di Andrea Francato
L’industria italiana incassa di più, ma vende meno. Questa, in estrema sintesi, la contraddizione che emerge dagli ultimi dati nazionali. Secondo Istat, il fatturato cresce in valore su base annua, mentre le quantità scendono, soprattutto sul mercato interno. Intanto i prezzi alla produzione accelerano, spinti dall’energia, aggravando le difficoltà per il sistema manifatturiero. Ad agosto il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, è aumentato del 4,2% rispetto allo stesso mese del 2025. Nello stesso confronto, però, i volumi sono diminuiti del 2,9%. Sul mercato interno il valore è salito del 3,1%, mentre le quantità sono arretrate del 5,5% e all’estero si segna rispettivamente un +6,5% e un +1,7%.
Il fatturato del comparto energetico è cresciuto del 36,7% su base annua e del 12% rispetto a luglio.
Anche il confronto mensile segnala una contrazione: rispetto a luglio, il fatturato industriale è sceso dello 0,9% in valore e del 3,5% in volume. La flessione ha interessato sia il mercato interno, con un calo dello 0,9% in valore e del 3,9% nelle quantità, sia quello estero, dove le diminuzioni sono state rispettivamente dell’1% e del 2,7%. Nel trimestre giugno-agosto il valore del fatturato è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti, mentre i volumi hanno perso l’1,8%.
A settembre intanto i prezzi alla produzione dell’industria sono aumentati del 13,8% su base annua, accelerando dal 10,9% di agosto, con una spinta che arriva soprattutto dal mercato interno, dove i prezzi sono saliti del 17,4% annuo, contro il 13,5% del mese precedente. Sul mercato estero l’aumento è stato più contenuto, pari al 4,2%. L’energia resta il principale fattore di tensione. Sul mercato nazionale i prezzi alla produzione di energia elettrica e gas sono cresciuti del 35,9% rispetto a settembre 2025, dopo il +26,3% di agosto. Per i prodotti della raffinazione del petrolio e del coke gli aumenti hanno raggiunto il 91,1% a livello nazionale, il 17,8% nell’area euro e il 66,9% nei Paesi extra euro. Al netto dell’energia, i prezzi industriali sono saliti del 3,5% annuo, dal +3,3% di agosto.
Scettiche le associazioni sulla performance dell’industria. Il Codacons ritiene che sul fatturato pesi “l’effetto Iran e l’accelerazione dei prezzi registrata a causa del conflitto in Medio Oriente”: “Su base annua registra un forte aumento in valore mentre i volumi crollano con punte del -5,5% sul mercato interno”. Il Codacons richiama anche la flessione dei beni di consumo, scesi del 2,5% sul mese precedente e del 3,5% su base annua.
Anche l’Unione Nazionale Consumatori evidenzia il peso dell’energia sulla crescita nominale. “A far salire il fatturato totale è solo l’energia, senza la quale salirebbe solo dello zero virgola. Un boom, quindi, transitorio, indicatore dell’emergenza energetica in corso”, dichiara il presidente Massimiliano Dona. I rincari, avverte, “saranno traslati sui consumatori finali e determineranno un’inflazione sempre più devastante per le tasche delle famiglie”.
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