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Come possono arrivare le risorse di gas del grande ‘Leviatano’ israeliano

Israele è diventato un Paese produttore ed esportatore di gas solo da una decina di anni, dopo la scoperta di diversi giacimenti al largo delle sue coste nel Mediterraneo: il giacimento ‘Tamar‘ (300 miliardi di metri cubi) e il ‘Leviathan‘, al largo di Haifa (620 miliardi di metri cubi). Ma non ha un oleodotto che colleghi le sue piattaforme di trivellazione nel Mediterraneo ai mercati dell’Europa meridionale ed è in disputa con il Libano sulla delimitazione di parte della zona con diritti esclusivi.

Per l’esportazione, gli israeliani hanno a disposizione tre opzioni principali.

La prima è utilizzare il ‘gasdotto della pace’ , che collega Ashkelon (in Israele, poco sopra la striscia di Gaza) con Al-Arish (in Egitto, sulla costa del Sinai). A dicembre del 2021, l’italiana Snam ha acquistato il 25% del gasdotto dall’azienda energetica thailandese Ptt Energy Resources. È un collegamento sottomarino lungo circa 90 chilometri. La capacità massima di trasporto giornaliera è di circa 12 milioni di metri cubi ed è prevista in espansione. Realizzato nel 2008 per trasportare in Israele gas di provenienza egiziana, dall’inizio del 2020 è diventato, invece, una delle fonti di approvvigionamento energetico dell’Egitto, ricevendo il gas dai due giacimenti offshore israeliani. Ad Al-Arish si potrebbero usare gli impianti esistenti per liquefare il gas e trasportarlo sotto forma di Gnl via nave verso i porti italiani ed europei.

La seconda è l’EastMed, progettato per sfruttare le risorse del Mediterraneo (stimate nel complesso per 3,5 mila miliardi di metri cubi di gas) tramite Poseidon (consorzio costituito in forma paritaria dall’italiana Edison e dalla greca Depa). Quando sarà completato (non prima del 2027) si estenderà per 1.900 chilometri, di cui un terzo su terraferma e il resto in mare, con l’obiettivo di importare in Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno dai depositi di Cipro e Israele. Un’operazione il cui costo viene stimato attorno ai 6 miliardi di euro e che sarà gestito da Eni, Total, Chevron e da altre note aziende a livello internazionale.

La terza opzione, geopoliticamente più complessa, è quella di costruire un gasdotto di allaccio da Israele alla turca Tanap, già agganciata alla Tap al confine con la Grecia per attraversare l’Albania, il mare Adriatico e approdare sulle coste salentine di San Foca, in Puglia.

Nadia Bisson

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