di Federico Sorrentino
L’Italia riparte dal mare, con Genova a simboleggiare una nuova strategia nazionale. La giornata, organizzata da Confindustria col titolo ‘Genova e Liguria capitali dell’economia del mare 2026’, fotografa un comparto che vale ormai l’11,3% del Pil ma che deve affrontare un’emergenza immediata, quella di carenza di personale.
La premier Giorgia Meloni ha aperto l’evento con un videomessaggio, definendo il mare come “il motore della nostra crescita, della nostra occupazione, del nostro benessere”. L’interconnessione marittima sostiene l’industria manifatturiera e garantisce l’approvvigionamento di energia. Con oltre 200mila imprese e un milione di occupati, la Blue Economy genera in Italia 76 miliardi di valore aggiunto. Per la presidente del Consiglio siamo primi in Europa per merci movimentate nel trasporto a corto raggio, nonostante il nostro Paese sia stato spesso vittima di un paradosso, quello di “essere una penisola, ma non sentirsi e non agire come tale”. Contraddizione che ha soffocato le potenzialità del Paese. Il governo vuole dunque invertire la rotta e guarda con attenzione alla dimensione subacquea, definita dalla premier come “un dominio sempre più centrale per la nostra economia ma anche per la nostra sicurezza”. Per questo, la logistica portuale “è un fronte decisivo” e che serve capacità di fare squadra, perché “quando il sistema Italia supera le divisioni e rema compatto nella stessa direzione, la nostra nazione non ha rivali”.
I dati di Confindustria confermano che la Liguria è la prima regione per concentrazione di attività legate al mare, con un’incidenza del 13,8% sul valore aggiunto locale. Qui si movimentano 60 milioni di tonnellate di merci l’anno. Tuttavia il ministro Nello Musumeci avverte: “Purtroppo all’economia blu mancano tante abilità professionali”, e bisogna lavorare nelle università con nuovi corsi di laurea. La sfida internazionale si vince con l’innovazione e la semplificazione burocratica. Anche Raffaele Fitto spiega che il mare è “una fonte di crescita economica, di occupazione, di innovazione industriale”. Il vicepresidente della Commissione europea assicura che il suo obiettivo è sostenere una crescita che sia competitiva, sostenibile e radicata nei territori. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ricorda invece che per un Paese con 8.000 chilometri di costa “è impensabile non parlare di mare”, una filiera dal valore di 216 miliardi di fatturato che, per gli industriali, “è fondamentale”.
Lo studio di Confindustria e BCG lancia però l’allarme sul lavoro, nel quinquennio 2026-2030 serviranno infatti 175mila nuovi lavoratori. Si tratta di una richiesta enorme, dovuta alla crescita del settore e alla necessità di sostituire chi va in pensione. In Italia la cantieristica navale genera 14,5 miliardi di valore aggiunto e la nautica da diporto occupa 187.000 persone. Ogni euro investito nella produzione ne attiva 7,5. La barca, conclude il report, è un vero contenitore di Made in Italy. Ma senza nuovi addetti la crescita rischia di fermarsi.
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