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Ex Ilva, Corte d’Appello di Milano conferma blocco degli altiforni

La Corte d’Appello di Milano respinge il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia Holding in amministrazione straordinaria per fermare l’esecutività del decreto dello scorso mese di luglio, da parte della stessa Corte, che impone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni senza interventi migliorativi. Data che, a questo punto, si avvicina sempre più rapidamente. Di fatto, i giudici di Milano hanno confermato il blocco degli altiforni.

Il pronunciamento della corte meneghina arriva dal ricorso proposto da alcuni cittadini di Taranto e accolto col principio che il diritto alla salute è più impellente del diritto al lavoro. Lo scorso 17 settembre, però, la struttura commissariale dell’ex Ilva ha presentato ricorso contro questa decisione e ora i giudici della sezione specializzata in materia di Impresa, presieduta dal magistrato Giuseppe Ondei, ritengono “che non sussistano i presupposti per l’accoglimento dei ricorsi” quanto prospettato dall’azienda, ovvero la richiesta di “autorizzazione” della Corte “affinché gli impianti siano mantenuti in condizione di ‘pre-riscaldo’, in luogo di procedere allo ‘spegnimento’, in quanto modalità che si prospetta come idonea a non pregiudicare l’eventuale riavvio dell’attività produttiva e con la specificazione che, al momento, la stessa è (già) sospesa”.

Inoltre i giudici osservano come “la finalità cautelare che connota il presente procedimento e il suo limitato oggetto, così come già indicato, non appaiano compatibili con la richiesta di ‘autorizzazione’ formulata” da AdI in as e AdI Holding in as. Le due modalità, infatti, sono considerate “profili non sovrapponibili e che implicano valutazioni differenti”. Il collegio dei giudici, si legge nel dispositivo, “pur dando atto che, all’udienza, è stato segnalato che l’attività produttiva è in via di sospensione (con ciò apparendo fortemente ridimensionato l’interesse cautelare rappresentato nei ricorsi), ritiene rilevante osservare che” il “pericolo qualificato che si ritiene conseguente all’eventuale ‘spegnimento’ degli altiforni appaia – in ogni caso – cedevole rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi”.

In generale, la Corte d’Appello di Milano specifica che può ritenersi “una determinata circostanza ‘elemento sopravvenuto’ rispetto ad un precedente provvedimento solo nella misura in cui incida (in tutto o in parte) sulla situazione sostanziale o processuale già oggetto della precedente statuizione”. Il caso specifico del ricorso, però, “non si inscrive in tale prospettiva, nulla innovando rispetto al passato in ordine alla tutela sostanziale degli interessi coinvolti ed apparendo meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari avanti alla Suprema Corte di Cassazione”. Per queste ragioni, “i ricorsi vengono respinti”.

Elena Fois

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