Meloni: “Italia riprende suo posto nel mondo”. E cita Draghi: “Ue rischia irrilevanza”

In tre anni e mezzo, l’Italia “si è riappropriata del suo posto nel mondo“. Giorgia Meloni sale sul palco del Meeting di Rimini tra gli applausi e una standing ovation. Incassa grandi complimenti da Bernhard Scholz, presidente della Fondazione, tradisce l’emozione con delle lacrime, elenca i successi raggiunti da quando è al governo, ma giura di non essere ancora contenta, che si impegnerà per fare di più.

Anche chi non condivide il suo orientamento politico deve riconoscere che sta rappresentando il suo governo anche a livello europeo e internazionale con grande senso di responsabilità, coraggio, sincerità e affidabilità“, ammette Scholz, introducendola.

Quello che più preme alla presidente del Consiglio è ribadire che il Paese è “tornato credibile” agli occhi dei partner internazionali. Non più il “grande malato d’Europa”, ma un interlocutore “forte, fiero, schietto, leale, in una parola autorevole”. Addirittura, rivendica, un “modello di stabilità” che ha portato gli investitori internazionali a considerarci una nazione sicura, con i i tassi di interesse in linea con la Francia, prima in Europa per l’attuazione del Pnrr, “un’anomalia positiva” per la stampa internazionale.

La premier ricorda che la proposta italiana per l’Ucraina, basata su un meccanismo ispirato all’articolo 5 della Nato, è ancora la principale sul tavolo dei negoziati. Un possibile contributo alla pace, sottolinea, di cui “andare fieri”. E ribadisce a chi domanda di emanciparsi dagli Stati Uniti che “tornare protagonisti della storia e del proprio destino non è facile, non è indolore, non è gratis“. Il prezzo da pagare, per Meloni, è quello di investire di più. Non parla esplicitamente di armi né di difesa, ma di “libertà e indipendenza”, che per decenni sono state appaltate a Washington a costo di una “inevitabile dipendenza politica”.

All’Europa la presidente del Consiglio suggerisce di ripartire dalla politica, ma anche, più pragmaticamente di ridurre la burocrazia “soverchiante”, sostenere la competitività delle imprese per “combattere la desertificazione produttiva”, rimettere “l’uomo e non l’ideologia” al centro della natura, investire sulle proprie filiere per ridurre le “troppe dipendenze strategiche”. E cita Mario Draghi, sostenendo che l’Unione è sempre più “condannata all’irrilevanza geopolitica, incapace di rispondere efficacemente alle sfide di competitività poste da Cina e Usa”: “Ha ragione“, osserva, chiedendo coraggio per scelte difficili.

Annuncia poi, per l’Italia, un Piano Casa sul quale è al lavoro con il Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, per offrire abitazioni a prezzi calmierati per le giovani coppie, perché, ricorda, “senza una casa è molto più difficile costruire una famiglia”. Quanto alle imprese, l’obiettivo principale e più ambizioso che si pone la prima ministra rimane quello dell‘abbassamento strutturale del costo dell’energia che “pesa come un macigno sulla competitività italiana”.

Ma i “mattoni nuovi” tema del Meeting sono stati portati anche oltre Mediterraneo, in Africa, con il Piano Mattei. Un modello di cooperazione che, come la premier ama ripetere spesso, “rifugge tanto l’approccio paternalistico quanto quello predatorio, costruendo invece partenariati basati sul rispetto reciproco, sulla fiducia, sulla condivisione, cioè sulla capacità di guardarsi negli occhi da pari, per trovare insieme gli ambiti nei quali poter fare la differenza e avere benefici reciproci”. A differenza di altri attori, garantisce, “non abbiamo secondi fini, non ci interessa sfruttare il continente africano per le ricchissime materie prime che possiede utilizzandole per accrescere il nostro benessere”. Quello che le interessa è che l’Africa “prosperi insieme a noi processando le sue risorse coltivando i suoi campi, dando lavoro e una prospettiva alle sue energie migliori, potendo contare su governi stabili e società dinamiche”.

mariaelena.ribezzo

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