Secondo il rapporto, eventuali nuove interruzioni o tensioni nell’area potrebbero avere ripercussioni significative non solo sugli approvvigionamenti energetici, ma anche su numerose filiere produttive italiane, dalla chimica alla metallurgia, dall’automotive all’agroalimentare, fino alla meccanica e alla manifattura avanzata. Inoltre, la geografia dei porti italiani coincide sempre più con quella delle principali aree di crisi internazionali: gli scali dell’Adriatico e del Nord-Est sono maggiormente esposti agli sviluppi nel Mar Nero, mentre quelli inseriti nelle catene transatlantiche risentono più direttamente delle tensioni commerciali e delle nuove normative ambientali europee, come ETS e FuelEU Maritime.
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