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Crolla la fiducia dei consumatori italiani. Il conflitto in Medio Oriente genera incertezza e rincari energetici, con effetti attesi anche sui prezzi al supermercato. E così le famiglie riducono le spese, aggravando una situazione già segnata dai minimi storici dei consumi.
A marzo 2026, l’indicatore Istat sulla fiducia dei consumatori cala di 5 punti rispetto al mese precedente, passando da 97,4 a 92,6, ai minimi da ottobre 2023. Il peggioramento riguarda tutte le componenti dell’indice, ma risulta particolarmente marcato nelle percezioni delle condizioni economiche attuali e nelle aspettative a breve termine. Contestualmente, le previsioni sulla disoccupazione futura sono aumentate, toccando il massimo dal dicembre 2024. In un contesto così incerto, le famiglie segnalano una minore propensione all’acquisto di beni durevoli e una tendenza più marcata al risparmio. Lo shock energetico causato dal conflitto con l’Iran ha pesantemente influenzato il sentiment. L’aumento dei prezzi dei carburanti, solo parzialmente mitigato dal taglio delle accise deciso dal governo, è stato immediatamente percepito dalle famiglie. Rincari che influiranno sull’inflazione proprio in un momento in cui il potere d’acquisto stava lentamente recuperando.
Il pessimismo è peraltro un sentimento condiviso. Già la Commissione Ue, nella sua stima flash, aveva segnalato che a marzo l’indice di fiducia dei consumatori è sceso a -15,2 punti nell’Ue e a -16,3 nell’area euro, anche in questi casi ai livelli più bassi dall’ottobre 2023.
Per le imprese italiane, i dati Istat mostrano un quadro più eterogeneo. Nel commercio al dettaglio, la fiducia è ai minimi da febbraio 2024: le vendite attuali rallentano nettamente, mentre le aspettative sugli ordini futuri rimangono stabili. L’indicatore composito cala invece solo marginalmente, da 97,4 di febbraio a 97,3 di marzo. I settori manifatturiero, dei servizi e delle costruzioni mostrano segnali di resilienza, registrando un lieve aumento della fiducia. In particolare, i produttori dell’industria segnalano un leggero miglioramento degli ordini, scorte in diminuzione ma anche un rallentamento dell’attività.
Nell’edilizia e nelle infrastrutture le variazioni degli indici suggeriscono andamenti diversi ma ugualmente positivi: la fiducia nel comparto ingegneristico cresce per l’avanzamento dei progetti infrastrutturali finanziati dal Pnrr, in scadenza ad agosto. La ripresa è più evidente nell’edilizia residenziale: ordini e attese sull’occupazione migliorano, a conferma di una domanda robusta favorita dai tassi di interesse più accomodanti. Nel segmento servizi, l’aumento della fiducia è ancora trainato dal turismo che beneficia degli effetti positivi delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Le previsioni sulle prenotazioni restano comunque positive, indicando prospettive incoraggianti nel breve periodo. All’opposto, mostrano un calo mensile i comparti trasporti e magazzinaggio, informazione e comunicazione e servizi alle imprese.
In tale quadro di incertezza e pessimismo, le rilevazioni Istat preoccupano le associazioni di categoria. “La crisi in Medio Oriente si abbatte come uno tsunami sulla fiducia dei consumatori, con l’indice che a marzo registra un crollo verticale in tutti i comparti” spiega il Codacons, sottolineando che “la minore fiducia si traduce in una più bassa propensione alla spesa delle famiglie”. Anche secondo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), pesa “l’effetto guerra” ma “il risultato dipende anche dal ritardo con cui il governo è intervenuto per bloccare il rialzo dei carburanti e dal fatto che non sta ancora facendo nulla per impedire l’imminente rincaro delle bollette”.
Confesercenti sottolinea la gravità del quadro: “Le famiglie tirano il freno a mano, anche per i timori legati al rialzo dei prezzi di carburanti ed energetici seguiti al conflitto, e si mostrano fortemente caute davanti a scenari di incertezza globale”. L’associazione stima che gli aumenti di energia, gas e carburanti possano “cancellare 3,9 miliardi di euro di aumento della spesa delle famiglie già nel 2026”. Per l’ufficio studi di Confcommercio, “l’inizio del conflitto ha pesato negativamente sulla fiducia delle famiglie, interrompendo il percorso di graduale recupero iniziato alla fine del 2025. Meno esposte, per adesso, sembrano le imprese, almeno in termini di percezioni”.
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