Il mare Adriatico, il gas e la Croazia: qualcosa non va…

C’è qualcosa che non torna, qualcosa a cui – prima o poi – qualcuno dovrà mettere mano. Sintetizzando: in questa corsa matta e disperatissima ad acchiappare il più flebile sbuffo di gas (anche in considerazione degli attuali rapporti con la Russia e della necessità di raggiungere l’agognata indipendenza da Mosca), nel mare Adriatico sono stati scoperti giacimenti a migliaia di metri sotto il fondale, un po’ per noi italiani e un po’ per i vicini della Croazia. Ma mentre il governo di Zagabria ha dato subito l’ok per cominciare le pratiche di estrazione, noi abbiamo stabilito che perforare non è lecito. Fermi, bloccati, che trapanino pure gli altri…

Domanda, perché loro si e noi no? La risposta va ricercata in una legge di vent’anni fa che vieta di eseguire qualsiasi tipo di trivellazione a nord del Po per paura di recare danno alla laguna di Venezia e alle zone limitrofe. Ora, quanto sia ancora attuale quella disposizione non è facile da stabilire, geologi e ingegneri ne stanno discutendo e chissà quando avremo una risposta: intanto la Croazia perfora e perfora e perfora. Siccome i giacimenti loro sono sostanzialmente confinanti con i nostri, se noi abbiamo paura di danneggiare Venezia, loro ovviamente non se ne fanno un cruccio. Forse converrebbe fare una riflessione allargata, mentre alcuni deputati (di destra e di sinistra, stavolta siamo bipartizan) stanno tentando di modificare la situazione di stallo attraverso lo strumento degli emendamenti. Il rischio, se non si fa in fretta, è quello di restare al palo e di non sfruttare tra i 30 e i 40 miliardi di metri cubi di metano. La Croazia, sempre per rimanere in tema, pensa di estrarne 36 abbondanti.

Ce la faremo a mettere d’accordo politici, aziende energetiche e ambientalisti? Ce la faremo a non darci la zappa sui piedi? Nell’attesa di scoprirlo, una considerazione va fatta. Il mare Adriatico, in particolare l’Alto Adriatico, ha assunto ormai una funzione strategica. Non a caso è proprio nell’Adriatico che Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, si è messo in testa di aggiungere al rigassificatore di Rovigo (Porto Viro) l’approdo di Ravenna per una nave metaniera. E sempre non a caso la regione Marche si è detta disponibile ad aiutare il processo energetico italiano offrendo le sue coste. Insomma, in questa torrida estate l’Adriatico è quanto mai mare aperto, non solo per noi ma anche per gli altri. A cominciare dalla Croazia…

Nadia Bisson

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