Sembra una barzelletta… Manca un tubo, manca una turbina. Intanto il prezzo del gas nella piazza finanziaria di Amsterdam è arrivato a 225 euro/MWh. E io pago, direbbe Totò.
Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, sostiene che servono a tutti i costi i rigassificatori di Piombino, in teoria cotto-e-mangiabile in breve tempo ma ostacolato da alcune parti politiche, e di Ravenna, che “è pronto ma serve un tubo di raccordo”, per cui sarà verosimilmente operativo fra un annetto.
Qualche migliaio di chilometri a nord il vicepresidente di Gazprom, Vitaly Markelov, parlando sul canale televisivo Rossiya 24, accusa la tedesca Siemens di non riparare i motori del gasdotto North Stream 1 e si lamenta della mancata riconsegna di una fondamentale turbina, in giro per il mondo da mesi, la quale permetterebbe in teoria all’infrastruttura di procedere quasi a pieno regime. E quindi di non sopportare tagli di forniture, riduzioni di flussi, blocchi.
Mentre Italia ed Europa attendono un tubo e una turbina, c’è però qualcosa che non va: poco più di 200 operatori finanziari, fondi o hedge funds, fanno il bello e il cattivo tempo col future sul gas con consegna a settembre, scambiato alla borsa di Amsterdam. Il prezzo è arrivato a 225 euro/MWh, record storico, per poi scendere – si fa per dire – intorno ai 210-215 a metà pomeriggio. Risultato: scarseggia il gas, anche quello che in base ai contratti firmati dovrebbe giungere in Europa, così per far funzionare l’economia del Vecchio continente si va a comprare materia prima al mercato spot, pagandolo ai prezzi olandesi. Un salasso che non può durare per tanti mesi, pena una ulteriore impennata dei prezzi o una recessione bella potente.
Anche perché lo stesso prezzo del gas dei Paesi Bassi è una delle principali componenti della formula che qualcuno ha partorito per generare la bolletta elettrica. Se sale il costo del gas, sale quello della luce. Luce che, nel caso italiano, è prodotta fra l’altro per circa il 40% dallo stesso metano. Dire che la situazione è esplosiva è un eufemismo. Eppure manca un tubo, manca una turbina.
Rimane un dubbio: la crisi energetica è iniziata a marzo. Siamo quasi ad agosto. In questi cinque mesi c’è stata la corsa per firmare nuove commesse, vedi Algeria e Stati Uniti sul fronte Gnl, tuttavia le azioni operative – quelle concrete come quando si vedono operai, navi o camion in fermento – non sono andate di pari passo con le grandi manovre diplomatiche e di business. Come mai? Il G7 forse potrebbe fissare un tetto al prezzo del gas, ma entro fine anno. Con calma…
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