Piano Mattei, rinnovabili e filiere: Key Energy apre i battenti alla Fiera di Rimini

Tutto pronto per la nuova edizione di ‘KEY – The Energy Transition Expo‘ in programma dal 4 al 6 marzo, alla Fiera di Rimini. L’evento, organizzato da Ieg (Italian Exhibition Group) e punto di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, si conferma la più importante piattaforma europea per le tecnologie, servizi e soluzioni integrate che stanno accelerando la decarbonizzazione. Secondo gli organizzatori, la manifestazione cresce sia in termini di partecipazione, che di estensione, che di contenuti, riflettendo la maturità di un mercato che, nonostante le incertezze del contesto attuale, si mantiene solido. Inoltre, rafforza il suo ruolo di hub globale aperto al confronto internazionale, distinguendosi dagli altri eventi fieristici dedicati all’energia per la diversificazione e completezza dell’offerta espositiva. KEY 2026 riporta il baricentro del confronto strategico in Europa, restituendole un ruolo di primo piano nella grande trasformazione in corso e valorizzandone le competenze industriali e tecnologiche, la ricerca e il patrimonio di soluzioni già disponibili per costruire un futuro sostenibile e competitivo. Sono attesi più di 1.000 brand espositori di cui il 30% dall’estero, con una presenza significativa di aziende da circa 30 Paesi. Inoltre, grazie alla collaborazione con l’Agenzia Ice e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), è prevista la presenza di oltre 500 hosted buyer e delegazioni da circa 50 Paesi. Presente anche una delegazione giapponese coinvolta in collaborazione con H2IT e il Clust-ER Greentech della Regione Emilia-Romagna nell’ambito della partnership sull’idrogeno fra Italia e Giappone e come follow up della Missione di Ieg all’EXPO di Osaka.

LA FINANZA A SUPPORTO DELLA TRANSIZIONE. Tema cardine di KEY 2026 è la finanza a supporto della transizione energetica con i nuovi strumenti per controllare i costi dell’energia. La manifestazione offre una panoramica completa sui nuovi modelli di investimento in rinnovabili ed efficienza e sulle soluzioni innovative per ridurre la bolletta, mettendo a confronto istituti finanziari, Epc Contractor, aziende leader italiane e internazionali, Associazioni e Istituzioni. L’attenzione alla finanza si riflette anche nell’offerta espositiva, con la presenza di un intero padiglione per la prima volta riservato ad Epc Contractor e finanza, sempre più strategici per la realizzazione di grandi impianti rinnovabili e di storage utility scale.

NUOVO LAYOUT PER RACCONTARE LA FILIERA DELL’ENERGIA. Per l’edizione 2026, KEY ha ampliato la superficie espositiva, raggiungendo circa 125mila mq lordi e occupando quasi interamente il quartiere fieristico di Rimini con 24 padiglioni, divisi in sette aree tematiche: solare, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-mobility e Sustainable City. Il settore riservato al solare ha registrato la crescita maggiore, confermando la solidità del mercato e la maturità di questa tecnologia, con un’espansione significativa degli spazi dedicati ad EPC Contractor, all’agrivoltaico e alle aziende che si occupano di sistemi di fissaggio e montaggio degli impianti. In aumento anche la superficie riservata all’eolico, al cui interno è confermato il focus Su.port – Sustainable Ports for Energy Transition dedicato al ruolo dei porti come hub logistici per l’assemblaggio e la manutenzione dei parchi flottanti e per lo stoccaggio e il trasporto di idrogeno. Potenziata e riorganizzata l’area per l’efficienza energetica, pilastro di KEY nel suo ruolo di abilitatore della transizione, con una visione trasversale sulla decarbonizzazione sia in ambito industriale che dell’ambiente costruito. Nei padiglioni riservati a questo settore, si inserisce il nuovo progetto HOME — Healthy, Optimized, Measured, Efficient di KEY 2026, uno spazio educativo e culturale che riprodurrà un edificio 100% smart, efficiente e sostenibile, per scoprire come vengono progettati, realizzati e misurati edifici sani ed energeticamente intelligenti.

LA COOPERAZIONE CON L’AFRICA. In linea con le priorità del Piano Mattei e con la crescente centralità del continente africano per la transizione energetica globale e nelle politiche energetiche e industriali europee, KEY mira a rafforzare la cooperazione con l’Africa connettendo imprese, istituzioni e investitori per favorire la nascita di nuove sinergie. Due eventi a cura di Res4Africa, in programma il 5 e il 6 marzo, saranno dedicati all’autosufficienza energetica del continente. Inoltre, l’area Africa Investment HUB – novità di KEY 2026 – accoglierà Associazioni africane di settore provenienti da Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, Costa d’Avorio, Senegal e Sudafrica, configurandosi come spazio dedicato al networking e agli incontri di business. In occasione della manifestazione e nell’ambito della collaborazione fra KEY e Piantando – B Corp che avvia, finanzia e monitora progetti ad alto impatto sociale e ambientale – saranno installati tre lampioni solari in un villaggio del Malawi.

RIGORE SCIENTIFICO: IL PALINSESTO CONVEGNISTICO. Con un programma composto da oltre 150 eventi di alta qualità, rigorosi e basati su dati ed evidenze scientifiche, di cui 90 a cura del suo Comitato Tecnico Scientifico, KEY si conferma spazio di confronto aperto e strategico dove mettere a sistema competenze, know-how e best practice per accompagnare la transizione energetica. Fra gli eventi in programma, tornano il ‘Key Energy Summit‘ e il ForumTech di Italia Solare. Giovedì 5 marzo sarà presentato il ‘Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni’ in collaborazione con Federcostruzioni. Inoltre Key ed Elemens cureranno il convegno Epc e finanza: la nuova fase delle rinnovabili per connettere banche ed Epc Contractor, con l’obiettivo di favorire nuovi modelli di collaborazione e ridurre le barriere esistenti alla realizzazione degli impianti rinnovabili. Lo stesso giorno è in programma l’evento ‘Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del MASE per la Transizione Energetica’ organizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con United Nations Development Programme (UNDP) e UN Environment Programme (UNEP).

L’INNOVATION DISTRICT. Innovazione e competenze sostenibili tornano protagoniste dell’Innovation District, percorso di open innovation che promuove l’innovazione di prodotto e servizio, connettendo giovani realtà imprenditoriali, aziende consolidate e investitori. L’area accoglie 32 Start-up e PMI innovative selezionate a seguito di una Call for Start-up, e ospita l’iniziativa Green Jobs & Skills favorendo l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Mercoledì 4 marzo il ‘Premio Innovation Lorenzo Cagnoni‘ sarà consegnato a sette espositori per i loro progetti più innovativi, uno per ogni categoria merceologica della manifestazione.

KEY CHOICE – Unlock the future of Ppa. Alla vigilia di KEY, martedì 3 marzo al Palacongressi di Rimini, è in programma KEY CHOICE – Unlock the future of Ppa, l’evento B2B organizzato da Ieg in collaborazione con Elemens che offre una visione completa delle opportunità e delle sfide legate alla transizione energetica, fornendo un aggiornamento tecnico e strategico, anche alla luce delle più recenti normative.

DPE – INTERNATIONAL ELECTRICITY EXPO. In concomitanza con KEY, torna anche la nuova edizione di DPE – International Electricity Expo, la manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l’Associazione Generazione Distribuita – Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata Anima Confindustria – e Federazione Anie, dedicata all’ecosistema della generazione, trasmissione, distribuzione, sicurezza e automazione elettrica.

Aumentano i consumi di Energia a gennaio (+4,1%). Rinnovabili, bene eolico e solare

Sale il consumo di energia elettrica nel primo mese del 2026. I dati mensili di Terna, la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione, rivelano infatti un aumento del 4,1% a gennaio su base annua. Il totale in valore assoluto è di 28 miliardi di kWh, il “più alto dal 2014 a oggi su base mensile, sottolinea l’analisi.

A spiegare il trend in crescita sono due fattori in particolare: 20 giorni lavorativi anziché 21 e il freddo, visto l’abbassamento delle temperature di circa 1,7 gradi centigradi rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento è omogeneo a livello geografico, con il Nord che fa registrare +4,2%, il Centro +4,1% e Sud e isole +3,9%. Allo stesso modo i consumi industriali registrati dall’indice Imcei (calcolato su mille imprese energivore) salgono di 3,8 punti percentuali.

Resiste in terreno positivo anche la produzione nazionale netta di energia, che raggiunge i 25 miliardi di kWh (+13%), coprendo l’88,7% della domanda italiana (l’altro 11,3% è il saldo degli scambi con l’estero), mentre le importazioni crollano del 33,2 percento.

Per quanto riguarda le rinnovabili, invece, a gennaio si registra una flessione delle fonti alternative, che arrivano a coprire il 31,7% della domanda, in calo rispetto al 32,3% dell’anno precedente. La causa principale, rileva Terna, è il crollo della produzione idroelettrica (-13,2 punti), ma non se la passano meglio nemmeno idrico (-11,4%) e geotermico (-2,2%). Di contro, le note positive arrivano dall’eolico, che si conferma la prima fonte rinnovabile del mese (+16,2%) sfiorando i 3 TWh, e dal fotovoltaico che viaggia sul +15,2%, con un incremento complessivo di 233 GWh, “dovuto al contributo positivo dell’aumento di capacità in esercizio (+261 GWh)”.

Il contatore delle rinnovabili, ad ogni modo, nel primo mese del nuovo anno segna un aumento di capacità installata di 474 MW, mentre i dati al 31 gennaio registrano 84.003 MW, di cui “43.846 MW di solare e 13.768 MW di eolico”, sottolinea Terna. Infine, in Italia risultano 893.092 nuovi impianti di accumuli, “che corrispondono a 18.038 MWh di capacità e 7.424 MW di potenza nominale”.

Consumi di energia stabili a ottobre: +0,2%. Buone performance per eolico e fotovoltaico

I consumi di energia elettrica restano stabili a ottobre, con circa 25,5 miliardi di kWh. A rivelarlo sono i dati di Terna, dai quali emerge un leggero incremento dello 0,2 percento rispetto allo stesso periodo del 2024. Lo scorso mese è il Nord ad aver alzato l’asticella, con un fabbisogno cresciuto dello 0,6%, più contenuto invece quello del centro (+0,3%), mentre al Sud e nelle Isole è addirittura calato di quasi un punto (-0,8%).

Allargando l’inquadratura, è dell’1% la diminuzione del fabbisogno registrata dalla società che gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’energia da gennaio a ottobre. Un anno prima, invece, il calo era dello 0,6 percento. Per quanto riguarda i consumi industriali, poi, l’indice Imcei registra un incremento dell’1,9% su base annua.

Scendendo nel dettaglio, la produzione nazionale di energia a ottobre si attesta sui 22 miliardi di kWh, di cui il 39% è coperto dalle fonti rinnovabili, sebbene nel paragone con il 2024 risulti un saldo negativo di circa il 2 percento. A trascinare il dato in terreno positivo ci sono le ottime performance delle fonti termica (+7,2%) e geotermica (+0,5%), ma soprattutto dell’eolico, che supera quota 70%, e fotovoltaico che cresce di 48,7 punti percentuali, ovvero 1.088 Gwh, grazie all’aumento di 383 GWh della capacità in esercizio e al maggiore irraggiamento (+705 GWh). Confermato anche il mese scorso, invece, il calo dell’idrico, che scende del 48,8%.

Da inizio anno fino a ottobre, comunque, le rinnovabili in esercizio, compresi eolico e solare, risultano in aumento di 5.400 MW, dei quali 4.813 MW solo grazie al fotovoltaico. In totale, dunque, la quota raggiunta è di 55.354 MW totali.

Al 31 ottobre, inoltre, la capacità di accumulo in Italia 17 arriva a 610 Mwh, che tradotto in termini percentuali corrispondono a un +46,6% nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno. Dunque, 7.192 MW di potenza nominale, per circa 862mila sistemi di accumulo. Infine, a ottobre gli accumuli elettrochimici di grande taglia hanno prodotto 202 Gwh. Che, allargando il range ai 10 mesi del 2025, fotografano un aumento della capacità di impianti utility scale di 2.818 MWh, che corrispondono a 721 MW di potenza nominale. Un risultato, sottolinea Terna, che “conferma della rilevanza che tale tecnologia ha ormai raggiunto per la gestione del sistema in economia e sicurezza”.

Trump show all’Onu: “Cambiamento climatico più grande bufala mai raccontata”

Il cambiamento climatico? “Una truffa, la più grande bufala mai raccontata”. Le politiche green? “Una follia”. L’impronta di CO2? “Non esiste”. In quasi un’ora di discorso senza contradditorio – a fronte dei 15 minuti concessi agli altri capi di Stato e di governo – è dal Palazzo di Vetro dell’Onu – in occasione dell’80esima Assemblea generale delle Nazioni Unite – che l’uragano Donald Trump fa piazza pulita di decenni di ricerche, progetti, politiche internazionali e accordi. Il climate change, per il repubblicano, non esiste affatto e, anzi, agire per contrastarlo significa, soprattutto per l’Europa, “continuare ad autoinfliggersi delle ferite”. La posizione di The Donald in tema ambientale è sempre stata chiara, ma mai in un discorso pubblico aveva messo sul piatto tutto ciò che ruota intorno al clima, dalle politiche energetiche alla salute, dalla manifattura alla Cina, passando per l’Accordo di Parigi al petrolio e al carbone “buono e pulito”.

L’assunto di base è evidente: “Il cambiamento climatico è la più grande truffa mai perpetrata al mondo” da un gruppo di “stupidi”, nel quale rientrano anche le “Nazioni Unite”. Il riscaldamento del pianeta, insomma, è “una bufala”, ed è per questo che “mi sono ritirato dal falso accordo di Parigi sul clima, dove tra l’altro l’America stava pagando molto più di ogni altro paese”. Mettere in campo azioni per non superare +1,5°C è, per Trump, troppo. Il presidente Usa fa un esempio legato all’attualità. Recenti ricerche hanno stimato che il caldo abbia causato almeno 175mila vittime solo in Europa. Negli Usa, invece, si registrano “circa 1.300 decessi all’anno” per la stessa ragione. “Ma dato che il costo” dell’energia “è così elevato” nel Vecchio Continente, “non si può accendere l’aria condizionata. Tutto in nome della finzione di fermare la bufala del riscaldamento globale”. In sostanza per il repubblicano, “l’intero concetto globalista di chiedere alle nazioni industrializzate di successo di infliggersi dolore e sconvolgere radicalmente le loro intere società deve essere respinto totalmente”.

Gli sforzi messi in campo dall’Europa, dalle organizzazioni internazionali, dal mondo delle imprese, dalle Cop sono “una follia”. L’effetto principale di queste “brutali politiche energetiche verdi non è stato quello di aiutare l’ambiente, ma di ridistribuire l’attività manifatturiera e industriale dai paesi sviluppati che seguono le folli regole imposte ai paesi inquinanti che le infrangono e stanno facendo fortuna”. Favorire, quindi, in primis, la Cina, che ora produce “più CO2 di tutte le altre nazioni sviluppate del mondo”.

Quindi, sulla scia dell’ormai celebre ‘Drill, baby drill’, il presidente Usa stronca ogni apertura verso le rinnovabili perché “sono costose da gestire. Sono un grandissimo scherzo”. Per l’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie), invece, il 96% delle nuove energie rinnovabili ha un costo di produzione inferiore rispetto ai combustibili fossili. Meglio ripiegare sul “carbone pulito”, che “ci permette di fare qualsiasi cosa”, sul “gas” e sul “petrolio”, dal momento “che ne abbiamo più di ogni altro Paese al mondo”. E poco importa se poco prima il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, aveva parlato di una crisi climatica che “sta accelerando”, sottolineando che “il futuro dell’energia pulita non è più una promessa lontana. È già qui. Nessun governo, industria o interesse particolare può fermarlo. Ma alcuni ci stanno provando”. Appunto.

Dal palco, di fronte a centinaia di delegazioni internazionali, Trump fa la sua predica: “Se non usciamo da questo scherzo che io chiamo il green, non avremo scampo. I vostri paesi non ce la faranno”. Gli Stati Uniti, ne è certo, sono invece “in una nuova età dell’oro”.

“Alcuni passaggi” del lunghissimo discorso del leader Usa convincono la premier Giorgia Meloni, il cui intervento all’Onu è previsto per domani alle 20 (orario di New York). “Sono d’accordo sul fatto che un certo approccio ideologico al Green Deal abbia finito per non rendersi conto che stava minando la competitività dei nostri sistemi e quindi ci sono dei passaggi di Trump che ho assolutamente condiviso”, dice in un punto stampa a margine dell’Assemblea.

Quando a Trump all’Onu scivola la frizione di un quattro cilindri diesel

Non c’erano dubbi sul fatto che Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, fosse da tempo immemore assai scettico sulla tutela del Pianeta. Non era però immaginabile che all’Onu, nel corso del suo interminabile intervento all’Assemblea Generale, il tycoon picchiasse così duro su Green Deal e rinnovabili – definendole la più grande truffa del mondo, uno scherzo, una sorta di harakiri economico – e assurgesse a leader dei negazionisti perché – la sintesi del suo ragionamento – un centinaio di anni fa si temeva per il raffreddamento della Terra e adesso ci si angoscia per il riscaldamento. Balle, in buona sostanza, anzi bullshit. Così l’uscita dall’accordo Parigi diventa un atto dovuto trattandosi solo di “una bufala”.  Tutto condito da uno schiaffo all’Europa e un cazzoto alla Cina, la nazione che produce più CO2 del mondo e inquina gli Oceani fino a Los Angeles, per giungere al pizzicotto assestato alla Scozia che ha un sacco di risorse nel Mare del Nord e non le sfrutta in maniera adeguata.

Trump ha coccolato il carbone (pulito, eh già), ammiccato al petrolio, si è accoccolato sul gas, quello che ci vende a prezzi esorbitanti, ha confezionato una sorta di elegia delle fonti fossili. Dando nel contempo degli idioti a tutti coloro che in questi ultimi anni si sono impegnati a diminuire l’inquinamento, a pensare a soluzioni non impattanti sull’ambiente, a tutelare ciò che sta ineludibilmente degradando. Ora, se è vero che le follie di Frans Timmermans e di un certo tipo di atteggiamento ecologista sono andate paradossalmente nella direzione sbagliata, è altrettanto innegabile che il presidente degli Stati Uniti si è stabilizzato su posizioni indubbiamente estreme. E quindi non proprio condivisibili.

Più che lo stato del Pianeta a Trump interessa lo stato di salute della sua economia. Così facendo, ovvero tornando al “drill, baby drill” dell’insediamento alla Casa Bianca, gli Usa usciranno dall’impasse economico e diventeranno una specie di Eldorado, mentre l’Europa rischia il fallimento (chiaro e diretto il riferimento alla Germania) per la cocciutaggine di voler perseguire politiche ‘verdi’.

Su un tema, forse, The Donald ha ragione: per tanto che ci si impegni a Bruxelles, ci saranno sempre nazioni (India, Cina?) che anteporranno i loro interessi a qualsiasi ecopolitica di buonsenso. Vale un vecchio ragionamento di strada: basta una sgasata di un furgoncino a Nuova Delhi per vanificare gli sforzi di un’intera città della Ue. però…

…Però stavolta a Trump è scivolata la frizione (di un quattro cilindri rigorosamente diesel).

rinnovabili

Calano consumi energia a luglio, 44% coperto da rinnovabili: +53,4% produzione eolico

Crescita a due cifre per la produzione di energia da eolico (+53,4%) e dal solare fotovoltaico (+17,8%), in Italia. Dati che spingono lo sfruttamento delle rinnovabili: a luglio le fonti pulite hanno coperto il 43,8% della domanda elettrica nazionale, la stessa quota del luglio 2024). Questa la fotografia di Terna relativa allo scorso mese e ai primi sette mesi dell’anno. In particolare, segnala la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’energia, l’incremento della produzione del fotovoltaico (+840 GWh) è dovuto al contributo positivo dell’aumento di capacità in esercizio (+873 GWh) che ha compensato il minor irraggiamento (-33 GWh). In diminuzione invece la fonte idrica (-30,4%), termica (-6,9%) e geotermica (-2,2%). Da gennaio a luglio, la capacità rinnovabile in esercizio è aumentata di 3.705 MW (di cui 3.354 MW di fotovoltaico), mentre negli ultimi dodici mesi, la capacità installata di fotovoltaico ed eolico è aumentata di 6.868 MW (+14,6%), raggiungendo i 53.781 MW complessivi. Al 31 luglio 2025, secondo il database di Terna, si registrano in Italia 17.132 MWh di capacità di accumulo (valore in aumento del 68,7% rispetto allo stesso mese del 2024), che corrispondono a 6.991 MW di potenza nominale, per circa 828.000 sistemi di accumulo.

Quanto ai consumi, nel mese di luglio il fabbisogno di energia elettrica in Italia è stato pari a 30 miliardi di kWh, in calo del 3,5% rispetto a luglio 2024. “La variazione negativa, che si confronta con il dato record di 31 TWh di luglio dello scorso anno (+4,6%), è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e una temperatura media mensile leggermente inferiore rispetto a luglio 2024 (-0,4°C)”, spiega la nota della società, ricordando che il picco massimo di domanda, pari a circa 56,2 GW, è stato registrato nella giornata di martedì 1 luglio tra le ore 14 e le 15. Il dato della domanda elettrica corretto dal solo effetto temperatura, porta la variazione a -2% rispetto a luglio 2024. A livello territoriale, la variazione tendenziale di luglio è risultata ovunque negativa: -3,7% al Nord e al Centro, -2,9% al Sud e nelle Isole. Nei primi sette mesi dell’anno, il fabbisogno nazionale è sostanzialmente stazionario (-0,3%) rispetto al corrispondente periodo del 2024 (-0,6% il valore rettificato). Lo scorso mese la domanda di energia elettrica italiana è stata soddisfatta per l’84,6% dalla produzione nazionale e per la quota restante (15,4%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. Il valore del saldo estero mensile risulta pari a 4,6 TWh, l’8,1% in più rispetto a luglio 2024. A livello progressivo, da gennaio a luglio 2025, l’import netto è in diminuzione del 10% rispetto ai primi sette mesi del 2024.

L’indice Imcei (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali) elaborato da Terna, che prende in esame i consumi industriali delle imprese cosiddette ‘energivore’, ha fatto registrare una flessione del 2,1% rispetto a luglio 2024. In particolare, positivi i comparti di ceramiche e vetrarie, siderurgia, cemento calce e gesso e meccanica. In flessione, chimica, cartaria, metalli non ferrosi e alimentari; stazionari i mezzi di trasporto. In termini congiunturali, la variazione della richiesta elettrica destagionalizzata e corretta dagli effetti di calendario e temperatura è negativa (-4,8%) rispetto a giugno 2025. In diminuzione anche la variazione congiunturale dell’indice Imcei (-1,2%).

In Italia 2 mln rinnovabili. Pichetto: “Cambiamento rapido in atto”

Una crescita continua e senza freni quella delle fonti rinnovabili in Italia. A giugno gli impianti nel nostro Paese hanno toccato i due milioni e a fare la parte del leone sono i fotovoltaici (99%). Appena un quarto di secolo fa, nel 1999, gli impianti termoelettrici o con rinnovabili erano poco più di quattromila. E di questi, appena otto erano fotovoltaici. “Sono numeri importanti. Vuol dire che in 25 anni siamo passati da quattromila impianti a due milioni”, col sistema di generazione elettrica che è slittato “da concentrato a distribuito”, “è un sistema sempre più complesso da gestire ma l’Italia lo sta facendo bene”, spiega Paolo Arrigoni, presidente del Gestore dei servizi energetici (Gse).

Occasione è un docufilm presentato nella sede a Roma alla presenza del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. ‘La transizione possibile‘, il titolo del documentario. E che sia possibile ripensare l’energia del futuro lo dicono i numeri, sempre più incoraggianti. “E’ in corso un cambiamento talmente rapido e forte che va oltre la sensazione. A questa velocità era impensabile”, ammette il ministro. Il Gse si reputa “osservatorio privilegiato” in questo senso, grazie all’attività di soggetto attuatore per la promozione di rinnovabili, efficientamento energetico e sviluppo sostenibile, ma anche per il monitoraggio nazionale. “I progetti crescono sempre di più – sottolinea Arrigoni – e così anche le rinnovabili, specialmente nel trasporto elettrico e termico. Oggi centinaia di migliaia di cittadini e imprese si sono trasformati, da semplici consumatori sono diventati produttori e consumer”.

Simbolo dello sviluppo è il boom delle comunità energetiche rinnovabili, sono oltre 1.700 tra le configurazioni operative e quelle che lo saranno prossimamente. “Sono il simbolo di un cambio di paradigma in atto, uno strumento eccezionale di diffusione di questa cultura. La transizione è un cambiamento sociale, culturale ed economico che chiede il coinvolgimento di tutti”, chiosa il presidente Gse. “Ci sono milioni di famiglie coinvolte – prosegue Pichetto Fratin – ormai è un fatto economico ma anche di pelle industriale”.

La transizione oggi viene vista come strumento “per restare tra i primi dieci al mondo. Per riuscirci dobbiamo costruire quelle condizioni economiche affinché si percepisca che se mi autoproduco energia ho un beneficio, un guadagno”. Altro obiettivo che si può raggiungere attraverso la transizione energetica è risolvere il problema delle aree interne, sfiancate dallo spopolamento progressivo. “Possiamo creare le condizioni per una competitività diversa e mantenere la presenza delle persone. Questo è uno dei percorsi per creare vantaggio competitivo nelle aree interne”, assicura il ministro per cui però bisogna pianificare bene il futuro. Oggi consumiamo infatti 305 miliardi di kilowattora di energia elettrica e “gli analisti prevedono un’esplosione della domanda energia”, si stima un raddoppio nei prossimi 15 anni. “L’unica possibilità che oggi la tecnologia ci offre è il nucleare, non abbiamo al momento una valutazione alternativa. E’ l’unico percorso verso cui si sta indirizzando tutto il mondo, anche chi aveva fatto altre scelte per ragioni ideologiche ora le sta rivalutando, a partire da Spagna. Il futuro è quello”. Infine, sul decreto aree idonee per le rinnovabili, a prescindere da quale sarà l’esito del ricorso al Consiglio di Stato, Pichetto assicura che una revisione del testo sarà effettuata “nel più breve tempo possibile”.

Eolico

Energia, Aie: 3.300 mld di investimenti nel 2025, Cina ed energie green in testa

Gli investimenti nel settore energetico dovrebbero raggiungere i 3.300 miliardi di dollari nel 2025 nonostante le incertezze economiche, con la Cina che consolida la sua posizione di primo investitore mondiale, mentre le energie “pulite” dovrebbero attrarre il doppio dei capitali rispetto a quelle fossili, secondo un rapporto dell’AIE pubblicato giovedì.

“In un contesto di incertezze geopolitiche ed economiche che offuscano le prospettive del mondo energetico, vediamo emergere la sicurezza energetica come un motore chiave della crescita degli investimenti globali quest’anno”, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE). “Oggi la Cina è di gran lunga il maggiore investitore mondiale nel settore energetico, con una spesa doppia rispetto all’Unione europea e quasi pari a quella dell’UE e degli Stati Uniti messi insieme”, aggiunge, ricordando che nel 2015 superava di poco gli Stati Uniti in questo settore.

Gli investimenti nelle energie rinnovabili e nucleare, nello stoccaggio e nei combustibili a basse emissioni, ma anche nell’efficienza energetica e nell’elettrificazione dovrebbero raggiungere il record di 2.200 miliardi di dollari, secondo l’AIE. “Le attuali tendenze di investimento mostrano chiaramente che si sta avvicinando una nuova era dell’elettricità”, sottolinea l’AIE: gli investimenti in questo settore dovrebbero essere circa il 50% superiori al totale degli investimenti in petrolio, gas naturale e carbone. Dieci anni fa, gli investimenti nei combustibili fossili erano superiori del 30% rispetto a quelli nella produzione e nelle reti elettriche, ricorda l’agenzia.

Petrolio, gas naturale e carbone dovrebbero quindi rappresentare 1.100 miliardi di dollari, con una concentrazione della spesa nell’esplorazione di petrolio e gas in Medio Oriente. L’AIE stima che il calo dei prezzi del petrolio e della domanda dovrebbe portare alla prima contrazione degli investimenti nel settore dal Covid nel 2020, principalmente a causa di una forte riduzione della spesa per lo shale oil negli Stati Uniti. Al contrario, gli investimenti in nuovi impianti di gas naturale liquefatto (GNL) cresceranno fortemente. “Tra il 2026 e il 2028, il mercato mondiale del GNL dovrebbe registrare la più grande crescita di capacità di sempre”, stima l’AIE. Secondo l’Agenzia, gli investimenti nel solare dovrebbero raggiungere i 450 miliardi di dollari nel 2025 a livello mondiale, posizionandosi al primo posto, mentre quelli destinati all’energia nucleare dovrebbero ammontare a circa 75 miliardi di dollari, con un aumento del 50% negli ultimi cinque anni. L’AIE è tuttavia preoccupata dal fatto che gli investimenti nelle reti elettriche (cavi, tralicci…), attualmente pari a 400 miliardi di dollari all’anno, “non riescano a tenere il passo con la spesa per la produzione e l’elettrificazione”, il che costituisce un “segnale preoccupante per la sicurezza elettrica”.

Gli investimenti nelle reti dovrebbero aumentare per raggiungere la parità con la spesa per la produzione entro l’inizio degli anni ’30, ma “ciò è frenato da lunghe procedure di autorizzazione e da catene di approvvigionamento tese per i trasformatori e i cavi”. Infine, la forte crescita della domanda di elettricità avvantaggia anche il carbone, soprattutto in Cina e in India. Nel 2024, la Cina ha avviato la costruzione di quasi 100 gigawatt (GW) di nuove centrali elettriche a carbone, portando le approvazioni globali di centrali a carbone al livello più alto dal 2015, sottolinea l’AIE.

Nasce Pioneer, il maxi-sistema stoccaggio Enel-Adr che riutilizza batterie auto elettriche

Un sistema innovativo che immagazzina energia rinnovabile per usarla anche quando il sole non c’è, valorizzando batterie usate di veicoli elettrici e donando loro una seconda vita. Il più grande sistema di stoccaggio energetico italiano che utilizza batterie di auto elettriche è stato presentato questa mattina all’aeroporto internazionale di Roma Fiumicino. Si tratta del progetto Pioneer, realizzato da Enel e Adr con l’obiettivo di applicare concretamente i principi di economia circolare e sostenibilità ambientale nel rispetto della decarbonizzazione dell’hub.

Cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Innovation Fund, il progetto sfrutta le potenzialità delle fonti rinnovabili e dell’economia circolare riutilizzando 762 batterie esauste, provenienti da tre grandi brand automobilistici (Nissan, Mercedes e Stellantis) grazie all’allacciamento con l’impianto fotovoltaico realizzato in parallelo alla pista 3 dell’aeroporto di Fiumicino.

Pioneer consentirà dunque di alimentare l’infrastruttura con energia pulita prodotta localmente, riducendo la dipendenza dalla rete. I moduli sono stati riconvertiti in un grande sistema di accumulo da 10 megawattora, capace di immagazzinare energia e restituirla quando necessario. Grazie a Pioneer, che sta per ‘airPort sustaInability secONd lifE battEry stoRage’, verranno abbattute 16mila tonnellate di anidride carbonica nell’arco di dieci anni.

Innovazione, sostenibilità ed eccellenza europea sono i tratti distintivi del progetto Pioneer. Gli storage sono infatti ritenuti ormai imprescindibili per la transizione energetica e il sistema realizzato da Enel e ADR accelera il percorso di decarbonizzazione del “Leonardo da Vinci”, recentemente incluso nella Top10 dei migliori scali al mondo da parte di Skytrax, dando nuova vita a batterie ormai inutilizzabili in campo automotive ma ancora molto preziose per applicazioni stazionarie. Il risultato è un progetto di dimensioni industriali che accumula l’energia verde prodotta, per poi rilasciarla quando se ne abbia necessità. “Progetti come questo dimostrano come l’Italia sia in grado di coniugare sostenibilità ambientale e competitività produttiva: una sfida cruciale per il futuro dell’Italia e dell’Europa”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il progetto appartiene ad un modello virtuoso e innovativo di economia circolare riconosciuto anche a livello europeo, che ha visto il progetto Pioneer selezionato tra i vincitori del bando Innovation Fund SSC-2020 promosso dall’Agenzia Europea per il Clima, l’Ambiente e le Infrastrutture (Cinea). Pioneer “mostra che l’innovazione è la prima alleata della transizione energetica, accelera l’elettrificazione su larga scala grazie a un modello di economia circolare che dà nuova vita alle batterie esauste”, ha aggiunto Francesca Gostinelli, Head of Enel X Global Retail di Enel. Si tratta “di un simbolo concreto della nostra strategia – ha dichiarato Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma – perché in esso convergono il nostro forte impegno nella sostenibilità ambientale, la capacità di valorizzare l’innovazione tecnologica e la determinazione di fare efficacemente sistema con le eccellenze del Paese, come Enel”.

Eolico

Energia, nel 2024 in Italia 74.303 MW di rinnovabili: +267% rispetto al 2004

In Italia negli ultimi 20 anni le rinnovabili, così come le buone pratiche energetiche, registrano una lenta ma importante crescita e diffusione. La conferma arriva dai dati del nuovo report di Legambiente ‘Comuni Rinnovabili’– realizzato in collaborazione con il Gse e arrivato alla sua XX edizione – ricavati dalle oltre 350 esperienze virtuose censite in questi anni e dalle cinque realtà vincitrici del Premio Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (C.E.R.S), premiate oggi dall’associazione ambientalista e da Generali Italia a Roma.

I numeri parlano chiaro: nella Penisola dal 2004 al 2024 le rinnovabili sono passate da 20.222 MW a 74.303 MW di potenza efficiente netta installata, con una media pari a 2.704 MW l’anno, e facendo registrare un incremento di 54.081 MW, + 267%. In 20 anni è cresciuto anche il numero degli impianti: se nel 2004 erano appena 2.452, nel 2024 si arriva a oltre 1.893.195 milioni di installazioni. Solare fotovoltaico, eolico ed idroelettrico sono le tre fonti rinnovabili cresciute maggiormente in questi venti anni. Il solare fotovoltaico dal 2004 ad oggi ha registrato una crescita di 37.085 MW distribuiti in 1,8 milioni di impianti, di cui 276mila solo nel 2024 e i Comuni dove sono state installate queste fonti pulite sono passati nell’arco di vent’anni da 74 a 7.873. L’eolico nello stesso periodo è cresciuto di 11.890 MW e gli impianti sono passati dai 120 del 2004 ai 6.130. Inoltre, ben 685 MW di eolico sono stati realizzati nel 2024 grazie alla realizzazione di 84 nuovi impianti che, nonostante le tante opposizioni, hanno coinvolto ben 66 Comuni.

L’idroelettrico è passato da 17.055 MW del 2004, distribuiti su 2.021 impianti, a 18.992 MW su 4.907 installazioni nel 2024. Più stabile ma comunque in crescita, anche la geotermia ad alta entalpia che dal 2004 al 2024 è cresciuta di 136 MW, mentre le bioenergie sono passate da 1.346 MW a 3.802 MW distribuiti in almeno 3.054 Comuni. “Dati sicuramente importanti”, spiega Legambiente, ma su cui “è fondamentale accelerare il passo visti i ritardi accumulati rispetto all’obiettivo 2030 e gli importanti benefici, tra cui quelli occupazionali e sulle bollette che genera questo settore”. L’Italia con 212mila persone è in Europa al secondo posto, dopo la Germania, per persone occupate nel settore delle rinnovabili. Oltre la metà, 135 mila, sono impiegate nel settore delle pompe di calore nel quale la Penisola detiene il primato assoluto per impiego tra i paesi dell’Ue. Eolico e fotovoltaico in Italia valgono invece, rispettivamente, 9mila e 26,5mila posti di lavoro.

“Nel 2024, a livello mondiale, il mercato delle fonti pulite ha fatto registrare maggiori investimenti di quelli delle fossili. Un dato importante che, insieme a quello di Comuni Rinnovabili, indica chiaramente quale sia la strada da seguire. Per contrastare la crisi climatica e ridurre il costo delle bollette, è fondamentale che l’Italia acceleri la realizzazione di impianti a fonti pulite, ma anche di reti, accumuli, efficienza energetica, elettrificazione dei consumi termici e di quelli legati alla mobilità”, commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Servono, inoltre, “politiche nazionali, regionali e comunali – dice Ciafani – in grado di accogliere la trasformazione in corso, lavorando anche sull’accettabilità sociale e su una maggiore partecipazione dei territori, snellendo gli iter autorizzativi e rimuovendo quegli ostacoli burocratici e i decreti sbagliati che ad oggi ne frenano lo sviluppo, come quello sulle Aree idonee che la recente sentenza del TAR del Lazio ha sostanzialmente smontato. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica non faccia ricorso al Consiglio di Stato e corregga speditamente il decreto per recuperare il tempo perso nell’ultimo anno”.