(Foto: Quirinale)
L’allarme non è nuovo, così come l’appello a “porre un freno a una competizione sempre più esasperata tra un numero limitato di soggetti”. Sergio Mattarella lo ribadisce al Festival delle Regioni, mettendo in luce un rischio che le stesse big tech hanno riconosciuto.
Il discorso del presidente della Repubblica è ampio sulle nuove tecnologie che aumentano i giri del cambiamento “a ritmo sempre più veloce”, coinvolgendo anche le istituzioni, a cui “è richiesto il coraggio” di attuare e governare questi processi di “dimensione globale”.
Il punto cruciale è l’Intelligenza artificiale, che “induce a ritenere possibili progressi eccezionali nei campi più diversi, ma alimenta al contempo preoccupazione che possa divenire strumento di dominio a disposizione di pochi e a scapito dei diritti e della dignità di molti”, riconosce. Mattarella ribadisce come “sarebbe un errore nutrire timori o coltivare addirittura il rifiuto”, ma allo stesso tempo esorta ad “agire rapidamente e con efficacia perché non prevalgano usi impropri e incontrollati di questa straordinaria tecnologia”. In questo senso sottolinea quanto sia “essenziale predisporre e applicare una regolamentazione appropriata”. Il capo dello Stato rivendica che l’Ue si è mossa prima di altri ponendosi “all’avanguardia, come avviene in diversi ambiti e come sarebbe saggio riconoscere”.
Mattarella, come suo solito, sceglie un tono pacato ma senza giri di parole. “Se ci limitassimo a essere spettatori dell’espansione, in ogni direzione, del potere computazionale, potrebbero risultare pregiudicati i valori fondativi della centralità della vita umana e, al contempo, della nostra democrazia”, avverte. Uno degli effetti “già oggi è evidente”, perché “la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false avvalendosi della potenzialità offerta dalla rete”, spiega, è “in grado di condizionare le opinioni pubbliche, indirizzarne gli orientamenti e le scelte non soltanto a livello commerciale, fenomeno, quest’ultimo, ampiamente presente nella esperienza quotidiana”.
Gli esperti la chiamano ‘guerra ibrida’ e il tema è già all’attenzione dei governi europei e della stessa Ue. Per questo motivo l’appello non è nuovo, ma resta comunque attuale.
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