riciclo rifiuti/imago
Ci sono anche cinque progetti italiani tra i 46 selezionati dalla Commissione Ue nell’ambito della seconda call europea prevista dal Regolamento Ue sulle materie prime critiche. L’obiettivo delle proposte individuate da Bruxelles è quello di rafforzare le catene di approvvigionamento e diversificare le fonti disponibili, così da raggiungere i target del Critical Raw Materials Act (Crma), secondo i quali entro il 2030 la capacità produttiva dell’Ue dovrà soddisfare almeno il 10% del consumo annuo di materie prime strategiche per l’estrazione, il 40% per la trasformazione e il 25% per il riciclo. Ma non solo. Come ha spiegato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la prosperità e la strategia industriale, Stephan Séjourné, “vogliamo evitare di dipendere per più del 65% da un paese terzo, in particolare dalla Cina”.
I nuovi progetti strategici sono localizzati in Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Svezia. Sono stati selezionati tra le 102 candidature ricevute in seguito al bando conclusosi all’inizio di quest’anno e riguardano diverse fasi della catena del valore: 8 si concentrano sull’estrazione, 11 sulla trasformazione e 19 sul riciclo. Inoltre, sono previsti otto progetti integrati: tre che combinano estrazione e trasformazione e cinque che combinano trasformazione e riciclo, a supporto dell’approccio dell’Ue alla catena del valore integrata. I progetti riguardano 15 delle 17 materie prime strategiche previste dal Crma.
La scelta della Commissione, che ha definito l’Italia “all’avanguardia” sul fronte dello stoccaggio, è per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “un risultato che rafforza la nostra autonomia strategica e conferma la leadership dell’industria italiana nel riciclo. Stiamo costruendo filiere più sicure e sostenibili, fondamentali per la competitività del sistema produttivo e la sicurezza europea”.
Dei cinque progetti italiani selezionati, tre riguardano in modo specifico il riciclo. ‘9PV-up: Upcycling raw materials from end-oflife photovoltaic panels’, portato avanti da 9-Tech, si concentra sul recupero di bauxite, alluminio, rame e silicio metallico a partire da pannelli solari a fine vita; l’iniziativa prevede la costruzione di due impianti in Veneto: un primo impianto dimostrativo con livello di maturità tecnologica TRL 8 e una successiva installazione industriale TRL 9.
‘REW-ITA green HUB: Recovery of Wolfram: Italian Technology Advanced green Hub’, presentato da OMCD TEK HUB S.p.A., riguarda il riciclo di rame, cobalto e tungsteno. Il progetto prevede un’espansione progressiva delle capacità produttive fino a 500 tonnellate annue di materiale riciclato entro il 2030.
Infine, ‘CRM4Defence – Byproducts and Recycling of CRM for Defence’ punta a realizzare un sistema integrato di recupero e valorizzazione degli scarti metallici generati dalle attività produttive del gruppo Leonardo. Il progetto interessa complessivamente dieci siti industriali localizzati in Italia e Polonia e prevede il recupero di titanio, alluminio e magnesio, materiali particolarmente rilevanti per le filiere aerospaziali, della difesa e della sicurezza. Gli scarti vengono trasformati in sottoprodotti di elevata qualità destinati alle fonderie partner e successivamente reimmessi nel ciclo produttivo europeo. Entro il 2030 il progetto prevede il recupero di circa 145 tonnellate annue di titanio, 1.291 tonnellate di alluminio e oltre 11 tonnellate di magnesio. La Commissione europea definisce il progetto come “tecnicamente solido, sostenibile e strategicamente importante per l’autonomia industriale europea nei comparti dell’aerospazio e della difesa”.
Il quarto progetto italiano selezionato, ‘Alkeemia PureGraph’ – di Alkeemia S.p.a prevede la realizzazione in Italia di un impianto industriale dedicato alla purificazione della grafite naturale, trasformandola in grafite ad elevata purezza destinata alle batterie, alle tecnologie dell’idrogeno, all’elettronica e ad altre applicazioni avanzate. L’impianto entrerà in produzione nel 2026 e raggiungerà la piena capacità nel 2028, contribuendo alla creazione di una capacità europea di raffinazione oggi quasi totalmente localizzata fuori dall’UE. L’ultimo progetto è ‘ReSuPLIR – Recovery and Supply of Platinum, Iridium and Ruthenium’ di Italrecycling & Investment srl, mira al recupero e alla raffinazione di metalli del gruppo del platino (PGM), in particolare platino, iridio e rutenio, a partire da materiali secondari e scarti industriali. Per la Commissione europea tra tutti i progetti italiani, ReSuPLIR è uno di quelli che presenta il maggiore impatto potenziale sulla sicurezza degli approvvigionamenti europei, dal momento che potrebbe coprire fino al 5,3% della domanda europea di platino, il 10% di quella di iridio e circa l’1,8% di quella di rutenio.
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