Meloni: “Non mi pento dell’investimento politico con Trump, penso a unità Occidente”

Dal vertice Nato di Ankara, Giorgia Meloni non torna sull’ultimo attacco di Donald Trump nei suoi confronti e rivendica la scelta di aver puntato sul rapporto con il presidente americano come parte di una strategia più ampia, fondata sull’unità dell’Occidente: “Non mi pento assolutamente dell’investimento politico che ho fatto“, afferma.

Nella conferenza stampa conclusiva del summit, la presidente del Consiglio respinge l’idea che i recenti attacchi del leader statunitense possano indurla a cambiare linea. “Ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente, l’ho rivendicata a 360 gradi, non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Donald Trump“, insiste. Una posizione che, sottolinea, ha guidato i rapporti con tutti gli interlocutori internazionali. Anche sull’utilizzo delle basi americane su suolo italiano la linea non cambia: “Abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran e non parteciperemo agli attacchi“, mette in chiaro. Le “affinità” con Trump su alcuni temi esistono, ammette. Meloni pensa all’immigrazione e alla critica della cultura woke, elementi che facevano ritenere possibile un rapporto più semplice. Tuttavia, aggiunge, “le cose stanno andando come abbiamo visto”, senza che questo però modifichi l’impostazione del governo italiano. “Non cambio idea su quale sia l’interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte dettate da ragioni elettorali”.

Le dichiarazioni arrivano al termine di un vertice che la premier definisce “breve ma intenso“, in una fase in cui “lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema“. Per Meloni, il risultato principale dell’incontro è l’immagine di una Nato “unita, consapevole delle sfide che ha di fronte e determinata a rafforzarsi”, con un’attenzione crescente non solo agli equilibri geopolitici ma anche alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Sul piano della difesa, la presidente del Consiglio conferma l’impegno dell’Italia a rispettare gli obiettivi fissati dall’Alleanza. “Oggi siamo al 2,8% del Pil e il prossimo anno faremo ulteriori sforzi per crescere ancora“, spiega, precisando però di non ritenere necessario andare oltre gli impegni già assunti e di volerlo fare “in modo sostenibile“, cioè stabilendo i tempi, i modi, le priorità in base “alle nostre possibilità“. Al tempo stesso, la prima ministra respinge le accuse dell’opposizione secondo cui l’aumento delle spese militari penalizzerebbe sanità e welfare. “L’accusa di un’Italia che chiude gli ospedali per comprare i carri armati è ridicola”, tuona, assicurando che il governo non intende sottrarre risorse ad altri settori considerati strategici.

Meloni rivendica inoltre il contributo italiano alla sicurezza dell’Alleanza, ricordando i quasi 3mila militari impegnati nelle missioni Nato (“Siamo la nazione che offre più uomini”) e definendo l’Italia “un fornitore di sicurezza” credibile, anche grazie all’attenzione dedicata al fianco Sud e al Mediterraneo allargato.

Nel corso della giornata la premier incontra anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo il sostegno italiano a Kiev e la prosecuzione dell’assistenza alla popolazione civile, con particolare riguardo alle infrastrutture energetiche colpite dagli attacchi russi. Zelensky definisce “importante” il colloquio e ringrazia Roma per un aiuto “sempre coerente con i propri principi”, auspicando un rafforzamento della cooperazione sulla difesa antibalistica. Per quanto riguarda gli aiuti militari, il ministro della Difesa Guido Crosetto sta “facendo una valutazione in questo senso”, annuncia Meloni. Per il momento, si va avanti con il sostegno chiesto da Kiev a Roma sulle infrastrutture energetiche perché le imprese italiane “sono le uniche che producono un tipo di generatore che è necessario all’Ucraina”. Lunedì 13 luglio, al vertice dei Volenterosi a Parigi, l’Italia ci sarà, ma sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nessun mistero, assicura la premier ai giornalisti: “Al sesto vertice in tre settimane e mezzo io passo. Potete scrivere tutti gli articoli che volete, non c’è alcun disimpegno sull’Ucraina ma nemmeno posso permettermi un disimpegno sull’Italia”.

Iran: “Italia complice degli attacchi Usa”. Meloni: “Da Rutte ricostruzione semplicistica”

L’Italia accusa il colpo sia da Washington che da Teheran. Se Donald Trump continua a dirsi “deluso” per non aver ricevuto l’ok a un uso senza limitazioni delle basi americane nel Paese, dopo le parole del segretario della Nato l’Iran non si fida più e addita Roma di “complicità negli attacchi”.

Ieri, Mark Rutte ha parlato del supporto ricevuto dai Paesi europei nell’operazione Epic Fury, facendo l’esempio di Roma, che avrebbe fatto decollare dalle basi americane sul suo suolo 500 aerei diretti verso Teheran. “L’Italia e la Romania sono esplicitamente nominate come partecipanti all’aggressione contro l’Iran”, scrive su X il portavoce degli Esteri Esmaeil Baqei, chiedendo spiegazioni sulla “collusione nelle atrocità di massa” commesse “da Stati Uniti e Israele”. Si tratta, sottolinea Baqei, “di una chiara e schiacciante ammissione della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite, una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale”.

“Non abbiamo partecipato al conflitto in Iran”, chiarisce Giorgia Meloni durante la conferenza stampa del vertice Italia-Francia di Cap d’Antibes. Del resto, evidenzia, “se avessimo partecipato non si spiegherebbe questa delusione che viene reiterata da parte del presidente americano molto spesso”. Gli impegni sono stati rispettati cedendo le basi per attività che “non erano cinetiche, ma che erano di natura logistica e tecnica e quando si sono prospettate delle richieste che esulavano da quel perimetro, noi non abbiamo concesso l’utilizzo”, ribadisce. “Non so dire come sia emersa questa semplicistica ricostruzione, ma in ogni caso – sottolinea la premier – credo che si debba essere prudenti quando si parla di questa materia”.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani telefona all’omologo iraniano Abbas Araghchi per spiegare ancora una volta che l’Italia “non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l’Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti”. Nel colloquio, il vicepremier chiede anche che si torni a una piena apertura dello Stretto di Hormuz, favorendo il passaggio di tutte le navi cargo italiane ancora bloccate: “La riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran è un forte segnale di dialogo anche in vista della ripresa dei rapporti economici e culturali”, spiega Tajani.

Guido Crosetto richiama politici e stampa a un “senso di responsabilità maggiore” di quello usato negli scontri che non riguardino temi di sicurezza. Perché, denuncia, “le parole a ‘caso’ del Segretario Generale della Nato, inopportune e superflue, amplificate da un approccio politico interno sempre pronto a danneggiare l’Italia pur di colpire il Governo pro tempore, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale”. Il ministro della Difesa ribadisce che l’Italia ha sempre agito nel pieno e rigoroso rispetto dei trattati internazionali e riferisce che i dati tecnici dimostrano che il numero dei voli transitati nelle basi italiane tra il 28 febbraio, data di inizio dei bombardamenti americani in Iran, e il 23 giugno 2026 “è sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti e, in diversi casi, persino inferiore”.

A Manama intanto il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio vede i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo e parlando con i cronisti ribadisce che Trump è “ovviamente molto turbato perché ritiene che non solo l’Italia, ma anche altri Paesi, in un momento in cui ci trovavamo ad affrontare una minaccia non si siano fatti avanti e non abbiano fatto abbastanza. Non c’erano, l’Italia, purtroppo, è tra questi”.

Iran, Rutte: 500 voli Usa partiti dall’Italia. Crosetto: Messaggio fallace, pronto a riferire

E’ bufera sui voli americani partiti dalle basi italiane verso l’Iran per l’operazione ‘Epic Fury’. Intervistato da Fox News, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, parla del sostegno che i membri europei dell’Alleanza Atlantica hanno fornito alle operazioni militari guidate dagli Stati Uniti, facendo il caso dell’Italia: “500 aerei statunitensi sono decollati da basi americane in Italia per supportare l’operazione. Si tratta di un contributo enorme”, sostiene, sollevando però un polverone a Roma.

La premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, in Parlamento, hanno dichiarato di aver concesso un supporto logistico solo per voli tecnici e non cinetici, quelli cioè che avevano il compito di bombardare il Paese. In un primo momento, le parole di Rutte lasciano spazio ad altre interpretazioni, che scatenano l’ira delle opposizioni.

Per il governo risponde il ministero della Difesa, chiarendo che le attività autorizzate rientravano tutte “nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti” e che le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro, “l’Italia non ha concesso l’autorizzazione”. “Sorprende che il Segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati”, commenta il dicastero, ribadendo che “l’Italia autorizza esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche”, operando “nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi Parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale”.

Questo non basta alle opposizioni che chiedono la presenza di Meloni in Aula per chiarire personalmente i fatti. “È un corto circuito gravissimo su cui il governo ha il dovere di fare immediatamente chiarezza. Chiediamo che Giorgia Meloni venga con urgenza in aula a riferire su questa smentita che metterebbe l’Italia nella condizione di aver supportato una guerra palesemente illegale mentendo agli italiani”, tuonano i capigruppo M5S al Senato e alla Camera Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi. “O Rutte è un bugiardo o Giorgia Meloni ha mentito al Parlamento e al Paese. A questo punto serve, con urgenza, che la Presidente del Consiglio faccia chiarezza”, fanno eco i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd Francesco Boccia e Chiara Braga e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti. Angelo Bonelli deposita una interrogazione per chiedere che il governo fornisca al Parlamento l’elenco dei 500 aerei militari statunitensi decollati dalle basi italiane: “Chiedo al governo di indicare date, tipologie di aeromobili e relative funzioni dei velivoli”, scrive il deputato di Avs, insinuando che il litigio tra Donald Trump e la premier italiana sia stato “una clamorosa messa in scena per coprire l’appoggio del governo italiano alla guerra in Iran”.

La ricostruzione di Bonelli è “priva di fondamento”, chiarisce il ministero della Difesa, che fa riferimento a una successiva precisazione della Nato. Il Segretario Generale “ha sottolineato come gli Alleati, Italia compresa, abbiano dato seguito ai loro accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli. Il tipo di supporto a cui si riferiva riguarda la logistica o il supporto tecnico”, spiega la portavoce, Allison Hart. Crosetto stesso si dice disponibile a riferire: “Non ho problemi come non ho problemi ad autorizzare qualcuno della Difesa a riferire, aereo per aereo, i voli che sono stati autorizzati, nella sede che sarà ritenuta opportuna”, afferma, ricordando che si parla della gestione tecnica di accordi “di cui si occupano le strutture tecniche della Difesa e non di scelte politiche che variano”.

A difendere la posizione del governo è l’ambasciatore statunitense in Italia, Tilman J. Fertitta, che ospiterà diversi ministri a Villa Taverna in occasione delle celebrazioni per il 4 luglio e che ha incassato le lodi di Meloni in Aula solo qualche giorno fa. “Posso confermare che abbiamo un accordo bilaterale con l’Italia da decenni, in base al quale ci sosteniamo a vicenda, e ho sempre visto entrambe le parti rispettare i propri impegni”, assicura il diplomatico intervistato da Skytg24, definendo il lavoro della premier “eccellente”.

Meloni: “Non intendo alimentare confronto con Trump. Politica estera non è Temptation Island”

Giorgia Meloni chiede pubblicamente una tregua a Donald Trump. Non ha intenzione, giura, di alimentare “il confronto”. La premier si dice “sinceramente colpita” dal comportamento del presidente americano, ma non intende rompere l’asse Roma-Washington.

Per questo i suoi non mancheranno alle celebrazioni per il 4 luglio a Villa Taverna. La prima ministra difende la scelta fatta a caldo dal vice Antonio Tajani di annullare la missione a Miami per il business forum Italia-Usa, ma il governo non mancherà di rispetto, spiega intervistata a ‘Il giorno della Verità’, all’ambasciatore Tilman Joseph Fertitta “che è una personalità che lavora molto per mantenere saldi i rapporti tra Italia e Stati Uniti”: “Non cambio idea su quanto sia importante mantenere solido il rapporto tra Stati Uniti ed Europa”, ribadisce.

Nessun contraccolpo economico, secondo la presidente del Consiglio, seguirà agli screzi con Trump: “Mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti vadano ben nelle ultime settimane e anche negli ultimi mesi tanto a livello istituzionale quanto a livello economico”, rileva, ricordando che l’export italiano è cresciuto nonostante i dazi americani, “a dimostrazione che i nostri prodotti sono molto ben recepiti dai consumatori americani”.

Insomma, l’intenzione è quella di riportare i termini della politica estera alla “profondità” in cui devono stare: “Delle volte noi veramente parliamo di politica estera come se fosse Temptation Island”, ironizza Meloni, commentando i tantissimi meme che hanno invaso i social negli ultimi giorni e che raffigurano i due leader seduti al falò di confronto della trasmissione televisiva. “La politica estera è una cosa più complessa di questo”, scandisce.

Sul negoziato tra Usa e Iran si dice “abbastanza ottimista”, nonostante sia “complesso”: “Penso che il nostro non debba essere un ottimismo statico, dobbiamo dare mano sul piano diplomatico e dando la disponibilità per una missione”.

La linea di Roma su Teheran non cambia: “Non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere, i termini dell’accordo su questo devono essere chiari. Nessun paese della regione – ha aggiunto – può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo”.

Ma la questione che sta più a cuore a Meloni è quella della libertà di navigazione: “Abbiamo visto come la chiusura di Hormuz abbia impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino navigazione, non solo per lo snodo che Hormuz rappresenta ma anche per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta”. Se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani, avverte, “ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma. È la ragione per cui abbiamo dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte”.

In casa, la prima ministra si impegna ad arrivare all’approvazione definitiva della legge delega sul nucleare civile prima della pausa estiva. Il Governo, intanto, sta già lavorando ai decreti attuativi: “Non voglio perdere neanche un giorno”, afferma Meloni, rimarcando che al termine della legislatura manca poco più di un anno: “Vorrei arrivare alla fine avendo offerto all’Italia concretamente una cosa che io considero estremamente importante. Perché il nucleare ci consente di essere indipendenti in un tempo nel quale abbiamo capito quanto sia pericoloso dipendere dagli altri, quanto sia pericoloso e perché consente alle nostre aziende di competere ad armi pari”.

Crolla pace Trump-Meloni. Il tycoon: “Ha implorato foto con me”. Annullato business forum a Miami

La fragile pace di Evian tra Donald Trump e Giorgia Meloni crolla e le sponde dell’atlantico tornano ad allontanarsi.

Al G7, racconta il presidente degli Stati Uniti all’Aria che Tira su La7, la premier gli avrebbe “implorato di fare una foto insieme”: “l’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena”, riferisce. Questa volta la presidente del Consiglio non attende e replica a Trump con un video diffuso su Instagram e registrato a Bruxelles, durante i lavori del Consiglio europeo, perché “certe cose meritano una reazione immediata”. Le dichiarazioni del tycoon “sono totalmente inventate”, garantisce Meloni dicendosi “francamente allibita”. Quello che la premier non si spiega è il motivo per cui Trump abbia questo tipo di atteggiamento “con i propri alleati” e non con “i nemici dell’Occidente”, con cui invece “si dimostra molto più accondiscendente”. Poi mette in chiaro: “Una cosa se la deve ricordare, io e l’Italia non imploriamo mai”.

L’impatto che questa nuova frattura avrà nelle relazioni tra Stati Uniti e Italia si capirà nei prossimi giorni. Nelle prime ore dello scontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato di aver annullato il suo viaggio a Miami per il business forum Italia-Usa: “Le gravi e offensive parole di Trump offendono tutta l’Italia”, motiva il vicepremier su X. E, alla luce dell’annullamento della visita, la Farnesina comunica in serata la cancellazione dell’intero Forum, spiegando che il ministero degli Esteri aggiornerà le imprese e le associazioni di categoria su “future iniziative di partenariato economico bilaterale con gli Stati Uniti”.

Meloni lascia Bruxelles senza nuove dichiarazioni, ma incassando la solidarietà degli altri leader europei, alcuni dei quali chiedono un selfie con lei, in segno di vicinanza. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, le esprime piena solidarietà in pubblico e in privato per un attacco che “non è né politico né personale, non so nemmeno come qualificarlo”, spiega ai cronisti a margine del Consiglio.

In casa, è immediata la solidarietà del mondo della politica e delle istituzioni. A partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che le telefona. La prima ministra riceve le chiamate anche dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, che giudica le parole di Trump un “evidente tentativo di vendicarsi della premier italiana per il suo non essersi piegata ai suoi voleri”.

Il governo leva gli scudi per difendere la capa dell’esecutivo. La solidarietà è trasversale da tutti i partiti, ma l’opposizione deplora una subalternità che oggi la prima ministra sconta. Per il Pd si esprimono gli ex ministri Andrea Orlando e Lorenzo Guerini, l’eurodeputata Alessandra Moretti, la senatrice Tatjana Rojc. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte giudica le parole di Trump inaccettabili, ma rileva allo stesso tempo un atteggiamento “sbagliato” della premier: “Ha rincorso Trump e lo ha assecondato in tutto, si è addirittura detta disponibile a indebitare il Paese per acquistare armi americane e gas, gli ha detto che i dazi sono un buon compromesso, lo ha proposto come Nobel per la pace”, ha ricordato. Meloni è stata “subalterna a Trump, facendo perdere la dignità all’Italia”, attacca Angelo Bonelli di Avs. Il presidente Usa è un “mentitore seriale nonché un bullo da operetta”, scrive sui social il leader di Azione, Carlo Calenda. Le frasi di Trump “sono orripilanti, come sempre”, concorda il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che però aggiunge: “Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata”.

Disgelo Meloni-Trump al G7: “Conta unità dell’Occidente. Siamo sempre stati amici”

Dopo mesi di tensioni, il disgelo tra Giorgia Meloni e Donald Trump arriva al G7 di Evian, in Francia.

La premier ha un primo incontro di chiarimento con il presidente degli Stati Uniti già ieri sera, in occasione della cena dei leader. Niente “battute né scherzi”, riferiscono fonti diplomatiche italiane, ma un “utile scambio” per ribadire “quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali”, principio chiarito “da entrambe le parti”.

Nei momenti di pausa, ci sono nuove occasioni di scambio: le immagini del vertice mostrano i due leader parlarsi con serenità poco prima del pranzo dedicato al Medio Oriente, in uno scambio in cui sono presenti anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “Siete di nuovo amici”, esclama Costa. “Lo siamo sempre stati”, la risposta pronta di Meloni, mentre Trump lamenta, tra i sorrisi, di essere stato “abbandonato”.

Sul tavolo del vertice c’è anche la missione di pace nello Stretto di Hormuz presentata dal presidente francese Emmanuel Macron, per garantire la sicurezza della navigazione. Ieri Meloni ha confermato la disponibilità dell’Italia a partecipare con le navi cacciamine, ma solo con il mandato internazionale e dopo il via libera del Parlamento.

Sul dossier Ucraina, la posizione di Roma è quella di proporre un inviato unico dell’Ue, una “figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa”, aveva spiegato riferendo alle Camere in vista del consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Su questo punto, la prima ministra aveva invocato il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, senza concedere a Washington una “delega”, perché “in qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa ed è l’Europa a doverle negoziare”, aveva spiegato.

A margine dei lavori del G7, Meloni tiene bilaterali con il primo ministro canadese Carney e il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nahyan. Con Ottawa il focus è l’accesso privilegiato all’Italia delle scorte di materie critiche canadesi: “Il lavoro che avete svolto è stato estremamente strategico, per questo ringrazio davvero della sua leadership”, dice la premier all’omologo canadese. I due leader continueranno a lavorare per l’adozione di un accordo quadro su difesa, infrastrutture, energia e spazio. Di Iran e Golfo la prima ministra parla con Al-Nahyan, con cui concorda sulla necessità di sostenere gli sforzi internazionali per assicurare la libertà di navigazione di Hormuz e ribadisce il pieno sostegno dell’Italia alla sicurezza della regione del Golfo. All’orizzonte, tra Italia ed Emirati, c’è un lavoro comune sulla difesa e nel quadro della collaborazione già avviata con il Piano Mattei per l’Africa.

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Italia-Giappone, Meloni accoglie a Roma l'”amica Sanae”: Insieme su difesa, spazio e Africa

Difesa, spazio, nucleare civile, Africa. Sono alcuni dei temi su cui Italia e Giappone trovano l’intesa. Giorgia Meloni accoglie a Roma la premier giapponese Takaichi, l’”amica Sanae”, prima di partire per il G7 di Evian, in Francia.

Le due leader si incontrano nuovamente, dopo il viaggio di Meloni a gennaio. A unirle, ricorda la prima ministra italiana, una “particolare sintonia politica”, ma anche un certo pragmatismo “femminile”: “Quando ci siamo incontrate a Tokyo abbiamo fissato degli obiettivi che volevamo raggiungere e siccome siamo due donne a capo delle loro nazioni li abbiamo raggiunti dopo pochi mesi”, rivendica. Si dice convinta che i due Paesi siano “naturalmente degli alleati strategici destinati a lavorare insieme perché sanno che insieme possono incidere sul presente e sul futuro”.

Il bilaterale è un’occasione per allineare le posizioni per scambiare i punti di vista in attesa del vertice di Evian, che inizia questa sera, ma permette anche di iniziare a pensare a nuove iniziative di collaborazione da promuovere in vista del G20 di dicembre.

Sul tavolo, oltre ai temi di cooperazione, i principali dossier dell’agenda internazionale, Iran e Ucraina in cima. “Abbiamo espresso soddisfazione per l’annuncio del memorandum” tra Washington e Teheran, fa sapere Meloni, che ricorda l’adesione del Giappone al comunicato congiunto diramato da Italia, Regno Unito, Germania e Francia. Una sintonia di vedute anche sull’”inaccettabile aggressione russa contro l’Ucraina”, riaffermando l’impegno di Roma e Tokyo “a difesa del diritto internazionale per una pace giusta e duratura”.

Il 2026 segna il 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone e dopo l’elevazione delle relazioni bilaterali al rango di Partenariato Strategico Speciale, sancita nel gennaio scorso, la cooperazione ha registrato una significativa intensificazione in numerosi ambiti di interesse comune. Il 25 e 26 maggio si è tenuta a Nagoya una nuova riunione dell’Italy-Japan Business Group. Il 27 maggio a Tokyo la prima riunione del neoistituito Tavolo bilaterale sulla sicurezza economica, mentre il 28 e 29 maggio la capitale giapponese ha ospitato la sessione inaugurale del nuovo Dialogo intergovernativo sullo spazio. Nel settore spaziale, le due premier adottano una dichiarazione congiunta per rafforzare la collaborazione tra le rispettive Agenzie spaziali, promuovere nuove sinergie tecnologiche e scientifiche e favorire lo sviluppo di partenariati industriali strategici. Prosegue, inoltre, il lavoro congiunto nel campo della difesa, nel quadro del Global Combat Air Programme (GCAP), progetto che vede Italia e Giappone impegnati insieme al Regno Unito per sviluppare un caccia di sesta generazione per rafforzare la sicurezza euro-atlantica e nell’Indopacifico. Resta forte l’interesse reciproco a consolidare la cooperazione economica e commerciale.

Il Giappone si conferma il terzo partner commerciale dell’Italia in Asia, nonché la seconda destinazione delle esportazioni italiane nel continente asiatico. Nel 2025 l’interscambio commerciale ha raggiunto i 12,3 miliardi di euro, con un saldo positivo per l’Italia pari a 4,4 miliardi di euro. Nel primo trimestre del 2026 gli scambi bilaterali si sono attestati a circa 3 miliardi di euro, facendo registrare un avanzo commerciale per l’Italia di circa 1 miliardo di euro. Significativa è inoltre la presenza del sistema imprenditoriale italiano in Giappone, dove operano 166 imprese italiane con un fatturato complessivo pari a circa 3 miliardi di euro.

Lo sguardo va dal Sud al Nord del mondo: in programma c’è l’avvio di un dialogo bilaterale strutturato sull’Africa per “costruire sinergie tra il nostro piano Mattei e il Ticad (Tokyo International Conference on African Development), ma anche una collaborazione sull’Artico. Nel 2027 si terrà una nuova riunione dell’Italy Japan Business Group per far crescere l’interscambio e lavorare sulle materie prime critiche. “Accolgo con favore la firma di un memorandum intergovernativo per il rafforzamento della resilienza nelle catene di approvvigionamento, compresi semiconduttori”, riferisce Takaichi, parlando di una cooperazione “ancora più complessa e strategica nel campo della sicurezza economica”.

Ucraina, Meloni: “Con Russia negozi l’Ue con figura autorevole, nessuna delega a Usa”

La linea dell’Italia nella guerra Russia-Ucraina non cambia: sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca per costringere all’apertura di una “seria stagione negoziale”. Giorgia Meloni riferisce alle Camere in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno e chiarisce che sosterrà il ventesimo pacchetto di sanzioni europee perché “fino a quando la Russia rifiuterà un cessate il fuoco e l’avvio di trattative reali sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica”.

Bisogna, spiega la premier, costruire le condizioni della pace, lavorando insieme agli alleati a “solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina, una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo”. Obiettivo per il quale è, sottolinea, “indispensabile” preservare l’unità euroatlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, sfida “non sempre facile ma necessaria”. Solo che “coordinamento non significa delega”, precisa la presidente del Consiglio. Perché in qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni “dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa ed è l’Europa a doverle negoziare“.

Per la premier, l’Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo senza £procedere a tentoni con formati variabili” non adeguatamente rappresentativi, cosa che, sottolinea, “produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Il tema vero, per la prima ministra, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che “allo Stato nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”.

Per questo motivo insiste sulla necessità di individuare una “figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa”. 

Carburanti, revocato sciopero autotrasporto: dal governo 300 milioni per affrontare crisi

L’Italia non si ferma, revocato lo sciopero dei trasportatori inizialmente proclamato dal 25 al 29 maggio. L’annuncio è arrivato direttamente dai sindacati e dalle associazioni di categoria dopo l’incontro avuto venerdì pomeriggio a Palazzo Chigi con il governo, convocato per affrontare la grave crisi del settore. Le tensioni geopolitiche internazionali e l’innalzamento dei costi petroliferi hanno infatti colpito duramente il comparto. Le associazioni hanno evidenziato il rischio concreto di chiusura per le piccole imprese e la perdita di molti posti di lavoro. Per questo hanno chiesto interventi urgenti per garantire la liquidità e difendere il sistema economico nazionale.

Per il governo, al tavolo, erano presenti la premier Giorgia Meloni e i ministri Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Tommaso Foti, oltre a Edoardo Rixi e Alfredo Mantovano. È intervenuto anche Stefano Caldoro, consigliere per i rapporti con le parti sociali. Per i trasportatori, invece, hanno preso parte i rappresentanti delle sigle Anita, Assotir, Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Confcooperative Lavoro e Servizi, Fai, Fedit, Fiap, Legacoop Produzione Servizi, Sna Casartigiani, Trasportounito e Unatras. L’esecutivo ha messo sul tavolo trecento milioni di euro complessivi per recuperare i venti centesimi del taglio delle accise. Questa misura è entrata direttamente nel decreto legge sul tavolo del consiglio dei ministri. Il provvedimento rafforza quanto già previsto dal decreto numero trentatré del 2026 e stanzia duecento milioni che si sommano ai cento milioni già deliberati a marzo sotto forma di credito d’imposta.

Sul fronte fiscale si sono ridotti i termini per la formazione del silenzio assenso per i crediti d’imposta. Il nuovo limite è passato a trenta giorni rispetto ai sessanta giorni precedenti. Il meccanismo diventa operativo a partire dal prossimo primo ottobre, a condizione che le imprese inoltrino la richiesta per via telematica. Il governo si è impegnato inoltre a valutare una sospensione temporanea dei versamenti per alcune imposte e contributi. Il blocco è stato fissato da giugno a luglio per alleggerire il carico fiscale sulle imprese in difficoltà.

L’esecutivo ha garantito anche un monitoraggio sul legame tra il taglio generale delle accise per i consumatori e il credito d’imposta per gli autotrasportatori. I ministri si sono impegnati infine a ricostituire la Consulta generale per l’autotrasporto. Questo organismo stabile affronta i temi regolatori, la sicurezza e l’organizzazione del comparto.

Soddisfatto il viceministro delle Infrastrutture, Rixi: “Trecento milioni per dare risposte agli autotrasportatori, un aiuto concreto grazie al lavoro del ministro Salvini e della squadra di governo, un segnale di attenzione verso migliaia di imprese e di lavoratori del settore”.

“L’incontro è andato molto bene. Il governo ha accolto in parte le nostre richieste – commenta Andrea Laguardia, direttore di Legacoop il ministro Giorgetti immagina un automatismo di ristoro per il settore dell’autotrasporto ogni qualvolta che vengono tagliate le accise per i consumatori”. Apprezzamento anche da Sergio Lo Monte, coordinatore di Unatras: “Le condizioni proposte dalla Premier vanno incontro alle richieste della categoria. Le condizioni sono già abbastanza soddisfacenti, non accolgono la totalità delle richieste ma diciamo che siamo sulla strada giusta”.

Unatras conferma ufficialmente la revoca del fermo nazionale dei servizi e sigla il blocco delle proteste. Si raggiunge così un’intesa sulle questioni economiche con l’ottenimento di misure prioritarie che entrano nel provvedimento d’urgenza. Il presidente di Unatras, Paolo Uggè, rivendica il valore delle decisioni unitarie: “Ancora una volta emerge come l’unità della categoria, anche se faticosamente raggiunta, paga. È stata infatti la condivisione della quasi totalità delle federazioni rappresentative del settore a portare l’esecutivo a dare risposte concrete alle richieste della categoria”.

Contro il caro prezzi, il consiglio dei ministri stanzia anche 100 milioni per l’acquisto di fertilizzanti e gasolio agricolo. “Il Governo continua a dare sostegni concreti al settore primario e ai cittadini”, rivendica il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ricordando che gli agricoltori italiani in questi mesi hanno dovuto far fronte ai rincari dovuti al blocco dello stretto di Hormuz. “Questo blocco ha comportato un aumento rilevante del prezzo dei fertilizzanti e del gasolio agricolo. Oggi rafforziamo la risposta a questi aumenti stanziando 100 milioni di euro per il loro acquisto. Riconosciamo un credito di imposta del 30% per i fertilizzanti, finanziato con 40 milioni di euro, per i mesi di marzo, aprile e maggio”, aggiunge il ministro.

La misura si aggiunge allo stop ai dazi sui fertilizzanti decisa a Bruxelles e che fa seguito alla richiesta avanzata dall’Italia nell’Agrifish di gennaio. “Rafforziamo inoltre – spiega Lollobrigida – la risposta all’aumento dei prezzi del gasolio agricolo finanziando il credito di imposta del 20%, già riconosciuto a marzo, con ulteriori 60 milioni di euro sempre per i mesi di marzo, aprile e maggio. Queste misure alleviano le difficoltà a cui le imprese agricole hanno dovuto far fronte in questi mesi, scongiurando ricadute sui cittadini e sul loro carrello della spesa”.

Meloni a Niscemi: domani in cdm 150 mln per messa in sicurezza e indennizzi

I 150 milioni del decreto maltempo destinati alla frana di Niscemi vengono licenziati nel consiglio di ministri di domani alle 17, suddivisi in due programmi: per la messa in sicurezza del paese e la ricostruzione delle infrastrutture necessarie e per gli indennizzi alle famiglie. Giorgia Meloni vola in Sicilia e partecipa a un vertice operativo con il prefetto di Caltanissetta Licia Donatella Messina, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano e il sindaco Massimiliano Valentino Conti.

La premier annuncia la messa a terra dei fondi dopo un confronto con il consiglio comunale e con il comitato dei cittadini, a pochi mesi di distanza dal decreto che prevedeva lo stanziamento delle risorse per le terre colpite dal ciclone Harry e che destinava già una parte dei fondi a Niscemi. “A febbraio scorso abbiamo presentato un decreto poi convertito in legge dal Parlamento ad aprile per stanziare questi 150 milioni che avevano l’obiettivo della messa in sicurezza del territorio, degli indennizzi, della demolizione delle case che sono inagibili”, ricorda Meloni, rivendicando una prontezza che, per la grave frana che danneggiò la parte meridionale dell’abitato nel 1997, non ci fu. All’epoca, sottolinea la presidente del Consiglio, “ci sono voluti sette anni per fare un piano di messa in sicurezza del territorio e gli indennizzi li stavamo dando ancora nel 2025“. Questa volta il decreto è stato portato in cdm in meno di quattro mesi con, insiste, “tutto quello che tecnicamente e concretamente serve per rispondere ai cittadini“. Un “grande passo in avanti”, scandisce la prima ministra, nella sua terza visita a Niscemi, dopo quelle del 28 gennaio e del 16 febbraio, successive alla frana del 25 gennaio.

C’è “l’impegno del Governo ulteriore a lavorare per il piano che è stato proposto dal capo dipartimento della Protezione Civile”, conferma Nello Musumeci, ricordando che, parallelamente all’azione del Governo, c’è quella della magistratura. “Evito di fare considerazioni, perché ho grande rispetto per il ruolo dei magistrati – osserva il ministro per la protezione civile -. Bisogna capire perché per 30 anni chi sapeva non ha agito. Questa è la grande domanda alla quale la magistratura dovrà dare una risposta”.