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Liz Truss si dimette dopo 44 giorni: per ridurre le bollette stava per mandare in ko il Regno Unito

Questi ultimi 44 giorni passeranno alla storia in Gran Bretagna. A inizio settembre, dopo settimane di scioperi e tensioni per il carovita, è diventata premier Liz Truss. La rappresentante dei Conservatori ha ricevuto l’incarico dalla regina Elisabetta II, poche ore prima della morte della sovrana.

L’inquilina del numero 10 di Downing Street ha varato un mega piano da 150 miliardi per liberalizzare le trivellazioni di gas e soprattutto per mettere un tetto a 2.500 sterline per due anni sulle bollette delle famiglie, bloccando inoltre le tariffe per sei mesi alle imprese. Prima delle elezioni italiane, Kwasi Kwarteng, Cancelliere dello Scacchiere (in pratica il ministro dell’Economia) ha poi presentato un maxi taglio delle tasse da 50 miliardi di sterline a debito, senza tuttavia fornire le coperture specifiche. Per questo dal 26 settembre è iniziato un calvario per il debito pubblico britannico, la sterlina e lo stesso governo: pound venduto, titoli di Stato venduti, rendimenti alle stelle, nuovi mutui bloccati, impennata delle rate.

La Banca Centrale inglese, decisa a una stretta sui tassi per raffreddare l’inflazione, è dovuta intervenire sul mercato per comprare 65 miliardi di Gilt (titoli pubblici) perché alcuni fondi pensione stavano per saltare in aria a causa del crollo delle obbligazioni di Stato sulle quali hanno investito. Liz Truss per alcuni giorni ha tenuto duro, ma poi ha dovuto sacrificare il suo ministro economico Kwarteng. Dimissioni. E’ arrivato così il nuovo Cancelliere dello Scacchiere, Jeremy Hunt. Come prima cosa ha annunciato l’annullamento della riduzione delle imposte per chi ha un reddito inferiore a 35mila sterline, dei tagli Iva per i visitatori stranieri e di altre agevolazioni fiscali. Ma soprattutto, il governo limiterà a sei mesi (e non più a due anni), fino ad aprile, il blocco delle bollette energetiche per le famiglie. Tutto inutile. Dopo riunioni del partito e sedute parlamentari caotiche, si è dimessa, appunto dopo 44 giorni, la premier Liz Truss.

I sudditi del Re e il mercato attendono ora di sapere chi sarà il nuovo primo ministro. In corsa al momento ci sono Rishi Sunak, ex ministro delle Finanze, Jeremy Hunt, l’attuale Cancelliere dello Scacchiere, e Boris Johnson. Intanto via la premier, la sterlina si è ripresa sul dollaro e il prezzo dei titoli di Stato è tornato a salire, quindi i rendimenti (che hanno causato il boom delle rate dei mutui) hanno ingranato la retromarcia. Restano però i problemi economici. Nel Regno Unito da due trimestri il Pil segna -0,1%, quindi recessione tecnica. Parallelamente l’inflazione è oltre il 10%, spinta dai rincari degli alimentari, delle materie prime e dall’energia, che ha fatto nascere il movimento “Don’t Pay” ed esplodere scioperi per ottenere aumenti di stipendio. Proteste che forse torneranno vista la forte riduzione delle misure salva-bollette.

Il caso inglese tuttavia è emblematico. Basta una discrepanza tra l’azione di governo e della banca centrale per generare il panico. Liz Truss pensava ancora di essere nel periodo del denaro a costo zero o sotto zero, che permetteva di fare debito senza problemi. Ora il debito è il veleno, perché ha interessi più alti. Senza l’intervento d’urgenza della Banca d’Inghilterra, avrebbe rischiato il crac l’intera impalcatura finanziaria britannica. In pratica l’ex premier britannica, per salvare famiglie e imprese dall’inflazione, stava per mandare ko il Regno Unito.

(Photo credits: Daniel LEAL / AFP)

Nadia Bisson

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