Il gas fa saltare l’unità dell’Europa, inverno vicino e price cap lontano

La Germania ha deciso di fare da sé. Duecento miliardi di euro da calare sul tavolo per fronteggiare la crisi energetica, per tagliare le bollette e consentire a imprese e famiglie di vivere un inverno sereno: oltre che caldo. Ha fatto lo ‘sborone’, il cancelliere Olaf Scholz, potendo contare su un’economia ancora forte e non intaccata dal debito come, ad esempio, quella italiana. La Germania, euro più euro meno, ha usato il nostro Pnrr per mettere un freno al veloce scivolamento nel baratro del gas e di chissà cos’altro. Nulla di illegale, sia chiaro, ma così facendo ha reso un po’ più debole l’unione (u minuscola) di un’Europa che fatica a stare insieme e a diventare Unione (U maiuscola) per davvero. La Germania, detto male, non ha problemi a pagare: se il gas costa dieci, cento volte tanto, pazienza, stacco un assegno con più zeri, in fondo i soldi non mancano.

Ormai è chiaro: metterne d’accordo i 27 è complicatissimo. Nel caso specifico del price cap, la Germania va per conto suo, i Paesi Bassi pure perché sulla crisi ci stanno lucrando, il Belgio ha fatto un passo indietro, Austria e Lussemburgo si sono opposti. Così i 14 Paesi che sarebbero allineati (tra cui Francia e Spagna, oltre all’Italia) restano appesi e aspettano che i parrucconi di Bruxelles facciano qualcosa per sbloccare la situazione. Campa cavallo, sembra.

L’iniziativa del nostro governo, con il ministro Roberto Cingolani in testa, fa quasi tenerezza: mentre noi stiamo cercando la formula giusta per accontentare tutti – un prezzo modulare e forchetta con un valore massimo e minimo anche questi mutevoli – il tempo passa e l’inverno si avvicina. La sensazione è che se l’Europa avesse voluto mettere un tetto al prezzo del gas si sarebbe mossa a inizio estate e non adesso, cioè settimane, mesi dopo che la luce rossa dell’allerta si è accesa. Anche la presidente della Commissione, la tedesca Ursula von der Leyen, a suo modo fa tenerezza: annuncia ma fatica a fare, garantisce ma sa che il frazionamento di interessi dell’Unione rende sempre più difficile una strategia collettiva.

Ed è qui, di fronte alle avversità, che vengono meno alcune certezze sull’Europa, compatta solo per fronteggiare la pandemia. Ed è qui che c’è bisogno di un cambio di passo per salvaguardare gli interessi di tutti e non di pochi mentre Stati Uniti, Russia, Cina e India vanno avanti senza troppi scrupoli.

Vittorio Oreggia

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