Meloni? One woman show… E quel cazzotto all’Europa irrilevante

Dopo settimane di silenzio, Giorgia Meloni ha ripreso la parola per dettare il documento programmatico del governo di qui (almeno) alla fine dell’anno e per appuntarsi qualche medaglietta sul petto. In fondo, ci sta: dopo quasi tre anni di gestione del Paese in un momento congiunturale – diciamo – non proprio favorevole, voltarsi indietro e compiacersi per i risultati ottenuti è umanamente comprensibile, con la consapevolezza però che quelle ‘medagliette’ ostentate in diretta streaming prestano e presteranno il fianco alle aspre critiche dell’opposizione. A livello personale, la premier ha incassato la standing ovation della Fiera di Rimini, tributo riservato a pochi negli ultimi tempi, una bella spinta per aumentare la propria autostima. Volendo sintetizzare: one woman show…

In quasi un’ora di intervento, Meloni ha toccato tutti i temi possibili: dall’Ucraina al massacro di Gaza, dalla sanità alla genitorialità, dalla riforma della giustizia al premierato, dal Piano Casa all’irrilevanza dell’Europa, con tanto di citazione per Mario Draghi che l’ha preceduta di qualche giorno alla kermesse romagnola. Proprio su quest’ultimo tema la presidente del Consiglio ha usato toni netti, quasi tranchant, avvolgendo con un foglio di domopack l’istantanea scattata dal suo predecessore a Chigi: la Ue, così com’è, è condannata all’irrilevanza. Amen.

Non è una novità che Meloni consideri Bruxelles e Strasburgo centri di potere non inutili ma al momento dannosi per la salute delle economie nazionali. E non è un mistero che si sia battuta per sburocratizzare l’Europa vittima del ‘virus regolamentatorio’ per cui è stato creato un adagio secondo il quale gli Usa inventano, i cinesi copiano e gli europei regolamentano. L’affondo, questa volta, è amplificato dalle parole che ha pronunciato Draghi, una sorta di de profundis, e anche dall’analisi di Romano Prodi, ex presidente della Commissione, che si è praticamente allineato a questa visione di assoluta mestizia.

Eppure proprio la leader di Fratelli d’Italia sa bene che dall’Europa non può uscire e che nell’Europa va riannodato il filo degli interessi comuni, in maniera che tra Orban e Sanchez, tra lei stessa e Macron non ci siano distanze profonde come canyon. Un’operazione difficile ma indispensabile, in particolare per chi ha dedicato alla polita estera buona parte del suo mandato.

Vittorio Oreggia

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