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Legge di Bilancio, Meloni sta con Giorgetti: “Se il suo approccio è rigorista lo è anche il mio”

Se sulle elezioni di Midterm in America sceglie la via della “non ingerenza”, sulla legge di Bilancio italiana, invece, Giorgia Meloni sa perfettamente con chi stare. La premier alza lo ‘scudo’ sul suo ministro dell’Economia, al quale viene imputata eccessiva prudenza nella Manovra che accompagnerà il Paese alle elezioni nel 2027. “Non credo che l’approccio del ministro Giorgetti sia troppo rigorista, nel caso lo sarebbe anche il mio perché abbiamo condiviso il lavoro fatto in questi anni”, taglia corto davanti alle telecamere mentre visita Fieracavalli, a Verona.

Nello scenario attuale non è un semplice posizionamento istituzionale, ma un messaggio politico mentre dalla maggioranza si leva la voce di chi vorrebbe spingere per cambiare la Manovra nell’iter parlamentare. Tanto per essere chiari, sia Matteo Salvini che Antonio Tajani hanno portato nel dibattito sulla Finanziaria le loro priorità su cui battere con emendamenti dai rispettivi gruppi. Per Meloni, invece, “nel contesto nel quale operiamo penso che abbiamo fatto tutto quello che potevamo per aiutare i cittadini e le imprese”.

I due vicepremier non criticano né bocciano la legge di Bilancio, sia chiaro. Ma entrambi sono abbastanza fiduciosi di convincere gli alleati a rimpinguare il testo arrivato alla Camera. Tajani, ad esempio, è soddisfatto della conferma del taglio dell’Irpef, della cedolare secca all’1% per i giovani, dell’aumento dei fondi per la Zes, dell’allargamento alle piccole e medie imprese dell’Energy release e del sostegno alle persone anziane per le spese sanitarie. Ma “detto questo si può migliorare nel corso del dibattito parlamentare su tre questioni: le pensioni, la sanità e la previdenza dedicata per il comparto difesa e sicurezza”, dice il ministro degli Esteri.

I desiderata della Lega sono noti da tempo, ora anche con la ‘bollinatura’ del Consiglio federale. Salvini ne ha discusso al telefono anche con Giorgetti, assente perché in convalescenza dopo un intervento chirurgico, e il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon: “Abbiamo parlato innanzitutto di legge di Bilancio, confermando le priorità, cioè flessibilità in uscita e superamento della legge Fornero, da 67 a 64 anni, come libera scelta e non come obbligo”. Inoltre, i gruppi parlamentari stanno lavorando a emendamenti sulla sicurezza: “Incontrerò alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine settimana prossima, vogliamo arrivare a 10mila militari di Strade sicure nel 2027, con relativa copertura economica”. Poi, per i trasporti “stiamo lavorando al tema del caro materiali, per garantire alle aziende i dovuti pagamenti per i maggiori costi derivanti dalle guerre nel 2025 e nel 2026”.

Per inciso, Salvini spegne i rumors: “I rapporti con Giorgetti sono ottimi, l’ho sentito anche stamattina e abbiamo parlato di diversi argomenti”, ad esempio la scuola, perché all’avviso del segretario federale leghista si posso operare risparmi su altri settori. Con il responsabile del Mef, poi, c’è unità di visione anche sui conflitti. Anzi, sulla fine delle guerre: “La vediamo nella stessa maniera”.

Archiviate le polemiche sui relatori, da lunedì iniziano le audizioni davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Dalle ore 11 del 9 novembre saranno ascoltato Aiip, Anec, Sbilanciamoci!, Ecco, Federmetano, Udu, Rete degli studenti medi, Fish, Forum nazionale associazioni familiari, Save the children, Caritas Italiana e Vita. Poi, Unioncamere, Corte dei conti, Confedilizia, Federmanager, Cida, Ania, Aic, AsviS, Assoholding, Aip. Poi via via Anche, Confindustria, Bankitalia, Upb, Abi, Istat, Regioni, Anci, Upi, le associazioni degli agricoltori, i sindacati fino ad arrivare a Giorgetti, che chiuderà il giro giovedì 12 novembre, alle ore 16. Il giorno dopo, poi, a Palazzo Chigi, il governo incontrerà imprese e sigle sindacali.

Elena Fois

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