Manometers to measure pressure are seen inside the heat pump plant run by energy company Wien Energie in the Simmering district of Vienna, Austria on March 14, 2024. In a large hall on the outskirts of Vienna, shiny pipes carry treated wastewater through three giant heat pumps, part of Austria's drive to reduce carbon emissions and its dependence on Russian gas, with more and more European cities eyeing this alternative. The plant -- billed as Europe's most powerful one -- is churning out district heat to up to 56,000 Vienna households, with operator Wien Energie planning to double its capacity to 112,000 households by 2027. (Photo by Vianey Lorin / AFP)
Il blocco delle rotte nello Stretto di Hormuz per via della guerra tra Stati Uniti e Iran riaccende le paure sulla sicurezza energetica europea, minacciando direttamente le forniture di petrolio e gas dal Medio Oriente. Per l’Italia e per l’intera Unione Europea la crisi del 2026 richiama da vicino lo shock del 2022: i prezzi tornano a salire e le forniture vacillano, imponendo un rapido confronto con le risposte messe in campo ai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina attraverso REPowerEU. A fare luce sull’effettiva tenuta del nostro Paese è il nuovo rapporto dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa).
Nel quadro continentale, l’Italia si è mossa da protagonista. Tra il 2021 e il 2024 l’Unione Europea ha ridotto la domanda complessiva di gas dell’incirca 20%, pari a circa 80 miliardi di metri cubi. Germania (16,6 miliardi di metri cubi) e Italia (14,0 miliardi) hanno generato da sole quasi il 35% di tutti i risparmi europei. Insieme a Francia, Paesi Bassi e Spagna, i primi cinque Stati membri hanno raggiunto circa 56,5 miliardi di metri cubi di tagli, coprendo il 72% del totale Ue. All’estremo opposto spicca la Polonia, che ha registrato il maggiore incremento nei consumi a causa della conversione degli impianti a carbone verso il metano.
Come sottolinea l’Ieefa, la contrazione della domanda nell’Unione “è reale, con il contributo di quasi tutti gli Stati membri, ma il volume è concentrato in poche grandi economie ed è fortemente influenzato dai comportamenti delle famiglie”. Nel nostro Paese il calo è stato guidato in misura determinante dai consumi domestici, scesi di 5,1 miliardi di metri cubi tra il 2021 e il 2024, collocando l’Italia al secondo posto dietro la Germania (7,0 miliardi) e davanti alla Francia (3,5 miliardi). Su questo fronte hanno pesato inverni relativamente miti, interventi di efficienza, l’aumento dell’installazione delle pompe di calore e la reazione diretta dei cittadini alle bollette elevate.
Parallelamente, il gas assorbito dall’industria manifatturiera italiana è calato di 2,8 miliardi di metri cubi. Tuttavia, evidenzia l’Ieefa, non è ancora chiaro “in che misura ciò sia dovuto a reali guadagni di efficienza e quanto invece alla riduzione della domanda causata dall’aumento dei prezzi o dalla delocalizzazione di attività ad alta intensità energetica”.
Anche la generazione elettrica italiana ha vissuto trasformazioni importanti, inserendosi nel record europeo delle rinnovabili, che nel 2024 hanno raggiunto il 47,5% del consumo lordo continentale. L’eolico si è confermato la prima fonte comunitaria (38%), seguito da idroelettrico (26,4%) e solare (23,4%). Nel triennio 2022-2024 la Penisola ha partecipato alla corsa delle installazioni con una quota rilevante dei 146 gigawatt di fotovoltaico posati nell’Unione, posizionandosi tra i principali mercati insieme a Germania, Spagna e Francia. Sul versante eolico, che nell’Ue ha aggiunto oltre 42 gigawatt, l’Italia figura ancora tra i Paesi più attivi. Di fronte alla nuova strozzatura dei flussi marittimi globali, la lezione per l’Italia è chiara: la dipendenza dai combustibili fossili resta fragile se il calo dei consumi non viene consolidato con un’elettrificazione strutturale e un’integrazione stabile delle fonti pulite nei sistemi termici ed industriali.
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