In vigore tregua di 10 giorni tra Libano e Israele. Teheran: “Hormuz completamente aperto”

E’ scattata alle 23 ora italiana di giovedì la tregua tra il Libano e Israele, come annunciato giovedì dal presidente Usa, Donald Trump. Il presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu “hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, daranno formalmente inizio a un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17 (le 23 italiane, ndr)”, ha scritto il presidente americano sul suo social Truth. “Spero che Hezbollah si comporti in modo corretto e onesto durante questo importante periodo. Sarebbe un momento enorme per loro se lo facessero. Basta uccisioni. Dobbiamo finalmente avere la pace”, ha commentato il tycoon. Il primo effetto immediato della tregua è la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran: “In linea con la tregua in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente libero per il restante periodo della tregua, lungo la rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione Portuale e Marittima della Repubblica Islamica dell’Iran”, ha scritto su X il ministro degli esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi.  Una riapertura, però, che, precisa il presidente Usa Donald Trump, non cambierà il blocco navale nei confronti dell’Iran che “rimarrà pienamente in vigore” fino alla fine dei negoziati.

Secondo quanto riportato da un funzionario della sicurezza israeliana, Israele non ha comunque intenzione di ritirare le proprie truppe dal Libano meridionale durante il cessate il fuoco. Martedì, i due Paesi si erano incontrati per la prima volta in 34 anni a Washington, con il Segretario di Stato, Marco Rubio ma l’incontro non aveva portato a nulla di fatto. Giovedì lo stesso Aoun si era rifiutato di parlare direttamente con Netanyahu. Decisivo è stato l’intervento di Trump. “È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi diamoci da fare e portiamo a termine questa opera”, ha ricordato annunciando di voler invitare Netanyahu e Aoun, alla Casa Bianca “per i primi colloqui significativi tra Israele e Libano dal 1983, un periodo ormai lontanissimo”. “Entrambe le parti desiderano la pace, e credo che ciò avverrà rapidamente”, ha scritto.

Nonostante la “buona giornata”, il presidente Usa è tornato ad accusare il nostro Paese, dopo le critiche dei giorni scorsi alla premier Giorgia Meloni e poi a Papa Leone XIV. “L’Italia non c’era per noi, e noi non ci saremo per loro”, ha assicurato a commento di un articolo del 31 marzo di The Guardian sul ‘no’ del nostro Paese all’uso della base di Sigonella.

Oggi intanto la presidente del Consiglio sarà a Parigi per partecipare alla conferenza sul blocco a Hormuz, organizzata da Emmanuel Macron, con Keir Starmer e Friedrich Merz. Al centro, c’è una possibile spedizione europea nello Stretto, per le attività di sminamento. La presenza a Parigi consentirà a Meloni di riaffermare un posizionamento attivo dell’Italia con la coalizione dei volenterosi e di ribilanciare le tensioni con gli Stati Uniti, dopo giorni di attacchi continui del presidente.

L’impegno dei leader europei nello Stretto avverrebbe comunque solo con un cessate il fuoco solido. Ma un’azione dell’Europa per difendere la navigazione è richiesta urgentemente dagli Stati Uniti. Tanto che il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha fatto riferimento ai molti alleati che “parlano molto e non fanno nulla”: “Questa è una via navigabile che il commercio americano non utilizza poi così tanto. Noi non dipendiamo dall’energia proveniente dallo Stretto di Hormuz, ma l’Asia sì, e l’Europa sì, e gran parte del resto del mondo sì”, ha sottolineato ricordando che “sentiamo e vediamo i discorsi al riguardo, ma quando quei paesi erano necessari, non non erano al nostro fianco”. Se la situazione dovesse concludersi, “cosa che crediamo accadrà, allora accoglieremmo con favore l’intervento di altri paesi a posteriori”, ammette, avvertendo però che “non si può vivere in un mondo – e questo è un messaggio al resto del mondo e ai nostri alleati – in cui ci si affida semplicemente all’America per fare continuamente il lavoro pesante”. Che gli alleati si impegnino attivamente per liberare lo Stretto sin da subito è una richiesta esplicita: “Non ci contiamo, ma sarebbe meraviglioso se mai si concretizzasse”.

Zelensky a Roma vede Meloni e Mattarella. La premier: “Occidente diviso miglior regalo a Mosca”

Un Occidente diviso e un’Europa spaccata sarebbero “il miglior regalo che potremmo fare a Mosca”. Nel bilaterale con Volodomyr Zelensky, Giorgia Meloni torna ad appellarsi all’unità non solo del Continente ma anche dell’Atlantico. In visita a Roma, il presidente ucraino dopo aver visto la premier si sposta al Quirinale per incontrare il Capo dello Stato.

Meloni ribadisce il sostegno a 360 gradi a Kiev: “un dovere e una necessità”, sottolinea, avvertendo come sia in gioco la sicurezza di tutta l’Europa. Un messaggio ribadito pochi minuti dopo da Sergio Mattarella: “L’Italia sarà sempre al fianco dell’Ucraina”, assicura il presidente della Repubblica. A Palazzo Chigi, Meloni annuncia che l’Italia avvierà una produzione congiunta con Kiev nel comparto della difesa e in particolare sui droni, settore nel quale, sottolinea, “l’Ucraina in questi anni è diventata una nazione guida”. La guerra “è cambiata”, spiega Zelensky, convinto che senza una difesa veramente solida nessuno possa “sentirsi al sicuro”. Per questo, ribadisce, “è importante l’interesse dell’Italia sul ‘Drone deal'”. Ma per il presidente i due Paesi dovrebbero lavorare insieme anche sui sistemi aggiuntivi di contraerea: “La Russia ha continuato gli attacchi anche a Pasqua con centinaia di droni Shahed, abbiamo bisogno assolutamente di sistemi aggiuntivi, di contraerea, per noi sono vitali”, si appella.

Durante l’inverno appena trascorso, particolarmente rigido, l’Italia ha fornito a Kiev caldaie industriali e generatori elettrici per far fronte ai black out dovuti ai continui attacchi russi sulle infrastrutture energetiche. Bombardare strutture civili è stato particolarmente crudele da parte della Russia, mettono in luce Zelensky e Mattarella al Colle, secondo quanto si apprende. Ora, informa la premier, l’Italia si sta concentrando sull’invio di macchinari medici, specialmente per i reparti di maternità.

L’appoggio al Paese attaccato continuerà anche per garantire l’erogazione del sostegno finanziario che è stato deciso dal Consiglio europeo, fondamentale per garantire la sopravvivenza dell’Ucraina perché “chiaramente un’eventuale crisi finanziaria di Kiev produrrebbe danni incalcolabili anche per l’intera stabilità europea”, avverte la prima ministra. Il tema, secondo quanto filtra, è stato affrontato anche nel faccia a faccia Zelensky-Mattarella.

Per Meloni, tenacia dell’Ucraina e sostegno convinto dell’Occidente sono i fattori che hanno consentito che oggi esistano le condizioni per lavorare alla pace e impedito alla Russia di “realizzare il disegno che si era prefissata”: “Invadere l’intera nazione, farla capitolare in pochi giorni, installare un governo fantoccio al posto di quello democraticamente eletto dagli ucraini”.  Zelensky ringrazia Roma per il rispetto verso l’indipendenza e l’integrità territoriale del suo Paese: “Il rispetto è importante quanto la sicurezza. Quando persone e Stati sono rispettati e la sicurezza garantita, possono esistere relazioni veramente dignitose e può essere garantita una vita normale”, scandisce. Rivolto a Mattarella, il presidente ucraino non dimentica di elogiarne la fermezza nel condannare l’aggressione russa. E chiude con un appello: “Non basta che la guerra finisca. Deve finire con una pace giusta”.

Paradosso Cingolani: fatto fuori da Leonardo per colpa di Michelangelo (Dome)

Conferme scontate (Descalzi a Eni e Cattaneo a Enel), siluramenti annunciati (Cingolani da Leonardo), attese per cosa succederà a Terna, l’unico posto ancora scoperto dopo la migrazione di Giuseppina Di Foggia alla presidenza del Cane a sei zampe ma con un indiziato speciale, Pasqualino Monti, fino a ieri al comando di Enav. In un contesto fibrillato dalla situazione geopolitica incandescente e dalle ripercussioni pesantissime post referendum, Palazzo Chigi ha deciso di cambiare pochissimo lo scacchiere delle partecipate. Ma è inutile non sottolineare come il ribaltone di Leonardo faccia parecchio rumore.

Roberto Cingolani, che è stato ministro dell’Ambiente e che vanta un pedigrée internazionale di altissimo livello, dopo tre anni e mezzo di onorata occupazione del ruolo di amministratore delegato ‘paga’ dazio e viene sostituito da Lorenzo Mariani che è da una trentina di anni in azienda – attualmente è alla guida di Mbda, consorzio che si occupa di missili – e ha seguito la nascita e lo sviluppo dei progetti più importanti. Il paradosso – sì, si può chiamare paradosso – è che Mariani era il candidato suggerito da Guido Crosetto, il ministro della Difesa, all’alba di tre anni fa e sul nome di Mariani ci furono tensioni con Chigi. Ora, secondo rumors, pare sia stato proprio Crosetto il più strenuo difensore di Cingolani, ancorché inutilmente, anche perché cambiare la guida di Leonardo in un momento come questo, dove da Difesa è prioritaria, si tratta per lo meno un azzardo. Contenuto però dal fatto, come si diceva, che Mariani conosce tutto e tutti all’interno di Leonardo e quindi l’impatto sarà (dovrebbe essere) abbastanza soft.

La domanda è una sola: perché ‘fare fuori’ Cingolani che nell’ultimo esercizio ha portato l’utile a 1,3 miliardi (+15%) e a una netta crescita dei ricavi (+11%)? La risposta, al di là di alcune scaramucce su nomine interne, sta in un nome: Michelangelo. Per la precisione il Michelangelo Dome, lo scudo spaziale per proteggersi dai missili e dai droni capace con l’intelligenza artificiale di collegare diverse piattaforme, molto simile all’Iron Dome israeliano. Il progetto sarebbe stato portato avanti in eccessiva autonomia da Cingolani, al punto da infastidire la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Di qui la decisione di virare su Mariani, anzi prima di estromettere Cingolani e poi di virare su Mariani.

Il tempo stabilirà se è stata una mossa indovinata o una buccia di banana per un colosso che vanta 50mila dipendenti e 180 sedi in tutto il mondo. Di sicuro Cingolani era e resta una risorsa importante per l’Italia, uno dei pochi che può vantare credibilità fuori le mura e conoscenze di spessore. Ma, a quanto pare, poco empatico con chi sta nella stanza dei bottoni.

Colpito convoglio italiano in Libano. Meloni: “Inaccettabile”. Tajani convoca ambasciatore Israele

Giorgia Meloni si prepara a parlare davanti al Parlamento. La tregua dà respiro, ma il contesto resta fragile ed estremamente complesso. La crisi si ripercuote sui mercati e sull’energia anche in Italia. Non solo: se la pausa dal conflitto vale per l’Iran, non si fermano gli attacchi israeliani in Libano, dove viene colpito un convoglio italiano. Non ci sono feriti, ma la situazione diplomatica con Tel Aviv (e di conseguenza con Washington) si complica. In serata, fonti della Farnesina fanno sapere che l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, è stato convocato su richiesta del ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“È del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”, chiarisce la premier, intimando in attesa degli esiti della convocazione dell’ambasciatore: “Israele dovrà chiarire quanto accaduto”. La presidente del Consiglio esprime la sua “ferma condanna” per quanto accaduto, sottolineando che il cessate il fuoco concordato tra Iran, Stati Uniti ed Israele è “un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano”. Meloni addita però anche Hezbollah, per aver “trascinato” il Paese in questo conflitto in maniera “irresponsabile”, chiedendo anche che i continui attacchi israeliani in Libano, “che hanno già provocato troppi morti e un’inaccettabile numero di sfollati” cessino “immediatamente”. “L’Italia ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente UNIFIL”, insiste.

Anche Tajani, nell’aula della Camera, avverte: “I soldati italiani non si toccano. Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i nostri militari”. Purtroppo, ammette, “la tregua in Libano non esiste, siamo profondamente preoccupati per le ripercussioni di tutta la crisi in tutto il contesto regionale”.

A pochi minuti di distanza, Guido Crosetto esprime la sua “più ferma e indignata protesta” per quanto accaduto nel settore di responsabilità di Unifil nel Sud del Paese. Il convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato attaccato con colpi di avvertimento esplosi dalle Idf a circa due chilometri dalla base di partenza. La colonna ha interrotto il movimento e ha fatto rientro in base. Ci sono stati danni lievi ai veicoli e non si registrano feriti, ribadisce il ministro della Difesa, ma chiede: “Fino a quando?”. “È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità – insiste Crosetto -, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano”. Il titolare della Difesa ricorda che il personale di UNIFIL opera in Libano in attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, per contribuire alla sicurezza e alla de-escalation: “La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’ONU non può essere tollerata – tuona -. Si tratta di un comportamento grave che rischia di compromettere la sicurezza dei peacekeeper e la credibilità stessa della missione”. All’Onu Crosetto domanda di intervenire presso le Autorità Israeliane “con la massima urgenza” per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale, e ribadire “con fermezza” il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu. “L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di UNIFIL e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi”, mette in chiaro il ministro.

Intanto, la premier sigla una dichiarazione congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer, il primo ministro canadese Mark Carney, la prima ministra danese Mette Frederiksen, il primo ministro dei Paesi Bassi Rob Jetten, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: “Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato oggi tra gli Stati Uniti e l’Iran. Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo. L’obiettivo deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo con mezzi diplomatici”, si legge nel documento. I leader incoraggiano “rapidi progressi” verso una soluzione negoziata “sostanziale”. Condizione cruciale per proteggere la popolazione civile dell’Iran e garantire la sicurezza nella regione, ma anche, sottolineano, per “scongiurare una grave crisi energetica globale”. I dieci chiedono a tutte le parti di attuare il cessate il fuoco, anche in Libano: “I nostri governi – garantiscono – contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Meloni vola nel Golfo in missione per sicurezza energetica e commerciale

Alla vigilia di Pasqua, dopo il consiglio dei ministri che vara il nuovo Dl Carburanti e il giuramento al Colle del nuovo ministro del Turismo, Giorgia Meloni vola a sorpresa nel Golfo Persico.

Venerdì a Gedda, in Arabia Saudita, la premier incontra il principe ereditario Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, sabato si sposta negli Emirati Arabi e in Qatar.

“Come gli altri paesi europei, aiutiamo le nazioni del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani, lo facciamo chiaramente perché sono paesi strategici per i nostri interessi, sono paesi amici, ma soprattutto lo facciamo a protezione delle decine di migliaia di italiani che sono presenti nella regione. La missione è un gesto di solidarietà verso nazioni che sono amiche, ma ha chiaramente come obiettivo anche quello di garantire all’Italia gli approvvigionamenti energetici che sono necessari”, spiega la premier al Tg1.

Dal punto di vista della sicurezza, il momento non è semplice. Solo oggi sono arrivati sugli Emirati 47 droni e 18 missili balistici. Inizialmente la missione avrebbe dovuto toccare anche il Kuwait, tappa che non è stato possibile affrontare. E infatti Meloni è il primo leader l’Unione Europea e della Nato a essere presente nell’area in queste settimane. Un gesto di prossimità che non esclude comunque tre nodi che finiranno sul tavolo degli incontri: l’energia, le rotte commerciali, le migrazioni.

La sicurezza energetica è un tema già affrontato nella missione in Algeria della scorsa settimana, quando la presidente del Consiglio ha ottenuto di mettere in sicurezza e possibilmente aumentare le forniture di gas a disposizione. Nel Golfo, area da cui proviene circa il 15% del petrolio e circa il 10% del gas, sarà fatto un discorso analogo, confermando allo stesso tempo l’intenzione da parte dei grandi gruppi, a partire da Eni, di continuare a investire in quest’area, nonostante la situazione del momento. Tra qualche settimana Meloni sarà in visita anche in Azerbaijan, per fare fronte al momento di difficoltà, che resta comunque meno grave e più gestibile rispetto a quello vissuto dal Paese all’indomani dell’aggressione russa in Ucraina. Nel frattempo, infatti, l’Italia ha diversificato molto le sue fonti.

Si parlerà poi delle rotte commerciali, per tutelare l’export che arriva verso quest’area del mondo. L’interscambio vale oltre 30 miliardi, 20 dei quali grazie solo al commercio estero. Al centro del problema c’è la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’ambasciata iraniana a Roma domanda con un duro post sui social che l’Italia chieda lo stop alla guerra prima di parlare dello stretto: “Deve opporsi con fermezza alla palese violazione del Diritto Internazionale da parte degli aggressori americano-sionisti!”, si legge su X. Su Hormuz, Roma si è in realtà detta disponibile a una partecipazione per garantire la sicurezza di navigazione solo di fronte a una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu e in un quadro di cessate il fuoco. Sul tema, Meloni propone un maggiore dialogo tra il GCC e il G7.

Terzo nodo è quello della sicurezza, che intreccia inevitabilmente l’emergenza migratoria. Gli sfollati in Libano sono già un milione e se la crisi dovesse continuare potrebbero moltiplicarsi. Il tema è stato sollevato dall’Italia anche a livello europeo.

Tra gli ambiti sui quali l’Italia offrirà supporto al Golfo c’è quello della Difesa. Le richieste e le necessità di questi paesi sono diverse in questa fase. Sono già in corso spedizioni e forniture di natura difensiva, ma potrebbero arrivare nuove richieste che saranno valutate.

Energia, Meloni guarda ancora al gas di Algeri: “Aumentiamo flussi verso l’Italia”

Giorgia Meloni vola ad Algeri per rafforzare la cooperazione con uno dei partner più importanti per l’Italia su gas, rinnovabili, infrastrutture.

Eni e Sonatrach lavorano su nuovi fronti, come lo shale gas (il gas naturale intrappolato all’interno di rocce sedimentarie a grande profondità, sfruttato grazie alla fratturazione idraulica) e l’esplorazione offshore. L’obiettivo, soprattutto in questo momento di incertezza crescente, con il gas del Qatar bloccato per tutti con la crisi in Medio Oriente, è “aumentare i flussi di gas algerino verso l’Italia”. La cooperazione va avanti anche sul fronte delle rinnovabili e delle infrastrutture strategiche in funzione di sicurezza energetica, con il Transmed, il gasdotto che dagli anni ’80 collega i due Paesi: “Siamo stati dei pionieri e l’idea è che lo si possa essere ancora”, rivendica Meloni nelle dichiarazioni congiunte con Abdelmadjid Tebboune. In una visione più ampia, questo lavoro “considera l’energia come un’opportunità, come uno strumento per generare sviluppo condiviso sia per le nazioni che producono energia e beneficiano delle risorse che ne derivano per la propria prosperità sia per le nazioni che consumano e che possono così contare su catene approvvigionamento più vicine e più resistenti agli shock esterni”, spiega la presidente del Consiglio.

Tra i progetti più interessanti, c’è l’iniziativa pubblico-privata per il recupero di oltre 36 mila ettari di terreno desertico per la produzione di cereali e legumi. “Il progetto, nonostante la burocrazia, procede in modo spedito con la campagna di semina che nel 2026 passerà da 7 mila a 13 mila ettari di deserto messi a produzione”, fa sapere Meloni. Quella di oggi è la seconda visita dall’insediamento del Governo, dopo quella del 22 e 23 gennaio 2023. Ma Roma è storicamente uno dei principali punti di riferimento di Algeri in Europa e in Occidente, i legami che uniscono i due Paesi si sono intensificati negli anni e, sottolinea la premier, “Penso di poter dire oggi che il rapporto tra le nostre nazioni non è mai stato così solido e così proficuo”.

L’Algeria è il primo partner commerciale dell’Italia in Africa, con un interscambio da 12,9 miliardi di euro nel 2025 e uno stock di investimenti diretti italiani in Algeria per 8,5 miliardi di euro. L’Italia è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con una quota di mercato dell’export nazionale pari al 7,3%. Nel Piano Mattei, il Paese nordafricano è uno dei principali. Oltre al progetto di agricoltura desertica in partenariato con BF International e il Centro di formazione Enrico Mattei a Sidi Bel Abbès, il Piano include diverse iniziative congiunte anche sul digitale, la cultura e il turismo.

Nel corso del bilaterale, Meloni e Tebboune si sono confrontati sui principali dossier internazionali, a partire dalla crisi in Iran e dalla guerra in Ucraina, ormai entrata nel quinto anno. “Credo che l’ipotesi di colloqui in corso tra Washington e Teheran costituirebbe un’ottima notizia”, commenta la prima ministra, ribadendo che “L’Italia sosterrà e intende sostenere, anche grazie alla solida rete di relazioni che ha con le nazioni del Golfo, ogni iniziativa che possa riportare stabilità nell’area”.

Carburanti, dal Cdm via libera al taglio di 25 centesimi al litro per 20 giorni

Dopo la fiammata dei prezzi dei carburanti, che dura da settimane, arriva un primo taglio delle accise, per 20 giorni. Prima del referendum del 21 e 22 marzo, il governo porta in Consiglio dei ministri un provvedimento che dà respiro alle famiglie e frena i rincari, portando giù i prezzi di 25 centesimi al litro. “Combattiamo la speculazione e intanto abbassiamo immediatamente il prezzo”, spiega la premier Giorgia Meloni al Tg1. Secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervenuto al Tg4: “Se oggi il diesel è mediamente a 2-2,10 euro al litro, è chiaro che domani deve scendere sotto l’euro e 90”. Un “sostanzioso aiuto, ovviamente a tempo”, precisa il vicepremier, rivendicando che dalle prossime ore “gli italiani pagheranno di meno rispetto a tedeschi, francesi e spagnoli”.

Nel provvedimento, che doveva andare in Cdm già dieci giorni fa, c’è anche un bonus sul credito d’imposta per autotrasportatori per l’acquisto del gasolio, oltre all’istituzione di uno speciale regime anti-speculazione, nel sistema di distribuzione dei carburanti che coinvolge Mr Prezzi, la guardia di finanza e l’Antitrust per eventuali sanzioni e, se necessario, anche la magistratura. “Introduciamo un credito d’imposta perché non vogliamo che l’aumento del prezzo si trasferisca sui beni di consumo e diamo vita a un meccanismo anti-speculazione che di fatto lega il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio, introducendo delle sanzioni per chi dovesse discostarsi”, scandisce Meloni.

Nel pomeriggio, Salvini ha riunito in prefettura nel capoluogo lombardo le compagnie petrolifere: “abbiamo chiesto ai petrolieri un prezzo medio massimo da non superare”, ha spiegato alle big oil al tavolo, Eni, Ip, Tamoil, Q8 e a Vega Carburanti, Pad Multienergy, Retitalia, Costantin, Keropetrol, Beyfin, San Marco Petroli, Energas, Toil. Il tavolo sarà riconvocato anche la settimana prossima, con “l’obiettivo di non abbassare la guardia”, spiega Salvini.

Con il credito d’imposta, arriva anche il sostegno al settore ittico, particolarmente colpito dal caro carburanti. Si tratta di 10 milioni di euro destinato a coprire le spese per l’acquisto del carburante a partire da marzo, aprile e maggio del 2026 nella misura del 20%. “A partire da domani le nostre marinerie, i nostri pescatori, potranno attutire i rincari del costo del carburante necessario a far lavorare le imbarcazioni”, chiarisce il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. È una misura che, ribadisce, “ha un impatto sia sulle nostre imprese ittiche che sui cittadini che potranno continuare a scegliere cibo di qualità senza ulteriori aumenti derivanti dall’aumento dei costi di produzione sopportati dai pescatori”.

Consiglio supremo Difesa: “Italia non entrerà in guerra. Contesto instabile, rischio terrorismo”

Anche il Consiglio supremo di Difesa conferma che “l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra” contro l’Iran. La riunione dell’organismo presieduto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, serve a fare il punto della situazione in quello che viene definito un “contesto di instabilità, irresponsabilmente aperto dall’aggressione della Russia all’Ucraina, con le progressive lacerazioni della pacifica convivenza internazionale, l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale”. Uno scenario in cui il Consiglio ribadisce la posizione del nostro Paese, impegnato “a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”.

Al tavolo di lavoro al Quirinale, durato circa due ore e venti minuti, oltre al presidente della Repubblica, ci sono la premier, Giorgia Meloni, i ministri Antonio Tajani (Esteri), Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Mef), Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy), il capo di stato maggiore della difesa, generale Luciano Portolano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, e il consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari del Consiglio Supremo di difesa e Segretario del Consiglio, Francesco Saverio Garofani. La riunione arriva poche ore dopo l’attacco portato con un drone ad alcune infrastrutture della base internazionale di Erbil, in Iraq, dove si trova anche una parte del contingente militare italiano impegnato nelle operazioni di pace della regione.

Il Consiglio “esprime condanna per l’aggressione” e rivolge “sentimenti di intensa vicinanza e gratitudine a tutti i militari impegnati nelle varie operazioni in Italia e all’estero”. C’è “preoccupazione” perché “la crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’Onu, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale” anche di fronte a sfide come evitare che l’Iran si doti dell’arma nucleare o che la sicurezza di Israele sia a rischio, così come le repressioni messe in atto dal regime teocratico di Teheran. La reazione iraniana all’operazione militare portata da Usa e Tel Aviv nasconde rischi concreti, come “aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche”, viene sottolineato nel Consiglio Supremo di Difesa, che annota il “moltiplicarsi di conflitti, in particolare nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici vitali”. Per questo viene messa in luce “l’importanza dell’iniziativa assunta dal Governo di operare insieme ai principali alleati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza”.

I missili indirizzati verso Cipro, che è territorio Ue, e verso la Turchia, che fa parte della Nato, sono campanelli d’allarme preoccupanti, cui si aggiungono gli effetti sulla sicurezza economica, con i rincari del prezzo dell’energia e dei carburanti. Infatti, il Consiglio valuta “gravi le azioni dell’Iran per ostacolare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz”, snodo cruciale per il passaggio degli approvvigionamenti. In questo contesto è positivo il giudizio del Csd al fatto che il Parlamento sia già espresso sul tema, molto divisivo, della concessione dell’uso delle basi militari italiane all’alleato Usa. Allo stesso tempo viene preso atto che se “eventuali richieste dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi” vigenti, che includono “fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”, sarà il Parlamento a doversi pronunciare. Il Consiglio supremo di difesa si esprime anche sulle tensioni in Libano, chiedendo a Israele di “astenersi da reazioni spropositate alle comunque inaccettabili azioni di Hezbollah”, perché “come sempre il prezzo più alto lo pagano le popolazioni civili”. Così come il Csd “ritiene allarmanti le continue gravi violazioni” della risoluzione Onu 1701 del 2006 e “il ripetersi di inammissibili attacchi da parte israeliana al contingente di Unifil, attualmente a guida italiana”. La missione “resta ineludibile” per “garantire la sicurezza della Linea Blu, favorendo l’incremento delle capacità delle Forze Armate Libanesi”.

Iran, Meloni convoca ministri e intelligence. Tajani e Crosetto in Parlamento

Il governo continua a monitorare gli impatti della crisi in Iran e nel Golfo. La premier Giorgia Meloni presiede un nuovo vertice a Palazzo Chigi con i ministri e l’intelligence. Per l’esecutivo, al tavolo siedono i vice Antonio Tajani (Esteri) e in collegamento Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), con Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Economia) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Dopo aver riferito due giorni fa in Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa, Tajani e Crosetto torneranno a riferire dell’evoluzione del quadro internazionale alle Camere.

L’attenzione è soprattutto rivolta agli italiani bloccati nelle aree coinvolte negli scontri. Questa mattina sono partiti altri due voli della Oman Air da Mascate in direzione di Roma con a bordo 249 cittadini, assistito dalla Farnesina. Si aggiungono i circa 2500 italiani rientrati nelle ultime ore da Abu Dhabi, Riad e Mascate, utilizzando voli commerciali facilitati dalla Farnesina e voli prenotati privatamente. Nei prossimi giorni altri voli, facilitati dal ministero degli Esteri con l’aiuto delle sedi diplomatico-consolari nella regione, partiranno da Abu Dhabi, Dubai, Mascate, Riad, Malè e Colombo verso l’Italia.

Intanto, a fronte delle turbolenze sui mercati internazionali dell’energia e dei carburanti, il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Mimit, su indicazione di Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida. La prima si terrà alle 9.30 e sarà dedicata all’andamento dei mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti. La seconda, alle 11.30, sarà focalizzata sulle possibili ricadute sull’inflazione, con specifico riguardo al carrello della spesa e al settore agroalimentare. Già da lunedì, su indicazione di Urso, era stato potenziato il monitoraggio del Garante dei prezzi lungo tutta la filiera dei carburanti, in particolare sui listini consigliati dalle compagnie, ai margini di distribuzione e ai prezzi alla pompa: i primi esiti sono stati trasmessi, ieri, alla Guardia di Finanza. Il Garante chiede alle principali compagnie petrolifere chiarimenti sulle variazioni dei prezzi, sul rapido adeguamento al rialzo dei listini di benzina e gasolio. Elementi che saranno approfonditi nel corso delle due riunioni della Commissione di allerta rapida in programma.

Quanto agli approvvigionamenti di energia, Gilberto Pichetto Fratin, dopo aver fatto un punto con Eni e Snam a Palazzo Chigi, rassicura: “Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo diversificato, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorse”. L’Italia è in migliori condizioni di altri Paesi, “siamo a oltre il 50%, il più alto livello in Ue”, fa eco Urso rispondendo al Question Time della Camera. In piena emergenza, il ministro dell’Ambiente rivendica la scelta di non aver smantellato le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia: “In questo momento, le tengo in riserva a freddo”, riferisce, precisando che non saranno riattivate, se non necessario, “a tutela dell’interesse del Paese”.

Iran, costo energia preoccupa governo. Meloni convoca a Chigi vertici di Eni e Snam

Il costo dell’energia con la crisi in Medio Oriente è una delle priorità sul tavolo del governo, che valuta dei provvedimenti d’urgenza per le imprese. A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni convoca i vertici di Eni e Snam.

Nel dettaglio, la premier presiede due riunioni. La prima (con il vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari) sugli ultimi sviluppi, con attenzione alle misure per garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte. Nel secondo incontro, agli esponenti dell’esecutivo si aggiungono gli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e di Snam, Agostino Scornajenchi, per affrontare il tema della sicurezza energetica, con un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia, delle possibili azioni di mitigazione che il Governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo.

Il governo sta valutando l’impatto che può avere il nuovo conflitto che dall’Iran viene propagato anche nei paesi vicini“, conferma in conferenza stampa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Ovviamente siamo preoccupati delle conseguenze che si possono avere sul costo dell’energia, a prescindere dall’approvvigionamento”, spiega rassicurando sulle forniture, perché, ricorda, “abbiamo i depositi di stoccaggio e comunque altri canali di approvvigionamento”. Il problema è il costo, che avverte: “Potrebbe crescere anche ulteriormente”. Molto dipenderà dal proseguo degli avvenimenti, “se e quando il conflitto sarà concluso“.

A livello europeo, per l’inquilino di Palazzo Piacentini, il conflitto in Iran deve spingere l’Unione a lavorare sull’affrancamento da Paesi terzi: “L’Europa deve ridurre la propria dipendenza dall’estero, nella prospettiva di medio e lungo termine per raggiungere un’autonomia strategica, sia nella produzione di energia – osserva Urso -, sia nell’approvvigionamento di materie prime critiche, minerali preziosi, terre rare e tutto quello che serve al nostro sistema produttivo, tanto più nella duplice sfida digitale e ambientale”. A breve, annuncia, si terrà un confronto tra il governo e il sistema produttivo del Paese per poi “realizzare le misure che possono meglio supportare il nostro sistema produttivo in questa fase così difficile come quella che si è determinata anche da questo nuovo conflitto”.

“Stiamo valutando se si possano avviare dei provvedimenti, soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l’estero“, rende noto Tajani, dopo aver parlato con Simest, Ice e Sace, per valutare “gli aiuti che si possono dare”. Ci sarà una “decisione complessiva del governo”, conferma, per sostenere le imprese che esportano, perché “il mercato dell’area del Golfo è un in forte crescita per le nostre esportazioni, quindi stiamo lavorando anche su questo”.

La premier sarà in Parlamento il 18 marzo per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, che saranno l’occasione per riferire anche sugli indirizzi di governo a proposito della crisi internazionale.