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Commissione Ue al lavoro per una riforma del mercato dell’elettricità

Niente di nuovo, all’apparenza, ma sotto i colpi dei prezzi dell’elettricità “in crescita vertiginosa” la Commissione europea stringe i tempi e potrebbe non aspettare necessariamente il nuovo anno per presentare la sua proposta di riforma del mercato elettrico. “Vediamo i limiti del nostro attuale design di mercato, sviluppato per circostanze e obiettivi completamente diversi da quelli che ci dobbiamo trovare ad affrontare oggi“, ha spiegato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel corso del suo intervento al Bled Strategic Forum (in Slovenia), annunciando che l’esecutivo comunitario “sta lavorando a un intervento d’emergenza e a una riforma strutturale” del mercato dell’elettricità.

Già a fine luglio la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, si era esposta sulla questione, mettendo però in chiaro che la proposta del gabinetto von der Leyen non sarebbe arrivata prima dell’inizio del 2023. A un mese di distanza da quelle parole, la situazione in tutta l’Unione è peggiorata sensibilmente, con prezzi record dell’elettricità raggiunti in Italia, Francia e Germania. Ecco perché potrebbe accelerare anche il lavoro della Commissione sulla proposta legislativa che dovrebbe svincolare il prezzo dell’energia elettrica proveniente dal gas naturale da quella di altre energie, il cosiddetto disaccoppiamento dei prezzi per evitare l’effetto contagio. L’intervento sarà di vasta portata, per delineare “un modello nuovo che funzioni davvero e ci riporti in bilanciamento“, ha assicurato la presidente von der Leyen: l’attuale design di mercato dell’elettricità è calibrato sulle esigenze di vent’anni fa, quando le energie rinnovabili avevano un costo molto più elevato, mentre oggi – all’opposto – è il gas a essere più costoso, andando però ancora a definire l’intero prezzo dell’energia sul mercato.

La questione dell’aumento dei prezzi dell’energia e del design di quello dell’elettricità deriva dalle conseguenze della guerra rissa in Ucraina e la via d’uscita, secondo la numero uno dell’esecutivo comunitario, passa dalla “neutralizzazione della capacità russa di minacciarci“, che potrebbe materializzarsi presto in unacompleta interruzione delle forniture” verso l’Europa. Le vie da seguire sono diverse e passano dalla diversificazione delle fonti energetiche da Mosca (aumentate di 31 milioni di metri cubi da gennaio, ha ricordato von der Leyen) al taglio del 15% dei consumi di gas in tutti i Paesi membri (“per risparmiare 45 milioni di metri cubi”), fino all’impulso allo sviluppo delle rinnovabili: “Ogni chilowatt di elettricità dalle fonti solare, geotermica, eolica e dalle biomasse è un chilowatt in meno di dipendenza dalla Russia“, ha aggiunto von der Leyen nel suo intervento a Bled. Domani la leader dell’esecutivo Ue sarà in Danimarca per “discutere di parchi eolici nel Mar Baltico, come già ne esistono nel Mare del Nord“.

Nadia Bisson

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