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La Croazia raddoppia il rigassificatore con i soldi della Ue

La Croazia raddoppia. Aumenterà le trivellazioni in Adriatico per estrarre un 20% in più di gas naturale, operazione vietata agli operatori italiani da numerosi governi, inoltre aumenterà del 100% la capacità del rigassificatore di Veglia, a sud est di Fiume. Il tutto con finanziamenti europei.
Andiamo con ordine. Da settembre, come annunciato due mesi fa dalla compagna roata Ina, partirà un investimento di circa 270 milioni di euro destinato unicamente alle trivellazioni nell’Alto Adriatico e all’installazione di piattaforme per l’estrazione di risorse energetiche. Il governo di Zagabria, da poco entrato nell’eurozona, punta così ad arrivare all’autosufficienza energetica nel 2024. La materia prima non manca: le stime sostengono che ci sarebbero addirittura 40 miliardi di metri cubi a disposizione nell’alto Adriatico, che noi non possiamo utilizzare poiché dal 2002 le attività di ricerca sono vietate per il rischio di subsidenza, cioè la possibilità che si verifichi un abbassamento del fondo marino proprio a causa delle estrazioni. Divieto confermato pure dall’esecutivo uscente.
L’Italia non trivella, ma punta su nuovi rigassificatori: uno a Piombino e un altro a Ravenna, che a regime dovrebbero garantire una decina di miliardi di metri cubi di approvvigionamenti. L’operatività dovrebbe scattare nel 2023-2024. Ma dall’altra parte della costa emiliano-romagnola sono pronti ad anticipare l’Italia. La Croazia infatti – ha annunciato il premier Plenković aumenterà le capacità del rigassificatore di Castelmuschio (Omišalj), sull’isola di Veglia (Krk), così il terminal Gnl quarnerino avrà una capacità di 6,1 miliardi di metri cubi di gas dagli attuali 3 miliardi, a cui si legherà poi la costruzione del secondo tratto del gasdotto Zlobin–Bosiljevo. “In questo modo – ha spiegato Plenković secondo quanto riportato dal sito lavoce.hr – assicureremo il totale approvvigionamento per l’industria e le case, e inoltre la Croazia diventerà un hub energetico regionale”.
Una bella fetta dei costi per il raddoppio del rigassificatore arriverà dai fondi europei. Il terminal è in funzione da poco più di un anno ed essendo stato inserito – si legge nel sito di lng.hr – nell’elenco dei progetti di interesse comune della UE, ha ricevuto una sovvenzione di 101,4 milioni di euro. Oltre un terzo del costo finale.
Dopo anni di polemiche, con ambientalisti, partiti e perfino i vescovi contrari al rigassificatore, ora la Croazia non ha più bisogno del gas russo, scrive la tedesca Faz, e potrà addirittura vendere metano ai Paesi vicini. L’Ungheria ha già bussato alla porta.

Giulia Proietto Billorello

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