The Liberian-flagged oil tanker Ice Energy (L) transfers crude oil from the Russian-flagged oil tanker Lana (R) (former Pegas), off the shore of Karystos, on the Island of Evia, on May 29, 2022. Greece will send Iranian oil from a seized Russian-flagged tanker to the United States at the request of the US judiciary, Greek port police said Wednesday, a decision that angered Tehran. Last month the Greek authorities seized the Pegas, which was said to have been heading to the Marmara terminal in Turkey. The authorities seized the ship in accordance with EU sanctions introduced after Russia invaded Ukraine in February. (Photo by Angelos Tzortzinis / AFP)
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si trova in Russia per un incontro con Vladimir Putin. Questo incontro, previsto per oggi, segna una nuova tappa nel percorso diplomatico del ministro iraniano, dopo il fallimento del tentativo di raggiungere un accordo con gli Stati Uniti in Pakistan. Secondo il media americano Axios, l’Iran avrebbe presentato a Washington una nuova proposta per la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine della guerra, e, in un secondo momento, per negoziare sulla questione nucleare.
Arrivando a San Pietroburgo, Araghchi ha definito “molto positiva” la visita dello scorso fine settimana a Islamabad, affermando che sono state esaminate e fissate le “condizioni specifiche” in base alle quali potranno proseguire i negoziati tra Iran e Stati Uniti. Secondo quanto riferito dall’agenzia Irna, il ministro ha sottolineato che le condizioni poste da Teheran sono “molto importanti” e ha imputato alle “richieste eccessive” degli Stati Uniti il fallimento dei colloqui. “Gi approcci sbagliati e gli eccessi degli Stati Uniti hanno fatto sì che il precedente ciclo di negoziati non raggiungesse i suoi obiettivi nonostante i progressi”, ha detto il capo della diplomazia di Teheran.
Intanto, secondo Axios, l’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per la riapertura dello Stretto di Hormuz e per l’avvio di colloqui sul programma nucleare di Teheran in una fase successiva “La diplomazia è in una fase di stallo e la leadership iraniana è divisa su quali concessioni sul nucleare debbano essere messe sul tavolo. La proposta iraniana aggirerebbe questo problema, puntando a un accordo più rapido”, osserva Axios. La proposta “si concentra sulla risoluzione della crisi relativa allo Stretto e al blocco statunitense”. “Come parte di questo accordo – spiega Axios – il cessate il fuoco verrebbe esteso per un lungo periodo oppure le parti si accorderebbero su una fine definitiva della guerra. Secondo la proposta, i negoziati sul nucleare inizierebbero solo in una fase successiva, dopo l’apertura dello stretto e la revoca del blocco”.
Secondo la Bbc, da settimane, 2.400 marittimi sono bloccati su oltre 105 petroliere cui viene impedito di attraversare lo Stretto di Hormuz. A riferirlo alla Bbc è stato l’amministratore delegato dell’associazione di categoria Intertanko, Tim Wilkins. A bordo delle navi ferme c’è “grande preoccupazione, stress e stanchezza”, ha riferito. Gli equipaggi devono amministrare con oculatezza i beni di prima necessità, tra cui cibo e acqua, e occuparsi di mantenere le imbarcazioni in piena efficienza e liberarsi dei rifiuti. Molti di questi marinai “sono bloccati senza alcuna certezza su quando potranno tornare a casa”, ha sottolineato.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe tenere oggi un incontro sull’Iran con i suoi principali collaboratori per la sicurezza nazionale e la politica estera per “discutere dello stallo nei negoziati e dei possibili prossimi passi”. Ieri Trump aveva avvertito che il sistema petrolifero dell’Iran potrebbe “esplodere” entro tre giorni, in caso di ulteriori interruzioni delle infrastrutture energetiche del Paese. Il presidente americano ha spiegato a Fox News che, se il petrolio non può essere trasportato, “continua ad accumularsi meccanicamente e nel sottosuolo”, aumentando la pressione nei sistemi di condutture e nelle strutture sotterranee, fino a provocare “una rottura o un’esplosione che potrebbe danneggiare il sistema in modo permanente”. Trump ha aggiunto che, anche in caso di ricostruzione, le infrastrutture potrebbero tornare solo a circa “il 50%” della loro capacità attuale, definendo lo scenario una conseguenza “molto, molto potente”.
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