Italia leader in Ue per la riduzione dei consumi di gas: -14 mld metri cubi in 4 anni

Il nostro Paese e la Germania hanno generato da sole quasi il 35% di tutti i risparmi europei

Il blocco delle rotte nello Stretto di Hormuz per via della guerra tra Stati Uniti e Iran riaccende le paure sulla sicurezza energetica europea, minacciando direttamente le forniture di petrolio e gas dal Medio Oriente. Per l’Italia e per l’intera Unione Europea la crisi del 2026 richiama da vicino lo shock del 2022: i prezzi tornano a salire e le forniture vacillano, imponendo un rapido confronto con le risposte messe in campo ai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina attraverso REPowerEU. A fare luce sull’effettiva tenuta del nostro Paese è il nuovo rapporto dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa).

Nel quadro continentale, l’Italia si è mossa da protagonista. Tra il 2021 e il 2024 l’Unione Europea ha ridotto la domanda complessiva di gas dell’incirca 20%, pari a circa 80 miliardi di metri cubi. Germania (16,6 miliardi di metri cubi) e Italia (14,0 miliardi) hanno generato da sole quasi il 35% di tutti i risparmi europei. Insieme a Francia, Paesi Bassi e Spagna, i primi cinque Stati membri hanno raggiunto circa 56,5 miliardi di metri cubi di tagli, coprendo il 72% del totale Ue. All’estremo opposto spicca la Polonia, che ha registrato il maggiore incremento nei consumi a causa della conversione degli impianti a carbone verso il metano.

Come sottolinea l’Ieefa, la contrazione della domanda nell’Unione “è reale, con il contributo di quasi tutti gli Stati membri, ma il volume è concentrato in poche grandi economie ed è fortemente influenzato dai comportamenti delle famiglie”. Nel nostro Paese il calo è stato guidato in misura determinante dai consumi domestici, scesi di 5,1 miliardi di metri cubi tra il 2021 e il 2024, collocando l’Italia al secondo posto dietro la Germania (7,0 miliardi) e davanti alla Francia (3,5 miliardi). Su questo fronte hanno pesato inverni relativamente miti, interventi di efficienza, l’aumento dell’installazione delle pompe di calore e la reazione diretta dei cittadini alle bollette elevate.

Parallelamente, il gas assorbito dall’industria manifatturiera italiana è calato di 2,8 miliardi di metri cubi. Tuttavia, evidenzia l’Ieefa, non è ancora chiaro “in che misura ciò sia dovuto a reali guadagni di efficienza e quanto invece alla riduzione della domanda causata dall’aumento dei prezzi o dalla delocalizzazione di attività ad alta intensità energetica”.

Anche la generazione elettrica italiana ha vissuto trasformazioni importanti, inserendosi nel record europeo delle rinnovabili, che nel 2024 hanno raggiunto il 47,5% del consumo lordo continentale. L’eolico si è confermato la prima fonte comunitaria (38%), seguito da idroelettrico (26,4%) e solare (23,4%). Nel triennio 2022-2024 la Penisola ha partecipato alla corsa delle installazioni con una quota rilevante dei 146 gigawatt di fotovoltaico posati nell’Unione, posizionandosi tra i principali mercati insieme a Germania, Spagna e Francia. Sul versante eolico, che nell’Ue ha aggiunto oltre 42 gigawatt, l’Italia figura ancora tra i Paesi più attivi. Di fronte alla nuova strozzatura dei flussi marittimi globali, la lezione per l’Italia è chiara: la dipendenza dai combustibili fossili resta fragile se il calo dei consumi non viene consolidato con un’elettrificazione strutturale e un’integrazione stabile delle fonti pulite nei sistemi termici ed industriali.

Tags:
, ,