‘In sella’ con Enel: un viaggio alla scoperta della Toscana e Piemonte

Dalla bicicletta all’energia, passando per il cuore dei territori. In Toscana e Piemonte, due appuntamenti sulle due ruote diventano l’occasione per andare oltre il percorso e varcare le porte di luoghi dove l’energia prende forma. Enel apre in via straordinaria al pubblico le centrali di Santa Barbara, nel Valdarno, e di Venaus, in Val di Susa, invitando cittadini e visitatori a scoprire da vicino il funzionamento degli impianti e il loro ruolo nella transizione energetica.

Il primo appuntamento è in Toscana, domenica 6 settembre, in occasione della Marzocchina, la ciclostorica che attraversa borghi, strade bianche e campagne del Valdarno aretino e fiorentino. La partenza è da piazza Cavour a San Giovanni Valdarno, con tre percorsi da 27, 43 e 78 chilometri pensati per diversi livelli di preparazione.

In parallelo alla manifestazione, dalle 9 alle 12, sarà possibile visitare la centrale di Santa Barbara attraverso tour guidati dal personale tecnico.

Un’occasione per conoscere il funzionamento dell’impianto a ciclo combinato, che dispone di una potenza installata di 392 MW, e approfondire il ruolo delle diverse fonti energetiche nella transizione ecologica. Le visite, della durata di circa un’ora, saranno gratuite e organizzate per due gruppi, con prenotazione obbligatoria. L’apertura si inserisce inoltre nel più ampio percorso di valorizzazione dell’area mineraria circostante, oltre 1.600 ettari al centro di un progetto di riqualificazione orientato alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare.

La seconda tappa sarà invece in Piemonte, sabato 12 settembre, in occasione della Pellegrina Legends 4, la manifestazione cicloturistica che si svolge in Val di Susa e di cui Enel è sponsor. Nell’ambito del Progetto Territorio, l’azienda aprirà eccezionalmente le porte della centrale idroelettrica di Venaus, offrendo ai partecipanti l’opportunità di scoprirne da vicino il funzionamento e il ruolo nella produzione di energia rinnovabile. Le visite guidate, in programma dalle 11:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 15:00, sono gratuite con prenotazione obbligatoria e saranno condotte dal personale tecnico di Enel. Entrata in servizio nel 1967 e automatizzata nel 1986, la centrale in caverna è alimentata dalle acque del lago artificiale del Moncenisio e rappresenta uno degli impianti strategici del sistema idroelettrico piemontese. Con una potenza installata di 260 MW e una produzione media annua di circa 273 GWh, contribuisce al fabbisogno energetico di oltre 100 mila famiglie.

Il sito rappresenta inoltre un esempio di integrazione tra diverse fonti rinnovabili. Nel 2023, infatti, sulla vasca di scarico della centrale è stato realizzato il primo impianto fotovoltaico galleggiante di Enel, successivamente ampliato fino a raggiungere una capacità installata di 2 MW.

Due regioni, due centrali e due occasioni per avvicinare il pubblico del ciclismo al mondo dell’energia. Attraverso queste aperture straordinarie, Enel rafforza il legame tra impianti, comunità e territorio, trasformando una giornata dedicata allo sport in un’opportunità per scoprire da vicino le infrastrutture che accompagnano la transizione energetica.

Energia, caldo record fa volare i consumi: +8,3% a luglio, è l’aumento più alto di sempre

Il caldo intenso spinge in alto i consumi di energia elettrica, che a luglio toccano i 32,5 Twh, l’8,3% in più del 2025, l’incremento mensile più alto di sempre. A certificarlo sono i dati del monitoraggio di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, guidata da Pasqualino Monti.

Sempre lo scorso mese si è verificato anche un altro record, anche questo legato alle temperature eccezionali del periodo, che il 15 luglio hanno contribuito a raggiungere picco annuale di domanda con circa 58 Gw, ovvero il 4,5 percento in più rispetto al picco del 2025. Inoltre, c’è ancora un fattore che emerge dalle rilevazioni mensili: luglio è il terzo mese consecutivo in cui il trend di crescita torna a i livelli pre crisi del 2022. E’ la prima volta che accade da quattro anni a questa parte. “La variazione positiva recupera pienamente il calo osservato nello stesso mese dello scorso anno (-3,1%) ed è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e con una temperatura media mensile superiore di 1,2°C rispetto a quella di luglio 2025 e di quasi 2°C rispetto alla media mensile decennale”, fa sapere Terna. Che accende i riflettori sugli ultimi cinque giorni, in cui “le temperature hanno superato la media stagionale fino a circa 6°C, contribuendo alla crescita del fabbisogno”.

Si tratta comunque di una tendenza ben delineata fin da inizio anno, come dimostra il boom del fabbisogno registrato da gennaio a luglio, aumentato del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Resta in terreno più che positivo, però, la produzione nazionale, che infatti si attesta a 27,7 TWh (+7,9%) e copre l’84,4% della domanda elettrica, mentre il 15,6% è soddisfatto dal saldo con l’estero, che aumenta di 10,2 punti percentuali a causa del +4,4% delle importazioni e del -49,3 percento di esportazioni. Le rinnovabili giocano un ruolo importante con un aumento della capacità installata di 745 MW, che permette di alimentare il 41,5% della domanda nazionale, anche se in misura minore rispetto al 2025, quando a luglio la copertura era stata del 44,5%.

In questo quadro emerge la produzione fotovoltaica, che tocca i 6,7 Twh (+20,6% su base annua), grazie soprattutto all’aumento della capacità installata nei primi sette mesi dell’anno (+3.791 MW). Bene anche il termico, che fa +14,1% per effetto della stabilità delle fonti rinnovabili (+0,8%), mentre flettono eolico (-20,3%), idrico (-14,9%), geotermico (-3,6%) e biomasse (-2%). Per quanto riguarda i sistemi di accumulo, ad oggi l’Italia dispone di 948.154 impianti per 19,43 GWh di capacità e 8 GW di potenza nominale.

Infine, Terna segnala la conferma dell’andamento positivo dei consumi industriali: l’indice Imcei, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese energivore, a luglio è in aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Così come l’Indice mensile dei servizi (Imser), che a maggio scorso era +1,2%.

Rinnovabili, con Bess4Hydro Enel inaugura il futuro dell’idroelettrico

L’energia verde dell’idroelettrico associata a un sistema di accumulo avanzato, per un impianto integrato e flessibile in grado di rispondere alle nuove esigenze della transizione energetica. Nell’impianto di Dossi, a Valbondione, in provincia di Bergamo, Enel ha inaugurato BESS4HYDRO, il primo modello in Europa a prevedere l’esercizio integrato di una batteria a litio in un impianto idroelettrico programmabile a bacino come unità unica a mercato.

All’evento di inaugurazione, all’inizio dello scorso mese di luglio, hanno partecipato il Capo Segreteria Tecnica del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Giorgio Centurelli, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, la Sub Commissaria Prefettizia del Comune di Valbondione Lara Parlato, la Presidente e CEO di Enel Italia Francesca Gostinelli, il Responsabile Innovazione di Enel Nicola Rossi, la Professoressa Ordinaria del Dipartimento Ingegneria Industriale dell’Università di Padova Giovanna Cavazzini e la Project Adviser Innovation Fund della Commissione Europea, European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency (CINEA) Annachiara Vercellin.

BESS4HYDRO è un caso pioneristico, esempio unico a livello europeo: la centrale idroelettrica da 44 MW lavorerà in sinergia con una batteria da 4 MW e 2 ore di accumulo, operante come sistema unico sul mercato elettrico. La batteria, vero e proprio “secondo bacino virtuale”, migliorerà la gestione della risorsa idrica ottimizzando il funzionamento della turbina. Non solo: all’aumento dell’efficienza – con un recupero di produzione pari a circa +1% annuo (circa 1,5 GWh) – si aggiungono una migliore gestione dei bacini, la riduzione degli sprechi d’acqua e un incremento superiore al 30% dei volumi per i servizi di rete, con maggiore flessibilità operativa e l’allungamento della vita utile degli impianti.

Il valore dell’iniziativa è stato riconosciuto anche a livello europeo, con l’assegnazione del finanziamento Innovation Fund e del sigillo STEP (Strategic Technologies for Europe Platform), a conferma dell’elevato livello di innovazione e del potenziale di replicabilità del progetto. Il World Economic Forum lo ha inoltre inserito nell’Innovation Playbook, citandolo tra i 100 casi innovativi replicabili. La scalabilità e il positivo impatto industriale sono infatti due elementi distintivi del progetto: BESS4HYDRO è potenzialmente applicabile fino a 30 impianti a bacino tra Italia e Spagna, con un potenziale di sviluppo compreso tra 100 e 200 MW di sistemi BESS su 3 GW di asset idroelettrici.

L’idroelettrico è un asset fondamentale del Sistema-Paese, con circa 21,3 GW di potenza installata, quasi 41,3 TWh di produzione annua e una quota pari a circa il 32% della generazione rinnovabile nazionale. In questo contesto Enel, la società guidata dall’amministratore delegato e direttore generale, Flavio Cattaneo, riveste un ruolo di primo piano, con quasi 13 GW installati in Italia (circa il 60% della capacità nazionale), 16 TWh di produzione e oltre 500 impianti operativi, inseriti in una piattaforma globale che conta circa 28 GW e 59 TWh annui. Con BESS4HYDRO il Gruppo dimostra che l’innovazione può essere la chiave di volta della decarbonizzazione, con un modello che valorizza ulteriormente l’idroelettrico e suggella il passaggio di questa tecnologia da infrastruttura energetica tradizionale a sistema integrato all’avanguardia, più flessibile ed efficiente.

Eni vola a +43% di utili. Descalzi: Mai così forti, resilienti anche a crisi Golfo

Claudio Descalzi lo dice senza mezzi termini: “Non siamo mai stati così forti”. Nel primo semestre del 2026 Eni raggiunge numeri di altissimo valore, con un utile adjusted di 3,635 miliardi di euro, che significano una crescita del 43% in un solo anno.

È soprattutto il periodo da aprile a maggio a dare la spinta ai conti del Cane a sei zampe, con un incremento di 103 punti percentuali, ovvero 2,3 miliardi. Certo, lo scenario dei prezzi ha aiutato ma è alla strategia che l’amministratore delegato attribuisce i meriti maggiori. “Ci ha consentito di conseguire risultati eccellenti nel secondo trimestre del 2026, sostenuti dal nostro portafoglio di attività diversificate che ci offre un’ampia serie di opzioni strategiche e una prospettiva di crescita profittevole nei diversi business del nostro mix energetico”. Per Descalzi “questi risultati derivano dall’efficacia della gestione industriale e finanziaria e crescono in modo nettamente maggiore rispetto allo scenario dei prezzi delle commodity di riferimento”.

I numeri parlano chiaro: nella seconda parte del semestre la produzione di idrocarburi è stata di 1,79 milioni di boe al giorno (+7%) grazie all’entrata a regime dei nuovi progetti in Africa Occidentale, nel Golfo d’America, in Norvegia e in Indonesia, con una previsione di crescita entro fine allo fino al 5%. Molto bene anche il Gas naturale, con 142 mln di metri cubi al giorno (+14%), e la produzione di petrolio, che raggiunge 832mila barili al giorno per effetto dalla crescita organica in Norvegia, Angola, Congo e Messico.

“La solidità di questo business e la nostra eccellenza nell’esplorazione e produzione hanno sostenuto una straordinaria crescita della produzione, pari all’11% su base omogenea”, commenta ancora il ceo. Descalzi pone l’accento anche su altri aspetti. Primo tra tutti che “questa crescita ha superato in modo significativo l’aumento dei prezzi del Brent nello stesso periodo, dimostrando la forza della nostra leva operativa e la nostra capacità di assorbire un contesto valutario altamente sfavorevole”. Ma soprattutto la “capacità di Eni di mitigare efficacemente le pressioni esterne” nonostante “l’emergere di una nuova crisi nel Golfo ha esposto ancora una volta il nostro settore a una volatilità straordinaria”.

L’azienda, però, ha dimostrato resilienza “sostenuta da un’ampia diversificazione geografica, da una forte efficienza operativa e dall’impiego di tecnologie proprietarie”. Tutto questo ha portato Eni in una posizione di forza “in un mondo che ha bisogno davvero di energia, che è affamato di energia, che ha un disperato bisogno di energia”. Anche gli investimenti continuano a crescere: da gennaio a giugno sono 4 miliardi circa (+6%), in particolare nel settore Exploration & Production. Non solo, perché accellera pure la transizione energetica, visto che nel secondo trimestre dell’anno la capacità installata di rinnovabili è di 6 GW, il 33% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Questi risultati portano il Cane a sei zampe a rivedere al rialzo la Guidance per il 2026, con una previsione di crescita della produzione oil&gas su base omogenea a circa il 5% e un Ebit proforma adjusted che sale oltre gli 1,4 miliardi (+40% rispetto alla previsione iniziale).

In questo quadro sono ottime le notizie per gli azionisti, in funzione della previsione in aumento del programma di buyback per l’anno, fino a 3,4 milirdi (+ 20%). Dunque, viene confermata la stima sui dividendi di 1,1 euro per azione, ovvero 5 punti percentuali in più rispetto al 2025. “Quando abbiamo presentato questo tipo di strategia più di 15-16 anni fa la gente era sorpresa, perché non stavamo seguendo la tendenza nell’esplorazione. Ma ora siamo nella posizione migliore non solo per trovare nuove risorse da esplorare, ma anche per svilupparle, controllare i nostri costi e fornire la giusta guida ai nostri appaltatori”.

Rinnovabili, via libera Ue a piano italiano da 23 mld. Pichetto: “Fer X strumento strategico”

Via libera da parte di Bruxelles al piano italiano da 23 miliardi di euro a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in linea con gli obiettivi del Clean Industrial Deal. La Commissione europea ha approvato il regime di aiuti di Stato che punta a una transizione “verso un’economia a zero emissioni nette e al raggiungimento dell’obiettivo Ue in materia di energie rinnovabili fissato per il 2030”. L’ok riguarda lo schema di decreto Fer X che, a regime, spiega il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, “consente di proseguire il percorso di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili mature”. Uno strumento “strategico” per il ministro Gilberto Pichetto Fratin, “per rafforzare l’autonomia energetica del Paese, ridurre la dipendenza dall’estero e garantire continuità al meccanismo transitorio entrato in vigore nel 2025”.

Con questo programma, dice Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per una transizione pulita, giusta e competitiva, “l’Italia sosterrà la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, attraverso diverse tecnologie come l’eolico onshore, il solare e l’idroelettrico, per raggiungere gli obiettivi del Clean Industrial Deal”. Si prevede, infatti, che gli impianti aggiungeranno complessivamente 37,15 GW di capacità di energia elettrica rinnovabile, pari a circa il 48% dell’attuale capacità da fonti green in Italia, di cui 10 GW riservati agli impianti fino a 1 MW di potenza e i restanti 27,15 GW destinati agli impianti di maggiore dimensione.

Il testo sarà ora trasmesso alla Corte dei Conti per la registrazione, passaggio che precederà la pubblicazione sul sito del Ministero. Il via libera europeo, dice ancora Pichetto, “rappresenta un tassello importante nel percorso di accelerazione della transizione energetica nazionale, favorendo investimenti, innovazione e maggiore sicurezza del sistema energetico italiano”.

Gli aiuti assumeranno la forma di pagamenti variabili nell’ambito di contratti per differenza bilaterali (CfD) che prevedono un bonus per ogni kWh di elettricità prodotto e immesso in rete, sulla base di un cosiddetto prezzo di riferimento. Se i prezzi del mercato elettrico sono inferiori al prezzo di riferimento, lo Stato pagherà la differenza. Se sono superiori, le aziende rimborseranno la differenza. I CfD avranno una durata di 20 anni. Gli aiuti saranno concessi sulla base di una procedura di gara trasparente e non discriminatoria, in cui i beneficiari presenteranno offerte sul prezzo di riferimento necessario per realizzare ciascun singolo progetto. Gli aiuti, assicura Bruxelles, “saranno concessi sulla base di una procedura di gara trasparente e non discriminatoria, in cui i beneficiari presenteranno offerte sul prezzo di riferimento necessario per realizzare ciascun singolo progetto”.

Spetta ora all’Italia organizzare una procedura competitiva separata per le tecnologie solari ed eoliche con capacità superiore a 1 MW, in cui i candidati dovranno rispettare ulteriori criteri di preselezione previsti dalla legge sull’industria a zero emissioni nette. Gli impianti con potenza inferiore a 1 MW possono beneficiare direttamente del regime, senza partecipare a una procedura di gara. In questo caso, il prezzo di esercizio è stabilito amministrativamente dall’Autorità di regolamentazione per energia reti e ambiente. Il budget di 23 miliardi di euro del programma si basa su stime dei prezzi di mercato e il sostegno netto effettivo potrebbe essere considerevolmente inferiore in caso di prezzi di mercato superiori alle aspettative.

Sul fronte delle rinnovabili, però, in Italia resta il problema delle autorizzazioni. “Dobbiamo sbloccare ulteriormente i progetti che sono ancora fermi”, dice il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Se è vero che negli ultimi tre anni “la produzione di energia energia elettrica da fonte rinnovabile è aumentata del 40%”, ora bisogna “andare avanti con uno shock autorizzatorio”, avverte il titolare del Mimit con il concorso delle Regioni. Insomma, è necessario, “accelerare ulteriormente” e, “nel contempo tornare a imboccare la strada del nucleare sicuro e pulito, cosa che stiamo facendo col disegno di legge che è in corso di approvazione al Parlamento su cui auspico che le forze di sinistra concorrano positivamente”.

Enel, Spagna e America Latina trainano crescita: utile 1,9 miliardi, Margine operativo lordo +3,6%

Enel chiude il primo trimestre 2026 con i ricavi in calo del 6,7%, a 20,5 miliardi, compensati ampiamente da un Margine operativo lordo di 6 miliardi (+3,6%), grazie alle ottime performance del Gruppo sia in Spagna che in America Latina. Risultati che portano alla conferma della guidance indicata nel Piano Strategico 2026-2028, prevedendo per quest’anno di raggiungere un Eps compreso tra 0,72 e 0,74 euro.

Più che positivo anche l’utile netto, che sale a 1,94 miliardi, con un aumento di 3,9 punti percentuali sullo stesso periodo del 2025, dunque di 73 milioni in valori assoluti. Un risultato dovuto “all’andamento della gestione operativa ordinaria osservato a livello di Ebitda, al miglior contributo delle Stewardship attive nel settore dell’energia rinnovabile (Grecia, Sudafrica e Australia) e al contenimento del costo del debito, parzialmente compensato dalle maggiori imposte”, spiega l’azienda. Che migliora anche il risultato netto ordinario del Gruppo per azione, passando dallo 0,18 euro dello scorso anno agli attuali 0,20 euro.

Balzo in avanti anche degli investimenti che, al 31 marzo, si attestano a 2,3 miliardi, con un surplus del 10,9% rispetto allo scorso anno, focalizzandosi “principalmente nelle reti e nelle energie rinnovabili”. E’ di Enel Grids la migliore performance del Gruppo, con 1,58 miliardi, circa il 69 percento del totale, soprattutto in Italia, Brasile e Spagna. Enel Green Power investe 427 milioni di euro (19% del totale), grazie principalmente alle attività in Italia e Cile. A completare il quadro è Enel Commercial con “l’acquisizione di un pacchetto clienti in Spagna per un corrispettivo di 91 milioni di euro”. Cala, invece, di due punti percentuali l’Ebit, che arriva così a 3,96 miliardi.

Sul piano dell’energia elettrica, le vendite scendono del 7,2% a 59,2 Terawattora, così come quelle di gas naturale si attestano a 2,4 miliardi di metri cubi (-4%). La produzione, invece, sale di 2,4 punti a 47,80 Twh, dovuto allo 0,09 Twh delle rinnovabili (+0,49 TWh eolico; +0,40 TWh solare; -0,77 TWh idroelettrica; -0,03 TWh altre fonti rinnovabili) e al surplus del termoelettrico (1,35 Twh). “La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili – rileva Enel – è stata ampiamente superiore rispetto a quella da fonte termoelettrica”.

Al momento confermiamo lo scenario prudente” del Piano industriale “che copre la maggior parte dei rischi che possiamo aspettarci da ora ai prossimi due trimestri, dove inizieremo a capire meglio cosa potrebbe accadere riguardo, in particolare, alle decisioni sul sistema delle Ets a livello Ue”, spiega il Cfo, Stefano De Angelis, nella call con gli investitori. Per quanto il futuro, non ci sono solo i Data center nel mirino di Enel, che guarda a diversi mercati. “Abbiamo molte attività, per cui abbiamo molte opportunità e gli Stati Uniti sono sicuramente il nostro primo obiettivo, ma stiamo facendo offerte non vincolanti e anche nei Paesi europei di primo livello”. L’obiettivo di Enel è chiaro: “Dobbiamo guardare dove ci sono opportunità”.

Piano Mattei, rinnovabili e filiere: Key Energy apre i battenti alla Fiera di Rimini

Tutto pronto per la nuova edizione di ‘KEY – The Energy Transition Expo‘ in programma dal 4 al 6 marzo, alla Fiera di Rimini. L’evento, organizzato da Ieg (Italian Exhibition Group) e punto di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, si conferma la più importante piattaforma europea per le tecnologie, servizi e soluzioni integrate che stanno accelerando la decarbonizzazione. Secondo gli organizzatori, la manifestazione cresce sia in termini di partecipazione, che di estensione, che di contenuti, riflettendo la maturità di un mercato che, nonostante le incertezze del contesto attuale, si mantiene solido. Inoltre, rafforza il suo ruolo di hub globale aperto al confronto internazionale, distinguendosi dagli altri eventi fieristici dedicati all’energia per la diversificazione e completezza dell’offerta espositiva. KEY 2026 riporta il baricentro del confronto strategico in Europa, restituendole un ruolo di primo piano nella grande trasformazione in corso e valorizzandone le competenze industriali e tecnologiche, la ricerca e il patrimonio di soluzioni già disponibili per costruire un futuro sostenibile e competitivo. Sono attesi più di 1.000 brand espositori di cui il 30% dall’estero, con una presenza significativa di aziende da circa 30 Paesi. Inoltre, grazie alla collaborazione con l’Agenzia Ice e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), è prevista la presenza di oltre 500 hosted buyer e delegazioni da circa 50 Paesi. Presente anche una delegazione giapponese coinvolta in collaborazione con H2IT e il Clust-ER Greentech della Regione Emilia-Romagna nell’ambito della partnership sull’idrogeno fra Italia e Giappone e come follow up della Missione di Ieg all’EXPO di Osaka.

LA FINANZA A SUPPORTO DELLA TRANSIZIONE. Tema cardine di KEY 2026 è la finanza a supporto della transizione energetica con i nuovi strumenti per controllare i costi dell’energia. La manifestazione offre una panoramica completa sui nuovi modelli di investimento in rinnovabili ed efficienza e sulle soluzioni innovative per ridurre la bolletta, mettendo a confronto istituti finanziari, Epc Contractor, aziende leader italiane e internazionali, Associazioni e Istituzioni. L’attenzione alla finanza si riflette anche nell’offerta espositiva, con la presenza di un intero padiglione per la prima volta riservato ad Epc Contractor e finanza, sempre più strategici per la realizzazione di grandi impianti rinnovabili e di storage utility scale.

NUOVO LAYOUT PER RACCONTARE LA FILIERA DELL’ENERGIA. Per l’edizione 2026, KEY ha ampliato la superficie espositiva, raggiungendo circa 125mila mq lordi e occupando quasi interamente il quartiere fieristico di Rimini con 24 padiglioni, divisi in sette aree tematiche: solare, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-mobility e Sustainable City. Il settore riservato al solare ha registrato la crescita maggiore, confermando la solidità del mercato e la maturità di questa tecnologia, con un’espansione significativa degli spazi dedicati ad EPC Contractor, all’agrivoltaico e alle aziende che si occupano di sistemi di fissaggio e montaggio degli impianti. In aumento anche la superficie riservata all’eolico, al cui interno è confermato il focus Su.port – Sustainable Ports for Energy Transition dedicato al ruolo dei porti come hub logistici per l’assemblaggio e la manutenzione dei parchi flottanti e per lo stoccaggio e il trasporto di idrogeno. Potenziata e riorganizzata l’area per l’efficienza energetica, pilastro di KEY nel suo ruolo di abilitatore della transizione, con una visione trasversale sulla decarbonizzazione sia in ambito industriale che dell’ambiente costruito. Nei padiglioni riservati a questo settore, si inserisce il nuovo progetto HOME — Healthy, Optimized, Measured, Efficient di KEY 2026, uno spazio educativo e culturale che riprodurrà un edificio 100% smart, efficiente e sostenibile, per scoprire come vengono progettati, realizzati e misurati edifici sani ed energeticamente intelligenti.

LA COOPERAZIONE CON L’AFRICA. In linea con le priorità del Piano Mattei e con la crescente centralità del continente africano per la transizione energetica globale e nelle politiche energetiche e industriali europee, KEY mira a rafforzare la cooperazione con l’Africa connettendo imprese, istituzioni e investitori per favorire la nascita di nuove sinergie. Due eventi a cura di Res4Africa, in programma il 5 e il 6 marzo, saranno dedicati all’autosufficienza energetica del continente. Inoltre, l’area Africa Investment HUB – novità di KEY 2026 – accoglierà Associazioni africane di settore provenienti da Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, Costa d’Avorio, Senegal e Sudafrica, configurandosi come spazio dedicato al networking e agli incontri di business. In occasione della manifestazione e nell’ambito della collaborazione fra KEY e Piantando – B Corp che avvia, finanzia e monitora progetti ad alto impatto sociale e ambientale – saranno installati tre lampioni solari in un villaggio del Malawi.

RIGORE SCIENTIFICO: IL PALINSESTO CONVEGNISTICO. Con un programma composto da oltre 150 eventi di alta qualità, rigorosi e basati su dati ed evidenze scientifiche, di cui 90 a cura del suo Comitato Tecnico Scientifico, KEY si conferma spazio di confronto aperto e strategico dove mettere a sistema competenze, know-how e best practice per accompagnare la transizione energetica. Fra gli eventi in programma, tornano il ‘Key Energy Summit‘ e il ForumTech di Italia Solare. Giovedì 5 marzo sarà presentato il ‘Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni’ in collaborazione con Federcostruzioni. Inoltre Key ed Elemens cureranno il convegno Epc e finanza: la nuova fase delle rinnovabili per connettere banche ed Epc Contractor, con l’obiettivo di favorire nuovi modelli di collaborazione e ridurre le barriere esistenti alla realizzazione degli impianti rinnovabili. Lo stesso giorno è in programma l’evento ‘Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del MASE per la Transizione Energetica’ organizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con United Nations Development Programme (UNDP) e UN Environment Programme (UNEP).

L’INNOVATION DISTRICT. Innovazione e competenze sostenibili tornano protagoniste dell’Innovation District, percorso di open innovation che promuove l’innovazione di prodotto e servizio, connettendo giovani realtà imprenditoriali, aziende consolidate e investitori. L’area accoglie 32 Start-up e PMI innovative selezionate a seguito di una Call for Start-up, e ospita l’iniziativa Green Jobs & Skills favorendo l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Mercoledì 4 marzo il ‘Premio Innovation Lorenzo Cagnoni‘ sarà consegnato a sette espositori per i loro progetti più innovativi, uno per ogni categoria merceologica della manifestazione.

KEY CHOICE – Unlock the future of Ppa. Alla vigilia di KEY, martedì 3 marzo al Palacongressi di Rimini, è in programma KEY CHOICE – Unlock the future of Ppa, l’evento B2B organizzato da Ieg in collaborazione con Elemens che offre una visione completa delle opportunità e delle sfide legate alla transizione energetica, fornendo un aggiornamento tecnico e strategico, anche alla luce delle più recenti normative.

DPE – INTERNATIONAL ELECTRICITY EXPO. In concomitanza con KEY, torna anche la nuova edizione di DPE – International Electricity Expo, la manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l’Associazione Generazione Distribuita – Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata Anima Confindustria – e Federazione Anie, dedicata all’ecosistema della generazione, trasmissione, distribuzione, sicurezza e automazione elettrica.

Aumentano i consumi di Energia a gennaio (+4,1%). Rinnovabili, bene eolico e solare

Sale il consumo di energia elettrica nel primo mese del 2026. I dati mensili di Terna, la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione, rivelano infatti un aumento del 4,1% a gennaio su base annua. Il totale in valore assoluto è di 28 miliardi di kWh, il “più alto dal 2014 a oggi su base mensile, sottolinea l’analisi.

A spiegare il trend in crescita sono due fattori in particolare: 20 giorni lavorativi anziché 21 e il freddo, visto l’abbassamento delle temperature di circa 1,7 gradi centigradi rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento è omogeneo a livello geografico, con il Nord che fa registrare +4,2%, il Centro +4,1% e Sud e isole +3,9%. Allo stesso modo i consumi industriali registrati dall’indice Imcei (calcolato su mille imprese energivore) salgono di 3,8 punti percentuali.

Resiste in terreno positivo anche la produzione nazionale netta di energia, che raggiunge i 25 miliardi di kWh (+13%), coprendo l’88,7% della domanda italiana (l’altro 11,3% è il saldo degli scambi con l’estero), mentre le importazioni crollano del 33,2 percento.

Per quanto riguarda le rinnovabili, invece, a gennaio si registra una flessione delle fonti alternative, che arrivano a coprire il 31,7% della domanda, in calo rispetto al 32,3% dell’anno precedente. La causa principale, rileva Terna, è il crollo della produzione idroelettrica (-13,2 punti), ma non se la passano meglio nemmeno idrico (-11,4%) e geotermico (-2,2%). Di contro, le note positive arrivano dall’eolico, che si conferma la prima fonte rinnovabile del mese (+16,2%) sfiorando i 3 TWh, e dal fotovoltaico che viaggia sul +15,2%, con un incremento complessivo di 233 GWh, “dovuto al contributo positivo dell’aumento di capacità in esercizio (+261 GWh)”.

Il contatore delle rinnovabili, ad ogni modo, nel primo mese del nuovo anno segna un aumento di capacità installata di 474 MW, mentre i dati al 31 gennaio registrano 84.003 MW, di cui “43.846 MW di solare e 13.768 MW di eolico”, sottolinea Terna. Infine, in Italia risultano 893.092 nuovi impianti di accumuli, “che corrispondono a 18.038 MWh di capacità e 7.424 MW di potenza nominale”.

Consumi di energia stabili a ottobre: +0,2%. Buone performance per eolico e fotovoltaico

I consumi di energia elettrica restano stabili a ottobre, con circa 25,5 miliardi di kWh. A rivelarlo sono i dati di Terna, dai quali emerge un leggero incremento dello 0,2 percento rispetto allo stesso periodo del 2024. Lo scorso mese è il Nord ad aver alzato l’asticella, con un fabbisogno cresciuto dello 0,6%, più contenuto invece quello del centro (+0,3%), mentre al Sud e nelle Isole è addirittura calato di quasi un punto (-0,8%).

Allargando l’inquadratura, è dell’1% la diminuzione del fabbisogno registrata dalla società che gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’energia da gennaio a ottobre. Un anno prima, invece, il calo era dello 0,6 percento. Per quanto riguarda i consumi industriali, poi, l’indice Imcei registra un incremento dell’1,9% su base annua.

Scendendo nel dettaglio, la produzione nazionale di energia a ottobre si attesta sui 22 miliardi di kWh, di cui il 39% è coperto dalle fonti rinnovabili, sebbene nel paragone con il 2024 risulti un saldo negativo di circa il 2 percento. A trascinare il dato in terreno positivo ci sono le ottime performance delle fonti termica (+7,2%) e geotermica (+0,5%), ma soprattutto dell’eolico, che supera quota 70%, e fotovoltaico che cresce di 48,7 punti percentuali, ovvero 1.088 Gwh, grazie all’aumento di 383 GWh della capacità in esercizio e al maggiore irraggiamento (+705 GWh). Confermato anche il mese scorso, invece, il calo dell’idrico, che scende del 48,8%.

Da inizio anno fino a ottobre, comunque, le rinnovabili in esercizio, compresi eolico e solare, risultano in aumento di 5.400 MW, dei quali 4.813 MW solo grazie al fotovoltaico. In totale, dunque, la quota raggiunta è di 55.354 MW totali.

Al 31 ottobre, inoltre, la capacità di accumulo in Italia 17 arriva a 610 Mwh, che tradotto in termini percentuali corrispondono a un +46,6% nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno. Dunque, 7.192 MW di potenza nominale, per circa 862mila sistemi di accumulo. Infine, a ottobre gli accumuli elettrochimici di grande taglia hanno prodotto 202 Gwh. Che, allargando il range ai 10 mesi del 2025, fotografano un aumento della capacità di impianti utility scale di 2.818 MWh, che corrispondono a 721 MW di potenza nominale. Un risultato, sottolinea Terna, che “conferma della rilevanza che tale tecnologia ha ormai raggiunto per la gestione del sistema in economia e sicurezza”.

Trump show all’Onu: “Cambiamento climatico più grande bufala mai raccontata”

Il cambiamento climatico? “Una truffa, la più grande bufala mai raccontata”. Le politiche green? “Una follia”. L’impronta di CO2? “Non esiste”. In quasi un’ora di discorso senza contradditorio – a fronte dei 15 minuti concessi agli altri capi di Stato e di governo – è dal Palazzo di Vetro dell’Onu – in occasione dell’80esima Assemblea generale delle Nazioni Unite – che l’uragano Donald Trump fa piazza pulita di decenni di ricerche, progetti, politiche internazionali e accordi. Il climate change, per il repubblicano, non esiste affatto e, anzi, agire per contrastarlo significa, soprattutto per l’Europa, “continuare ad autoinfliggersi delle ferite”. La posizione di The Donald in tema ambientale è sempre stata chiara, ma mai in un discorso pubblico aveva messo sul piatto tutto ciò che ruota intorno al clima, dalle politiche energetiche alla salute, dalla manifattura alla Cina, passando per l’Accordo di Parigi al petrolio e al carbone “buono e pulito”.

L’assunto di base è evidente: “Il cambiamento climatico è la più grande truffa mai perpetrata al mondo” da un gruppo di “stupidi”, nel quale rientrano anche le “Nazioni Unite”. Il riscaldamento del pianeta, insomma, è “una bufala”, ed è per questo che “mi sono ritirato dal falso accordo di Parigi sul clima, dove tra l’altro l’America stava pagando molto più di ogni altro paese”. Mettere in campo azioni per non superare +1,5°C è, per Trump, troppo. Il presidente Usa fa un esempio legato all’attualità. Recenti ricerche hanno stimato che il caldo abbia causato almeno 175mila vittime solo in Europa. Negli Usa, invece, si registrano “circa 1.300 decessi all’anno” per la stessa ragione. “Ma dato che il costo” dell’energia “è così elevato” nel Vecchio Continente, “non si può accendere l’aria condizionata. Tutto in nome della finzione di fermare la bufala del riscaldamento globale”. In sostanza per il repubblicano, “l’intero concetto globalista di chiedere alle nazioni industrializzate di successo di infliggersi dolore e sconvolgere radicalmente le loro intere società deve essere respinto totalmente”.

Gli sforzi messi in campo dall’Europa, dalle organizzazioni internazionali, dal mondo delle imprese, dalle Cop sono “una follia”. L’effetto principale di queste “brutali politiche energetiche verdi non è stato quello di aiutare l’ambiente, ma di ridistribuire l’attività manifatturiera e industriale dai paesi sviluppati che seguono le folli regole imposte ai paesi inquinanti che le infrangono e stanno facendo fortuna”. Favorire, quindi, in primis, la Cina, che ora produce “più CO2 di tutte le altre nazioni sviluppate del mondo”.

Quindi, sulla scia dell’ormai celebre ‘Drill, baby drill’, il presidente Usa stronca ogni apertura verso le rinnovabili perché “sono costose da gestire. Sono un grandissimo scherzo”. Per l’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie), invece, il 96% delle nuove energie rinnovabili ha un costo di produzione inferiore rispetto ai combustibili fossili. Meglio ripiegare sul “carbone pulito”, che “ci permette di fare qualsiasi cosa”, sul “gas” e sul “petrolio”, dal momento “che ne abbiamo più di ogni altro Paese al mondo”. E poco importa se poco prima il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, aveva parlato di una crisi climatica che “sta accelerando”, sottolineando che “il futuro dell’energia pulita non è più una promessa lontana. È già qui. Nessun governo, industria o interesse particolare può fermarlo. Ma alcuni ci stanno provando”. Appunto.

Dal palco, di fronte a centinaia di delegazioni internazionali, Trump fa la sua predica: “Se non usciamo da questo scherzo che io chiamo il green, non avremo scampo. I vostri paesi non ce la faranno”. Gli Stati Uniti, ne è certo, sono invece “in una nuova età dell’oro”.

“Alcuni passaggi” del lunghissimo discorso del leader Usa convincono la premier Giorgia Meloni, il cui intervento all’Onu è previsto per domani alle 20 (orario di New York). “Sono d’accordo sul fatto che un certo approccio ideologico al Green Deal abbia finito per non rendersi conto che stava minando la competitività dei nostri sistemi e quindi ci sono dei passaggi di Trump che ho assolutamente condiviso”, dice in un punto stampa a margine dell’Assemblea.