Stellantis, dopo 2025 nero aumenta produzione nel trimestre: +5% nell’Europa allargata

Si chiude in positivo il primo trimestre di Stellantis sul mercato Ue30 con un incremento delle vendite del 5% rispetto al 2025, pari a 696.676 veicoli. Il gruppo cresce anche in Italia: nei primi tre mesi dell’anno l’aumento è stato del 6,7% con i primi cinque best seller del mercato, cioè Fiat Pandina, Jeep Avenger, Fiat Grande Panda, Citroën C3 e Leapmotor T03. Leapmotor è anche il marchio leader nel segmento Bev. In Francia Stellantis è leader di mercato nel trimestre con una quota che sfiora il 31% e 5 modelli tra i primi 10 best-seller. In Germania, nel trimestre le vendite sono cresciute del 15,2% rispetto all’anno precedente, con una quota di mercato in aumento di 1,2 punti percentuali, al 12,7%.

Come sottolinea Emanuele Cappellano, Coo di Enlarged Europe, “i primi tre mesi del 2026 hanno consolidato il processo di recupero già iniziato da Stellantis verso la fine dell’anno scorso. Continuiamo a costruire una solida dinamica di crescita, grazie al nostro piano di rilancio del business, basato sulla centralità dei bisogni del cliente, cui offriamo una gamma equilibrata tra funzionalità, design e scelta di motorizzazioni”. Risultati, dice, che evidenziano “un traguardo importante” e “un chiaro segnale che i nostri sforzi stanno dando risultati concreti”.

I dati, commenta Ferdinando Uliano segretario nazionale Fim-Cisl ,“evidenziano una ripresa rispetto all’anno nero registrato nel 2025, con un incremento complessivo del +9,5% È prevedibile” che quest’anno “il livello produttivo sarà superiore a quello del 2025, intorno a 500 mila veicoli complessivi con le auto sopra le 300 mila”. Nel dettaglio, nel I° trimestre sono state prodotte 120.366 unità tra autovetture e veicoli commerciali, rispetto alle 109.900 dello stesso periodo del 2025. La produzione di autovetture registra un aumento del +22%, raggiungendo 73.841 unità, mentre quella dei veicoli commerciali segna una flessione del -5,8%, attestandosi a 46.525 unità. Per Uliano, il 2026 dovrebbe beneficiare della produzione per l’intero anno della 500 ibrida, della nuova Jeep Compass e della DS8. Nel corso dell’anno si aggiungeranno anche le nuove produzioni di DS7 e Lancia Gamma.

Il prossimo appuntamento sarà con l’Investor Day e la presentazione del piano strategico di Stellantis , fissati per il 21 maggio a Detroit. In quella occasione “ci aspettiamo – dice il segretario Fim-Cisl – scelte concrete e credibili, capaci di garantire prospettive industriali e occupazionali per tutti gli stabilimenti italiani, cogliendo anche le opportunità legate alla revisione del regolamento europeo sulle emissioni”.

Appello dell’Acea ai leader Ue: “Invertire declino per garantire un futuro all’automotive”

“Invertire il declino della produzione di veicoli in Europa”, “rafforzare la resilienza e gestire le dipendenze critiche” e “perseguire un percorso di decarbonizzazione pragmatico”. Sono le richieste presentate da Ola Källenius, presidente dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) e ceo di Mercedes-Benz, in una lettera ai leader Ue. I produttori europei, si legge nel testo, “possono avere successo realizzando prodotti che i clienti scelgono perché sono superiori. Ma l’eccellenza del prodotto da sola non sarà sufficiente. Il nostro successo dipenderà da una regolamentazione pragmatica, da mercati aperti, da nuove infrastrutture e dalla domanda di mercato, nonché da una solida strategia industriale a sostegno della produzione in Europa”.

Il Vecchio Continente, “è messo alla prova da forze che stanno ridefinendo il commercio, la sicurezza, l’energia e la tecnologia. Il nostro settore automobilistico è quello più duramente colpito. In questo momento, l’Acea e ogni singolo membro della nostra associazione sono pronti a collaborare con i responsabili politici e i partner lungo tutta la catena del valore per investire, innovare e garantire il futuro industriale dell’Europa per i prossimi 140 anni”.

Per l’Acea, la strada del settore è resa difficoltosa da una serie di elementi, dalla concorrenza globale che “si è intensificata” alle catene di approvvigionamento che sono “diventate più fragili”. Ma non solo: “il protezionismo è in aumento, mentre il libero scambio viene messo in discussione. La nuova situazione geopolitica richiede una strategia diversa”. L’innovazione, la resilienza della catena del valore e, soprattutto, la crescita economica “devono essere le priorità assolute”.

Tre le proposte ribadite dall’associazione. La prima è quella di allargare il mercato dell’Ue, nonostante “la sensibilità politica” di alcuni Stati di fronte ad accordi come quello con i Paesi del Mercosur. “Chiediamo ai membri del Parlamento europeo di dare il loro consenso al Mercosur a beneficio dei settori industriali europei e dell’economia in generale”, è l’appello dell’Acea.

Il secondo obiettivo è relativo a una “decarbonizzazione pragmatica”, che ponga sullo stesso piano sviluppo dell’economia e ambizioni climatiche. L’associazione europea dei costruttori torna a chiedere all’Europa “un emendamento mirato che conceda flessibilità ai produttori di autocarri per generare più crediti di emissione e facilitare il rispetto degli obiettivi del 2030”. In terzo luogo, “dobbiamo invertire il calo della produzione di veicoli in Europa, che è essenziale per l’intero ecosistema automobilistico, nonché per l’occupazione, gli investimenti e il mantenimento di competenze critiche nel nostro continente”. Ed è qui che possono giocare un ruolo importante “incentivi intelligenti per accelerare il rinnovo del parco auto, mirati ai veicoli più vecchi e con le emissioni più elevate”, cioè il modo “più rapido per stimolare la domanda, aumentare l’utilizzo degli impianti e ridurre le emissioni”.

Stellantis, cambio di strategia sull’elettrico costa oltre 22 miliardi nel 2025. Titolo crolla in Borsa

Ammonta a 22,2 miliardi – nel secondo semestre 2025 – il ‘conto’ pagato da Stellantis per la reimpostazione della propria strategia basata su quella che il gruppo definisce la “libertà di scelta”: un “profondo ma necessario riassetto” dell’attività, “volto a riportare i clienti al centro di tutto ciò che facciamo e a sostenere una crescita redditizia”, come spiega il ceo Antonio Filosa. In sintesi, a pesare, e molto, è stato l’impatto di “una significativa sovrastima del ritmo di elettrificazione, che ci ha allontanato dalle reali esigenze, dai mezzi e dalle preferenze di molti consumatori”. “Anche i nostri concorrenti lo hanno fatto, ma noi abbiamo sovrastimato di più e per un periodo più lungo”, dice Filosa.

La strategia, ammette Stellantis, è responsabile del 75% degli oneri, pari a circa 16,8 miliardi. Questi costi sono principalmente legati alla cancellazione di modelli e programmi “che ora non hanno prospettive di redditività e a precedenti investimenti in piattaforme che non raggiungeranno i volumi previsti”. A pesare sono state anche le misure di ridimensionamento della catena di fornitura di veicoli elettrici, “in particolare della razionalizzazione della nostra capacità di produzione di batterie”. Il restante 25% è legato all’impatto di precedenti problemi operativi “nell’esecuzione industriale” e “nella gestione della qualità, che vengono progressivamente affrontati dal nostro nuovo team”, spiega Filosa.

In attesa della presentazione del piano strategico del gruppo, che avverrà il 21 maggio, durante l’Investor Day 2026, ad Auburn Hills, Michigan, il cfo Joao Laranjo, durante la call con gli investitori conferma che “non saranno distribuiti dividendi nel 2026″. Inoltre, il Cda ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili fino a 5 miliardi. In ogni caso, “non stiamo contemplando alcun aumento di capitale, quindi non è qualcosa che stiamo prendendo in considerazione”.

Che l’elettrico non fosse destinato a fagocitare la produzione di Stellantis era noto. Dal suo insediamento ufficiale, a giugno dello scorso anno, il ceo Antonio Filosa, si è speso – e tanto – ai tavoli istituzionali e industriali per fare pressione su Bruxelles e rivedere lo stop ai motori endotermici, inizialmente previsto per il 2035. Una battaglia combattuta insieme agli altri gruppi europei e fianco a fianco con i governi italiano e tedesco. Pur mantenendo l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 90%, l’Ue ha adottato quindi una linea più morbida e ‘laica’, aprendo alla neutralità tecnologica.

Da qui la decisione di rivedere la strategia, “apportando i cambiamenti necessari per posizionare l’azienda in modo da favorirne una crescita redditizia”, assicura il gruppo. La strada del riposizionamento, almeno secondo le stime preliminari, sembra tracciata, ed emergono “i primi segnali positivi”. Nel secondo semestre del 2025 il volume delle consegne si consolida di 2,8 milioni di unità, in aumentato di 277 mila unità, ovvero del +11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il maggior contributo arriva dal Nord America (+39%) ed Est Europa (+13%). Le consegne consolidate per i tre mesi chiusi al 31 dicembre 2025 sono state stimate a 1,5 milioni di unità, con un aumento del 9% su base annua. Proprio negli Usa, nel 2025, Stellantis ha annunciato il più grande investimento nella storia americana di Stellantis, pari a 13 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni. E gli Stati Uniti, conferma Filosa, saranno “i principali motori della crescita della nostra attività”. “Saremo redditizi come gruppo per tutto il 2026. Questo è esattamente ciò che faremo quest’anno”, assicura il ceo.

Gli annunci, però, non hanno premiato il costruttore, il cui titolo è crollato in Borsa raggiungendo un calo di quasi il 30% intorno alle 14.

Tavolo auto, Urso: Servono subito cambiamenti. Stellantis conferma piani, allarme sindacati

Il 2026 si apre nel segno dell’urgenza per l’industria dell’auto italiana. Il tavolo nazionale convocato al Mimit dal ministro Adolfo Urso si è concluso con un chiaro messaggio rivolto a Bruxelles: “Servono cambiamenti radicali, non maquillage”.

Il governo ha presentato la nuova programmazione del Fondo Automotive fino al 2030, che mette sul piatto circa 1,6 miliardi di euro, destinando il 75% delle risorse al sostegno dell’offerta e della ricerca. L’obiettivo è superare il meccanismo delle “supermulte” europee e promuovere una piena neutralità tecnologica che includa biocombustibili e incentivi al retrofit.

Durante il confronto Stellantis – che il prossimo 21 maggio presenterà in Michigan il proprio piano strategico durante l’Investor Day 2026, – ha cercato di rassicurare gli stakeholder confermando l’impegno per l’Italia con 7 miliardi di euro di acquisti dalla filiera nazionale. Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe, ha prospettato un’inversione di tendenza produttiva proprio a partire dal 2026. Melfi è il polo della ripartenza, qui nelle prossime settimane riprenderà il secondo turno per la Jeep Compass. Nel 2026 debutteranno i nuovi modelli DS e Lancia Gamma (elettrici e ibridi), con un ulteriore modello previsto entro il 2028. Mirafiori invece ha chiuso il 2025 con un +28% di produzione, trainato dalla nuova Fiat 500 ibrida, confermandosi asset strategico. Ad Atessa torna parzialmente il terzo turno, garantendo 200 veicoli in più al giorno e lo sviluppo di una nuova generazione di veicoli commerciali leggeri (LCV). A Termoli, confermata la produzione di cambi e-DCT e investimenti sui motori GSE adattati alla normativa Euro 7 per garantirne l’operatività oltre il 2030. A Cassino arriverà la nuova Maserati Grecale, mentre a Modena è tornata la produzione di GranCabrio e GranTurismo per rilanciare il tridente nel segmento lusso. Confermati a Pomigliano i tre modelli già annunciati nel piano del 2024.

I prossimi mesi, ricorda Cappellano, “saranno cruciali per modificare e migliorare Il nuovo pacchetto di misure per il settore dell’automotive presentato dalla Commissione a dicembre. Servono condizioni di competitività e regole che assicurino un futuro per il settore e scongiurino una crisi del settore che rischia di essere irreversibile”. L’auspicio, dice, è che “tutti i partecipanti al tavolo possano offrire un contributo con le proprie forze”, perché “questa sfida non riguarda solo Stellantis ma l’intero comparto automotive, al cui sviluppo abbiamo la responsabilità ed il dovere di contribuire”.

Nonostante le rassicurazioni aziendali, il clima tra i rappresentanti dei lavoratori resta teso. Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) ha lanciato l’allarme sui volumi: “Siamo passati da 750mila a 300mila veicoli. L’azione del governo non ha funzionato e la situazione è di pura emergenza”. Uliano chiede che l’Europa deroghi al debito per gli investimenti industriali, similmente a quanto fatto per il settore militare. Ancora più critico Michele De Palma (Fiom-Cgil), che parla di un processo di “autodistruzione” del sistema: “Siamo sotto le 300mila vetture contro il milione promesso. Serve un intervento della Presidenza del Consiglio perché il dossier coinvolge anche Lavoro e Mef”. Secondo la Fiom, sono 10.000 i posti di lavoro a rischio nella sola componentistica. Anche Rocco Palombella (Uilm) boccia il 2025 come “anno orribile” e definisce i fondi governativi (1,6 miliardi in 5 anni) come “quasi nulli” se diluiti nel tempo, invocando un piano industriale vero prima che venga presentato a Detroit.

In chiusura le associazioni di categoria. Motus-E ha chiesto di superare le ideologie, puntando su una fiscalità agevolata per le flotte aziendali così da alimentare il mercato dell’usato elettrico. Sul fronte dei carburanti alternativi, Assogasliquidi-Federchimica ha accolto con favore i 21 milioni per il retrofit a gas, ribadendo l’importanza di Gpl e Gnl per una transizione che sia anche socialmente ed economicamente sostenibile per le famiglie.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meetingorganizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

Cresce il mercato dell’auto europeo: +2,4% nel 2025. Salgono le elettriche

Nel 2025 il mercato europeo dell’auto (Ue+Efta+Uk) chiude con un aumento delle immatricolazioni del 2,4% (pari a 13.271.270 veicoli) rispetto al 2024. Nel solo mese di dicembre la crescita è stata del 7,6%. Secondo i dati diffusi dall’Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili, considerando soltanto l’Unione europea, l’aumento è stato meno marcato e si attesta +1,8%. Tuttavia, i volumi complessivi rimangono ben al di sotto dei livelli pre-pandemia.

In Ue, la quota di mercato delle auto elettriche a batteria ha raggiunto il 17,4%, in linea con le previsioni per l’anno, ma ancora un livello che lascia spazio alla crescita per rimanere in linea con la transizione. Nel 2024 la quota era al 13,6%. I quattro mercati più grandi dell’Ue, che insieme rappresentano il 62% delle immatricolazioni di auto elettriche a batteria, hanno registrato una crescita: Germania (+43,2%), Paesi Bassi (+18,1%), Belgio (+12,6%) e Francia (+12,5%).

Le immatricolazioni di auto ibride elettriche hanno conquistato il 34,5% del mercato, rimanendo la scelta preferita dai consumatori dell’Ue, trainate dalla crescita nei quattro mercati principali: Spagna (+23,1%), Francia (+21,6%), Germania (+8%) e Italia (+7,9%).

Le immatricolazioni di auto elettriche ibride plug-in continuano a crescere, raggiungendo 1.015.887 unità nel 2025. Questo è stato determinato, spiega l’Acea “dall’aumento dei volumi in mercati chiave come Spagna (+111,7%), Italia (+86,6%) e Germania (+62,3%)”. Pertanto, le auto elettriche ibride plug-in rappresentano ora il 9,4% delle immatricolazioni di auto nell’Ue, in aumento rispetto al 7,2% dello scorso anno. La variazione su base annua per dicembre 2025 ha mostrato un aumento del 51% per le auto elettriche a batteria e del 36,7% per le auto elettriche ibride plug-in, mentre quelle ibride elettriche hanno registrato un aumento del 5,8%.

Nel frattempo, la quota di mercato combinata delle auto a benzina e diesel è scesa al 35,5%, in calo rispetto al 45,2% del 2024. Alla fine del 2025, le immatricolazioni di auto a benzina sono diminuite del 18,7%, con cali registrati in tutti i principali mercati. La Francia ha registrato il calo più marcato, con un crollo delle immatricolazioni del 32%, seguita da Germania (-21,6%), Italia (-18,2%) e Spagna (-16%). Con 2.880.298 auto nuove immatricolate nel 2025, la quota di mercato delle auto a benzina è scesa al 26,6% dal 33,3% dell’anno precedente. Il mercato delle auto diesel ha continuato a diminuire, con immatricolazioni in calo del 24,2%, raggiungendo una quota dell’8,9% nel 2025. Inoltre, la variazione su base annua di dicembre 2025 ha mostrato un calo del 19,2% per la benzina e del 22,4% per il diesel.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meeting, organizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

 

Mobilità, osservatorio Skuola.net-Aspi: Quasi 50% giovani con smartphone alla guida

Distrazione, stanchezza, eccesso di velocità, uso dello smartphone alla guida: tra le nuove generazioni la sicurezza stradale continua a essere un tema critico. Ma c’è una buona notizia. Infatti, un certo tipo di educazione stradale – quella fatta di incontri con esperti, vittime di incidenti stradali e loro familiari – può incidere positivamente sia nel breve che nel lungo termine. Sono proprio i diretti interessati a parlarne apertamente: 2.100 ragazze e ragazzi – di età compresa tra i 16 e i 24 anni – che hanno partecipato all’Osservatorio ‘Non chiudere gli occhi’, realizzato da Skuola.net in collaborazione con Autostrade per l’Italia, nell’ambito dell’omonimo progetto di sensibilizzazione rivolto direttamente a studenti e scuole, ovvero laddove l’educazione stradale rappresenta uno dei temi centrali delle ore di Educazione civica, soprattutto con le nuove linee guida introdotte lo scorso anno.

Non a caso, il 41% di chi ha partecipato a momenti formativi di quel tipo afferma di aver cambiato in modo significativo e duraturo il proprio comportamento, sia nelle vesti di conducente sia come passeggero o pedone. E un ulteriore 43% parla di un impatto positivo, seppur temporaneo. In totale, dunque, 8 giovani su 10 riconoscono un effetto concreto di tali attività. Dallo studio emerge che quasi 1 giovane su 2 – conducente abituale di un mezzo di trasporto (dall’automobile al motociclo, passando per bici e monopattini) – utilizza di frequente lo smartphone mentre è alla guida; 1 su 5 ammette di essersi messo più di una volta al volante sotto l’effetto di alcol, sostanze o farmaci che riducono la lucidità; 2 su 3 guidano spesso e volentieri quando sono stanchi o affaticati; 4 su 10 superano regolarmente i limiti di velocità.

Al tempo stesso, però, confrontando questi dati con quelli delle precedenti edizioni dell’Osservatorio – attivo dal 2023 – quasi tutti gli indicatori risultano in miglioramento: segno che il combinato disposto delle azioni intraprese negli ultimi anni – dall’educazione stradale a scuola alle novità sul Codice della Strada, passando per le campagne di sensibilizzazione, fino alla crescente diffusione di tecnologie di ausilio alla guida – sta dando i suoi frutti. L’uso dello smartphone al volante (o al manubrio), per dire, registra un calo di “trasgressori” di circa il 20%: nel 2025 a dichiarare di non utilizzarlo mai e poi mai quando è “in marcia” è il 56% degli intervistati, quando esattamente due anni fa erano il 46%. Anche l’attenzione complessiva sembra crescere: la quota di chi si dice “sempre o spesso distratto” oggi è al 17%, contro il 21% degli anni precedenti. Aumenta, poi, il rispetto delle norme base di sicurezza: coloro che dichiarano di indossare sempre casco, cinture o di rispettare i limiti sul numero di passeggeri a bordo salgono al 70%, con un miglioramento anche qui rispetto al 60% di due anni fa. Al centro dei pensieri di ragazze e ragazzi, inoltre, non c’è solo la tutela della propria incolumità o di chi si incontra lungo il cammino. Tantissimi giovani, infatti, impongono anche ai loro “ospiti” di rispettare le regole: ora sono il 60%, in aumento di oltre il 10% rispetto alla prima edizione dell’indagine.

Esiste però una crescente consapevolezza del rischio a tutto tondo. Come conferma il 58% degli intervistati, che afferma di pensare spesso alle possibili conseguenze delle proprie azioni alla guida: nel 2023 rispondeva così il 49% dei conducenti. La conseguenza principale di tale, confortante, trend è un calo evidente della percentuale di giovani che, in tempi recenti, dicono di aver causato incidenti – o di aver rischiato di farlo – proprio per via di un approccio superficiale al Codice della Strada: dal 58% di un biennio fa si passa all’attuale 49%. Come anticipato, però, bisogna continuare – è il caso di dirlo – su questa strada visto che la meta – obiettivo zero vittime – è ancora lontana. Per iniziare, si dovrebbe intensificare ulteriormente l’Educazione stradale a scuola. Ad oggi, oltre 1 studente su 2 – il 55% – dichiara di non aver mai svolto un’attività del genere durante il proprio percorso didattico. E, visto che i docenti possono – comprensibilmente – non essere esperti del tema, è fondamentale aumentare l’offerta didattica resa loro disponibile dagli specialisti, come il “Progetto sicurezza stradale a scuola – Non chiudere gli occhi”, al quale hanno aderito dal 2023 più di 450 istituti, coinvolgendo oltre 34 mila alunni di circa 1.500 classi.

La proposta di Autostrade per l’Italia, infatti, offre anche quest’anno agli insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado un pacchetto “chiavi in mano” di attività sull’educazione stradale, inclusa la possibilità di far cimentare i propri studenti con un contest creativo o di poter incontrare a scuola esperti e testimonial. L’educazione stradale diventa quindi, un passaggio fondamentale, anche e soprattutto a beneficio di chi “popola” la strada rispetto a quanto fatto con i “colleghi” conducenti: basti pensare che oltre 9 giovani automobilisti su 10 rallentano sempre prima delle strisce pedonali, mentre 8 su 10 decelerano sempre in caso di cantieri stradali. Inoltre, in questi giorni, Autostrade per l’Italia e Polizia Stradale hanno lanciato la nuova campagna ‘Guida senza rischi’, che sarà on-air fino al 25 dicembre. Un’iniziativa che mette in evidenza il nesso diretto tra alcune abitudini scorrette e l’aumento del rischio alla guida. Ogni comportamento – non allacciare la cintura, usare lo smartphone durante la marcia, superare i limiti di velocità – è affiancato al rischio concreto che ne deriva, rendendo evidente come una scelta apparentemente minima possa incidere sulla sicurezza degli utenti e dei lavoratori presenti lungo la rete.

Auto, Meloni e altri leader a Ue: “Riconoscere ibride e biocarburanti dopo 2035”

L’Unione europea dovrebbe riconoscere le auto ibride e i biocarburanti nel settore automotive anche dopo il 2035. È quanto chiede la premier Giorgia Meloni, insieme ai primi ministri di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e ai presidenti del Consiglio europeo, Antonio, Costa, Parlamento europeo, Roberta Metsola, e alla prima ministra danese, Mette Frederiksen, in qualità di presidente di turno del Consiglio dell’Ue. La richiesta arriva a pochi giorni dalla data cruciale del 10 dicembre, quando la Commissione europea sarà chiamata a decidere – tra le altre cose – sulla revisione delle norme che impongono lo stop dei motori endotermici dal 2035. La lettera segue quella inviata venerdì scorso dal cancelliere tedesco Friedrich Merz a von der Leyen, nel quale ribadiva sostanzialmente la stessa richiesta presentata oggi. Proposte ribadite più volte anche dall’Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili.

I leader sottolineano “la necessità per l’Unione europea di abbandonare, una volta per tutte, il dogmatismo ideologico che ha messo in ginocchio interi settori produttivi, peraltro con scarsi o quasi nessun beneficio tangibile in termini di emissioni globali“. Ecco perché, dicono, “applicare pienamente il principio di neutralità tecnologica è fondamentale: è evidente che non esiste una soluzione magica sulla strada della decarbonizzazione e imporre un’unica soluzione tecnologica frena la ricerca, l’innovazione e la concorrenza virtuosa”. E questo è “particolarmente vero e urgente per l’industria automobilistica europea” che “sta drammaticamente soffrendo le attuali politiche dell’Ue e che necessita di risposte immediate”.

Fondamentale, dicono Meloni e gli altri firmatari, che la prossima revisione del regolamento europeo “confermi, anche dopo il 2035, il ruolo dei veicoli elettrici ibridi plug-in (Phev), della tecnologia delle celle a combustibile e introduca il riconoscimento dei veicoli elettrici con estensori di autonomia (Erv), nonché di altre tecnologie future che potrebbero contribuire all’obiettivo di riduzione delle emissioni”.

In particolare, “la proposta dovrebbe riconoscere il ruolo dei carburanti a zero, basse emissioni di carbonio e rinnovabili nella decarbonizzazione dei trasporti, incluso il trasporto su strada, classificando anche i biocarburanti (carburanti rinnovabili) come carburanti a zero emissioni di carbonio”.

Il Regolamento europeo sulle emissioni di Co2 per le autovetture e i veicoli leggeri, scrivono i firmatari della lettera, “fornisce già uno strumento efficace per la decarbonizzazione del settore automobilistico”. Pertanto, la proposta della Commissione “dovrebbe concentrarsi principalmente su buone pratiche, incentivi fiscali e programmi di sostegno e riflettere un approccio tecnologicamente neutrale nel promuovere la transizione verso veicoli a basse e zero emissioni”, dettagliano.

Inoltre, “limitare le flotte aziendali esclusivamente ai veicoli a zero emissioni comprometterebbe la competitività delle imprese, in particolare delle piccole e medie imprese, e introdurrebbe nuovi oneri economici e amministrativi. Includere i veicoli pesanti nell’ambito di applicazione del Regolamento sarebbe dirompente anche per l’intero sistema dei trasporti”, sottolineano. Per i leader, “siamo a un punto di svolta sia per l’industria automobilistica e dei componenti per auto dell’Unione europea, sia per l’azione europea per il clima. Possiamo e dobbiamo perseguire il nostro obiettivo climatico in modo efficace, senza nel frattempo compromettere la nostra competitività, poiché non c’è nulla di verde in un deserto industriale”.

Stellantis lancia 500 ibrida a Mirafiori. Filosa ed Elkann: “Avanti con governo per rivedere regole Ue”

La produzione è iniziata a metà novembre, con l’obiettivo di raggiungere oltre 6.000 unità entro fine 2025 – con un impatto annuale, a regime, di 100mila – e garantire le prime consegne a gennaio 2026, ma soprattutto la nuova Fiat 500 ibrida è un’auto “pratica, ecologica, sicura, confortevole, versatile e accessibile”, che “risponde alla richiesta del mercato”, non ancora “pronto” a un futuro tutto elettrico. John Elkann, presidente di Stellantis, in occasione di un evento a Mirafiori per il lancio della storica vettura Fiat – ma con motore ibrido – torna a chiarire la posizione del gruppo, che è la stessa dell’intero comparto del Vecchio Continente: le regole europee “sono sbagliate”, cioè “non sono adeguate allo scopo per cui sono state scritte: una transizione efficace e sostenibile da un punto di vista sociale ed economico che i cittadini europei possano abbracciare”. Ecco allora che la city car può rappresentare il rilancio, non solo del gruppo, ma anche di un intero settore, perché la 500 ibrida, spiega il ceo di Stellantis, Antonio Filosa, è “il prodotto di cui l’Europa ha bisogno per ringiovanire il suo parco auto, fatto da 150 milioni di autovetture (quasi il 60% del totale), che hanno più di 10 anni, quindi più inquinanti”.

Perché il nuovo modello ha chiaramente ambizioni continentali e, come dice Elkann, è il segnale “del nostro impegno come Stellantis nei confronti dell’Europa produttrice”. Il 10 dicembre la Commissione europea deciderà sulla revisione degli standard sulle emissioni di CO2 nel settore dell’automotive. E su questo punto, come ricorda a margine dell’evento di Mirafiori, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, c’è una “forte convergenza” tra tutti gli attori sociali, dall’Acea all’associazione della componentistica, dai concessionari ai sindacati, fino ai produttori, Stellantis in primis. “Mi auguro che questa posizione forte e significativa riformista trovi riscontro nella Commissione europea”, spiega il titolare del Mimit, che incassa i ringraziamenti di Elkann e Filosa. Il governo italiano “è stato ed è in prima linea nel sollecitare l’Europa a trovare modi sensati e pragmatici per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione che tutti concordiamo essere importanti, ma allo stesso tempo sostenere un ritorno alla crescita di cui l’Europa ha tanto bisogno. Ci è voluto coraggio per farlo, e vi siamo grati per la leadership che avete dimostrato”, dice il ceo del gruppo.

La risalita del gruppo a livello europeo sta dando segnali positivi: a ottobre Stellantis ha immatricolato in Europa (Unione Europea, Regno Unito e Paesi Efta) 157.350 auto, il 4,6% in più dello stesso mese del 2024.

La nuova 500 ibrida rappresenta anche il rilancio di Torino. Per far fronte alle necessità di produzione, da marzo 2026 sarà introdotto un secondo turno. Le assunzioni sono già state 400, come parte di un’iniziativa di ricambio generazionale che il gruppo sta portando avanti in Italia: altri 120 nuovi ingressi nel polo ingegneristico, sempre a Mirafiori, e 120 ad Atessa, dove vengono prodotti veicoli commerciali. “Naturalmente si tratta di un primo passo, ma è un esempio tangibile del nostro impegno qui in Italia”, assicura Filosa, secondo il quale “il rilancio di Mirafiori e la produzione della 500 Hybrid sono la dimostrazione concreta della volontà di Stellantis di investire in Italia e nelle sue eccellenze”. Insomma, avanti con il Piano Italia, “dando priorità alla competitività e alla sostenibilità industriale”.

Piano che, per Urso, sta andando nella giusta direzione, secondo le tempistiche concordate nel tavolo costituito dal ministero. Tanto che la 500 ibrida, “è un segnale di netta inversione di tendenza nei confronti di un’Italia che torna a innovare, a essere competitiva, a guardare con fiducia al futuro, a produrre e ad assumere, quindi a tutelare anche il lavoro”.

Soddisfatto anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, secondo cui “quello di oggi è anche un punto d’arrivo perché non è che tutto questo è arrivato gratis: è arrivato grazie all’ impegno, grazie al rischio, grazie al lavoro, grazie a un confronto serrato con l’azienda e con i sindacati”.

Più prudenti i sindacati. “Chiediamo” che questa “sia l’occasione per superare la cassa integrazione, garantendo una piena ricollocazione di tutti i lavoratori ancora interessati da ammortizzatori sociali”, dicono Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, e Luigi Paone, segretario generale della Uilm Torino. Per Antonio Spera, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, “partendo da questo modello, è fondamentale ampliare la gamma di auto prodotte in Italia e incrementare i volumi produttivi anche negli altri stabilimenti italiani, sia di carrozzeria sia di meccanica. Solo così si potrà garantire una reale prospettiva di sviluppo e occupazione per tutto il comparto”.

Stellantis, crescono i ricavi nel terzo trimestre: +13% a 37,2 miliardi. Confermata guidance 2025

Nel primo trimestre 2025 i ricavi netti di Stellantis hanno registrato un aumento del 13%, raggiungendo i 37,2 miliardi di euro, rispetto ai 33 miliardi del terzo trimestre 2024, ponendo fine a un periodo di 7 trimestri di calo. Lo rende noto il gruppo. Le vendite globali sono aumentate del 4% rispetto all’anno precedente, grazie alla crescita delle regioni Medio Oriente e Africa, Nord America ed Europa allargata.

I ricavi sono stati trainati principalmente dalla crescita in Nord America, Europa allargata e Medio Oriente e Africa, mentre il Sud America ha registrato una moderata diminuzione. Le consegne consolidate ammontano a 1,3 milioni di unità, con un aumento del 13% rispetto all’anno precedente (152.000 unità in più), con la maggior parte dell’incremento da attribuirsi ad un miglioramento del 35% in Nord America, soprattutto grazie alla stabilizzazione delle dinamiche degli stock rispetto all’anno precedente, in cui l’iniziativa di riduzione delle scorte presso i concessionari statunitensi aveva temporaneamente ridotto la produzione.

“Mentre continuiamo a implementare importanti cambiamenti strategici per offrire ai nostri clienti una maggiore libertà di scelta – dice il ceo, Antonio Filosail terzo trimestre ha evidenziato progressi sequenziali positivi e una solida performance rispetto all’anno precedente, con il ritorno alla crescita dei ricavi. Si tratta di un risultato incoraggiante e proseguiamo nel rafforzare questi progressi. Stiamo inoltre intraprendendo azioni decisive per allineare le risorse, i programmi e i piani di Stellantis per sostenere una crescita redditizia a lungo termine, compreso il nostro annuncio recente sull’investimento di 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti”. 

MIGLIORANO VENDITE IN USA. Migliora lo slancio delle vendite in Usa, con un aumento del 6% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questa tendenza è riscontrabile nei marchi Jeep, Ram, Chrysler e Dodge, portando l’azienda a una quota di mercato mensile dell’8,7% a settembre, la più alta degli ultimi 15 mesi. Con il programma strategico di investimenti da 13 miliardi di dollari per i prossimi quattro anni, volto ad accelerare la crescita e ad espandere la base produttiva negli Stati Uniti, annunciato lo scorso 14 ottobre, il gruppo punta a lanciare di cinque nuovi veicoli e la creazione di oltre 5.000 posti di lavoro. Si tratta del più grande investimento nei 100 anni di storia dell’azienda negli Stati Uniti. In particolare, spiega Stellantis, si prevede la riapertura dello stabilimento di Belvidere, Illinois, per la produzione di due nuovi modelli Jeep: Cherokee e Compass. Il nuovissimo pick-up Ram di medie dimensioni sarà assemblato a Toledo, Ohio e lo stabilimento di Warren, Michigan, produrrà un nuovo Suv di grandi dimensioni in versione elettrica ad autonomia estesa e con motore a combustione interna. La Dodge Durango di nuova generazione sarà costruita a Detroit e lo stabilimento di Kokomo, Indiana, produrrà il nuovissimo motore GMET4 EVO. “Il nuovo investimento – spiega la società – amplierà ulteriormente la già significativa presenza di Stellantis negli Stati Uniti, aumentando la produzione annuale di veicoli finiti del 50% rispetto ai livelli attuali. Questi nuovi lanci di prodotto si aggiungeranno a una programmazione regolare e già pianificata fino al 2029 di 19 modelli aggiornati in tutti gli stabilimenti statunitensi e di gruppi propulsori rinnovati”.

NUOVI MODELLI. Alla fine del terzo trimestre, Stellantis ha lanciato 6 dei 10 nuovi modelli previsti per il 2025. Ulteriori lanci nel quarto trimestre, spiega l’azienda, “riporteranno sul mercato diversi modelli con volumi, espressione delle scelte strategiche già intraprese dall’Azienda per garantire ai clienti una più ampia libertà di selezionare veicoli e configurazioni secondo le proprie preferenze”. Sono iniziati gli ordini per la Dodge Charger Scat Pack (2 porte) con motore SIXPACK, la Dodge Charger Daytona a quattro porte, la Jeep Cherokee, la Fiat 500 Hybrid e la DS No.8. Un altro traguardo raggiunto nel mese di settembre è stato il ritorno sul mercato del Ram 1500 con motore HEMI V-8.

MASERATI. Nel terzo trimestre 2025 i ricavi di Maserati sono stati pari a 188 milioni di euro, in calo del 4% rispetto ai 195 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso. Il calo, spiega il gruppo, è dovuto principalmente a “volumi di spedizione inferiori e degli effetti sfavorevoli della conversione valutaria, parzialmente compensati da un mix più elevato”. I ricavi sono pari a 557 milioni nei primi nove mesi dell’anno in netto calo rispetto agli 826 milioni dello stesso periodo del 2024. Le consegne del terzo trimestre sono calate a 1800 unità (erano 2100 nello stesso trimestre del 2024) a causa di “un portafoglio significativamente ridotto”. 

 

Al via produzione Nuova Jeep Compass a Melfi. Stellantis: “Impianto cruciale”

Il ceo Antonio Filosa lo aveva ribadito due giorni fa: “L’impegno di Stellantis con l’Italia non è in discussione” e “lo stiamo dimostrando con fatti concreti”. Alla vigilia delle presentazione dei conti trimestrali del gruppo, l’avvio della produzione della Nuova Jeep Compass a Melfi va proprio in questa direzione. Nel 2014 l’impianto è diventato il primo sito di produzione Jeep al di fuori del Nord America, producendo inizialmente la Renegade e successivamente la Compass, comprese le pionieristiche versioni ibride plug-in 4xe. Da allora, oltre 2,3 milioni di veicoli Jeep sono usciti dalle sue linee.

“Questo impianto, con i suoi oltre 30 anni di storia e 8,3 milioni di vetture prodotte ad oggi, gioca un ruolo di primo piano per le nostre attività italiane”, dice Antonella Bruno, Managing Director di Stellantis in Italia, durante l’evento che si è svolto proprio all’interno del sito per lanciare la produzione. “Quello che avevamo promesso in questo impianto lo abbiamo realizzato”, ha aggiunto. Il prossimo anno qui arriveranno anche un nuovo modello DS e la nuova Lancia Gamma, modelli che appartengono al segmento CSuv, che oggi in rappresenta il 25% delle vendite totali in Europa, “che garantiranno un futuro importante allo stabilimento”. Per il governatore della Regione Basilicata, Vito Bardi, l’avvio della produzione a Melfi“è un segnale di fiducia, di continuità e di prospettiva per l’intero territorio lucano”.

Le unità prodotte qui saranno commercializzate in 60 Paesi in tutto il mondo in Europa, Medio Oriente e Africa, Asia, Australia e Nuova Zelanda.

La decisione di portare la nuova Compass a Melfi “rafforza ulteriormente l’impegno di Jeep verso una produzione europea localizzata”, spiega Luigi Barbieri, Melfi Plant Manager di Stellantis. Importante, ha spiegato, sono “l’automazione all’avanguardia” e “le attività che facciamo per la sostenibilità, mettendo in evidenza il ruolo strategico di Melfi nella roadmap di riduzione delle emissioni”. Qui, grazie a una linea di assemblaggio ultra-flessibile, l’impianto è capace di adattarsi in tempo reale alla domanda del mercato, adeguando il mix di veicoli prodotti, fino al 100% Bev se necessario.

Per la Fiom-Cgil l’avvio della produzione “è indubbiamente una notizia positiva, ma che ancora non risponde in maniera definitiva alle richieste da noi avanzate nel corso degli ultimi mesi per dare risposte concrete ad un territorio che vive da anni una profonda crisi che coinvolge oltre al sito anche tutto l’indotto”, spiega il segretario nazionale, Samuele Lodi.  Anche per la Uilm si tratta di “un primo segnale di speranza per il futuro dello stabilimento“, ma “ci aspettiamo – dicono  Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, e Gianluca Ficco, Segretario nazionale e Responsabile del settore automotive – che Filosa traduca in fatti concreti gli impegni che si è assunto nell’ultimo incontro a Torino”.

Sul piatto, infatti, resta il tema della decarbonizzazione del settore e delle norme europee, “troppo rigide” e non in linea con il mercato, come ribadito più volte da Filosa e dagli stessi sindacati. La sfida dell’elettrificazione, ricorda Antonella Bruno, “nei termini in cui è stata posta, appare insostenibile perché gli obiettivi di decarbonizzazione sono disallineati rispetto alle dinamiche di mercato e dell’industria europea”. Il nostro Paese, assicura “è in prima linea in Europa per indirizzare al meglio queste sfide, ma molto è ancora da fare e il fattore tempo è tutt’altro che secondario. Abbiamo bisogno di regole chiare e pragmatiche”.