US President Donald Trump delivers remarks to the United Nations General Assembly at the UN headquarters in New York City on September 23, 2025. (Photo by TIMOTHY A. CLARY / AFP)
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, arriva al suo primo discorso sullo Stato dell’Unione del suo secondo mandato al Congresso a pochi giorni dalla decisione della Corte Suprema di annullare i suoi dazi. Ma non ne sembra essere uscito fiaccato, anzi. In un discorso incentrato prettamente sull’economia, inizia subito dicendo che si sta vivendo “un’età dell’oro dell’America”, che è “tornata più grande, migliore, più ricca e più forte che mai“. “Un’economia in piena espansione”, che “sta prosperando come mai prima d’ora”. E nella sua ora e 47 minuti di discorso bolla la sentenza della Corte come una decisione “molto infelice”, e promette di mantenere i dazi unilaterali sui beni esteri, tenendoli in vigore “in base a statuti giuridici alternativi pienamente approvati e testati“. Poi fa una previsione: “Le tariffe pagate dai Paesi stranieri, alla fine sostituiranno l’imposta sul reddito”.
Al centro del suo discorso, ovviamente, anche la situazione Iran. Trump afferma che Teheran e i suoi alleati hanno “ucciso e mutilato migliaia di militari americani” con bombe piazzate lungo le strade. Ha anche detto che il regime iraniano ha ucciso “32.000 manifestanti“. Poi parla della minaccia nucleare iraniana. “Sono stati avvertiti di non tentare in futuro di ricostruire il loro programma di armamenti, in particolare quello nucleare“, dice Trump. “Eppure continuano a ricominciare tutto da capo. Noi lo abbiamo spazzato via, e loro vogliono ricominciare da capo e, in questo momento, stanno di nuovo perseguendo le loro sinistre ambizioni“. “Ma una cosa è certa: non permetterò mai che il principale sponsor del terrorismo al mondo, che è di gran lunga, abbia un’arma nucleare. Non posso permettere che ciò accada“, conclude.
Infine, un accenno a un’altra situazione ‘calda’: gli Stati Uniti “stanno lavorando molto duramente per porre fine alla guerra in corso tra Russia e Ucraina, dove ogni mese muoiono 25mila soldati”. E ribadisce: “La guerra non sarebbe mai iniziata sotto la mia presidenza”.
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