Meloni registra voce all’ufficio marchi contro deepfake. Opposizioni: “Tutela a uso personale”

“Io sono Giorgia Meloni“. Con la campagna elettorale alle porte, la premier registra sul sito dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, l’Euipo, un audio di 4 secondi con la sua voce per tutelarsi da casi di deep fake, la clonazione tramite sistemi di Intelligenza artificiale generativa.

Oggi è possibile infatti replicare una voce umana estremamente realistica e utilizzarla per attribuire a una persona dichiarazioni che non ha mai pronunciato. Il pericolo non riguarda soltanto i video manipolati, ma anche telefonate, messaggi vocali e registrazioni apparentemente autentiche. In questo caso, la tecnologia non crea solo un problema di immagine, può diventare uno strumento capace di alterare il confronto democratico e più una voce è conosciuta, maggiore è il potenziale impatto della sua imitazione. La tutela del timbro vocale diventa quindi anche una questione di identità digitale: il riconoscimento giuridico e commerciale della voce può contribuire a contrastare gli utilizzi non autorizzati.

La mossa della premier è “legittima” per Elisabetta Piccolotti di Avs, che giudica però “singolare” che la presidente del Consiglio costruisca uno “scudo personale” dopo che l’Unione Europea ha previsto un marchio obbligatorio sui contenuti politici generati con l’Ia. E dopo che la legge italiana recentemente approvata ha previsto “la pena del carcere per chi diffonde non consensualmente audio, video o immagini alterati con l’IA ed idonei a indurre in inganno o causare un danno ingiusto“. Giorgia Meloni, domanda la deputata rossoverde, “sta ammettendo che le sue stesse leggi non bastano a tutelarla e a difendere gli elettori dal mare di menzogna che ha invaso i social network?“. In Parlamento c’è una proposta di legge di Alleanza Verdi e Sinistra che introduce un vero e proprio diritto d’autore personale: ogni cittadino titolare della propria immagine, della propria voce e dei propri tratti somatici, protetti da qualsiasi manipolazione con l’intelligenza artificiale. “Esattamente la tutela che Meloni ha scelto per sé ma garantita a tutti per legge”, rimarca la deputata, chiedendo di calendarizzare il provvedimento e approvarlo prima dell’inizio della campagna elettorale. “Meloni stessa ha detto: io posso difendermi, molti altri no. Chi governa non deve limitarsi a constatare i problemi, ha il dovere di risolverli, per tutti e non solo per se stessa“, insiste Piccolotti.

Sulla stessa linea Fabrizio Benzoni di Azione, che denuncia: “È curioso che oggi Meloni si preoccupi di proteggere la propria voce dai deepfake, quando in Parlamento avevamo chiesto al Governo di fare esattamente questo per migliaia di professionisti della creatività”. Con emendamenti e ordini del giorno, il partito di Carlo Calenda ha chiesto tutele per doppiatori, attori, musicisti e autori: regole sull’utilizzo delle loro opere per addestrare l’intelligenza artificiale, riconoscimento e remunerazione dei diritti e garanzie contro la clonazione e la sostituzione delle professionalità creative. “Il Governo quelle proposte le ha respinte. Oggi Meloni pensa a tutelare se stessa”, ricorda Benzoni, sottolineando che “una Presidente del Consiglio dovrebbe preoccuparsi di costruire regole che proteggano tutti, non soltanto quando il problema arriva alla propria voce”, perché “la sfida dell’IA riguarda milioni di italiani e non può essere affrontata con tutele a uso personale”.

Ok alla Legge Pichetto, Italia torna all’atomo dopo 40 anni: prime centrali nucleari nel 2033-2034

L’Italia riapre ufficialmente le porte all’energia atomica a quasi quarant’anni dai referendum del 1987. Con il via libera definitivo del Senato, il Parlamento approva il disegno di legge delega per la reintroduzione del ‘nucleare sostenibile’ e di nuova generazione all’interno del mix energetico nazionale. Una “giornata storica” per il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che firma il provvedimento, e una “scelta coraggiosa” per la premier Giorgia Meloni.

Il provvedimento conferisce all’esecutivo la delega per adottare, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per normare in modo organico la materia: dalla sperimentazione e localizzazione dei nuovi impianti alla loro costruzione ed esercizio, fino allo smantellamento delle vecchie installazioni, al potenziamento della ricerca e alla gestione della sicurezza. L’obiettivo è l’allineamento alle direttive europee di decarbonizzazione in vista della neutralità climatica al 2050, “rafforzando la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese“. L‘atomo di nuova generazione, spiega Meloni, servirà a soddisfare il crescente fabbisogno legato a data center e intelligenza artificiale: “Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali dei paesi vicini; questa legge serve a cambiare le cose, offrendo energia stabile, a basse emissioni e meno esposta alle crisi internazionali che si riflettono sulle bollette”, scrive sui social.

La stima di Pichetto sui tempi delle prime centrali nucleari, in base agli elementi forniti dagli esperti, è per il 2033-2034. Il Ministro conferma che il nucleare integrerà le fonti pulite tradizionali per far fronte alla crescente domanda nazionale: “Entro il 2040 gli analisti serviranno tra i 100 e i 150 Terawattora in più: dobbiamo essere in condizione di produrli internamente e di rimanere competitivi sui prezzi”, ricorda. Nel perimetro dei decreti legislativi troverà spazio il tema del deposito unico: “Distinguendo – chiarisce Pichetto – tra lo stoccaggio del combustibile esausto (un volume ridotto di circa 200 metri quadri temporaneo, in attesa di valutazioni geologiche europee) e il deposito dei rifiuti a bassa e media intensità, in larga parte di provenienza ospedaliera o dal decommissioning”.

La Lega, rivendica la viceministra all’Ambiente Vannia Gava in quota Carroccio, “non ha mai ceduto di un millimetro su questa battaglia intrapresa fin dal 2018 con Matteo Salvini. Il nuovo nucleare significa indipendenza e competitività per l’Italia”.

Se la maggioranza festeggia un traguardo politico e strategico, le opposizioni insorgono. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, boccia l’iniziativa definendola “una follia economica che non darà alcuna risposta al caro bollette attuale”. “Il governo Meloni punta su centrali costosissime – dichiara il deputato ecologista – e tira fuori dal cilindro gli Smr, una tecnologia che oggi non ha alcuna applicazione commerciale nel mondo. È un’operazione di distrazione di massa per coprire l’incapacità di abbassare i costi dell’energia e la frenata imposta alle rinnovabili”. Il deputato richiama i costi storici delle infrastrutture d’Oltralpe: “Per il solo reattore francese di Flamanville la Corte dei conti ha stimato 23,7 miliardi di euro. Chiediamo a Meloni e Pichetto di dire chiaramente agli italiani quanto costerà questo piano e chi lo finanzierà, visto che quando interviene lo Stato a pagare sono sempre i cittadini”. Chiede un “confronto serio, basato sui dati e non sulle contrapposizioni ideologiche” il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli che accusa il governo di fare promesse che non puà mantenere: “Le tecnologie sulle quali l’esecutivo punta, a partire dagli Small Modular Reactor e dal nucleare di nuova generazione, non sono oggi in grado di garantire contemporaneamente questi obiettivi”, scandisce. Il governo “presenta una promessa e non una politica energetica” per il senatore del Partito democratico Nicola Irto: “Vuole un’autorizzazione politica per poter dire agli italiani di avere riportato il nucleare nel Paese, mentre tutto il resto viene rinviato ai decreti legislativi. La propaganda è di oggi, le decisioni arriveranno domani”.

Meloni festeggia a Bari governo più longevo: “Stabilità prima riforma, non intendo mollare”

Il governo più longevo della storia della Repubblica italiana non è solo una somma di giorni. Al suo 1.413esimo giorno, dal palco di Bari Giorgia Meloni insiste soprattutto sul concetto di stabilità, “la prima grande riforma” del Paese. Non un vezzo ma “uno scudo” per “proteggere questa nazione”.

I benefici della stabilità, ricorda la presidente del Consiglio, sono in primis economici, perché favoriscono le imprese, valorizzano il ruolo dell’Italia sui mercati e nel mondo. Questi quattro anni non sono stati semplici, racconta, perché non è facile “scardinare incrostazioni di potere che sono vecchie di decenni”. Richiede “tempo, pazienza, richiede una montagna di coraggio”. Ci sono stati giorni in cui, confessa la prima ministra, “mi è sembrato di nuotare dentro la colla”. Ma avverte chi tenta di ostacolarla: “Mettetevi comodi! Se pensavate di prenderci sulla stanchezza, beh, non avete capito con chi avevate a che fare”.

Il palco è quello di un evento organizzato da Fratelli d’Italia, al quale partecipano anche gli altri leader della maggioranza, il presidente di Forza Italia Antonio Tajani e il segretario della Lega Matteo Salvini (suoi vicepremier) in videocollegamento e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi in presenza. Da qui, l’inquilina di Palazzo Chigi vanta “un consenso più alto di quello che avevamo il primo giorno”. Anche per questo, la celebrazione ha il sapore di un inizio di campagna elettorale che porterà l’Italia al voto il prossimo anno.

In un quadro internazionale sempre più instabile, l’energia prodotta in casa è al centro della strategia per proteggere il Paese. Nucleare in futuro (“dopo quarant’anni abbiamo riaperto la strada”) ma anche il petrolio per il presente nella ricetta. “Intendiamo aumentare la percentuale di petrolio estraibile nei nostri mari”, annuncia Meloni, perché “non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata”. E perché, ribadisce, “per noi la transizione non significa impoverire le famiglie, non significa chiudere le fabbriche, non significa consegnare il futuro a potenze straniere, significa autonomia, significa innovazione, significa neutralità tecnologica”. Un piano che consenta di andare oltre i decreti d’urgenza. “Abbiamo protetto la sicurezza energetica con oltre 60 miliardi di euro stanziati per difendere le famiglie e le imprese dal caro energia, il bonus sociale portato a 315 euro, bollette più leggere per le imprese, e un contributo chiesto da noi ai grandi dell’energia”, scandisce.

Il Pnrr con cui “abbiamo fatto lezione in Europa” per aver “speso al meglio i soldi” e un taglio delle tasse a favore del potere d’acquisto sono tra i traguardi che ricorda nel lungo discorso. La premier respinge poi le accuse di negazionismo climatico: “Siamo banalmente persone intelligenti”, sostiene, vantando di aver protetto a Bruxelles gli allevatori e i contadini “dal furore ideologico dell’ambientalismo cieco, perché per noi chi coltiva, chi alleva, chi pesca non è nemico dell’ambiente, è il primo custode della natura”.

Insomma, agli italiani, alla maggioranza e alle opposizioni, dalla città pugliese l’inquilina di Palazzo Chigi promette: “Non intendo arrendermi e non intendo accontentarmi”. E si propone, anche per gli anni a venire, di “combattere, scommettere e rilanciare”. Perché quando tra qualche decennio qualcuno racconterà questi anni, “a me non interessa che si dica che siamo stati il governo che è durato di più. Io voglio che si dica che c’è stato un momento in cui questa nazione ha smesso di rassegnarsi”.

Tav, Meloni e Piantedosi sul cantiere a Chiomonte: “Lo Stato c’è e non indietreggia”

Dopo gli scontri di sabato in Val di Susa, sul cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, la premier Giorgia Meloni arriva a Chiomonte accompagnata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per incontrare il personale delle forze dell’ordine impegnato nelle attività di vigilanza e sicurezza. Poco prima dell’arrivo, Meloni sorvola l’aerea in elicottero, quindi visita i lavori alla presenza degli operai e dei rappresentanti di Telt.

“Uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere”, tuona la presidente del Consiglio in un video diffuso sui social, in cui ricorda che centoventi operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti durante le proteste. “Questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata”, ribadisce la premier assicurando che il governo farà “tutto quello che può per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro”. “Siamo qui – spiega – per dire che lo Stato c’è, che non intende indietreggiare”.

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, sente la premier per telefono per ringraziarla della presenza: “In questi momenti è importante dimostrare la vicinanza, anche fisica, dello Stato e delle istituzioni”, sostiene. Il presidente della Regione comunica la decisione assunta oggi dalla Giunta di costituirsi formalmente parte civile nei procedimenti che seguiranno agli scontri. La prima stima dei danni diretti ai cantieri, fa sapere Cirio, “supera il milione di euro”. A questo si aggiunge, osserva, un danno ancora più ampio, “che colpisce l’immagine della Valsusa e dell’intero Piemonte proprio nel pieno della stagione turistica estiva”: “Chi devasta beni pubblici e mette a rischio la sicurezza delle persone deve rispondere delle proprie azioni. La Regione farà fino in fondo la propria parte, a tutela del territorio, delle imprese e dei cittadini”, garantisce.

Paolo Foietta, presidente della Commissione intergovernativa Italia-Francia per la Torino Lione, già commissario straordinario del governo, denuncia una perdita di prospettiva da parte dei manifestanti: “Se non facciamo quel tunnel, non ce ne sarà un altro. Addio ferrovia per Parigi e si viaggerà solo in autostrada”, ricorda intervistato dalla Stampa. Il miglior modo per “sconfiggerli” è “realizzare un’opera indispensabile e necessaria”, sottolinea. E poi spiega: “Si stanno sostituendo tutti i tunnel di base delle Alpi, ottocenteschi. E il più vecchio e disgraziato è proprio quello del Frejus, che ora teniamo in vita artificiosamente solo in virtù del fatto che ne nascerà uno nuovo. Qui è possibile oramai usare un solo binario, non esistono uscite di sicurezza, mentre la norma ne prevede una ogni 500 metri, e non si può fare un sistema di ventilazione forzato. Tutti si scandalizzano del Ponte Morandi, ma quest’opera è molto più vecchia e fragile”. Sulla posizione dell’opposizione, il Pd “di cui faccio parte, non è ambiguo, ma dovrebbe ricordare di più la propria storia, fatta di segretari, presidenti di Regione e Provincia, sindaci venuti qui a dire ‘andiamo avanti’. Soprattutto a livello locale credo servirebbe, anche oggi, essere meno timidi, più orgogliosi e prendere posizioni nette”, scandisce Foietta.

Le violenze sono “inaccettabili, gravi e non si giustificano mai”, mette in chiaro la segretaria dem Elly Schlein. Nessuna timidezza, assicura: “Abbiamo sempre condannato ogni forma di violenza senza se, senza ma, senza esitazioni e senza tentennamenti. Il punto qui è un altro: la storia del nostro Paese ha dimostrato che i violenti si devono isolare e fermare, e che i violenti sono stati isolati e fermati quando le istituzioni e la politica hanno collaborato per isolarli e per fermarli. Noi invece ci troviamo davanti ad un governo i cui esponenti strumentalizzano fatti violenti per me buttarli addosso alle opposizioni, nonostante tutti gli esponenti di questo governo sappiano perfettamente che noi non abbiamo nulla a che fare con quelle frange estremiste e violente. Anzi, di quella stessa violenza spesso siamo noi stessi bersaglio, lo sanno perfettamente”.

Meloni: “Non mi pento dell’investimento politico con Trump, penso a unità Occidente”

Dal vertice Nato di Ankara, Giorgia Meloni non torna sull’ultimo attacco di Donald Trump nei suoi confronti e rivendica la scelta di aver puntato sul rapporto con il presidente americano come parte di una strategia più ampia, fondata sull’unità dell’Occidente: “Non mi pento assolutamente dell’investimento politico che ho fatto“, afferma.

Nella conferenza stampa conclusiva del summit, la presidente del Consiglio respinge l’idea che i recenti attacchi del leader statunitense possano indurla a cambiare linea. “Ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente, l’ho rivendicata a 360 gradi, non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Donald Trump“, insiste. Una posizione che, sottolinea, ha guidato i rapporti con tutti gli interlocutori internazionali. Anche sull’utilizzo delle basi americane su suolo italiano la linea non cambia: “Abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran e non parteciperemo agli attacchi“, mette in chiaro. Le “affinità” con Trump su alcuni temi esistono, ammette. Meloni pensa all’immigrazione e alla critica della cultura woke, elementi che facevano ritenere possibile un rapporto più semplice. Tuttavia, aggiunge, “le cose stanno andando come abbiamo visto”, senza che questo però modifichi l’impostazione del governo italiano. “Non cambio idea su quale sia l’interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte dettate da ragioni elettorali”.

Le dichiarazioni arrivano al termine di un vertice che la premier definisce “breve ma intenso“, in una fase in cui “lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema“. Per Meloni, il risultato principale dell’incontro è l’immagine di una Nato “unita, consapevole delle sfide che ha di fronte e determinata a rafforzarsi”, con un’attenzione crescente non solo agli equilibri geopolitici ma anche alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Sul piano della difesa, la presidente del Consiglio conferma l’impegno dell’Italia a rispettare gli obiettivi fissati dall’Alleanza. “Oggi siamo al 2,8% del Pil e il prossimo anno faremo ulteriori sforzi per crescere ancora“, spiega, precisando però di non ritenere necessario andare oltre gli impegni già assunti e di volerlo fare “in modo sostenibile“, cioè stabilendo i tempi, i modi, le priorità in base “alle nostre possibilità“. Al tempo stesso, la prima ministra respinge le accuse dell’opposizione secondo cui l’aumento delle spese militari penalizzerebbe sanità e welfare. “L’accusa di un’Italia che chiude gli ospedali per comprare i carri armati è ridicola”, tuona, assicurando che il governo non intende sottrarre risorse ad altri settori considerati strategici.

Meloni rivendica inoltre il contributo italiano alla sicurezza dell’Alleanza, ricordando i quasi 3mila militari impegnati nelle missioni Nato (“Siamo la nazione che offre più uomini”) e definendo l’Italia “un fornitore di sicurezza” credibile, anche grazie all’attenzione dedicata al fianco Sud e al Mediterraneo allargato.

Nel corso della giornata la premier incontra anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo il sostegno italiano a Kiev e la prosecuzione dell’assistenza alla popolazione civile, con particolare riguardo alle infrastrutture energetiche colpite dagli attacchi russi. Zelensky definisce “importante” il colloquio e ringrazia Roma per un aiuto “sempre coerente con i propri principi”, auspicando un rafforzamento della cooperazione sulla difesa antibalistica. Per quanto riguarda gli aiuti militari, il ministro della Difesa Guido Crosetto sta “facendo una valutazione in questo senso”, annuncia Meloni. Per il momento, si va avanti con il sostegno chiesto da Kiev a Roma sulle infrastrutture energetiche perché le imprese italiane “sono le uniche che producono un tipo di generatore che è necessario all’Ucraina”. Lunedì 13 luglio, al vertice dei Volenterosi a Parigi, l’Italia ci sarà, ma sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nessun mistero, assicura la premier ai giornalisti: “Al sesto vertice in tre settimane e mezzo io passo. Potete scrivere tutti gli articoli che volete, non c’è alcun disimpegno sull’Ucraina ma nemmeno posso permettermi un disimpegno sull’Italia”.

Iran: “Italia complice degli attacchi Usa”. Meloni: “Da Rutte ricostruzione semplicistica”

L’Italia accusa il colpo sia da Washington che da Teheran. Se Donald Trump continua a dirsi “deluso” per non aver ricevuto l’ok a un uso senza limitazioni delle basi americane nel Paese, dopo le parole del segretario della Nato l’Iran non si fida più e addita Roma di “complicità negli attacchi”.

Ieri, Mark Rutte ha parlato del supporto ricevuto dai Paesi europei nell’operazione Epic Fury, facendo l’esempio di Roma, che avrebbe fatto decollare dalle basi americane sul suo suolo 500 aerei diretti verso Teheran. “L’Italia e la Romania sono esplicitamente nominate come partecipanti all’aggressione contro l’Iran”, scrive su X il portavoce degli Esteri Esmaeil Baqei, chiedendo spiegazioni sulla “collusione nelle atrocità di massa” commesse “da Stati Uniti e Israele”. Si tratta, sottolinea Baqei, “di una chiara e schiacciante ammissione della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite, una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale”.

“Non abbiamo partecipato al conflitto in Iran”, chiarisce Giorgia Meloni durante la conferenza stampa del vertice Italia-Francia di Cap d’Antibes. Del resto, evidenzia, “se avessimo partecipato non si spiegherebbe questa delusione che viene reiterata da parte del presidente americano molto spesso”. Gli impegni sono stati rispettati cedendo le basi per attività che “non erano cinetiche, ma che erano di natura logistica e tecnica e quando si sono prospettate delle richieste che esulavano da quel perimetro, noi non abbiamo concesso l’utilizzo”, ribadisce. “Non so dire come sia emersa questa semplicistica ricostruzione, ma in ogni caso – sottolinea la premier – credo che si debba essere prudenti quando si parla di questa materia”.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani telefona all’omologo iraniano Abbas Araghchi per spiegare ancora una volta che l’Italia “non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l’Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti”. Nel colloquio, il vicepremier chiede anche che si torni a una piena apertura dello Stretto di Hormuz, favorendo il passaggio di tutte le navi cargo italiane ancora bloccate: “La riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran è un forte segnale di dialogo anche in vista della ripresa dei rapporti economici e culturali”, spiega Tajani.

Guido Crosetto richiama politici e stampa a un “senso di responsabilità maggiore” di quello usato negli scontri che non riguardino temi di sicurezza. Perché, denuncia, “le parole a ‘caso’ del Segretario Generale della Nato, inopportune e superflue, amplificate da un approccio politico interno sempre pronto a danneggiare l’Italia pur di colpire il Governo pro tempore, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale”. Il ministro della Difesa ribadisce che l’Italia ha sempre agito nel pieno e rigoroso rispetto dei trattati internazionali e riferisce che i dati tecnici dimostrano che il numero dei voli transitati nelle basi italiane tra il 28 febbraio, data di inizio dei bombardamenti americani in Iran, e il 23 giugno 2026 “è sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti e, in diversi casi, persino inferiore”.

A Manama intanto il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio vede i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo e parlando con i cronisti ribadisce che Trump è “ovviamente molto turbato perché ritiene che non solo l’Italia, ma anche altri Paesi, in un momento in cui ci trovavamo ad affrontare una minaccia non si siano fatti avanti e non abbiano fatto abbastanza. Non c’erano, l’Italia, purtroppo, è tra questi”.

Iran, Rutte: 500 voli Usa partiti dall’Italia. Crosetto: Messaggio fallace, pronto a riferire

E’ bufera sui voli americani partiti dalle basi italiane verso l’Iran per l’operazione ‘Epic Fury’. Intervistato da Fox News, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, parla del sostegno che i membri europei dell’Alleanza Atlantica hanno fornito alle operazioni militari guidate dagli Stati Uniti, facendo il caso dell’Italia: “500 aerei statunitensi sono decollati da basi americane in Italia per supportare l’operazione. Si tratta di un contributo enorme”, sostiene, sollevando però un polverone a Roma.

La premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, in Parlamento, hanno dichiarato di aver concesso un supporto logistico solo per voli tecnici e non cinetici, quelli cioè che avevano il compito di bombardare il Paese. In un primo momento, le parole di Rutte lasciano spazio ad altre interpretazioni, che scatenano l’ira delle opposizioni.

Per il governo risponde il ministero della Difesa, chiarendo che le attività autorizzate rientravano tutte “nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti” e che le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro, “l’Italia non ha concesso l’autorizzazione”. “Sorprende che il Segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati”, commenta il dicastero, ribadendo che “l’Italia autorizza esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche”, operando “nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi Parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale”.

Questo non basta alle opposizioni che chiedono la presenza di Meloni in Aula per chiarire personalmente i fatti. “È un corto circuito gravissimo su cui il governo ha il dovere di fare immediatamente chiarezza. Chiediamo che Giorgia Meloni venga con urgenza in aula a riferire su questa smentita che metterebbe l’Italia nella condizione di aver supportato una guerra palesemente illegale mentendo agli italiani”, tuonano i capigruppo M5S al Senato e alla Camera Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi. “O Rutte è un bugiardo o Giorgia Meloni ha mentito al Parlamento e al Paese. A questo punto serve, con urgenza, che la Presidente del Consiglio faccia chiarezza”, fanno eco i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd Francesco Boccia e Chiara Braga e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti. Angelo Bonelli deposita una interrogazione per chiedere che il governo fornisca al Parlamento l’elenco dei 500 aerei militari statunitensi decollati dalle basi italiane: “Chiedo al governo di indicare date, tipologie di aeromobili e relative funzioni dei velivoli”, scrive il deputato di Avs, insinuando che il litigio tra Donald Trump e la premier italiana sia stato “una clamorosa messa in scena per coprire l’appoggio del governo italiano alla guerra in Iran”.

La ricostruzione di Bonelli è “priva di fondamento”, chiarisce il ministero della Difesa, che fa riferimento a una successiva precisazione della Nato. Il Segretario Generale “ha sottolineato come gli Alleati, Italia compresa, abbiano dato seguito ai loro accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli. Il tipo di supporto a cui si riferiva riguarda la logistica o il supporto tecnico”, spiega la portavoce, Allison Hart. Crosetto stesso si dice disponibile a riferire: “Non ho problemi come non ho problemi ad autorizzare qualcuno della Difesa a riferire, aereo per aereo, i voli che sono stati autorizzati, nella sede che sarà ritenuta opportuna”, afferma, ricordando che si parla della gestione tecnica di accordi “di cui si occupano le strutture tecniche della Difesa e non di scelte politiche che variano”.

A difendere la posizione del governo è l’ambasciatore statunitense in Italia, Tilman J. Fertitta, che ospiterà diversi ministri a Villa Taverna in occasione delle celebrazioni per il 4 luglio e che ha incassato le lodi di Meloni in Aula solo qualche giorno fa. “Posso confermare che abbiamo un accordo bilaterale con l’Italia da decenni, in base al quale ci sosteniamo a vicenda, e ho sempre visto entrambe le parti rispettare i propri impegni”, assicura il diplomatico intervistato da Skytg24, definendo il lavoro della premier “eccellente”.

Meloni: “Non intendo alimentare confronto con Trump. Politica estera non è Temptation Island”

Giorgia Meloni chiede pubblicamente una tregua a Donald Trump. Non ha intenzione, giura, di alimentare “il confronto”. La premier si dice “sinceramente colpita” dal comportamento del presidente americano, ma non intende rompere l’asse Roma-Washington.

Per questo i suoi non mancheranno alle celebrazioni per il 4 luglio a Villa Taverna. La prima ministra difende la scelta fatta a caldo dal vice Antonio Tajani di annullare la missione a Miami per il business forum Italia-Usa, ma il governo non mancherà di rispetto, spiega intervistata a ‘Il giorno della Verità’, all’ambasciatore Tilman Joseph Fertitta “che è una personalità che lavora molto per mantenere saldi i rapporti tra Italia e Stati Uniti”: “Non cambio idea su quanto sia importante mantenere solido il rapporto tra Stati Uniti ed Europa”, ribadisce.

Nessun contraccolpo economico, secondo la presidente del Consiglio, seguirà agli screzi con Trump: “Mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti vadano ben nelle ultime settimane e anche negli ultimi mesi tanto a livello istituzionale quanto a livello economico”, rileva, ricordando che l’export italiano è cresciuto nonostante i dazi americani, “a dimostrazione che i nostri prodotti sono molto ben recepiti dai consumatori americani”.

Insomma, l’intenzione è quella di riportare i termini della politica estera alla “profondità” in cui devono stare: “Delle volte noi veramente parliamo di politica estera come se fosse Temptation Island”, ironizza Meloni, commentando i tantissimi meme che hanno invaso i social negli ultimi giorni e che raffigurano i due leader seduti al falò di confronto della trasmissione televisiva. “La politica estera è una cosa più complessa di questo”, scandisce.

Sul negoziato tra Usa e Iran si dice “abbastanza ottimista”, nonostante sia “complesso”: “Penso che il nostro non debba essere un ottimismo statico, dobbiamo dare mano sul piano diplomatico e dando la disponibilità per una missione”.

La linea di Roma su Teheran non cambia: “Non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere, i termini dell’accordo su questo devono essere chiari. Nessun paese della regione – ha aggiunto – può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo”.

Ma la questione che sta più a cuore a Meloni è quella della libertà di navigazione: “Abbiamo visto come la chiusura di Hormuz abbia impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino navigazione, non solo per lo snodo che Hormuz rappresenta ma anche per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta”. Se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani, avverte, “ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma. È la ragione per cui abbiamo dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte”.

In casa, la prima ministra si impegna ad arrivare all’approvazione definitiva della legge delega sul nucleare civile prima della pausa estiva. Il Governo, intanto, sta già lavorando ai decreti attuativi: “Non voglio perdere neanche un giorno”, afferma Meloni, rimarcando che al termine della legislatura manca poco più di un anno: “Vorrei arrivare alla fine avendo offerto all’Italia concretamente una cosa che io considero estremamente importante. Perché il nucleare ci consente di essere indipendenti in un tempo nel quale abbiamo capito quanto sia pericoloso dipendere dagli altri, quanto sia pericoloso e perché consente alle nostre aziende di competere ad armi pari”.

Crolla pace Trump-Meloni. Il tycoon: “Ha implorato foto con me”. Annullato business forum a Miami

La fragile pace di Evian tra Donald Trump e Giorgia Meloni crolla e le sponde dell’atlantico tornano ad allontanarsi.

Al G7, racconta il presidente degli Stati Uniti all’Aria che Tira su La7, la premier gli avrebbe “implorato di fare una foto insieme”: “l’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena”, riferisce. Questa volta la presidente del Consiglio non attende e replica a Trump con un video diffuso su Instagram e registrato a Bruxelles, durante i lavori del Consiglio europeo, perché “certe cose meritano una reazione immediata”. Le dichiarazioni del tycoon “sono totalmente inventate”, garantisce Meloni dicendosi “francamente allibita”. Quello che la premier non si spiega è il motivo per cui Trump abbia questo tipo di atteggiamento “con i propri alleati” e non con “i nemici dell’Occidente”, con cui invece “si dimostra molto più accondiscendente”. Poi mette in chiaro: “Una cosa se la deve ricordare, io e l’Italia non imploriamo mai”.

L’impatto che questa nuova frattura avrà nelle relazioni tra Stati Uniti e Italia si capirà nei prossimi giorni. Nelle prime ore dello scontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato di aver annullato il suo viaggio a Miami per il business forum Italia-Usa: “Le gravi e offensive parole di Trump offendono tutta l’Italia”, motiva il vicepremier su X. E, alla luce dell’annullamento della visita, la Farnesina comunica in serata la cancellazione dell’intero Forum, spiegando che il ministero degli Esteri aggiornerà le imprese e le associazioni di categoria su “future iniziative di partenariato economico bilaterale con gli Stati Uniti”.

Meloni lascia Bruxelles senza nuove dichiarazioni, ma incassando la solidarietà degli altri leader europei, alcuni dei quali chiedono un selfie con lei, in segno di vicinanza. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, le esprime piena solidarietà in pubblico e in privato per un attacco che “non è né politico né personale, non so nemmeno come qualificarlo”, spiega ai cronisti a margine del Consiglio.

In casa, è immediata la solidarietà del mondo della politica e delle istituzioni. A partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che le telefona. La prima ministra riceve le chiamate anche dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, che giudica le parole di Trump un “evidente tentativo di vendicarsi della premier italiana per il suo non essersi piegata ai suoi voleri”.

Il governo leva gli scudi per difendere la capa dell’esecutivo. La solidarietà è trasversale da tutti i partiti, ma l’opposizione deplora una subalternità che oggi la prima ministra sconta. Per il Pd si esprimono gli ex ministri Andrea Orlando e Lorenzo Guerini, l’eurodeputata Alessandra Moretti, la senatrice Tatjana Rojc. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte giudica le parole di Trump inaccettabili, ma rileva allo stesso tempo un atteggiamento “sbagliato” della premier: “Ha rincorso Trump e lo ha assecondato in tutto, si è addirittura detta disponibile a indebitare il Paese per acquistare armi americane e gas, gli ha detto che i dazi sono un buon compromesso, lo ha proposto come Nobel per la pace”, ha ricordato. Meloni è stata “subalterna a Trump, facendo perdere la dignità all’Italia”, attacca Angelo Bonelli di Avs. Il presidente Usa è un “mentitore seriale nonché un bullo da operetta”, scrive sui social il leader di Azione, Carlo Calenda. Le frasi di Trump “sono orripilanti, come sempre”, concorda il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che però aggiunge: “Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata”.

Disgelo Meloni-Trump al G7: “Conta unità dell’Occidente. Siamo sempre stati amici”

Dopo mesi di tensioni, il disgelo tra Giorgia Meloni e Donald Trump arriva al G7 di Evian, in Francia.

La premier ha un primo incontro di chiarimento con il presidente degli Stati Uniti già ieri sera, in occasione della cena dei leader. Niente “battute né scherzi”, riferiscono fonti diplomatiche italiane, ma un “utile scambio” per ribadire “quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali”, principio chiarito “da entrambe le parti”.

Nei momenti di pausa, ci sono nuove occasioni di scambio: le immagini del vertice mostrano i due leader parlarsi con serenità poco prima del pranzo dedicato al Medio Oriente, in uno scambio in cui sono presenti anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “Siete di nuovo amici”, esclama Costa. “Lo siamo sempre stati”, la risposta pronta di Meloni, mentre Trump lamenta, tra i sorrisi, di essere stato “abbandonato”.

Sul tavolo del vertice c’è anche la missione di pace nello Stretto di Hormuz presentata dal presidente francese Emmanuel Macron, per garantire la sicurezza della navigazione. Ieri Meloni ha confermato la disponibilità dell’Italia a partecipare con le navi cacciamine, ma solo con il mandato internazionale e dopo il via libera del Parlamento.

Sul dossier Ucraina, la posizione di Roma è quella di proporre un inviato unico dell’Ue, una “figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa”, aveva spiegato riferendo alle Camere in vista del consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Su questo punto, la prima ministra aveva invocato il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, senza concedere a Washington una “delega”, perché “in qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa ed è l’Europa a doverle negoziare”, aveva spiegato.

A margine dei lavori del G7, Meloni tiene bilaterali con il primo ministro canadese Carney e il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nahyan. Con Ottawa il focus è l’accesso privilegiato all’Italia delle scorte di materie critiche canadesi: “Il lavoro che avete svolto è stato estremamente strategico, per questo ringrazio davvero della sua leadership”, dice la premier all’omologo canadese. I due leader continueranno a lavorare per l’adozione di un accordo quadro su difesa, infrastrutture, energia e spazio. Di Iran e Golfo la prima ministra parla con Al-Nahyan, con cui concorda sulla necessità di sostenere gli sforzi internazionali per assicurare la libertà di navigazione di Hormuz e ribadisce il pieno sostegno dell’Italia alla sicurezza della regione del Golfo. All’orizzonte, tra Italia ed Emirati, c’è un lavoro comune sulla difesa e nel quadro della collaborazione già avviata con il Piano Mattei per l’Africa.

Tags:
, ,