Governo in contatto con case cinesi per produrre auto elettriche in Italia

Byd sempre più protagonista in Europa. Ieri è arrivata la prima nave cargo della casa automobilistica cinese in Germania, che ha scaricato circa 3.000 veicoli elettrici nel porto tedesco di Bremerhaven. Sempre ieri il principale produttore mondiale di veicoli a nuova energia e a batterie, ha presentato il primo modello di supercar puramente elettrica U9 con il suo sottomarchio di fascia alta, Yangwang, al prezzo di 1,68 milioni di yuan (circa 230mila euro), annunciando che la consegna inizierà quest’estate. Stamattina invece, dal salone internazionale dell’automobile di Ginevra, un dirigente di Byd ha detto che la società è stata contattato dal governo italiano come parte degli sforzi del Paese per attrarre un secondo produttore di automobili oltre al produttore Stellantis, scrive Bloomberg. “Abbiamo alcuni contatti per discuterne“, ha sottolineato Michael Shu, amministratore delegato di Byd Europe, in un’intervista. La necessità di un secondo stabilimento europeo “dipende dalle nostre vendite: ora stiamo facendo ottimi progressi”. Fonti vicine a Byd riferiscono a GEA che un secondo stabilimento in Europa, oltre a quello pianificato in Ungheria, per ora rappresenta comunque uno scenario “futuribile e per certi versi fuorviante“. Il governo italiano – riferiscono ancora le fonti sentite da GEA – ha contattato “un po’ tutti i produttori di auto elettriche cinesi negli ultimi mesi“. Tesi per altro sostenuta anche dal ministero di Adolfo Urso.

Anche Germania e Francia corteggiano da tempo i produttori asiatici offrendo aree di insediamento. A fine dicembre però Byd ha annunciato che costruirà la sua prima fabbrica automobilistica in Europa a Szeged in Ungheria. La nuova struttura del colosso cinese si concentrerà sulla produzione di veicoli elettrici e ibridi plug-in destinati al mercato europeo, promettendo di generare migliaia di posti di lavoro. Il governo ungherese supporterà l’impianto con sussidi, sebbene l’importo preciso sarà annunciato solo dopo l’approvazione della Commissione europea. Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, aveva descritto comunque questa iniziativa come uno dei maggiori investimenti nella storia economica del paese.

Byd non è il solo produttore cinese attivo nel Vecchio Continente. Anche altri big come Saic o Nio stanno espandendo le proprie operazioni in Europa per diversificare e ridurre la dipendenza dal loro mercato interno. Una necessità, quella di espandersi, che deriva dalla domanda europea di veicoli a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. Ed è sempre l’Ungheria la terra promessa dei nuovi signori delle quattro ruote. Negli ultimi cinque anni il Paese magiaro ha attratto circa 20 miliardi di euro di investimenti legati ai veicoli elettrici, compreso un impianto di batterie da 7,3 miliardi di euro costruito da Contemporary Amperex Technology a Debrecen. Byd, tra l’altro, già produce autobus elettrici con successo nella città ungherese di Komarom. E per il nuovo impianto a Szeged, Orban ha destinato finanziamenti significativi per migliorare le infrastrutture intorno al parco industriale. L’apertura nella città a sud del Paese potrebbe infine consentire al colosso di Shenzhen di evitare eventuali tariffe di importazione nel caso l’indagine Ue verificasse un dumping di mercato.

Proprio in riferimento all’indagine scattata a Bruxelles, Byd ha respinto le accuse secondo cui il successo delle aziende automobilistiche di Pechino derivava dagli aiuti di Stato. “Il nostro successo non è dovuto al sussidio, ma al fatto che disponiamo di una tecnologia unica e la nostra efficienza gestionale è elevata”, ha affermato al ‘Financial Times’ Michael Shu. “Abbiamo investito in questa tecnologia molto prima, e molto di più, rispetto alla concorrenza”, ha concluso.

Chiara Troiano

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