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Paradosso: vendiamo legna all’Austria per poi ricomprarla

La domanda di pellet in Italia è elevata e considerando le risorse attualmente a disposizione si potrebbe puntare a un obiettivo di 16,5 Mtep di energia termica prodotta da bioenergia, contro gli attuali 7, di cui 8,5 da biomasse legnose, pari a circa 146 GW di potenza installata. I dati sono forniti da Aiel – Associazione Italiana Energie Agroforestali – che ipotizza come, con le bioenergie, sia possibile potenzialmente sostituire oltre 4 milioni di caldaie ad uso domestico alimentate a fonte fossile, portando le bioenergie a coprire fino al 68% dell’energia da FER (fonti energetiche rinnovabili) nel settore termico e fino al 37% dei consumi termici finali.

L’Italia d’altronde è seconda in Europa quanto a copertura forestale, peccato però che nel nostro Paese l’80% del fabbisogno di legno sia basato sull’import. Nonostante, dunque, il soprassuolo forestale italiano sia cresciuto in modo consistente negli ultimi 50 anni, arrivando a occupare circa il 36% della superficie nazionale, i prelievi forestali oscillano fra il 18% e il 34% della crescita annua dei boschi, quota largamente inferiore rispetto alla media europea che si attesta al 62%.
La produzione nazionale di pellet non decolla per la difficoltà di reperire sul territorio nazionale materia prima adatta alla produzione di un prodotto di qualità, ossia segatura, refili, sciaveri e in generale scarti derivanti dalla prima lavorazione di legno scortecciato, spiega Aiel. Infatti, le capacità di lavorazione e trasformazione del legno da parte del comparto lignicolo italiano sono largamente inferiori rispetto a quelle di competitor, come ad esempio l’Austria, con la conseguenza e il paradosso che spesso il legno prelevato nelle aree del nord Italia viene inviato oltre frontiera per una prima lavorazione, riacquistato nella forma lavorata e impiegato delle filiere italiane, con costi inutilmente elevati per produttori e consumatori, a fronte di una grande opportunità per la creazione di distretti del legno, posti di lavoro, crescita economica di indotto e affermazione di processi produttivi del legno completamente Made in Italy.

Un maggior utilizzo della risorsa forestale, anche nell’ambito di quanto stabilito dalla Strategia Forestale Nazionale, contribuirebbe non solo a ridurre le importazioni dall’estero – sottolinea Aiel – ma anche ad assicurare l’autosufficienza, garantendo la sussistenza di catene di fornitura nazionali, a sostegno anche dei comparti produttivi nazionali.

Incentivare la produzione lignicola a livello nazionale permetterebbe, inoltre, di disporre di maggior legno di alta qualità per costruzioni e arredo e una maggiore quota interna di scarti e sottoprodotti per produrre pellet e cippato. Per queste ragioni la filiera foresta-legno deve essere considerata nel suo complesso, con un approccio sistemico ed integrato, investendo su di essa per garantire un’economia wood-based.

Giulia Proietto Billorello

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