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Senza autonomia strategica l’indipendenza scricchiola e, a ricasco, crolla anche “la libertà”. Dal palco di Legambiente, Adolfo Urso chiarisce l’importanza di non dipendere da terzi in questa fase di duplice transizione, digitale ed energetica: “Non mi posso consegnare a una tecnologia che non mi appartiene senza mettere a rischio la mia autonomia e la mia libertà”, spiega intervenendo al forum ‘L’Italia in cantiere’ dell’associazione ambientalista. Sulla strada della competitività, sostiene il ministro delle Imprese, i due binari su cui l’Italia deve viaggiare sono la tutela dell’industria europea e l’apertura a nuovi mercati: “La strategia deve essere aprirsi ed evitare l’accerchiamento e tutelarsi e evitare la decadenza”. La ricetta italiana, ribadisce Urso, è quella di difendere l’autonomia strategica. Questo significa, principalmente, “produrre energia”. Due sono i pilastri per liberare il Paese da attori terzi: “le rinnovabili e il nucleare di nuova generazione, gli small modular reactor”.
Legambiente presenta intanto al ministro trenta proposte, otto settori chiave, sei pilastri per rilanciare la manifattura italiana e renderla più competitiva e sostenibile raccolti nel ‘Libro bianco’ sulla riconversione green dell’industria italiana. Energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, velocizzazione degli iter autorizzativi, lotta all’illegalità, rafforzamento dei controlli sono i settori chiave al centro delle 30 proposte, su cui occorre accelerare il passo avendo come pilastri: decarbonizzazione, circolarità, innovazione, legalità, nuova occupazione green e inclusione. L’Italia, per Legambiente, deve colmare ritardi e vuoti normativi, superando iter troppo lenti e burocratici, alti costi energetici e il mancato rispetto delle norme ambientali, tutti ostacoli non tecnologici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo.
In particolare, l’applicazione e il rispetto delle norme ambientali. Il cigno verde chiede di: garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali al posto del prezzo unico nazionale (PUN) dell’energia elettrica per abbassare il costo dell’elettricità nei territori con maggiore presenza di rinnovabili; completare l’organico della Commissione PNRR – PNIEC del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e rafforzare il personale negli uffici regionali e comunali coinvolti nella fase di valutazione e autorizzazione dei progetti; varare un piano di azione per implementare la strategia europea per la bioeconomia, rendendolo sinergico e coerente con il quadro regolatorio esistente. E ancora: semplificare l’iter di approvazione dei decreti End Of Waste per promuovere percorsi di economia circolare e dei progetti di repowering degli impianti eolici esistenti, per ridurre il numero di aerogeneratori e aumentare la produzione elettrica; sostenere lo sviluppo delle nuove filiere del tessile, delle materie prime critiche, dei RAEE e degli aggregati riciclati in edilizia e nelle opere pubbliche; emanare il DPR sul riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura e nell’industria; approvare il disegno di legge contro i reati agroalimentari inserendo il nuovo delitto di “produzione e commercio di prodotti fitosanitari illeciti”; approvare il decreto legislativo per il pieno recepimento della direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, inserendo nel Codice penale anche quelli di nuova formulazione come, ad esempio, il saccheggio delle risorse idriche; varare un piano nazionale di lotta all’abusivismo rifinanziando i fondi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e di Cassa depositi e prestiti destinati alle demolizioni degli immobili illegali da parte di amministrazioni comunali, Prefetture e magistratura; potenziare i controlli approvando i decreti attuativi della legge 132 del 2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale.
Il Clean Industrial Deal è un’opportunità che l’Italia “non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell’energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale”, scandisce il presidente dell’associazione, Stefano Ciafani. Ciafani propone di investire in un’ambiziosa politica industriale favorendo “la competitività delle imprese, facendo occupare dall’Italia, prima degli altri Paesi, l’esponenziale mercato globale delle tecnologie green”.
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