NICO GRONCHI, PRESIDENTE NAZIONALE CONFESERCENTI
La piccola e media impresa continua ad avere troppo poco ossigeno. I dati dell’assemblea annuale di Confesercenti parlano chiaro: in un solo anno, dal 2024 al 2025, hanno tirato giù la serranda 21.700 imprese nei tre settori chiave: commercio al dettaglio, alloggio e ristorazione. In percentuale, si tratta del 2,9 in meno in dodici mesi. Altra nota molto dolente per il comparto è quella che riguarda il lavoro.
Il paradosso evidenziato dall’analisi di Confesercenti è che, a fronte di cifre record per l’occupazione, che a ottobre tocca il record del 62,7%, c’è una perdita del reddito medio di circa 4mila euro l’anno rispetto al 2007: circa 1.200 euro in meno per i dipendenti e addirittura 9.800 euro per autonomi e professionisti. “Parlare di lavoro per noi significa parlare di lavoro autonomo, di lavoro dipendente, del lavoro dei professionisti e dei collaboratori; significa avere il coraggio di parlare di povertà del lavoro anche per imprenditori e autonomi, di contratti, di welfare e bilateralità”, dice il presidente dell’associazione, Nico Gronchi.
Il tema è presente anche nel messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Le iniziative a sostegno di questi settori appaiono lungimiranti ed è essenziale che i salari e i redditi che ne derivano corrispondano alle attese definite dalla Costituzione”. Il capo dello Stato sottolinea, infatti, che “le piccole e medie imprese, i lavoratori autonomi, nei settori del turismo, del commercio, dei servizi, dell’artigianato, dell’industria sono importanti veicoli di crescita occupazionale e di sviluppo”. Riconosce a queste realtà di essere “propulsori del rafforzamento della coesione sociale, elementi fondamentali della ripresa nelle aree soggette a spopolamento, nodi di connessione della convivenza civile nelle periferie e trasferiscono preziose competenze ai giovani che intendono approcciarsi a questi ambiti professionali, contribuendo al progresso economico, incrementando il benessere delle comunità”.
Quello della desertificazione commerciale è un rischio più che concreto, che l’associazione mette in luce con chiarezza: “Tra il 2014 ed il 2024, oltre 26 milioni di residenti hanno visto sparire una o più attività commerciali di base dal proprio comune”. Per capire la portata del fenomeno, oggi, nel 2025, in Italia “ci sono 1.113 comuni (circa uno su otto) del tutto privi di un’impresa del commercio alimentare”.
Al governo Confesercenti chiede di tenere i riflettori sempre accesi sulle criticità. La ministra del Lavoro, Marina Calderone, risponde con le misure della prossima legge di Bilancio: “Ci saranno 2 miliardi per il lavoro, sui 18 totali – scrive nel messaggio inviato all’assemblea annuale -. Sottoponiamo a tassazione agevolata i rinnovi contrattuali e allo stesso tempo abbiamo valorizzato il salario aggiuntivo di secondo livello. Abbiamo innalzato il limite massimo agevolabile da 3.000 a 5.000 euro in favore dei premi di produttività e abbassato la tassazione agevolata all’1%. Abbiamo elevato la nuova soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici, portandola a 10 euro, una misura di welfare che sostiene il potere di acquisto dei lavoratori, delle famiglie e aiuta i consumi interni. Tante altre misure per il lavoro sono in legge di bilancio e in sede di conversione della manovra, che il parlamento sta cercando di migliorare, ci saranno ulteriori misure in favore di imprese, lavoratori e famiglie”.
Un altro fattore che incide in maniera fortemente negativa è quello dei cosiddetti contratti pirata. Confesercenti calcola perdite dirette e indirette “di quasi 1,5 miliardi di euro sottratti al sistema economico ogni anno”. Che hanno, ovviamente, un impatto rilevante anche per lo Stato: “Il minor gettito Irpef causato dai contratti in dumping è di oltre 300 milioni di euro, mentre il minor gettito contributivo è di quasi 450 milioni”. Così come la crescita dell’e-commerce, che non viene visto come “un avversario da demonizzare”, più di un problema lo sta creando con oltre un miliardo di pacchi consegnati solo nel 2025: una media di 18 colli per residente. “Il ddl per le micro, piccole e medie imprese, che sarà legge entro fine anno, offre strumenti efficaci per incentivare l’aggregazione aziendale, l’innovazione del sistema produttivo e l’accesso al credito”, sottolinea il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel suo messaggio. Garantendo che per il contrasto al fenomeno dell’ultra fast fashion “prevediamo l’estensione della responsabilità del produttore (EPR) ai prodotti tessili e un contributo di 2 euro per pacchi con prezzo sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue, destinato a potenziare i controlli doganali”.
Impegni che conferma anche il vicepremier, Antonio Tajani, annunciando la riforma della Farnesina, a partire da gennaio: “Sarà un ministero anche economico, al servizio degli operatori con estero che non devono sentirsi soli, soprattutto le piccole imprese”. Perché “la politica ha il dovere di permettervi di continuare ad essere protagonisti della crescita del Paese”.
Magari in un futuro di pace, che sarebbe fondamentale anche a livello economico. Le stime di Confesercenti, infatti, rivelano che se finissero tensioni e conflitti attualmente in corso il Pil potrebbe fare un balzo in avanti di 3,8 punti percentuali in tre anni, con un aumento in termini assoluti di 148 miliardi, con un conseguente incremento dei consumi del 3,1%, ossia 78 miliardi. Una speranza, ma anche ossigeno puro.
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