Scatta il countdown per la legge di Bilancio 2027, l’ultima del governo Meloni. La data cerchiata in rosso è quella di martedì 13 ottobre, ma i nodi da sciogliere restano ancora tanti.
Primo tra tutti quello delle risorse a disposizione. I quasi 29 miliardi di scostamento in due anni, grazie alla maggiore flessibilità concessa dall’Europa sulle spese per energia (vincolate) e difesa, sono una boccata d’ossigeno. Ma potrebbero non bastare per accontentare tutti i partiti della maggioranza, che chiedono dal taglio dell’Irpef (soprattutto FdI) alla detassazione delle tredicesime (FI), dall’innalzamento della flat tax su autonomi e partite Iva (Lega) al bonus casa (Noi Moderati). Questo, peraltro, è solo un assaggio.
Servirebbe come il pane un altro sforzo da parte di Bruxelles, anche perché l’inflazione morde la carne viva dei cittadini, al pari di carburanti e bollette di gas e luce che galleggiano ampiamente sopra la soglia di pericolo. L’Italia chiede di considerare anche questi fattori nel sentiero di spesa, pur garantendo che il nostro Paese non virerà traiettoria. All’Eurogruppo di ieri la proposta è stata ampiamente dibattuta e ha incontrato l’interesse di diversi Paesi membri, eccezion fatta – manco a dirlo – dei soliti ‘frugali’. Inoltre, è arrivato l’accordo sull’integrazione di mercato, cosa tutt’altro che scontata alla vigilia della riunione.
Il dibattito continentale si intreccia a doppio nodo con quello italiano, dove è viva la discussione su dove recuperare risorse. Le opposizioni da mesi insistono nel tassare sia gli extraprofitti delle compagnie petrolifere che hanno guadagnato dall’aumento dei prezzi di benzina e gasolio, sia quelli delle società energetiche grazie al rincaro delle bollette. Il governo ha sempre risposto che il tema deve essere affrontato in sede Ue, ma finora ha trovato sempre la porta chiusa. Ora, invece, una fessura si è aperta, perché all’Ecofin è arrivato il via libera a un lavoro tecnico che dovrà formulare una proposta alla Commissione, che poi avrà l’ultima parola. Bruxelles al momento non ha cambiato linea: “Riteniamo che gli Stati membri siano nella posizione migliore per adottare misure fiscali relative agli utili straordinari delle società energetiche”, ribadisce il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis. Stavolta, però, una parolina in più la aggiunge: “Abbiamo anche concordato di istituire un gruppo di lavoro che si occupi di questa questione, per condividere le migliori pratiche e, in un certo senso, aiutare gli Stati membri in tale lavoro”.
Intanto che l’Ue muove i suoi primi, tiepidi passi, in Italia c’è chi insiste su altre forme di finanziamento. Matteo Salvini, infatti, torna a battere il ferro: “Nella prossima legge di Bilancio il governo può puntare ad almeno 5 miliardi di euro di contributo volontario, gioioso e spontaneo da parte delle prime dieci grandi banche e degli istituti assicurativi”. Il vicepremier non usa più la parola extraprofitti, ma sottolinea come gli istituti di credito “chiuderanno quest’anno, stando alla semestrale, con 50 miliardi di euro di utili, una cifra mai realizzata nella storia della Repubblica”. Il leader della Lega non ha intenzione di alzare un polverone: “Conto che ci arriveremo con un confronto positivo e costruttivo al tavolo di centrodestra, senza mettere una norma palese”. Nel frattempo, Salvini annuncia che martedì 13 ottobre in Cdm porterà il dl Infrastrutture e il Codice della strada e ricorda che servono 8 miliardi prima della Manovra, per pagare lavori infrastrutturali già fatti. In legge di Bilancio, invece, ne chiede 13 per le manutenzioni e le nuove opere del 2027.
Tutte le intenzioni possono essere pure buone, poi però c’è la realtà dei fatti. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha già detto che la prudenza resta la cifra distintiva, anche perché il 3,1% certificato da Istat non consente l’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo. Ergo, bisogna ottimizzare all’ennesima potenza le risorse.
Cosa non facile nella fase storica che viviamo, con le bollette che salgono e i prezzi dei carburanti che almeno non schizzano in alto, anche grazie al price cap inaugurato da Eni (sul gasolio passa da 2,21 euro al litro a 2,19 euro, con tetto sempre a 2,25 euro) e poi seguito da altre compagnie come Ip e Q8. Al 9 ottobre il risultato è un prezzo medio al self, sulle rete nazionale, di 2,035 euro al litro per la verde e 2,258 euro per il diesel. Cifre ancora troppo alte per categorie come quella dei tassisti che, infatti, annunciano per il 26 ottobre prossimo un “presidio statico e pacifico” sotto la sede del Mef per lanciare un messaggio decisamente chiaro: “La categoria è allo stremo”.
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