Mattarella: “Ue ha molti avversari ma è unica strada, spese difesa impopolari ma ora necessarie”

Un bagno di realtà, con toni pacati e argomenti straordinariamente forti. Alla tradizionale cerimonia di scambio degli auguri con le alte cariche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tocca quasi tutti i temi della più stretta attualità, partendo da un preciso assunto: “La nostra comune speranza ha il nome della pace”, che sia però “vera e giusta ovunque” e “ponga fine all’incertezza e al disorientamento”.

Nella difficile situazione internazionale la bussola resta l’Europa, costruita “coltivando la relazione transatlantica”, un processo che definisce “irreversibile”. Il capo dello Stato riconosce che “l’Unione ha alcuni problemi e molti avversari”, ma resta la “strada da percorrere senza ripensamenti” perché è l’unico organismo che “può preservare e dare un futuro a quelle conquiste che gli Stati hanno garantito per decenni con i loro ordinamenti”. Da solo, nessuno Stato, può farcela.

L‘Ucraina come il Medio Oriente (ma non solo) preoccupano fortemente, perciò Mattarella parla di “pace come affermazione del diritto sulla forza delle armi”. Anche sulla difesa le idee sono chiare al presidente. L’Europa resta centrale, ma serve “uno sforzo convergente” per la “definizione compiuta di una strategia di sicurezza nazionale, in un tempo in cui siamo costretti a difenderci da nuovi rischi che, senza infondati allarmismi, sono concreti e attuali”. Ecco perché, dice ancora il capo dello Stato, “la spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la sicurezza collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare” ma “poche volte come ora, è necessario” sostenerla. Tra l’altro, ribadisce che “sicurezza nazionale e sicurezza europea sono oggi indivisibili”. Sul fronte interno, Mattarella si sofferma sulla tenuta dei conti pubblici tenuti “sotto un prudente controllo” dal governo, facendo raffreddare lo spread, aumentando l’affidabilità del Paese che è un “valore da preservare”. Così come riconosce i dati positivi dell’occupazione, allo stesso tempo, però, mette in luce che il Pil “si muove con lentezza, come avviene a livello europeo” e il lavoro femminile resta sotto media europea e quello giovanile ancora “insufficiente”.

Mattarella rileva che oltre al dramma delle morti sul lavoro “non si può ignorare la condizione di oltre cinque milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà”. L’Italia, inoltre, ha “il problema, annoso e pesante, del valore reale delle retribuzioni. Soprattutto quelle di primo ingresso”. Il presidente della Repubblica concentra buona parte del suo discorso sull’Europa, richiamando la necessità di avere una comune responsabilità per “una politica energetica che assicuri autonomia strategica”. Perché “il futuro richiederà impegni ulteriori sia nell’approvvigionamento, sia nella diversificazione delle fonti”, ma senza mettere da parte o in secondo piano le “ineludibili esigenze di transizione ecologica”.

Con l’energia centra eccome il tema dell’Intelligenza artificiale, settore nel quale l’Ue “sembra essere rimasta indietro” ma “potrebbe invece aspirare a un ruolo autonomo”, perché gli Stati membri “dispongono, insieme, delle risorse necessarie per realizzare un modello di Ia originale, trasparente, sicuro, attento ai diritti, finalizzato a sviluppare i settori di eccellenza”. Dando una spinta decisiva alla competitività del Vecchio continente, che deve insistere anche sui “piani necessari all’ammodernamento della rete di infrastrutture, dalle comunicazioni alla mobilità”. Ma anche fare “quel che è necessario per rendere finalmente adeguata la rete idrica nazionale”. L’auspicio col quale Mattarella augura buone feste alle alte cariche è l’auspicio di “uno sforzo comune per individuare elementi di convergenza” che coinvolga le migliori energie del Paese come accaduto con il Next Generation Eu e le risorse il Pnrr. Il buon Natale del capo dello Stato va alle Pubbliche Amministrazione, ai cittadini, agli insegnanti, gli uomini delle forze dell’ordine, ai medici, ai militari, ai volontari e anche ai giornalisti: perché ogni sforzo per l’Italia è un punto guadagnato per la Repubblica

Valentina Innocente

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