceso dell’11,4% (1.311,1 GWh) rispetto al 2024, mentre fotovoltaico ed eolico reggono con 306,9 GWh, anzi risultano in aumento dell’1,6%. Per l’anno in corso il Gruppo, mettendo in luce il ruolo di fattori come lo scenario macroeconomico “complesso e incerto, influenzato dalle tensioni geopolitiche”, avverte che “i principali fattori di rischio per i risultati riguardano la volatilità dei prezzi delle commodities energetiche gas ed energia elettrica”, oltre alla possibilità che dall’ultimo decreto Energia del governo emerga un “rischio regolatorio, ovvero che vengano introdotte normative a livello europeo o nazionale volte a calmierare i prezzi energetici”.

Tutto questo, però, non impedisce a Iren di prevedere per il 2026 “investimenti pari a quasi 1 miliardo di euro, che si concentreranno nei settori regolati” e principalmente reti di distribuzione elettrica, servizio idrico integrato per la costruzione di nuovi depuratori e l’ammodernamento delle infrastrutture per ridurre le perdite idriche. “Guardiamo al 2026 con fiducia, facendo leva su un modello industriale focalizzato ed equilibrato, in grado di garantire stabilità anche in contesti volatili grazie al maggior sviluppo atteso nei business regolati”, dice dichiara l’amministratore delegato e direttore generale di Iren, Gianluca Bufo. Che prevede “una crescita dell’Ebitda del +4%, investimenti tecnici per circa 950 milioni e il mantenimento del rapporto indebitamento finanziario netto/Ebitda a 3,1x“.

Chiara Troiano

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