Paradosso Cingolani: fatto fuori da Leonardo per colpa di Michelangelo (Dome)

Conferme scontate (Descalzi a Eni e Cattaneo a Enel), siluramenti annunciati (Cingolani da Leonardo), attese per cosa succederà a Terna, l’unico posto ancora scoperto dopo la migrazione di Giuseppina Di Foggia alla presidenza del Cane a sei zampe ma con un indiziato speciale, Pasqualino Monti, fino a ieri al comando di Enav. In un contesto fibrillato dalla situazione geopolitica incandescente e dalle ripercussioni pesantissime post referendum, Palazzo Chigi ha deciso di cambiare pochissimo lo scacchiere delle partecipate. Ma è inutile non sottolineare come il ribaltone di Leonardo faccia parecchio rumore.

Roberto Cingolani, che è stato ministro dell’Ambiente e che vanta un pedigrée internazionale di altissimo livello, dopo tre anni e mezzo di onorata occupazione del ruolo di amministratore delegato ‘paga’ dazio e viene sostituito da Lorenzo Mariani che è da una trentina di anni in azienda – attualmente è alla guida di Mbda, consorzio che si occupa di missili – e ha seguito la nascita e lo sviluppo dei progetti più importanti. Il paradosso – sì, si può chiamare paradosso – è che Mariani era il candidato suggerito da Guido Crosetto, il ministro della Difesa, all’alba di tre anni fa e sul nome di Mariani ci furono tensioni con Chigi. Ora, secondo rumors, pare sia stato proprio Crosetto il più strenuo difensore di Cingolani, ancorché inutilmente, anche perché cambiare la guida di Leonardo in un momento come questo, dove da Difesa è prioritaria, si tratta per lo meno un azzardo. Contenuto però dal fatto, come si diceva, che Mariani conosce tutto e tutti all’interno di Leonardo e quindi l’impatto sarà (dovrebbe essere) abbastanza soft.

La domanda è una sola: perché ‘fare fuori’ Cingolani che nell’ultimo esercizio ha portato l’utile a 1,3 miliardi (+15%) e a una netta crescita dei ricavi (+11%)? La risposta, al di là di alcune scaramucce su nomine interne, sta in un nome: Michelangelo. Per la precisione il Michelangelo Dome, lo scudo spaziale per proteggersi dai missili e dai droni capace con l’intelligenza artificiale di collegare diverse piattaforme, molto simile all’Iron Dome israeliano. Il progetto sarebbe stato portato avanti in eccessiva autonomia da Cingolani, al punto da infastidire la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Di qui la decisione di virare su Mariani, anzi prima di estromettere Cingolani e poi di virare su Mariani.

Il tempo stabilirà se è stata una mossa indovinata o una buccia di banana per un colosso che vanta 50mila dipendenti e 180 sedi in tutto il mondo. Di sicuro Cingolani era e resta una risorsa importante per l’Italia, uno dei pochi che può vantare credibilità fuori le mura e conoscenze di spessore. Ma, a quanto pare, poco empatico con chi sta nella stanza dei bottoni.

Vittorio Oreggia

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