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Italia indietro sulle rinnovabili: l’obiettivo del 72% è lontano

Non è una novità – lo ha ribadito più volte il premier Mario Draghi, invitando il Paese a una “accelerazione” – ma la realtà dei fatti è che l’Italia è indietro sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Lo conferma anche il Politecnico di Milano nel Rapporto sulle energie rinnovabili (RER), realizzato dall’Energy & Strategy della School of Management, da cui emerge un quadro di evidente lentezza sul fronte della transizione energetica nel nostro Paese.

Se è vero che il 2021 è stato caratterizzato da un incremento complessivo delle installazioni di rinnovabili pari al +70% in termini di potenza rispetto al 2020, è anche vero che questa crescita è “unicamente giustificata – spiega il rapporto – dalla ripresa seguita alla pandemia“. Le nuove installazioni di impianti fotovoltaici ed eolici si sono, cioè, riallineate ai numeri osservati nel 2019.

Un anno sprecato insomma, che ci allontana decisamente dal raggiungimento degli obiettivi al 2030 (72% di fonti rinnovabili nella generazione elettrica secondo le ultime indicazioni del Piano per la transizione ecologica) e ancora di più quelli al 2050. A differenza dell’Europa, che procede a passi molto più spediti ed è ormai prossima al traguardo complessivo dei 700 GW.

La capacità di rinnovabili installata in Italia durante il 2021 è stata complessivamente di 1.351 MW (+70% di potenza rispetto ai 790 MW del 2020, quando era diminuita del 35%) e questo ha portato il Paese a superare la soglia dei 60 GW: l’aumento è stato trainato dalla nuova capacità di fotovoltaico (+935 MW, +30% rispetto al 2020), seguito dall’eolico, che ha registrato la crescita più marcata (+404 MW, +30%) e, ben distanziato, dall’idroelettrico (+11 MW), mentre le bioenergie sono addirittura in diminuzione (-14 MW).

Per centrare gli obiettivi europei al 2030 – spiega Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy&Strategy – si dovrebbero installare in Italia almeno 60-65 GW di nuova capacità produttiva da fonti rinnovabili non programmabili, ma non è possibile senza una semplificazione normativa, in particolare nelle autorizzazioni, e un più facile accesso agli incentivi“. Qualcosa è stato fatto, assicura, ma bisogna fare di più perché “le rinnovabili rappresentano una grande opportunità“: l’Italia vedrebbe non solo drasticamente ridotta la propria dipendenza energetica “ma potrebbe anche raggiungere livelli molto competitivi del costo dell’energia grazie alla disponibilità di risorse come sole e vento“.

E allora cosa serve per l’accelerazione? “Una programmazione integrata e coerente“, spiega Chiaroni, e “ingenti investimenti“, stimati tra i 40 e 50 miliardi di euro al 2030, senza considerare quelli per gli accumuli e il potenziamento delle infrastrutture di rete.

Eppure, guardando alle aste per i grandi impianti, i sette bandi predisposti dal Decreto FER1 sono giunti a conclusione, ma con risultati non soddisfacenti: la partecipazione durante il 2021 è rimasta bassa, in larga misura a causa dell’andamento intermittente del rilascio delle autorizzazioni, e questo ha lasciato per tutti i gruppi un contingente non assegnato che andrà colmato con due ulteriori bandi previsti per il 2022.

Quanto al Pnrr, sono poco meno di 6 i miliardi di euro dedicati alle energie rinnovabili all’interno dei 25,36 miliardi destinati a ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’, in cui rientrano anche l’idrogeno e la mobilità sostenibile. “Si tratta però ancora una volta – precisa Chiaroni – di singoli progetti specifici che non costituiscono un piano strutturato“.

Insomma, tutto è ancora troppo lento. Con questo ritmo, è la conclusione del Rapporto, tra otto anni arriveremmo a un parco eolico e fotovoltaico di poco superiore ai 50 GW, ben lontani dai 125-130 GW che sono il target di installato totale. Per raggiungerlo dovremmo crescere tra le 4 e le 7 volte più velocemente.

Nadia Bisson

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