Ue, accordo su riforma Patto di stabilità. Giorgetti: “Regole più realistiche”

Le transizioni verde e digitale sono salve e non sono in discussione. Gli Stati avranno modo e tempo di poter spendere per quelle che sono le grandi priorità dell’agenda a dodici stelle. Ma il percorso di rientro dagli sforamenti di deficit e debito sono chiari, vincolanti, e impegnativi. I ministri dell’Economia e delle finanze trovano l’accordo sulla riforma del patto di stabilità. “Una buona notizia per l’economia europea”, ragiona ed esulta a voce alta Paolo Gentiloni, commissario per l’Economia, preoccupato per un calendario che vede il 2023 agli sgoccioli e la necessità di ridare certezze a investitori e mercati. Ma questa buona notizia rischia di non esserlo troppo per Paesi come l’Italia, con i conti più in disordine di altri. Tra le salvaguardie introdotte al nuovo patto i Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al 90% dovranno ridurre ogni anno questo rapporto dell’1%, mentre per i Paesi con un deficit/Pil tra il 60% e il 90% dovranno tagliarlo di uno 0,5% l’anno.

L’Italia dovrà dunque ridurre di un punto percentuale l’anno il proprio debito. Non solo. Come tutti dovrà ridurre anche il deficit, perché passa l’altra salvaguardia, cara ai tedeschi, che prevede di creare margini di spesa preventivi. Cancellare i tetti massimi nei rapporti deficit/Pil e debito/Pil al 3% e al 60% non è possibile perché incardinati nei trattati sul funzionamento dell’Ue. Restano inevitabilmente i punti di riferimento, con una novità: l’accordo prevede che anche chi non sfora il tetto del 3% deve ridurlo, per creare uno spazio dell’1,5% così da essere pronti in caso di shock, senza dover mettere sotto pressione i conti. Certo, resta ferma la possibilità per gli Stati di scegliere se intraprendere una traiettoria di riduzione a quattro o a sette anni, con un carico meno duro di lavoro. Per chi è oltre la soglia del 3% del deficit/Pil l’aggiustamento richiesto è dello 0,4% l’anno in quattro anni, che diventa dello 0,25% l’anno sui sette anni.

L’Italia ottiene comunque una clausola transitoria che tiene conto dell’aumento del costo degli interessi sul ripagamento dei titolo di debito pubblico a seguito dell’innalzamento dei tassi operato dalla Bce. Stabilito che fino al 2027 le regole di bilancio comuni saranno applicate con flessibilità, con la Commissione che terrà conto del maggior onere dovuto all’aumento dei tassi senza così incidere sui margini di spesa, soprattutto utili alla doppia transizione. “Ci sono alcune cose positive e altre meno”, il bilancio tracciato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.L’Italia ha ottenuto molto e soprattutto quello che sottoscriviamo è un accordo sostenibile per il nostro Paese volto da una parte a una realistica e graduale riduzione del debito mentre dall’altra guarda agli investimenti specialmente del Pnrr con spirito costruttivo”. Magari non è il libro dei sogni, ma “abbiamo partecipato all’accordo politico per il nuovo patto di stabilità e crescita con lo spirito del compromesso inevitabile in un’Europa che richiede il consenso di 27 Paesi”.

Elena Fois

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