INIZIA IN GERMANIA LA PRODUZIONE DEL PRIMO SUV COMPATTO ELETTRICO AUDI FABBRICA AUTOMOBILI ELETTRICHE STABILIMENTO INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA LAVORO OPERAIA
Migliora a sorpresa la fiducia delle imprese tedesche, raggiungendo il livello più alto dal 2022. L’indice delle aspettative Ifo, il più importante in Germania, è aumentato per il quarto mese consecutivo, segnando su agosto 91,6 punti dai 90,8 di luglio, mentre quello di fiducia si è alzato leggermente a 89 punti dagli 88,6 di luglio (ottavo incremento di fila). Un aumento comunque inaspettato per il mercato che si attendeva un calo di circa un decimo di punto data l’incertezza causata dai dazi e da un Pil in contrazione nel secondo trimestre. Peggiora in effetti l’indicatore sulla situazione attuale (da 86,5 a 86,4, ai livelli di aprile), a segnalare che la ripresa dell’economia tedesca rimane debole. Nel settore manifatturiero, l’indice è sceso leggermente così come quello sulle aspettative. Non si registrano ancora segnali di ripresa degli ordini. Anche tra i servizi il clima è peggiorato (a 2,6 punti rispetto ai 2,8 di luglio): da un lato, la valutazione della situazione attuale è notevolmente migliorata, mentre dall’altro è aumentato lo scetticismo.
Secondo Carsten Brzeski, analista Ing, “non è ancora chiaro da dove provenga l’ottimismo” che ha innalzato l’indicatore Ifo, ma al momento tutte le speranze per una ripresa sostenibile della Germania risiedono nel maxi piano di investimenti in infrastrutture, energia e difesa del governo Merz. Tuttavia, spiega Brzeski “l’attuale dibattito politico sulle possibili misure di austerità potrebbe indebolire l’impatto, almeno psicologico, degli stimoli fiscali annunciati per le infrastrutture e la difesa”. Secondo Ifo, le aspettative dei datori di lavoro a 6 mesi sono migliori nei settori dell’edilizia e della vendita al dettaglio, ma sono peggiorate appunto nell’industria e nei servizi. A pesare sulla situazione attuale, invece, sono i dazi statunitensi sulle importazioni nonostante l’accordo di fine luglio tra Usa e Ue per un’aliquota al 15% che comprende anche auto e relativi pezzi di ricambio. “Le imprese stanno sfruttando l’accordo commerciale con Washington per migliorare la loro capacità di pianificazione piuttosto che l’innegabile peso delle tariffe doganali più elevate” ha spiegato Elmar Völkel di LBBW Bank.
Secondo l’istituto nazionale di statistica (Destatis), nel secondo trimestre il Pil tedesco è sceso dello 0,3% (annullando la crescita registrata tra gennaio e marzo), penalizzato proprio dalle difficoltà dell’industria, colpita dal primo giro di dazi doganali americani. Economia e industria tedesche saranno particolarmente influenzate dal commercio, dal tasso di cambio e dagli stimoli fiscali. “Sebbene i mercati finanziari sembrino essere diventati insensibili agli annunci di dazi, non dimentichiamo che i loro effetti negativi sulle economie si manifesteranno gradualmente nel tempo – ricorda Brzeski di Ing -. Le Pmi potrebbero diventare vittima prediletta dei dazi Usa, poiché avranno più difficoltà a delocalizzare la produzione rispetto alle grandi aziende”. Se a ciò si aggiunge il rafforzamento del tasso di cambio dell’euro, non solo rispetto al dollaro Usa ma anche con altre valute, “è difficile immaginare come l’economia tedesca, dipendente dalle esportazioni, riuscirà a uscire da una stagnazione apparentemente infinita nella seconda metà dell’anno”.
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