Umanesimo spaziale e Made in Italy, Urso: “Ecco la via italiana per abitare la Luna”

Definire le condizioni per una permanenza umana nello Spazio a misura d’uomo e individuare nuovi modelli per abitare la Luna. La conferenza organizzata al Mimit dall’Agenzia Spaziale Italiana e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha messo al centro l’Umanesimo spaziale. Non si parla più solo di tecnologia ma di una visione che pone la persona al centro delle future missioni. L’obiettivo è connettere la filiera scientifica e industriale con quella umanistica attraverso il progetto “Space Habitat. La via italiana”.

Il contesto mondiale è cambiato e la Luna non è più un traguardo lontano. “La nuova stagione dell’esplorazione spaziale ci invita a ripensare la Luna: non più semplice meta di esplorazione ma reale estensione della presenza umana oltre la Terra”, ha spiegato il ministro Adolfo Urso. Per il titolare del Mimit il ritorno dell’uomo sulla superficie e la prospettiva di una base permanente delineano un percorso ormai “concreto e irreversibile verso una presenza stabile, continua e organizzata sul suolo lunare”.

Il cuore dell’azione italiana passa per la forza delle sue imprese. “La Space Economy è un settore che oggi coinvolge circa novecento imprese nel nostro Paese”, ha sottolineato Urso, ricordando che lo sviluppo dei distretti industriali è una realtà certificata in quindici o sedici regioni, coinvolgendo non solo il Nord, ma anche il Centro e il Sud. Lo spazio entra così tra le eccellenze produttive nazionali. “Abbiamo inserito lo Spazio tra le cinque principali nuove frontiere del Made in Italy”, ha aggiunto, sottolineando come il comparto abbia il potenziale per diversificare e rilanciare il sistema produttivo sfruttando “capacità di resilienza e rilancio”.

Anche il presidente dell’Asi, Teodoro Valente, punta sulla forza del modello Italia: “Il design e l’ingegno italiano permettono agli astronauti di vivere, in maniera confortevole, fuori del nostro pianeta da decenni”. La tecnologia di frontiera diventerà quindi un motore di crescita che migliora la vita quotidiana. “Il sistema produttivo spaziale italiano è all’avanguardia a livello globale”, ha concluso il presidente dell’Agenzia Spaziale, convinto che il Paese sia nelle condizioni di cogliere ogni opportunità futura.

Le opportunità sono comunque già realtà operative, grazie agli accordi internazionali. Urso cita la missione a Washington e l’intesa con la Nasa per realizzare il primo modulo abitativo della futura stazione lunare. “La casa degli astronauti”, come l’ha definita il ministro, vedrà la luce in Piemonte. “I moduli abitativi permanenti, dove vivranno e lavoreranno gli astronauti, saranno realizzati in Italia, a Torino, all’interno della filiera industriale piemontese”, ha annunciato con soddisfazione. L’obiettivo finale resta l’uomo. “Abitare la Luna non è solo uno slogan, ma una reale opportunità”, ha precisato Urso, evidenziando come l’ottica sia cambiata e oggi si inizi a guardare la Terra dalla Luna.

Le prospettive per i nostri astronauti sono concrete.L’Italia non avrà un solo astronauta italiano sulla superficie lunare. Ma ne avremo due”, ha svelato Valente riportando l’esito dei colloqui con la Nasa. Per Urso è la conferma di un primato, con l’augurio che un italiano sia tra i primi a camminare stabilmente sul satellite, perché “l’Italia vola ancora più in alto”.

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L’umanità torna verso la Luna, al via la missione Artemis 2. Urso: “Momento storico”

(Foto: @ESA/S. Corvaja)

Artemis 2 è in volo verso la Luna. Nella notte tra il 1 e il 2 aprile alle 00:35 ora italiana, il razzo Space Launch System della Nasa è decollato dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral portando quattro astronauti in viaggio verso la Luna per la prima volta in oltre cinquant’anni. A bordo della capsula Orion – costruita in Europa – si trovano il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Christina Koch della Nasa, insieme a Jeremy Hansen, dell’Agenzia spaziale canadese.

La missione di circa dieci giorni li porterà a circumnavigare la Luna, con la possibilità di stabilire un nuovo record di distanza dalla Terra, superando quello dell’Apollo 13 del 1970. L’obiettivo principale della missione Artemis 2 è quello di gettare le basi per il ritorno di esseri umani sulla superficie lunare, con la possibilità in futuro di consentire lunghe permanenze.

Nello specifico, la missione si concentrerà sulla dimostrazione della capacità dell’equipaggio e dei sistemi della navicella Orion di volare nello spazio profondo e tornare sulla Terra, testando il supporto vitale, la navigazione e la comunicazione ottica, per la trasmissione ad alta velocità Luna – Terra. La missione testerà inoltre lo Space Launch System con un equipaggio a bordo, validando le procedure di rientro, compresa la dimostrazione della guida di Orion in un ambiente senza Gps.

Una volta raggiunto lo spazio, Orion ha dispiegato i suoi pannelli solari, consentendo alla navicella di ricevere energia dal Sole, mentre l’equipaggio e gli ingegneri a terra hanno immediatamente iniziato la transizione dalla fase di lancio a quella di volo per iniziare a testare i sistemi chiave.

Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle Politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso si tratta di un “momento storico”. “L’Italia – spiega – sarà protagonista anche in questa nuova fase dell’esplorazione lunare”.  Mercoledì a Washington, infatti, il titolare del Mimit ha firmato con l’amministratore capo della Nasa uno Statement of Intent sulla cooperazione per la superficie lunare, “rafforzando il ruolo del nostro Paese nella nuova corsa alla Luna. Un riconoscimento importante dell’eccellenza dell’industria italiana chiamata a realizzare i moduli abitativi destinati a consentire una presenza sicura e prolungata degli astronauti sulla superficie. Oggi l’Italia vola in alto e guarda al cielo con orgoglio e ambizione”.

“È l’inizio di una nuova fase della nostra presenza nello spazio profondo e un passo fondamentale verso le future missioni lunari e, in prospettiva, verso Marte”, dice il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente.

Hanno contribuito 10 paesi europei, coinvolgendo 20 appaltatori principali e oltre 100 fornitori europei, dalla creazione della struttura portante da parte di Thales Alenia Space a Torino, all’integrazione di tutti i componenti da parte dell’appaltatore principale Airbus a Brema, in Germania.

Asse industriale Roma-Ankara: 40 mld interscambio e 25 mld investimenti al 2030

L’industria italiana guarda a Est. Ad Ankara, Adolfo Urso chiude la prima task force di cooperazione del settore. L’obiettivo al 2030 è, assicura il ministro, “concreto e ambizioso”: raggiungere i 40 miliardi di euro di interscambio commerciale e i 25 miliardi di euro di investimenti diretti reciproci.

Il summit è co-presieduto con il ministro dell’Industria e della Tecnologia turco, Mehmet Fatih Kacir, e porta alla firma di una dichiarazione congiunta. Un’intesa che rappresenta “un salto di qualità nelle relazioni tra i due Paesi”, per Urso, che punta a rafforzare in modo strutturale le partnership industriali tra Italia e Turchia, facendo leva su un’integrazione produttiva sempre più avanzata e su investimenti reciproci nei settori strategici: dall’aerospazio alla difesa, fino all’elettrodomestico, al manifatturiero e alla duplice transizione del sistema produttivo. A questi si affiancano le nuove frontiere della cooperazione su spazio, intelligenza artificiale, materie prime critiche e tecnologie avanzate e sulla loro applicazione nei processi produttivi, al centro della roadmap operativa definita congiuntamente dai due ministeri.

Molte imprese italiane sono radicate da anni in Turchia e altrettante imprese turche oggi investono in Italia nei settori più avanzati, “contribuendo a rafforzare un’integrazione produttiva sempre più solida tra i due Paesi”, sottolinea Urso, parlando di un potenziale “unico bacino tecnologico, scientifico e industriale tra Italia e Turchia, per rafforzare le nostre filiere e renderle più competitive”. Nel contesto internazionale attuale, segnato dalle tensioni nel Golfo e dalla crisi iraniana, “abbiamo voluto confermare questa riunione per dare un segnale ai nostri popoli, alle nostre imprese e agli altri Paesi dell’area: oggi più che mai è necessario cooperare per lo sviluppo, il benessere, la pace e la stabilità”, scandisce l’inquilino di Palazzo Piacentini, ribadendo come si tratti di “un segnale importante e tempestivo per un Paese che, come altri dell’area, risente del conflitto nel Golfo Persico e a cui dobbiamo dare fiducia”. La prima riunione del Comitato STI3 dà attuazione agli indirizzi condivisi da Giorgia Meloni e Recep Tayyip Erdogan nel vertice intergovernativo di Roma dell’aprile scorso, traducendo quell’intesa in una roadmap operativa per rafforzare la cooperazione industriale, tecnologica e gli investimenti reciproci.

La missione di Urso ad Ankara si è articolata in due giorni di incontri istituzionali e con la comunità imprenditoriale: ieri un primo bilaterale con il ministro Kacir, seguito dall’incontro in ambasciata con le imprese italiane e turche. A margine, il ministro ha incontrato rappresentanti di aziende interessate a investire in Italia. Durante la missione, Urso ha deposto una corona di fiori al Mausoleo di Atatürk e visitato il centro di ricerca spaziale Tubitak Uzay. Alla missione ha preso parte una delegazione istituzionale e tecnica italiana, con la presenza – oltre ai tecnici del Mimit e della Difesa – del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente, e dei rappresentanti dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale per l’Industria (AI4I).

Ex Ilva, governo prende 3 settimane per chiudere con Flacks. Sindacati: “Nazionalizzare”

Sul futuro dell’ex Ilva ci sono altre tre settimane di attesa. E’ il timing chiesto da Adolfo Urso ai commissari straordinari per “finalizzare il negoziato in corso con il gruppo Flacks, alle condizioni già illustrate rispetto alla sostenibilità finanziaria del piano e al coinvolgimento di partner industriali attivi nel settore siderurgico”. Lo ha spiegato lo stesso ministro delle Imprese e del Made in Italy al tavolo di confronto, a Palazzo Chigi (il primo dopo più di tre mesi), tra governo e sindacati. Le sigle, però, rispondono con quella che ritengono ormai l’unica soluzione possibile: la nazionalizzazione dell’azienda.

Due visioni differenti di risolvere una vertenza decennale. Da un lato c’è l’esecutivo, alle prese con il problema di dover integrare l’Autorizzazione integrata ambientale del 2025 che i giudici della XV sezione civile di Milano ritengono incompleta, pena la chiusura della produzione a caldo dal 24 agosto 2026. Uno scenario che blocca, di fatto, la trattativa con il fondo Usa e, a cascata, il prestito ponte di 390 milioni autorizzato dalla Commissione Ue perché in vista di un closing a stretto giro. Tra l’altro, vacillando questo criterio, Bruxelles chiede a governo e azienda chiarimenti sugli effetti della dispositivo del tribunale meneghino. Fattori che hanno spinto Urso ad avanzare un’altra richiesta ad AdI e Ilva in as: “Fare tutto il possibile per evitare la chiusura dell’area a caldo di Taranto, impugnando la decisione nei tempi già annunciati e formulando al più presto un’Aia sostenibile” e nel frattempo “completare la manutenzione di Afo4 entro aprile”.

Dall’altro lato del tavolo ci sono i lavoratori, che giorno dopo giorno convivono con la paura che la più grande industria siderurgica del Paese abbassi la serranda per sempre. “La chiusura può essere fermata solo a una condizione: che il governo si assuma la responsabilità di realizzare il piano di decarbonizzazione che abbiamo condiviso insieme”, dice il segretario generale della Fiom, Michele De Palma. La posizione è unitaria: “Sulla vendita continua la testardaggine del governo di provarci con Flacks – mette in luce il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano -. Abbiamo ribadito che devono iniziare a pensare a un Piano B dove il governo è la parte trainante dell’assetto proprietario, poi aggregando gli industriali del paese”. In questo senso, disponibilità come quella del presidente di Federmeccanica vanno tenute in considerazione, perché sugli americani “c’è un ottimismo secondo noi sfrenato”, rincara la dose Uliano. La Uilm da par suo annota l’impegno preso da Urso, ma non cambia idea: “A noi non convince e lo abbiamo ribadito, riteniamo ci siano tante lacune e tanti problemi irrisolti”, spiega il segretario generale.

Ad aggravare la situazione ci sono due vittime sul lavoro in due mesi: a gennaio Claudio Salamida (46 anni), pochi giorni fa Loris Costantino (36). Infatti, è questo il tema che apre e impegna la gran parte dell’incontro a Palazzo Chigi. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che presiede la riunione, esprime cordoglio a nome del governo e invita i commissari straordinari di AdI e Ilva Spa “a promuovere le massime condizioni di sicurezza sul lavoro e garantire il pieno rispetto delle normative a tutela dei lavoratori”. La risposta è immediata, con la disponibilità ad aprire, a Taranto, il prossimo 13 marzo, un tavolo tecnico specifico sulle procedure insieme alle sigle.

Non solo, perché contemporaneamente l’idea è aprire un altro confronto, stavolta al ministero del Lavoro, su sicurezza e occupazione. Anche perché tra le ipotesi, fanno sapere fonti di governo, c’è quella di “estendere il contratto del comparto metalmeccanici alle attività esterne di particolare complessità operate dalle aziende appaltatrici”. I sindacati annotano, ma ora vogliono atti concreti. “Un fondo di gestione straordinaria degli impianti e di tutti i danni che ha fatto anche la gestione AcelorMittal, che corrispondono a circa a 7 miliardi di euro”, rivela Sasha Colautti (Usb). “Se non sarà sufficiente, vuol dire che ci fermeremo”, avvisa Palombella.

L’appello di Urso è di mantenere “la coesione e la massima responsabilità da parte di tutti”, perché “la sfida era già di per sé molto difficile, ora si è ulteriormente complicata anche per effetto della sentenza del Tribunale di Milano”.

Iran, Meloni convoca ministri e intelligence. Tajani e Crosetto in Parlamento

Il governo continua a monitorare gli impatti della crisi in Iran e nel Golfo. La premier Giorgia Meloni presiede un nuovo vertice a Palazzo Chigi con i ministri e l’intelligence. Per l’esecutivo, al tavolo siedono i vice Antonio Tajani (Esteri) e in collegamento Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), con Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Economia) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Dopo aver riferito due giorni fa in Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa, Tajani e Crosetto torneranno a riferire dell’evoluzione del quadro internazionale alle Camere.

L’attenzione è soprattutto rivolta agli italiani bloccati nelle aree coinvolte negli scontri. Questa mattina sono partiti altri due voli della Oman Air da Mascate in direzione di Roma con a bordo 249 cittadini, assistito dalla Farnesina. Si aggiungono i circa 2500 italiani rientrati nelle ultime ore da Abu Dhabi, Riad e Mascate, utilizzando voli commerciali facilitati dalla Farnesina e voli prenotati privatamente. Nei prossimi giorni altri voli, facilitati dal ministero degli Esteri con l’aiuto delle sedi diplomatico-consolari nella regione, partiranno da Abu Dhabi, Dubai, Mascate, Riad, Malè e Colombo verso l’Italia.

Intanto, a fronte delle turbolenze sui mercati internazionali dell’energia e dei carburanti, il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Mimit, su indicazione di Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida. La prima si terrà alle 9.30 e sarà dedicata all’andamento dei mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti. La seconda, alle 11.30, sarà focalizzata sulle possibili ricadute sull’inflazione, con specifico riguardo al carrello della spesa e al settore agroalimentare. Già da lunedì, su indicazione di Urso, era stato potenziato il monitoraggio del Garante dei prezzi lungo tutta la filiera dei carburanti, in particolare sui listini consigliati dalle compagnie, ai margini di distribuzione e ai prezzi alla pompa: i primi esiti sono stati trasmessi, ieri, alla Guardia di Finanza. Il Garante chiede alle principali compagnie petrolifere chiarimenti sulle variazioni dei prezzi, sul rapido adeguamento al rialzo dei listini di benzina e gasolio. Elementi che saranno approfonditi nel corso delle due riunioni della Commissione di allerta rapida in programma.

Quanto agli approvvigionamenti di energia, Gilberto Pichetto Fratin, dopo aver fatto un punto con Eni e Snam a Palazzo Chigi, rassicura: “Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo diversificato, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorse”. L’Italia è in migliori condizioni di altri Paesi, “siamo a oltre il 50%, il più alto livello in Ue”, fa eco Urso rispondendo al Question Time della Camera. In piena emergenza, il ministro dell’Ambiente rivendica la scelta di non aver smantellato le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia: “In questo momento, le tengo in riserva a freddo”, riferisce, precisando che non saranno riattivate, se non necessario, “a tutela dell’interesse del Paese”.

Iran, costo energia preoccupa governo. Meloni convoca a Chigi vertici di Eni e Snam

Il costo dell’energia con la crisi in Medio Oriente è una delle priorità sul tavolo del governo, che valuta dei provvedimenti d’urgenza per le imprese. A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni convoca i vertici di Eni e Snam.

Nel dettaglio, la premier presiede due riunioni. La prima (con il vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari) sugli ultimi sviluppi, con attenzione alle misure per garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte. Nel secondo incontro, agli esponenti dell’esecutivo si aggiungono gli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e di Snam, Agostino Scornajenchi, per affrontare il tema della sicurezza energetica, con un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia, delle possibili azioni di mitigazione che il Governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo.

Il governo sta valutando l’impatto che può avere il nuovo conflitto che dall’Iran viene propagato anche nei paesi vicini“, conferma in conferenza stampa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Ovviamente siamo preoccupati delle conseguenze che si possono avere sul costo dell’energia, a prescindere dall’approvvigionamento”, spiega rassicurando sulle forniture, perché, ricorda, “abbiamo i depositi di stoccaggio e comunque altri canali di approvvigionamento”. Il problema è il costo, che avverte: “Potrebbe crescere anche ulteriormente”. Molto dipenderà dal proseguo degli avvenimenti, “se e quando il conflitto sarà concluso“.

A livello europeo, per l’inquilino di Palazzo Piacentini, il conflitto in Iran deve spingere l’Unione a lavorare sull’affrancamento da Paesi terzi: “L’Europa deve ridurre la propria dipendenza dall’estero, nella prospettiva di medio e lungo termine per raggiungere un’autonomia strategica, sia nella produzione di energia – osserva Urso -, sia nell’approvvigionamento di materie prime critiche, minerali preziosi, terre rare e tutto quello che serve al nostro sistema produttivo, tanto più nella duplice sfida digitale e ambientale”. A breve, annuncia, si terrà un confronto tra il governo e il sistema produttivo del Paese per poi “realizzare le misure che possono meglio supportare il nostro sistema produttivo in questa fase così difficile come quella che si è determinata anche da questo nuovo conflitto”.

“Stiamo valutando se si possano avviare dei provvedimenti, soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l’estero“, rende noto Tajani, dopo aver parlato con Simest, Ice e Sace, per valutare “gli aiuti che si possono dare”. Ci sarà una “decisione complessiva del governo”, conferma, per sostenere le imprese che esportano, perché “il mercato dell’area del Golfo è un in forte crescita per le nostre esportazioni, quindi stiamo lavorando anche su questo”.

La premier sarà in Parlamento il 18 marzo per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, che saranno l’occasione per riferire anche sugli indirizzi di governo a proposito della crisi internazionale.

Maltempo, Musumeci: “Frane Sicilia strutturali”. Urso: “Aiuti a imprese”. Schlein: “Gravi ritardi”

L’ondata di maltempo che ha colpito nei giorni scorsi Sicilia, Sardegna e Calabria accende il dibattito politico. Al centro dello scontro in parlamento la frana di Niscemi, ‘rivissuta’ alle Camere in un’informativa urgente del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci.

Impietosa la sua fotografia del territorio: “Il rischio frane in Sicilia non è emergenziale, ma strutturale”, ha dichiarato citando i dati Ispra secondo cui 9 comuni su 10 nell’isola sono ad alto rischio. Musumeci ha difeso l’operato del sistema di allerta nazionale definendolo di “validità, efficienza ed efficacia” ma ha usato toni durissimi contro chi ha mosso critiche nei giorni scorsi. “C’è stata una campagna che è andata ben oltre la normale dialettica politica – ha richiamato le Aule – non sono mancati i veri e propri sciacalli in giacca e cravatta che hanno cercato in malafede un capro espiatorio”. Su Niscemi il ministro ha riferito di un’accelerazione improvvisa del movimento franoso, con un fronte che ha superato i 4 km di larghezza. Se da un lato ha garantito che le risorse ci sono e che il Governo integrerà i fondi per le tre Regioni colpite dagli eventi, dall’altro ha chiarito che la soluzione per le famiglie evacuate non è ancora definita: “Spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva, i sindaci sono la prima autorità di Protezione Civile”. Musumeci ha poi rivendicato con “legittimo orgoglio” il suo passato da Governatore, affermando che sotto la sua presidenza la Sicilia è stata la prima regione in Italia per spesa contro il dissesto, impegnando oltre il 90% dei 540 milioni disponibili, e ha ammonito: “Non sono disposto a fare da copertura a chi aveva il compito istituzionale dopo il 1997 di intervenire e non lo ha fatto”.

A gettare qualche ombra sulla gestione dei fatti è stato Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile. In commissione Insularità Ciciliano ha definito l’evento meteorologico come “raro ed estremo”, con mareggiate distruttive e piogge che in pochi giorni hanno eguagliato la media di 8 mesi. Tuttavia, parlando della frana di Niscemi conosciuta fin dal 1790, ha ammesso con schiettezza: “È di tutta evidenza che forse qualcosa di più si sarebbe potuto fare“. Il capo della Protezione Civile ha confermato poi che una parte della fascia di rispetto di 150 metri “sarà sicuramente impossibile da ripopolare”, con abitazioni destinate alla demolizione o alla distruzione naturale. La partita degli aiuti si sposta ora sulle relazioni di stima dei danni che i governatori dovranno inviare a Roma, con cifre che, secondo le prime stime locali, potrebbero toccare i 2 miliardi di euro solo in Sicilia.

Sul fronte economico il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha cercato di rassicurare il tessuto produttivo, annunciando misure simili a quelle adottate per l’Emilia Romagna, come l’estensione del fondo di garanzia per le micro-imprese. Urso ha inoltre sottolineato l’importanza dell’assicurazione obbligatoria contro gli eventi catastrofali, scattata a inizio 2026, pur ammettendo che eventi di tale portata richiedono una riflessione sulla copertura dei rischi.

Le rassicurazioni del governo non hanno placato le critiche delle opposizioni, su tutte quella della segretaria Pd Elly Schlein: “Il governo è arrivato tardi. Si sono persi giorni preziosi, e le ore fanno la differenza in emergenze come queste”. Ancora più dura Raffaella Paita (Italia Viva), che ha chiesto apertamente le dimissioni di Musumeci, accusandolo di “inerzia e mancanza di programmazione” e di aver “volgarmente” attaccato l’attuale presidenza regionale per coprire le proprie responsabilità passate. Il senatore M5s Pietro Lorefice ha respinto le accuse di sciacallaggio: “Parlare così è offensivo verso i cittadini, negli ultimi 25 anni in Sicilia ha governato quasi sempre il centrodestra, basta alibi”, mentre Marco Lombardo (Azione) ha definito l’informativa di Musumeci “semplicemente imbarazzante”, accusandolo di aver trasformato un momento di chiarezza istituzionale in una “difesa d’ufficio del suo ruolo”

Tavolo auto, Urso: Servono subito cambiamenti. Stellantis conferma piani, allarme sindacati

Il 2026 si apre nel segno dell’urgenza per l’industria dell’auto italiana. Il tavolo nazionale convocato al Mimit dal ministro Adolfo Urso si è concluso con un chiaro messaggio rivolto a Bruxelles: “Servono cambiamenti radicali, non maquillage”.

Il governo ha presentato la nuova programmazione del Fondo Automotive fino al 2030, che mette sul piatto circa 1,6 miliardi di euro, destinando il 75% delle risorse al sostegno dell’offerta e della ricerca. L’obiettivo è superare il meccanismo delle “supermulte” europee e promuovere una piena neutralità tecnologica che includa biocombustibili e incentivi al retrofit.

Durante il confronto Stellantis – che il prossimo 21 maggio presenterà in Michigan il proprio piano strategico durante l’Investor Day 2026, – ha cercato di rassicurare gli stakeholder confermando l’impegno per l’Italia con 7 miliardi di euro di acquisti dalla filiera nazionale. Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe, ha prospettato un’inversione di tendenza produttiva proprio a partire dal 2026. Melfi è il polo della ripartenza, qui nelle prossime settimane riprenderà il secondo turno per la Jeep Compass. Nel 2026 debutteranno i nuovi modelli DS e Lancia Gamma (elettrici e ibridi), con un ulteriore modello previsto entro il 2028. Mirafiori invece ha chiuso il 2025 con un +28% di produzione, trainato dalla nuova Fiat 500 ibrida, confermandosi asset strategico. Ad Atessa torna parzialmente il terzo turno, garantendo 200 veicoli in più al giorno e lo sviluppo di una nuova generazione di veicoli commerciali leggeri (LCV). A Termoli, confermata la produzione di cambi e-DCT e investimenti sui motori GSE adattati alla normativa Euro 7 per garantirne l’operatività oltre il 2030. A Cassino arriverà la nuova Maserati Grecale, mentre a Modena è tornata la produzione di GranCabrio e GranTurismo per rilanciare il tridente nel segmento lusso. Confermati a Pomigliano i tre modelli già annunciati nel piano del 2024.

I prossimi mesi, ricorda Cappellano, “saranno cruciali per modificare e migliorare Il nuovo pacchetto di misure per il settore dell’automotive presentato dalla Commissione a dicembre. Servono condizioni di competitività e regole che assicurino un futuro per il settore e scongiurino una crisi del settore che rischia di essere irreversibile”. L’auspicio, dice, è che “tutti i partecipanti al tavolo possano offrire un contributo con le proprie forze”, perché “questa sfida non riguarda solo Stellantis ma l’intero comparto automotive, al cui sviluppo abbiamo la responsabilità ed il dovere di contribuire”.

Nonostante le rassicurazioni aziendali, il clima tra i rappresentanti dei lavoratori resta teso. Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) ha lanciato l’allarme sui volumi: “Siamo passati da 750mila a 300mila veicoli. L’azione del governo non ha funzionato e la situazione è di pura emergenza”. Uliano chiede che l’Europa deroghi al debito per gli investimenti industriali, similmente a quanto fatto per il settore militare. Ancora più critico Michele De Palma (Fiom-Cgil), che parla di un processo di “autodistruzione” del sistema: “Siamo sotto le 300mila vetture contro il milione promesso. Serve un intervento della Presidenza del Consiglio perché il dossier coinvolge anche Lavoro e Mef”. Secondo la Fiom, sono 10.000 i posti di lavoro a rischio nella sola componentistica. Anche Rocco Palombella (Uilm) boccia il 2025 come “anno orribile” e definisce i fondi governativi (1,6 miliardi in 5 anni) come “quasi nulli” se diluiti nel tempo, invocando un piano industriale vero prima che venga presentato a Detroit.

In chiusura le associazioni di categoria. Motus-E ha chiesto di superare le ideologie, puntando su una fiscalità agevolata per le flotte aziendali così da alimentare il mercato dell’usato elettrico. Sul fronte dei carburanti alternativi, Assogasliquidi-Federchimica ha accolto con favore i 21 milioni per il retrofit a gas, ribadendo l’importanza di Gpl e Gnl per una transizione che sia anche socialmente ed economicamente sostenibile per le famiglie.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meetingorganizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

Stellantis entra in AI4I e Fondazione Chips-IT: adesione ufficializzata al Mimit

“Costruire un ecosistema dell’innovazione nazionale solido e competitivo, fatto di infrastrutture, capitale umano e ricerca avanzata”. E’ questo l’obiettivo che ha spinto Stellantis ad aderire all’Istituto italiano di intelligenza artificiale (AI4I) – il primo nazionale – nato su iniziativa del governo con sede a Torino, interamente dedicato all’applicazione dell’AI all’economia reale e alla Fondazione Chips-IT, primo polo nazionale di ricerca industriale e innovazione su chip e semiconduttori, che si trova a Pavia e che punta a rafforzare l’autonomia strategica dell’Italia e dell’Europa nella progettazione dei circuiti integrati. L’adesione del gruppo è stata ufficializzata oggi nel corso di una cerimonia che si è svolta a Palazzo Piacentini, sede del Mimit.

L’ingresso di Stellantis nei due progetti, ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “rafforza la competitività del sistema produttivo e promuove l’innovazione tecnologica del settore automotive”. Per il titolare del Mimit “si tratta di un segnale chiaro, perché il potenziamento delle capacità del Paese nei settori dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori è prioritario per la politica industriale”. La collaborazione virtuosa tra pubblico e privato “diventa così una leva strategica per accelerare ricerca e sviluppo e consolidare la sovranità tecnologica italiana ed europea”.

Per Stellantis, “la sinergia tra industria, università e centri di ricerca è fondamentale”, come ha ricordato Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer per Enlarged Europe e European Brands, ed è per questo motivo che con il Mimit “abbiamo deciso di rendere l’adesione a queste realtà di ricerca altamente qualificate come parte integrante del nostro Piano di impegni per l’Italia”. “Sono certo – ha aggiunto – che grazie alla collaborazione con AI4I e Chips-IT rafforzeremo ulteriormente la leadership di Stellantis nell’innovazione tecnologica e insieme potremo valorizzare ancor di più le competenze della comunità scientifica e produttiva del nostro Paese, a beneficio di tutti i nostri clienti e delle società in cui operiamo”.

L’intesa rientra nel Piano d’azione per l’Italia concordato il 17 dicembre 2024 tra il gruppo automobilistico e il Mimit, al termine del Tavolo dedicato, e rappresenta un nuovo passo nella collaborazione tra pubblico e privato sul fronte della ricerca e dello sviluppo tecnologico.

AI4I si propone come hub nazionale e internazionale di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, in grado, ha spiegato il suo presidente, Fabio Pammolli, “di attrarre giovani talenti e leader scientifici, creare strumenti e servizi AI per le imprese, sostenere la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e contribuire alla sovranità tecnologica italiana ed europea”.

Fondazione Chips-IT intende rafforzare la posizione dell’Italia e dell’Europa in un settore oggi fondamentale per la trasformazione digitale e la competitività industriale. “Stiamo crescendo rapidamente: oggi abbiamo più di quaranta dipendenti e contiamo di arrivare a circa 100 entro la fine del 2026. Sono attive tre linee di ricerca, a cui se ne aggiungeranno altre due nei prossimi mesi, tutte accomunate da concrete applicazioni, che vanno dalle telecomunicazioni alla produzione di energia, dal biomedicale ai sistemi radar”, ha sottolineato il presidente Alberto Sangiovanni-Vincentelli.

Ex Ilva, attese entro oggi offerte vincolanti. Urso: “Realistico intervento soggetto pubblico”

Per l’ex Ilva di Taranto è arrivato il giorno X, quello delle offerte vincolanti. I commissari dell’amministrazione straordinaria attendono entro mezzanotte i piani industriali e le proposte economiche dei due soggetti che hanno formalizzato il loro interesse. Si tratta del fondo statunitense Bedrock Industries, candidatosi a rilevare l’intero gruppo siderurgico in amministrazione controllata, e la cordata Flacks Group–Steel Business Europe.

E’ l’ultimo passaggio di una procedura iniziata a settembre, quando alla chiusura del bando erano arrivate dieci offerte. Ma solo due – per l’appunto quelle di Bedrock Industries e Flacks Group–Steel Business Europe – riguardavano l’intero perimetro industriale. Altri operatori italiani si erano detti interessati invece solo agli stabilimenti del Nord Italia. I due gruppi dovranno ora devono trasformare le manifestazioni d’interesse in offerte vincolanti con un piano industriale dettagliato, in ballo c’è un sito industriale considerato strategico per la siderurgia italiana.

Bedrock Industries è un investitore specializzato in grandi complessi siderurgici in crisi. La cordata è invece composta dalla statunitense Flacks Group e da Steel Business Europe, società slovacca del settore.

Questa mattina il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è stato audito in Commissione Industria del Senato proprio sul nuovo decreto ex Ilva varato in Cdm il primo di dicembre, pensato per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti ex Ilva e sostenere l’amministrazione straordinaria in questa fase di transizione. “Dobbiamo aspettare la giornata e soprattutto le offerte che arrivano ai commissari, che devono poi eventualmente valutarle”, ha spiegato a margine. Lo stesso Urso ritiene però ormai realistico l’intervento di un soggetto pubblico “che rafforzi un eventuale piano di investimenti o realizzi con altri una proposta all’interno della procedura di gara, perché si tratta di una gara internazionale che così come è stata concepita sin dall’inizio, a differenza della precedente, prevede sempre la possibilità di un soggetto che si presenti. Purché abbia una proposta migliorativa rispetto a quella in campo”.

Secondo il ministro, “l’attuale piano di transizione è un piano di rilancio produttivo, perché nessuno investirebbe risorse per riattivare gli altoforni per poi chiuderli, sarebbe folle”. Per il futuro, ha assicurato, il governo non si tirerà indietro. E a chi gli ha chiesto se sarà necessario un nuovo intervento nella fase tra la conclusione della procedura negoziale e il nuovo ingresso operativo, ha ribadito: “Come ha dimostrato questo decreto e come ha dimostrato la storia in questi tre anni, il governo non si è mai tirato indietro”. Parole che non hanno soddisfatto il M5s. Il ministro Urso “scarica tutto e non risolve nulla, urge un piano salva-Taranto”, sostengono il vicepresidente al Senato Mario Turco, coordinatore comitato Economia, Lavoro-Impresa, e la capogruppo in Commissione Industria Sabrina Licheri. “In audizione sull’ex Ilva – ribadiscono – abbiamo assistito all’ennesima autoassoluzione del ministro, impegnato a scaricare responsabilità su governi precedenti, Procura, enti locali e Mittal, senza riconoscere che in tre anni il Governo Meloni non ha risolto nulla”.