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Ipotesi incentivi per Regioni che autorizzano installazioni rinnovabili

Chi può autorizza più guadagna. La ratio del progetto a cui lavora il governo per aumentare sensibilmente le installazioni di impianti per le energie rinnovabile è comunque questa. Al centro c’è il rapporto con le Regioni, soprattutto quelle del Sud, che da mesi chiedono di rivedere la norma che concede solo il 3% dell’energia a compensazione delle installazioni sul proprio territorio, allargando il raggio d’azione all’ente regionale, con royalties o lasciando la maggior parte dell’energia ricavata per il sostentamento dei propri cittadini. Il primo a sollevare la questione, con metodi molto spicci ma efficaci, è stato Renato Schifani, che ad aprile era pronto a sospendere le autorizzazioni per eolico e fotovoltaico senza adeguate contropartite per la sua Sicilia.

A ruota fu seguito dal governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, e a stretto giro di posta anche dal presidente della Basilicata, Vito Bardi. Rivendicazioni che avevano alla base un solo concetto: “Le rinnovabili non creano posti di lavoro e al momento non lasciano benefici sul territorio”, dunque bisogna cambiare registro. Inizialmente, la risposta del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, fu tiepida. Non che rigettasse le rivendicazioni, ma non poteva passare l’ipotesi di contrattazioni locali: “La valutazione va fatta sull’interesse nazionale“. Da quello che filtra in queste ore, il responsabile del Mase sembra essere stato di parola. Perché nel progetto che prevede il ribaltamento del paradigma attuale, ovvero arrivare a produrre i due terzi dell’energia da fonti rinnovabili e solo un terzo dalle fonti fossili meno inquinanti entro il 2030, dovrebbero trovare spazio nuovi incentivi per quelle Regioni che concederanno più autorizzazioni a impianti solari ed eolici. Il criterio dovrebbe essere applicato solo alla nuova energia prodotta, però. Dunque, uno stimolo (forte) a fare sempre meglio sulle fonti alternative.
Per ora le Regioni, interpellate da GEA, non prendono posizione. E’ probabile che attendano di conoscere nei dettagli il progetto del governo prima di esprimere un giudizio, positivo o negativo che sia. E nel frattempo attendono il decreto che individua le aree idonee alle installazioni, atteso già da un po’ ma che dovrebbe arrivare entro poche settimane. Pichetto aveva promesso entro l’inizio dell’estate, anche se più probabilmente avverrà nei primi giorni della stagione.

Tornando alle rinnovabili, per una volta potrebbe verificarsi anche un doppio risultato, quasi parallelo, con le istituzioni europee. Perché dopo il via libera degli ambasciatori Ue venerdì al Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Unione europea, gli eurodeputati della commissione Industria, ricerca ed energia (Itre) dell’Europarlamento voteranno mercoledì 28 giugno il nuovo testo di compromesso sulla revisione della Direttiva sull’energia rinnovabile (Red). Dopo il voto in commissione, il testo dovrà essere approvato dall’intero Parlamento europeo a settembre in sessione plenaria. La notizia fa tirare un sospiro di sollievo dopo circa un mese di stallo al Consiglio, a causa delle pressioni francesi sul nucleare, gli ambasciatori dei 27 hanno convalidato l’accordo raggiunto con l’Eurocamera a fine marzo per la revisione della direttiva includendo un nuovo ‘considerando’ al testo di compromesso che riguarda gli impianti di ammoniaca.

Valentina Innocente

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