Fronte comune Stellantis, Volkswagen e Renault: “Ora puntare davvero a Made in Europe”

Regole chiare, un quadro normativo “realistico”, sostegno mirato. E, ancora, una formula non proprio magica, ma sicuramente indicativa: 70:70 nell’Ue27. Stellantis, Volkswagen e Renault – che rappresentano il 60% della produzione automobilistica europea – hanno sottoscritto un impegno comune, inviato oggi ai membri del Parlamento europeo, per ribadire il sostegno al Made in Europe con “regole semplici e chiare e forti incentivi per potenziare la produzione nell’Ue”. L’industria automobilistica del Vecchio Continente, spiegano, “è pienamente impegnata a garantire un futuro solido al settore manifatturiero in Europa, ma ciò richiede un quadro normativo realistico”.

Il marchio europeo deve avere un obiettivo preciso, cioè “sostenere la competitività, attrarre investimenti e tenere conto del divario di costi che ci separa dai concorrenti globali”. Solo “se riusciremo a gestire bene questa sfida, l’Europa potrà rimanere una potenza automobilistica mondiale”. Una posizione, quella dell’industria, che si sposa con quella dell’esecutivo comunitario, che da tempo porta avanti una progettazione proprio legata al Made in Europe, per scongiurare il tracollo del settore e resistere alla concorrenza, non sempre leale, dei giganti asiatici.

Ma le tre case alzano l’asticella. Per avere un marchio “semplice, raggiungibile e coerente in tutta l’Ue”, spiegano, è necessario introdurre una formula ben precisa: in sostanza chiedono alle istituzioni comunitarie “di creare un quadro volto a garantire che il 70% dei veicoli venduti dalle case automobilistiche in Europa provenga per il 70% dai 27 paesi dell’Ue: ’70:70 nell’UE27′”. Una soglia del 70% di contenuto di valore regionale, infatti, fornisce non solo “un parametro di riferimento chiaro e praticabile, che riflette l’intera catena del valore, dalla progettazione alla produzione avanzata”, ma anche – e soprattutto – offre all’industria “la chiarezza di cui ha bisogno per investire”.

Il ‘Made in Europe’, poi, non dovrebbe limitarsi a compensare i costi, ma “incentivare attivamente la localizzazione e il reshoring”. Questo significa “un sostegno forte e mirato” al settore europeo delle batterie, “una flessibilità pragmatica” – specialmente per le auto di piccole dimensioni – e politiche che rendano i veicoli elettrici “più accessibili, costruendo al contempo una catena di approvvigionamento europea resiliente”.

Già lo scorso febbraio, l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, e il ceo di Volkswagen, Oliver Blume, avevano presentato in una lettera aperta congiunta proposte dettagliate su come rafforzare l’industria automobilistica europea. Le proposte si ricollegavano proprio all’iniziativa Made in Europe del commissario europeo per l’Industria, Stéphane Séjourné. “In un mondo in cui altri difendono con orgoglio le proprie industrie – scrivevano – l’Europa deve decidere con urgenza se vuole diventare un mercato per gli altri o rimanere una potenza manifatturiera e industriale anche in futuro. Se attuata correttamente, una strategia Made in Europe può trasformarsi in una vera storia di successo europea”.

Temi, questi, che saranno al centro del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, che guarderà alla competitività come “pietra miliare” dell’economia. . L’obiettivo, fanno sapere da Bruxelles, è sviluppare “una comprensione comune” delle sfide e fornire orientamenti alla Commissione sulla via da seguire. “L’Europa deve fare la sua parte in ambito economico, ma al tempo stesso una concorrenza leale a livello mondiale richiede condizioni di parità”, spiega il Consiglio.

Stellantis, Piano Italia sarà rafforzato. Nessun taglio della capacità produttiva nel nostro Paese

Rafforzamento del Piano Italia, nessun taglio della capacità produttiva nel nostro Paese, una nuova auto a marchio Alfa Romeo a Melfi e un rinnovato dialogo con i sindacati “dopo un periodo”, in passato, “in cui forse non siamo stati tanto aperti” al confronto. Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer for Enlarged Europe di Stellantis, durante un evento con la stampa a Torino Mirafiori, delinea il futuro del gruppo in Italia dopo la presentazione del piano industriale avvenuta a Detroit lo scorso 21 maggio.

Intanto un punto fermo: a poco più di un anno e mezzo dal tavolo convocato al Mimit – era il 17 dicembre 2024 – il Piano Italia da 2 miliardi non solo prosegue, ma può contare su “un investimento robusto” che poterà al suo rafforzamento. Rispetto alla versione presentata al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “avremo un un nuovo modello di Alfa Romeo che sarà prodotto nello stabilimento di Melfi e che non era previsto in Italia. L’auto, riguarda il segmento C-SUV” e “stiamo lavorando anche sul segmento D”. Ma non solo. Ad Atessa è prevista “una nuova generazione di van” e a Pomigliano sarà lanciata una piattaforma elettrica “molto competitiva, l’abbiamo chiamata e-car, sulla quale lanceremo almeno due modelli a partire dal 2028”. Qui, dice Cappellano, “manterremo anche l’attuale Pandina perché il mercato del motore a combustione ha bisogno di continuità”.

Le prospettive sembrano buone. “In un mercato europeo che sostanzialmente è stabile rispetto al 2025 – spiega il Coo – Stellantis sta crescendo e in Italia prevediamo di avere una produzione maggiore rispetto al 2025″. A Mirafiori “nei primi tre mesi dell’anno abbiamo prodotto 15.000 vetture, vedremo poi” nei prossimi mesi “se raggiungeremo l’obiettivo” di 100mila 500 ibride all’anno, spiega il responsabile europeo del gruppo. Tutto dipenderà dal mercato e da “come reagisce”. L’obiettivo di riportare la produzione di veicoli Stellantis in Italia a 1 milione di unità, a cui spesso hanno fatto riferimento le parti sociali, ma anche le istituzioni, invece, “non è mai stato ufficializzato” dal gruppo.

La missione di Mirafiori resta comunque “quella attuale. Qui c’è la linea produttiva della nostra 500 ibrida ed elettrica, ma si sta trasformando in hub con molte attività diverse tra loro: circular economy, il Battery tech hub che sta crescendo, stiamo riformando la palazzina centrale che riaprirà nel 2027”, spiega Cappellano.

Di tempi, volumi e investimenti Stellantis ne parlerà il prossimo 15 giugno a Roma con i sindacati, con i quali il dialogo “è essenziale”, ricorda il responsabile europeo del gruppo. “Non è un mistero – dice – che stiamo cercando di rafforzarlo ancora dopo un periodo”, in passato, “in cui forse non siamo stati tanto aperti al dialogo”. Due giorni dopo, il 17 giugno, il ceo Antonio Filosa sarà audito in Parlamento.

I rappresentanti dei lavoratori, però, sono prudenti. Per Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, è “positivo” e “offre rassicurazioni” che “i tagli ai volumi produttivi previsti per l’Europa non riguarderanno l’Italia”, ma “sono indispensabili certezze sui tempi di realizzazione” e “sulle assegnazioni ancora incerte, che per noi sono fondamentali per dare risposte alle situazioni di maggiore sofferenza occupazionale”. Più tranchant la Fiom-Cgil. Il segretario nazionale, Samuele Lodi, continua a ritenere “insufficiente” la strategia del gruppo e chiede “un reale confronto per ridiscutere un piano industriale calato dagli Usa e non rispondente al bisogni delle lavoratrici e lavoratori del nostro Paese”. Il sindacato rimarca la necessità di “un intervento della Presidenza del Consiglio” che “non può continuare a fare finta che tutta vada bene”.

Una “apertura di credito” arriva dal segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, a margine del congresso nazionale della Uiltucs, che si svolge a Torino, anche se, dice “verificheremo il piano industriale” affinché “tuteli le lavoratrici e i lavoratori e che preveda investimenti negli stabilimenti italiani, prima che altrove, ciascuno con propri modelli: se davvero sarà così, confermeremo il nostro giudizio positivo”. 

Stellantis presenta nuovo piano industriale: investimenti per 60 miliardi in 5 anni

Sessanta miliardi di euro di investimenti in 5 anni, 60 nuovi modelli,  riduzione dei costi pari a 6 miliardi all’anno fino al 2028, di cui 3 solo in Nord America. E, ancora, rafforzamento delle partnership e obiettivi economici in crescita a doppia cifra. Con gli occhi fissi al Nord America. Da Auburn Hills, nel Michigan, Stellantis ha lanciato il nuovo piano industriale ‘FaSTLAne 2030’, “concepito per creare le condizioni per una crescita redditizia e sostenibile”, dice il ceo Antonio Filosa, che sta per compiere il suo primo anno alla guida del gruppo. In sostanza, “abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per realizzare le nostre ambizioni”.

Un piano sicuramente ambizioso, che risente della nuova leadership del gruppo, meritevole di una “ripartenza profonda e necessaria”, come ricorda il presidente John Elkann. E se i dati del primo trimestre hanno premiato il lavoro di Filosa, l’azienda guarda al 2030 con ancora più entusiasmo.

EUROPA. Nell’Europa allargata Stellantis punta a una crescita dei ricavi del 15% e un margine AOI del 3-5%, rifocalizzando il portafoglio di marchi. L’obiettivo, dice Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer for Enlarged Europe, è “una crescita sostenibile e redditizia”. Nei prossimi 5 anni “rafforzeremo la differenziazione dei marchi, espanderemo la copertura di mercato, promuoveremo la competitività dei costi e aumenteremo l’utilizzo della capacità produttiva”. La nuova e-car, che uscirà dall’impianto di Pomigliano a partire dal 2028 e che costerà circa 15mila euro rappresenterà “una pietra miliare fondamentale per rendere redditizia l’elettrificazione” e sarà “un potente strumento di conformità alle norme sulle emissioni di CO2”. In Europa, la capacità produttiva di Stellantis al 2030 dovrebbe essere ridotta di oltre 800 mila unità, attraverso la riconversione di alcuni impianti (come Poissy, in Francia) e facendo leva sulle partnership (come a Madrid e Saragozza, in Spagna, e a Rennes, in Francia), con l’obiettivo di preservare i livelli occupazionali nel settore manifatturiero. L’utilizzo degli impianti aumenterà quindi dal 60% all’80% nel 2030. “Si prevede di attuare questo piano senza alcuna chiusura di stabilimenti”, assicura il ceo.

NORD AMERICA. Ma è in Nord America che l’azienda spingerà di più, perché la regione, dice Filosa, “rappresenta la più grande opportunità per la nostra crescita e la nostra redditività”.  “La nostra ambizione – ha spiegato – è aumentare i ricavi” in questa regione “del 25% entro il 2030. Per farlo, abbiamo due obiettivi essenziali”, cioè “espandere la copertura di mercato e migliorare i costi”. L’azienda punta a espandere la copertura del mercato del 50% con 11 nuovi modelli e 35% dei volumi in più, aumentare l’offerta con 7 nuovi prodotti sotto i 40.000 dollari e 2 sotto i 30.000. Inoltre, è previsto un risparmio annuale in termini di costi pari a 3 miliardi entro il 2028.

I MARCHI. Jeep, Ram, Peugeot e Fiat diventano marchi globali. “Grazie alla loro presenza multiregionale, questi marchi sono i candidati ideali per guidare il lancio dei nuovi asset globali. Il 70% degli investimenti del piano per marchi e prodotti sarà destinato a questi brand, nonché a Pro One, la business unit dei veicoli commerciali di Stellantis”, spiega il gruppo. Da qui al 2030, saranno lanciati 60 nuovi veicoli e ci saranno 50 aggiornamenti significativi, per tutti i marchi e le diverse alimentazioni, tra cui 29 veicoli elettrici a batteria, 15 veicoli elettrici ibridi plug-in o con autonomia estesa, 24 veicoli elettrici ibridi e 39 veicoli con motorizzazioni termiche o mild hybrid. Undici nuovi modelli saranno destinati al Nord America, 25 all’Europa allargata. Gli storici marchi DS e Lancia, importanti in Francia e in Italia, saranno gestiti rispettivamente da Citroen e Fiat sviluppati come marchi specializzati. Stellantis prevede di rafforzare Maserati, “marchio di puro lusso con una clientela speciale e un’eredità unica”, dice Filosa. Una roadmap dettagliata sarà condivisa a Modena nel dicembre 2026.

LA TECNOLOGIA. Il nuovo piano industriale prevede poi investimenti per oltre 24 miliardi di euro (il 40% di quelli totali) in piattaforme globali, propulsori e nuove tecnologie. Il gruppo sta inoltre stipulando nuove partnership o espandendo quelle esistenti, co-sviluppando e co-finanziando prodotti per accedere a nuovi mercati, “ampliando le soluzioni tecnologiche, aumentando l’utilizzo della capacità produttiva e migliorando la competitività di approvvigionamento”, spiega Stellantis. Tra queste ci sono, ad esempio, le partnership con Leapmotor, Dongfeng, Tata e Jaguar Land Rover.

 

Domani Stellantis presenta il piano industriale. Fiom Cgil: “Situazione emergenziale, servono investimenti”

Da Detroit a Pomigliano, dalla Francia a Mirafiori, fino alla Cina e ritorno. Alla vigilia dell’Investor Day, durante il quale il ceo Antonio Filosa presenterà il suo primo piano industriale, Stellantis spinge sull’acceleratore, blindata dai dati di vendita del primo trimestre che, a livello globale, registrano successi importanti. Da gennaio a marzo i ricavi su base annua sono cresciuti del 6%, a 38,1 miliardi di euro. Bene le vendite negli Usa (+4%) nonostante i dazi e quelle in Europa allargata (+5% e +8%, includendo Leapmotor), rispetto al primo trimestre 2025, trainate principalmente da Italia, Germania e Spagna. La quota di mercato dell’EU30 ha raggiunto il 17,5%, con un aumento di 20 punti base su base annua e del 18,1% con un aumento di 70 punti base, includendo Leapmotor. Se il 2025 è stato “un anno di transizione e di trasformazione” in un contesto esterno “difficile”, aveva ricordato Filosa a febbraio, il 2026 punta a essere quello di “una crescita rinnovata e redditizia”.

Negli ultimi giorni il gruppo ha messo sul piatto una serie di intese che puntano a rafforzare la presenza globale del marchio. Ultima, in ordine di tempo, quella con Jaguar Land Rover per valutare opportunità di collaborazione nello sviluppo prodotto negli Stati Uniti. Le due aziende valuteranno possibili sinergie nello sviluppo di prodotti e tecnologie, facendo leva sulle competenze di ciascuna.

Ma è soprattutto alla Cina che guarda Stellantis. L’intesa con Leapmotor è destinata a rafforzarsi, soprattutto in Spagna, a Saragozza, storico sito produttivo di Opel, dove dovrebbe essere realizzato un nuovo C-Suv Opel completamente elettrico sulla stessa linea del modello C-Suv B10 di Leapmotor. E, ancora, spazio al rafforzamento della partnership con Dongfeng: i due gruppi hanno annunciato la firma di un accordo di cooperazione strategica finalizzato alla produzione congiunta di veicoli Peugeot e Jeep a nuova energia in Cina per il mercato cinese e per l’esportazione in altri mercati.

E l’Italia? A Pomigliano d’Arco nascerà la nuova e-car “un’auto elettrica compatta ed economicamente accessibile”, la cui uscita dalle linee di produzione è prevista nel 2028. Il costo dovrebbe essere intorno ai 15mila euro. Un’iniziativa che ha ricevuto anche il plauso del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo il quale si tratta di “un segnale positivo per lo stabilimento campano e per il futuro dell’automotive italiano, una scelta giusta che rafforza il Piano Italia”.

Ma alla vigilia della presentazione del piano, la Fiom-Cgil tira il freno a mano e smorza gli entusiasmi. La situazione in Italia, dice il segretario nazionale, Samuele Lodi, “è a dir poco emergenziale”. In conferenza stampa il sindacato snocciola numeri e cifre: nel nostro Paese, dal 2004 al 2025 la produzione di automobili è calata di 590.722 unità, in 5 anni (2020-2025) Stellantis ha perso 12.265 posti di lavoro, circa il 56% degli addetti è interessato da ammortizzatori sociali e “nel corso di questi anni non ci sono stati investimenti ed interventi sui macchinari, sugli sugli impianti, sulle linee tali da poter riuscire a produrre quel famoso milione di veicoli all’anno che noi tutti ci ci auspichiamo”. Da qui la richiesta di produzioni “che garantiscano alti volumi produttivi (mass market), con la conseguente saturazione occupazionale degli stabilimenti”, ma anche “investimenti su impianti macchinari e attrezzature”. E, ancora, “joint venture che prevedano anche l’ingresso dello Stato in equity nel capitale”. Per il momento, spiega Lodi, l’Italia “è esclusa dagli annunci fatti dal gruppo in merito agli accordi con Leapmotor e altre case cinesi. Abbiamo bisogno di questo tipo di accordi anche in Italia determinando, però, alcune condizioni che mettano in garanzia lo stabilimento e gli stabilimenti in generale”.

Il lavoro fatto finora dal Mimit al tavolo automotive, per la Fiom Cgil non è sufficiente. “Non ha prodotto nulla, anzi è stato dannoso” e per questo “il dossier Stellantis deve essere preso in capo direttamente dalla Presidenza del Consiglio”. “Se ci fidiamo di Urso? No. L’inizio del tavolo automotive diceva che gli obiettivi erano due: di arrivare al milione di veicoli e poi dopo portare anche costruttori anche cinesi in Italia. E anche questa sponda è scomparsa”, conclude Lodi.

Si rafforza intesa Stellantis-Leapmotor in Europa: focus su elettrico

A pochi giorni dall’Investor Day, che si svolgerà il 21 maggio ad Auburn Hills, nel Michigan, Stellantis punta ancora di più su Leapmotor, con cui è attiva una collaborazione “di successo”. A ottobre 2023, il gruppo è diventato il singolo maggior azionista della casa cinese, acquisendo una quota del 21% circa ed è stata lanciata Leapmotor International, joint venture che vede Stellantis al 51% e Leapmotor al 49%.

Il nuovo corso annunciato oggi punta ad aumentare la produzione nello stabilimento di Stellantis a Saragozza, storico sito produttivo di Opel, dove dovrebbe essere realizzato un nuovo C-Suv Opel completamente elettrico sulla stessa linea del modello C-Suv B10 di Leapmotor. L’iniziativa consentirebbe al produttore tedesco di “compiere un importante passo strategico in avanti in termini di elettrificazione e scalabilità nel minor tempo possibile, con le vendite del nuovo arrivato previsto già nel 2028”. Il nuovo arrivato in casa Opel beneficerebbe, quindi, della rete produttiva Stellantis in Europa. La in Spagna, insieme all’Opel Corsa, è in fase di valutazione.

L’intesa tra il gigante automobilistico e la casa cinese si spinge, però, ancora più in là e punta a espandere le iniziative di acquisto congiunto di Leapmotor International per aumentare l’accessibilità economica di Stellantis in Europa e accelerare il time-to-market per i nuovi modelli. Infine, nei piani c’è il progetto di rafforzare il futuro dello stabilimento Stellantis di Villaverde, Madrid, a cui verrebbero assegnati i futuri prodotti Leapmotor per il mercato europeo e globale, con diversi modelli prodotti nel rispetto dei requisiti del Made in Europe, con l’intenzione di trasferire la proprietà dell’impianto alla filiale spagnola di Leapmotor.

Per Antonio Filosa, ceo di Stellantis il piano “è una vera vittoria per entrambi” perché prevede “un supporto alla produzione, i posti di lavoro e la localizzazione avanzata in Europa della produzione di veicoli elettrici di livello mondiale a prezzi accessibili per soddisfare le reali esigenze dei clienti”. L’annuncio di oggi “riflette la nostra intenzione nell’approfondire la nostra partnership e compiere un ulteriore passo verso future collaborazioni ancora più grandi”.

“Le tecnologie all’avanguardia di Leapmotor, combinate con la portata globale di Stellantis , le profonde radici ei marchi automobilistici molto amati – dice Zhu Jiangming, fondatore e amministratore delegato di Leapmotor – renderebbero questa partnership straordinariamente potente”.

L’attività di Leapmotor Internatonal ha registrato un percorso di crescita positivo in Europa negli ultimi 18 mesi. Dal lancio dei modelli T03 e C10 nel 2024, LPMI ha ampliato la propria presenza in tutta la regione con più di 850 punti vendita e assistenza e oltre 40.000 consegne in Europa nel 2025. Nel 2025, ha ampliato le sue attività in Sud America, Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa e nell’aprile 2026 ha introdotto il marchio in Messico. Le parti stanno attualmente conducendo studi di fattibilità e attività preliminari di sviluppo nell’ambito degli accordi esistenti e proseguono le discussioni finalizzate a un potenziale più ampia cooperazione industriale, “subordinatamente alla negoziazione degli accordi definitivi e alle consuete autorizzazioni”.

Ferrari, conti in crescita nel primo trimestre. Confermata guidance 2026

(Photo credit Ferrari)

Utili in lieve aumento a 413 milioni di euro, ricavi netti pari a 1,8 miliardi, in crescita del 3%, ordini fino a fine 2027 e la guidance del 2026 confermata grazie “ai solidi risultati”. Il primo trimestre di Ferrari apre l’anno con il segno più e non risente particolarmente della guerra in Medioriente. Le consegne nel trimestre sono state deliberatamente pianificate in lieve riduzione rispetto all’anno precedente per agevolare l’esecuzione del previsto cambio di modelli e si sono attestate a 3.436 unità.

Da gennaio a marzo, i ricavi da automobili e parti di ricambio sono stati superiori 1,5 miliardi di euro, in crescita dell’1% grazie al mix sports cars più ricco, che include principalmente un maggiore contributo delle personalizzazioni e un mix geografico più forte. L’aumento del 14% dei ricavi da sponsorizzazioni, proventi commerciali e relativi al marchio è attribuibile principalmente a maggiori sponsorizzazioni e alle attività lifestyle. Anche gli altri ricavi sono aumentati nel trimestre, principalmente grazie alla fornitura di motori ad altre scuderie di Formula 1.

Risultati che per il ceo, Benedetto Vigna, “sono solidi”, nonostante “il contesto di incertezza”, grazie ai “tre pilastri fondamentali del nostro modello comportamentale. Una chiara focalizzazione e una forte disciplina. In secondo luogo, un approccio agile e flessibile. E in terzo luogo, un team unito e coeso con i piedi ben piantati per terra”. Un approccio “agile e flessibile” è stato ed è essenziale, spiega Vigna durante la call con gli investitori, soprattutto di fronte alla polveriera mediorientale. “Fin dall’inizio delle tensioni, la nostra massima priorità è stata la sicurezza dei nostri clienti, concessionari, partner e dipendenti”, assicura, spiegando che “abbiamo mantenuto aperti gli showroom e le officine e continuiamo a organizzare test drive per tutti i nostri clienti desiderosi di provare le auto”. Nella regione, “le nostre consegne sono rimaste stabili rispetto all’anno precedente nonostante il conflitto”. Nessun rischio anche per le catene di approvvigionamento, che restano al momento sicure.

Più incertezza, invece, sul fronte commerciale verso l’altra sponda dell’Atlantico, a causa dell’eventualità – ventilata dall’amministrazione Usa – di un aumento dei dazi dal 15 al 25%. “Non appena le cose saranno definite – dice Vigna – saremo pronti. Stiamo aspettando la decisione finale e poi procederemo di conseguenza, mantenendo sempre il cliente al centro di ciò che facciamo”.

Nell’attesa, la casa di Maranello guarda al 25 maggio, quando a Roma finalmente sarà presentata Ferrari Luce, la prima elettrica del Cavallino Rampante. “E’ la perfetta concretizzazione dello scopo che ci motiva ogni giorno in Ferrari, ovvero ridefinire audacemente i limiti del possibile, fondendo tradizione e innovazione in modo unico”, spiega il ceo. Per il nuovo modello sono stati registrati oltre 60 brevetti in molti settori diversi: dai motori elettrici, agli inverter, alla dinamica del veicolo e all’integrazione della batteria nel telaio. Dal volante a tutti i display e all’interfaccia utente semplificata, dai finestrini in vetro ai tergicristalli. “Non c’è una sola dimensione dell’auto che non sia stata ripensata dal team in modo innovativo. C’è molta attesa e curiosità da parte dei clienti, sia di lunga data che potenziali, e siamo molto ansiosi di iniziare questo nuovo capitolo alla fine di questo mese”, assicura Vigna.

Auto, mercato Italia accelera: +11,6% immatricolazioni. Stellantis oltre media (+14%)

Il mercato automotive italiano archivia un altro mese positivo, consolidando il percorso di crescita avviato a inizio anno. Ad aprile 2026, secondo il Ministero dei Trasporti, le immatricolazioni raggiungono quota 155.210 unità, segnando un aumento dell’11,6% rispetto allo stesso mese del 2025. Il bilancio dei primi quattro mesi dell’anno conferma il trend favorevole: da gennaio ad aprile sono state immatricolate 640.083 vetture, con una crescita complessiva del 9,8% su base annua. A trainare è ancora una volta il segmento delle elettriche, che cresce per il decimo mese consecutivo. Nel mese sono state immatricolate 13.087 vetture full electric, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2025 (+97,1%), con una quota di mercato salita all’8,4% (dal 4,7% di aprile 2025).

Secondo Motus-E, si rivelano “determinanti, ancora una volta, le consegne delle auto acquistate con gli incentivi messi a disposizione lo scorso ottobre e andati esauriti in un solo giorno”. Considerando il quadrimestre, le auto elettriche registrate nella Penisola sono 50.924, +71,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e una market share del 7,9%, in progresso dal 5,1% del periodo gennaio-aprile 2025. Al 30 aprile, spiega Motus-E, il parco circolante elettrico in Italia risulta composto da 409.277. Al contempo, calano le motorizzazioni tradizionali, con la benzina che ad aprile vede il mercato in calo del 16,5% (20,5% market share) e le diesel registrano -22,4% (-7,2%). Tra gennaio e aprile le immatricolazioni di auto a benzina calano del 18% e quelle delle auto diesel del 23,2%, con quote di mercato del 20% e del 7,1% rispettivamente.

Guardando ai singoli brand, ad aprile, con 48.808 immatricolazioni, si conferma la tendenza positiva di Stellantis: il gruppo che fa capo al Ceo Antonio Filosa è infatti cresciuto per il quarto mese consecutivo con una percentuale a doppia cifra, +14% (+0,7% la crescita della quota a 31,4%), superando ancora una volta la crescita del mercato complessivo che è stata dell’11,58% (155.210 immatricolazioni). Nella classifica delle più vendute, le prime tre posizioni sono tutte Stellantis: al primo posto Fiat Pandina, con 8576 immatricolazioni, al secondo Jeep Avenger con 4.276 e al terzo Leapmotor T03 con 4.090. Con 206.609 registrazioni nei primi quattro mesi di quest’anno, i brand commercializzati in Italia hanno ottenuto una crescita complessiva del 15,7% rispetto al 9,78% dell’intero mercato nazionale che si è attestato a 640.083 immatricolazioni. La quota ottenuta da Stellantis è stata del 32,2%, in crescita dell’1,6% rispetto ai primi quattro mesi dello scorso anno.

Balzo da gigante per Leapmotor. Ad aprile, il brand ha chiuso con 4.496 immatricolazioni, con un aumento monstre del 1.300%, risultando il brand con la più alta crescita anno su anno dell’intero mercato, forte di una leadership nel comparto Bev con una quota del 33,5% che sale al 51,1% nel canale privati. Intanto Tesla rialza la testa anche in Italia. La società di Elon Musk totalizza un aprile debole, con 422 immatricolazioni (-5,4%), ma da inizio anno registra +23,6% a 4.841 unità. In forte incremento anche la cinese Byd: 4.572 unità, +171,6% annuale, mentre da inizio anno la variazione è del +208% a 17.427 unità.

Crescono immatricolazioni in Ue in primo trimestre (+4%). Elettriche +65,7% in Italia

Cresce, seppur moderatamente, il mercato delle auto nell’Unione europea. Nel primo trimestre del 2026, le immatricolazioni sono aumentate del 4%, grazie soprattutto all’ottima performance registrata a marzo. Secondo l’Acea, l’Associazione europea dei costruttori di automobili, il mercato è stato sostenuto da una forte domanda dei consumatori, incoraggiato da agevolazioni fiscali e programmi di incentivi nuovi e rivisti nei principali paesi europei.

I veicoli ibridi elettrici sono la scelta più popolare tra gli acquirenti, mentre la quota di mercato delle auto elettriche a batteria ha raggiunto il 19,4%. Nel frattempo, gli ibridi plug-in hanno continuato a rafforzare la loro posizione, “sottolineando l’importanza di un percorso verso la decarbonizzazione tecnologicamente neutro”, spiega l’ Acea .

Nel primo trimestre del 2026 sono state immatricolate 546.937 nuove auto elettriche a batteria, conquistando il 19,4% della quota di mercato dell’Ue, in crescita rispetto al 15,2% di un anno fa. I quattro mercati più grandi dell’Ue, che insieme rappresentano oltre il 60% delle immatricolazioni di auto elettriche a batteria, hanno registrato risultati contrastanti: l’Italia è al primo posto, con una crescita del 65,7%; seguono Francia (+50,4%) e Germania (+41,3%). Al contrario, il Belgio ha registrato un calo del 2,3%. I dati del primo trimestre 2026 hanno inoltre mostrato un aumento delle immatricolazioni di auto ibride elettriche nell’Ue, pari a 1.089.421 unità, sostenuto dalla crescita in Italia (+25,8%) e in Spagna (+18,5%), con anche Germania (+7,4%) e Francia (+3,1%) che hanno contribuito positivamente. Complessivamente, i modelli ibridi elettrici hanno rappresentato il 38,6% del mercato totale dell’Ue.

Le immatricolazioni di auto elettriche ibride plug-in continuano a crescere, raggiungendo le 268.344 unità nei primi tre mesi del 2026. Questo risultato è stato trainato dall’aumento dei volumi in mercati chiave come l’Italia (+110,1%), la Spagna (+74,2%) e la Germania (+19,3%). Di conseguenza, rappresentano ora il 9,5% delle immatricolazioni nell’Ue, in aumento rispetto al 7,6% del primo trimestre del 2025.

Al contrario, le immatricolazioni di auto a benzina sono diminuite del 18,2%, con cali in tutti i principali mercati. La Francia ha registrato la contrazione più significativa, con le immatricolazioni crollate del 40,3%, mentre anche altri mercati chiave hanno registrato una doppia cifra: Italia (-18,6%), Spagna (-18,1%) e Germania (-16,1%). Con 636.502 auto nuove immatricolate negli ultimi tre mesi, la quota di mercato della benzina è scesa al 22,6% dal 28,7% del primo trimestre 2025. Anche il mercato delle auto diesel ha continuato la sua tendenza al ribasso, sebbene a un ritmo più lento, con le immatricolazioni in calo del 15,7% e rappresentando il 7,7% delle immatricolazioni di auto nuove nel primo trimestre 2026.

Lato marchi, nel primo trimestre 2026, Stellantis ha immatricolato in Ue 489.081 auto, registrando una crescita dell’8,5% rispetto allo stesso trimestre del 2025, quando erano lo stato 450.809. Per Fiat la crescita + stata del 36%. bene anche Opel (+24,2%) e Lancia (+15,7%). A marzo il gruppo ha fatto registrare una crescita, nella sola Unione europea, del 6,8%. Le performance migliori nel primo trimestre sono comunque quelle di Tesla, che nel mercato Ue ha fatto registrare una crescita del 59,6%, Honda (+21%), Mazda (+16,8%), ma soprattutto quelle della cinese Byd, con +169,7%.

Stellantis, dopo 2025 nero aumenta produzione nel trimestre: +5% nell’Europa allargata

Si chiude in positivo il primo trimestre di Stellantis sul mercato Ue30 con un incremento delle vendite del 5% rispetto al 2025, pari a 696.676 veicoli. Il gruppo cresce anche in Italia: nei primi tre mesi dell’anno l’aumento è stato del 6,7% con i primi cinque best seller del mercato, cioè Fiat Pandina, Jeep Avenger, Fiat Grande Panda, Citroën C3 e Leapmotor T03. Leapmotor è anche il marchio leader nel segmento Bev. In Francia Stellantis è leader di mercato nel trimestre con una quota che sfiora il 31% e 5 modelli tra i primi 10 best-seller. In Germania, nel trimestre le vendite sono cresciute del 15,2% rispetto all’anno precedente, con una quota di mercato in aumento di 1,2 punti percentuali, al 12,7%.

Come sottolinea Emanuele Cappellano, Coo di Enlarged Europe, “i primi tre mesi del 2026 hanno consolidato il processo di recupero già iniziato da Stellantis verso la fine dell’anno scorso. Continuiamo a costruire una solida dinamica di crescita, grazie al nostro piano di rilancio del business, basato sulla centralità dei bisogni del cliente, cui offriamo una gamma equilibrata tra funzionalità, design e scelta di motorizzazioni”. Risultati, dice, che evidenziano “un traguardo importante” e “un chiaro segnale che i nostri sforzi stanno dando risultati concreti”.

I dati, commenta Ferdinando Uliano segretario nazionale Fim-Cisl ,“evidenziano una ripresa rispetto all’anno nero registrato nel 2025, con un incremento complessivo del +9,5% È prevedibile” che quest’anno “il livello produttivo sarà superiore a quello del 2025, intorno a 500 mila veicoli complessivi con le auto sopra le 300 mila”. Nel dettaglio, nel I° trimestre sono state prodotte 120.366 unità tra autovetture e veicoli commerciali, rispetto alle 109.900 dello stesso periodo del 2025. La produzione di autovetture registra un aumento del +22%, raggiungendo 73.841 unità, mentre quella dei veicoli commerciali segna una flessione del -5,8%, attestandosi a 46.525 unità. Per Uliano, il 2026 dovrebbe beneficiare della produzione per l’intero anno della 500 ibrida, della nuova Jeep Compass e della DS8. Nel corso dell’anno si aggiungeranno anche le nuove produzioni di DS7 e Lancia Gamma.

Il prossimo appuntamento sarà con l’Investor Day e la presentazione del piano strategico di Stellantis , fissati per il 21 maggio a Detroit. In quella occasione “ci aspettiamo – dice il segretario Fim-Cisl – scelte concrete e credibili, capaci di garantire prospettive industriali e occupazionali per tutti gli stabilimenti italiani, cogliendo anche le opportunità legate alla revisione del regolamento europeo sulle emissioni”.

Appello dell’Acea ai leader Ue: “Invertire declino per garantire un futuro all’automotive”

“Invertire il declino della produzione di veicoli in Europa”, “rafforzare la resilienza e gestire le dipendenze critiche” e “perseguire un percorso di decarbonizzazione pragmatico”. Sono le richieste presentate da Ola Källenius, presidente dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) e ceo di Mercedes-Benz, in una lettera ai leader Ue. I produttori europei, si legge nel testo, “possono avere successo realizzando prodotti che i clienti scelgono perché sono superiori. Ma l’eccellenza del prodotto da sola non sarà sufficiente. Il nostro successo dipenderà da una regolamentazione pragmatica, da mercati aperti, da nuove infrastrutture e dalla domanda di mercato, nonché da una solida strategia industriale a sostegno della produzione in Europa”.

Il Vecchio Continente, “è messo alla prova da forze che stanno ridefinendo il commercio, la sicurezza, l’energia e la tecnologia. Il nostro settore automobilistico è quello più duramente colpito. In questo momento, l’Acea e ogni singolo membro della nostra associazione sono pronti a collaborare con i responsabili politici e i partner lungo tutta la catena del valore per investire, innovare e garantire il futuro industriale dell’Europa per i prossimi 140 anni”.

Per l’Acea, la strada del settore è resa difficoltosa da una serie di elementi, dalla concorrenza globale che “si è intensificata” alle catene di approvvigionamento che sono “diventate più fragili”. Ma non solo: “il protezionismo è in aumento, mentre il libero scambio viene messo in discussione. La nuova situazione geopolitica richiede una strategia diversa”. L’innovazione, la resilienza della catena del valore e, soprattutto, la crescita economica “devono essere le priorità assolute”.

Tre le proposte ribadite dall’associazione. La prima è quella di allargare il mercato dell’Ue, nonostante “la sensibilità politica” di alcuni Stati di fronte ad accordi come quello con i Paesi del Mercosur. “Chiediamo ai membri del Parlamento europeo di dare il loro consenso al Mercosur a beneficio dei settori industriali europei e dell’economia in generale”, è l’appello dell’Acea.

Il secondo obiettivo è relativo a una “decarbonizzazione pragmatica”, che ponga sullo stesso piano sviluppo dell’economia e ambizioni climatiche. L’associazione europea dei costruttori torna a chiedere all’Europa “un emendamento mirato che conceda flessibilità ai produttori di autocarri per generare più crediti di emissione e facilitare il rispetto degli obiettivi del 2030”. In terzo luogo, “dobbiamo invertire il calo della produzione di veicoli in Europa, che è essenziale per l’intero ecosistema automobilistico, nonché per l’occupazione, gli investimenti e il mantenimento di competenze critiche nel nostro continente”. Ed è qui che possono giocare un ruolo importante “incentivi intelligenti per accelerare il rinnovo del parco auto, mirati ai veicoli più vecchi e con le emissioni più elevate”, cioè il modo “più rapido per stimolare la domanda, aumentare l’utilizzo degli impianti e ridurre le emissioni”.