ADOLFO URSO MINISTRO IMPRESE
Il 15% è un “ostacolo superabile per le nostre imprese”. Da Rimini, dove partecipa al Meeting per l’amicizia fra i popoli, Adolfo Urso non si dice preoccupato dall’esito dell’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione europea e assicura che si continuerà a lavorare per tutelare il settore agroalimentare.
Le imprese italiane, a differenza di altre, osserva, hanno già saputo reagire meglio alla crisi internazionale in atto: “Sono più resilienti di altre, non hanno mai perso la speranza, e nel contempo hanno saputo evidenziare la principale caratteristica di questo Paese, della nostra nazione italiana, la creatività”, rivendica.
L’intesa va quindi “perfezionata”, ma intanto garantisce un “quadro di certezze all’impresa” importante. Perché, spiega l’inquilino di Palazzo Piacentini, “senza certezze le imprese non investono, non si muovono”.
Urso vede un ruolo dell’Italia e di Giorgia Meloni nello specifico “decisivo” nell’incanalare il confronto sui binari dell’accordo: “Quando nessuno ci credeva e anzi molti pronosticavano o auspicavano una guerra commerciale tra l’Europa e gli Stati Uniti, che sarebbe stata devastante per tutti, è stato il governo italiano, è stata Giorgia Meloni a incanalare il confronto sui binari giusti tra le due metà dell’Occidente”, rivendica.
Per il ministro, l’intesa è stata fondamentale sull’automotive, soprattutto per le componenti italiane nelle auto europee, sui semiconduttori e sull’industria farmaceutica. Il tragitto sull’industria alimentare, è convinto, “si completerà”.
Nel frattempo, andranno finalizzati altri accordi di libero scambio con nuovi mercati. Come, insiste Urso, il governo italiano ha chiesto di fare alla Commissione europea sul Mercosur, “salvaguardando però la produzione agricola”, precisa. Fondamentale è ora raggiungere nuove intese con i Paesi nei confronti dei quali le nostre imprese e i nostri prodotti crescono di più. Secondo l’Istat, per l’Italia, mercati promettenti sono gli Emirati, il Golfo, l’India, il sud-est asiatico, la Malesia, l’Indonesia, le Filippine. “Le nostre imprese più delle altre sanno come sventare le crisi o i rischi e come cogliere le nuove opportunità. Abbiamo fiducia nelle nostre imprese, diamo loro fiducia con la nuova legge di bilancio, su questo saremo determinati”.
Dal Meeting arriva anche la stoccata dell’ex premier Mario Draghi. “Abbiamo dovuto rassegnarci ai dazi imposti dal nostro più grande partner commerciale e alleato di antica data – dice dal palco – gli Stati Uniti. Siamo stati spinti dallo stesso alleato ad aumentare la spesa militare, una decisione che forse avremmo comunque dovuto prendere, ma in forme e modi che probabilmente non riflettono l’interesse dell’Europa”.
E, ancora, da Rimini parte l’appello delle parti sociali, con la leader della Cisl Daniela Fumarola: “Dazi al 15% sono meglio che dazi al 50%. Ma noi continuiamo a dire che c’è bisogno che si continui ad intervenire sull’Europa e che bisogna assolutamente proteggere le imprese, bisogna proteggere il lavoro e bisogna trovare nuovi sbocchi commerciali per non dipendere da situazioni di questo tipo”.
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